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I segreti del Coronavirus: sette contagiati all’ambasciata italiana di Teheran

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Esclusivo per Senza Bavaglio
Massimo A. Alberizzi e Monica A. Mistretta
Milano, 26 marzo 2020

“I vostri sono in trappola dentro l’ambasciata italiana qui a Teheran: lì ci sono sette funzionari contagiati. Molti continuano a lavorare come se non fosse accaduto nulla.  Avvisate il vostro ministero degli Esteri. Perché non chiudono? La città è colpita da una delle peggiori emergenze al mondo da Covid-19 e mancano le attrezzature per curare i malati.  Se i vostri non tornano a casa rischiano di morire qui”.

La redazione di Africa ExPress ha ricevuto questo drammatico messaggio ieri mattina. All’ambasciata italiana a Teheran lavorano diversi italiani e alcuni iraniani.

Un’ispettrice del ministero della Salute visita un ospedale di emergenza organizzato in uno dei centri commerciali più grandi del mondo a Teheran, il 21 marzo scorso [courtesy Abedin Taherkenareh/EPA/EFE]
Le analisi con i tamponi pochi giorni fa hanno rivelato che tra i sette dipendenti contagiati quattro sono italiani e tre iraniani. Nelle prossime ore si attendono gli esiti di altri tamponi. Le attività all’interno dell’ambasciata, però, non si sono fermate. Non è nemmeno arrivato un annuncio ufficiale sul numero dei contagi scoperti con i tamponi. Ogni giorno l’edificio in Avenue Neuphle le Château, nel pieno centro di Teheran, apre le porte al pubblico per i casi di necessità, anche se con personale ridotto.  Dentro, ci racconta la nostra fonte in un italiano chiaro ma piuttosto stentato, i dipendenti cominciano ad avere paura e temono di non poter rientrare in Italia.

L’8 marzo l’ambasciatore italiano a Teheran avrebbe inviato un messaggio di emergenza all’Unità di Crisi della Farnesina. Pare che non abbia ancora ricevuto risposta. Nel messaggio si parlava della necessità di far rientrare il personale nelle ore in cui l’Europa aveva annunciato una sospensione dei voli con Teheran. I voli, in realtà, come sappiamo, non si sono mai fermati.

L’11 marzo in ambasciata è arrivato il giorno dei tamponi. Da allora, non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale sui sette contagiati. Tutti i dipendenti sanno chi sono: nessuno di loro è rientrato al lavoro, ma la paura è tanta. Le mascherine fornite per proteggersi sono di qualità scadente. Qualcuno si è rivolto ai sindacati per chiedere aiuto. Dicono che nessuno in Italia vuole guardare in faccia la realtà. La prova più lampante è che sul sito Viaggiare Sicuri dell’Unità di Crisi della Farnesina, nella sezione Schede Paese, l’Iran, uno dei paesi più colpiti al mondo dal Covid-19, non è nemmeno menzionato. Perché?

In Iran il contagio, secondo le cifre ufficiali, ha già fatto 2.077 morti, 143 nelle ultime ventiquattro ore. Gli ospedali del Paese, dove i malati vengono portati a centinaia ogni giorno, sono inaccessibili ai giornalisti. La nostra fonte racconta che uomini armati sostano all’esterno per evitare che i medici possano comunicare con la stampa e rivelare le cifre reali del contagio. Il Paese è isolato dal resto del mondo per paura che l’epidemia arrivi altrove con la stessa rapidità con cui si è diffusa in Iran. Tra proteste di strada, celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione islamica ed elezioni, negli ultimi mesi il contagio ha galoppato a briglie sciolte.

A parte qualche volo giornaliero con Francoforte, Londra e Barcellona (l’ultimo scalo della Mahan Air nella città spagnola risale al 22 marzo), il Paese è tagliato fuori da tutto. Le sanzioni statunitensi, anche se non colpiscono direttamente l’arrivo di materiale sanitario e viveri, hanno piegato l’economia. Gli aiuti e le attrezzature mediche arrivano da Cina, Italia, Germania e Francia. Negli aeroporti ne sbarcano a tonnellate, ma c’è chi dice che mascherine, guanti e igienizzanti non vengano distribuiti gratuitamente e finiscano per essere reperibili solo sul mercato nero.

A raccontare la riffa degli aiuti umanitari a Teheran è Davood Karimi, presidente dell’Associazione rifugiati politici iraniani in Italia. “Appena le attrezzature mediche arrivano in aeroporto, finiscono nelle mani dei Pasdaran. Sono loro, i Guardiani della Rivoluzione, a controllare il business e a rivendere tutto a caro prezzo sul mercato nero. Sono almeno due mesi che sanno che il contagio sta circolando nel paese, ma a parte le sceneggiate delle disinfestazioni di strade e moschee, hanno fatto poco o nulla per fermarlo. Adesso, secondo cifre ufficiose, i decessi sarebbero arrivati a 11.000. Tutto è fuori controllo e i Pasdaran sperano che l’Europa costringa gli americani ad allentare le sanzioni”.

Negli ultimi giorni il governo di Teheran ha rifiutato gli aiuti umanitari statunitensi e ha rispedito a casa il personale di Medici Senza Frontiere. “Al momento non abbiamo bisogno di letti da ospedale gestiti da medici stranieri”, ha dichiarato Alireza Vahabzadeh, portavoce del nuovo Comitato per la Lotta al Virus in Iran.

Ieri l’Onu ha chiesto l’allentamento delle sanzioni sul Paese. “Questo è il momento della solidarietà, non dell’esclusione – ha giustamente ricordato il Segretario generale Antonio Guterres rivolgendosi alle potenze del G-20 -. Vi ricordo che in un mondo interconnesso siamo forti quanto lo è il nostro sistema sanitario più debole”.

Per adesso è improbabile che l’accorato appello di Guterres venga accolto dalla rigida amministrazione Trump che due giorni fa ha ulteriormente inasprito le sanzioni mettendo nella lista nera cinque società petrolchimiche degli Emirati Arabi Uniti, tutte accusate di fare affari con Teheran. La nostra fonte parla di ospedali stracolmi e morti per strada: “I dati ufficiali minimizzano. Questa è una vera guerra”.  E ormai nelle guerre contemporanee non muoiono soldati e militari, ma i civili.

Massimo A. Alberizzi
Monica A. Mistretta
massimo.alberizzi@gmail.com
monica.mistretta@gmail.com

Questi gli articoli che abbiamo pubblicato sui misteri del Coronavirus

https://www.africa-express.info/2020/03/23/scambio-di-ostaggi-spie-traffici-oscuri-intrighi-cosi-il-coronavirus-viaggia-tra-iran-e-europa/

Exchange of Hostages, Intrigues, Spies, Trafficking: how the Coronavirus Travels between Iran and Europe

Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

Coronavirus: Italia bloccata ma i voli con l’Iran continuano ostinatamente

Coronavirus: Italy is locked but flights to Iran stubbornly continue

Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

No one stops Milan-Rimini-Tehran flights and Iran is the 2nd outbreak of Coronavirus in the world

Dalla Cina all’Iran e poi in Siria: il coronavirus ha seguito i trafficanti d’armi

Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

 

Coronavirus: ruandese ignora restrizioni, inghiottito da coccodrillo

Africa ExPress
25 marzo 2020

Tutto il mondo è Paese. Anche in Africa molti sottovalutano il pericolo COVID-19 e ignorano le restrizioni imposte per sconfiggere il micidiale coronavirus. E così un ruandese, sprezzante del pericolo e delle norme governative, aveva deciso di andare a pesca al vicino fiume Nyabarongo, nel distretto di Kamonyi, nella Provincia del Sud del Ruanda. Invece di tornare a casa con un cesto colmo di pesci, ha riempito la pancia di un coccodrillo.

L’incidente mortale è stato confermato alla BBC dal sindaco del distretti di  Komonyi, Alice Kayitesi, questa mattina. Finora l’uomo non è ancora stato identificato. La Kayitesi ha precisato che la vittima del coccodrillo è tra le poche persone che non ha dato seguito alle raccomandazioni delle autorità di Kigali.

La polizia ruandese ha sparato contro due giovani, uccidendoli. I ragazzi, entrambi sulla ventina erano in giro senza giusta causa e, dopo essere stati fermati dagli agenti hanno cercato di aggredirli. Il fatto è stato confermato dal portavoce della polizia nazionale ruandese, John Bosco Kabera.

Paul Kagame after an interview con Massimo Alberizzi
Il presidente del Ruanda, Paul Kagame poco dopo un’intervista con il direttore di Africa ExPress, Massimo Alberizzi, qualche anno fa

Molti Stati del continente africano non solo hanno chiuso tutte le frontiere, ma hanno imposto severe restrizioni volte a arginare l’espandersi della pandemia. Tra questi il Ruanda. Paul Kagame è stato chiaro: Restate a casa, niente uscite inutili; scuole di ogni ordine e grado sono chiuse, vietati assembramenti e cerimonie religiose. Rimangono aperti solamente i servizi essenziali, inclusi farmacie, ospedali e supermercati. Finora nel Paese sono stati registrati 40 casi si COVID-19.

Africa ExPress
@africexp

Nigeria: arriva dall’Italia il coronavirus portato dal consulente di un cementificio

L’Africa con i guantoni combatte il virus: tutti sbarrati in casa, aeroporti chiusi

The secrets of Coronavirus: seven infected with the Italian embassy in Tehran

Exclusive to Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi and Monica A. Mistretta
March, 26th 2020

“Your parents are trapped inside the Italian embassy here in Tehran: there are seven infected officials there. Many continue to work as if nothing has happened. Notify your foreign ministry. Why don’t they close? The city is hit by one of the worst emergencies in the world since Covid-19 and there is a lack of equipment to treat the sick. If your parents go come home, they risk dying here. ”

The Africa ExPress editorial team received this dramatic message yesterday in the morning. Several Italians and some Iranians work at the Italian embassy in Tehran.

An inspector from the Ministry of Health visits an emergency hospital set-up at one of the largest shopping centers in the world in Tehran on March 21 [courtesy Abedin Taherkenareh / EPA / EFE]
Tests with tampons a few days ago revealed that among the seven infected workers, four are Italian and three Iranian. The remaining test results of other swabs are expected in the next few hours. Activities inside the embassy ​​however did not stop. There hasn’t been an official announcement about the number of infections discovered with tampons. Every day the building on Avenue Neuphle le Château, in the heart of Tehran, opens its doors to the public, albeit with limited staff. Inside, our source tells us in clear but rather stunted Italian, the employees begin to fear that they will not be able to return to Italy.

On March 8, the Italian ambassador in Tehran allegedly sent an emergency message to the Foreign Ministry’s Crisis Unit. Apparently he has not yet received a reply. The message spoke of the need to bring staff back just when Europe had announced a suspension of flights with Tehran. The flights, in fact, as we know, have never stopped.

The tampons were delivered at the embassy on 11 March. Since then, there has been no official communication about the infected seven. All employees know who they are: none of them have returned to work, but the fear is strong. The masks provided for protection are of poor quality. Someone turned to the unions for help. They say that nobody in Italy wants to face reality. The clearest proof is that on the ‘Viaggiare Sicuri’ website section of the Crisis Unit of the Farnesina, in the Country Facts section, Iran, one of the most affected countries in the world since Covid-19, is not even mentioned. Why?

In Iran, according to official figures, the infection has already killed 2,077, 143 in the last twenty-four hours. The hospitals in the country, where hundreds of patients are taken every day, are inaccessible to journalists. Our source says that armed men stop outside to prevent doctors from communicating with the press and revealing the real numbers of the infection. The country is isolated from the rest of the world for fear that the epidemic will arrive elsewhere as quickly as it spread to Iran. Amidst street protests, celebrations for the anniversary of the Islamic revolution and elections, the contagion has ran loose in recent months.

Apart from a few daily flights with Frankfurt, London and Barcelona (the last stop of Mahan Air in the Spanish city dates back to March 22), the country is cut off from everything. The US sanctions, although they do not directly affect the arrival of medical supplies and supplies, have affected the economy. Aid and medical equipment come from China, Italy, Germany and France. At the airports they land in tons, but some say that masks, gloves and sanitizers are not distributed for free and end up being available only on the black market.

Davood Karimi, president of the Association of Iranian Political Refugees in Italy, recounted the story of humanitarian aid in Tehran. “As soon as medical equipment arrives at the airport, it ends up in the hands of the Pasdaran. It is them, the Guardians of the Revolution, who control the business and sell everything at a high price on the black market. They have known for at least two months that the virus is circulating in the country, but apart from the fiction of the disinfestations of streets and mosques, they have done little or nothing to stop it. Now, according to unofficial figures, the deaths might be as high as 11,000. Everything is out of control and the Pasdaran hope that Europe will force Americans to ease sanctions. ”

In recent days, the government of Tehran has refused US humanitarian aid and has sent Médecins Sans Frontières staff home. “At the moment we don’t need hospital beds managed by foreign doctors,” said Alireza Vahabzadeh, spokesperson for the new Virus Fight Committee in Iran.

Yesterday the UN called for the easing of sanctions on the country. “This is the moment of solidarity, not of exclusion – the Secretary General Antonio Guterres rightly recalled addressing the powers of the G-20 -. I remind you that in an interconnected world we are as strong as our weakest health system”.

For now, Guterres’ heartfelt appeal is unlikely to be accepted by the rigid Trump administration which two days ago further tightened the sanctions by blacklisting five UAE petrochemical companies, all accused of doing business with Tehran. Our source speaks of overcrowded and dead hospitals on the street: “Official data downplay the reality. This is a real war.”And now, in contemporary wars, it is not the soldiers and military who die, but civilians.

Massimo A. Alberizzi
Monica A. Mistretta
massimo.alberizzi@gmail.com
monica.mistretta@gmail.com

“Generazione Senza Padri. Crescere in Guerra in Medio Oriente”

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Speciale per Africa Express
m.a.a.
Milano, 26 marzo 2020

Non avevo mai tempo di leggere il libro di Gaja Pellegrini Bettoli fino ad ora. Immobilizzato come tutti e costretto a stare a casa l’ho iniziato e senza rendermene conto l’ho letto in poche ore.

“Generazione Senza Padri. Crescere in Guerra in Medio Oriente” (Castelvecchi, 2019) colpisce per l’originalità e per il contenuto privo di luoghi comuni. Partendo dall’Algeria e proseguendo per la Striscia di Gaza, il Libano, Israele e l’Iraq il testo offre profondi spunti di riflessione e approfondimenti – a volte anche comici- sulla vita quotidiana in questi paesi.

Un libro che non annoia e non pretende di insegnare ma che porta il lettore all’interno della quotidianità di questi luoghi con ironia e intelligenza. Un testo senza finti eroismi e che dissacra i luoghi comuni. Il racconto informato di una giornalista che ha vissuto in quest’area per 5 anni e che porta il lettore con sé senza cadere nelle trappole delle semplificazioni o dell’autoreferenzialismo.

m.a.a.

Mozambico, il virus non ferma i jihadisti che occupano città nel Nord: morti e feriti

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 27 marzo 2020

Oggi, verso le 4:30 i malfattori hanno attaccato la città di Mocimboa da Praia e la caserma delle Forze di Difesa e Sicurezza (FDS). E hanno issato la loro bandiera sulla città”.

La bandiera dei jihadisti

La conferma delle autorità mozambicane è arrivata, lunedì scorso alle 9:30, da Orlando Mudumane, portavoce della Polizia (PRM) in una conferenza stampa. “Le Forze di sicurezza si stanno schierando in diverse zone per identificare i punti dai quali sono entrati i terroristi”.

Mozambico, casa bruciata durante l'occupazione jihadista di Mocimboa da Praia
Casa bruciata durante l’occupazione jihadista di Mocimboa da Praia

Modumane ha ribadito che ci sono stati scontri a fuoco tra Forze di sicurezza e i banditi che hanno fatto barricate in diversi punti della città. Impedendo anche alla popolazione di scappare.

Il gesto della bandiera, simbolicamente molto forte in un’area strategica per il Paese, indica una sicurezza mai mostrata finora dai jihadisti. Una situazione che preoccupa il governo di Maputo, visto che nemmeno i mercenari russi del Gruppo Wagner, mandati dal Cremlino, li hanno fermati.

Una guerra che dura ormai da troppo tempo e che dista 2.700km dalla capitale. Quanto la distanza tra Milano e Mosca. Mocimboa da Praia è la città nella quale, nell’ottobre 2017, sono iniziati gli attacchi jihadisti, chiamati dalla popolazione al Shebab. A parte i primi due assalti a stazioni di polizia, fino ad oggi venivano attaccati villaggi indifesi dove sono stati decapitati anche bambini. Fino ad oggi hanno ammazzato, e sgozzato, tra 350 e 700 persone e causato 150mila sfollati con un’epidemia di colera di almeno 20 morti.

Due forzieri da difendere

Un’ottantina di chilometri a nord c’è Palma, dove lavorano ENI e ExxonMobil in uno dei maggiori giacimenti di gas naturale del pianeta. La sua operatività è stata programmata per il 2022; un progetto valutato 56 miliardi di euro. ExxonMobil, secondo la BBC, lo scorso ottobre avrebbe svelato un investimento di 465 milioni di euro.

Mappa Cabo Delgado, con l'area dei giacimenti di gas e di rubini e dell'attacco jihadista (Courtesy GoogleMaps)
Mappa Cabo Delgado, con l’area dei giacimenti di gas e di rubini e dell’attacco jihadista (Courtesy GoogleMaps)

Trecentocinquanta km a sud-ovest invece si trova il più grande giacimento del mondo di rubini e altre pietre preziose. Due forzieri che l’ex colonia portoghese deve assolutamente difendere per proteggere il suo futuro.

Intanto i ministri degli Interni e della Difesa sono volati a Mocimboa da Praia per monitorare la situazione valutare l’impatto delle azioni dei jihadisti. Filiman Swaze, portavoce del governo ha confermato perdite umane, feriti e danni alle istituzioni pubbliche e private.

L’opposizione chiede le dimissioni del presidente

Per la pesante escalation della situazione a Cabo Delgado, il Movimento Democratico del Mozambico (MDM), alza la voce. Il terzo partito del Paese ha chiesto le dimissioni del presidente Filipe Nyusi. “Il conflitto ha raggiunto questo livello per la scarsa capacità di leadership del Presidente della Repubblica. Quindi dovrebbe rinunciare alla carica”, ha affermato il capo del Dipartimento di comunicazione, Augusto Pelembe.

E mentre il Nord è sotto attacco, quasi timidamente – ma pronto a fruttare la debole situazione sanitaria del Paese – il Coronavirus si fa annunciare. Anche in Mozambico: il ministero della Salute ha confermato tre casi positivi. E Eneas Comiche, presidente del Consiglio comunale di Maputo, è in quarantena.

Ultim’ora

In Mozambico almeno 64 morti trovati in un camion proveniente dal Malawi

La polizia di frontiera mozambicana ha fermato un camion proveniente dal vicino Malawi dove ha scoperto almeno 64 morti asfissiati. Sono invece 14 i sopravvissuti. Sono tutti migranti irregolari, probabilmente provenienti dall’Etiopia. Il Mozambico è una delle tappe dei migranti che vogliono entrare in Sudafrica per cercare una vita migliore.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

 

ENI si rafforza in Mozambico con nuove acquisizioni nel settore del gas naturale

Mozambico, contrabbando di rubini e avorio dietro i capi jihadisti di Cabo Delgado

Oltre ai jihadisti, epidemia di colera nel Nord del Mozambico: almeno 20 morti

Mozambico, 150mila sfollati per violenze jihadiste al Nord, Nyusi chiede aiuto

Atrocità jihadiste in Mozambico: un bimbo decapitato, trucidati almeno 10 viaggiatori

Mozambico: attacco jihadista, decapitati 20 militari mozambicani e 7 mercenari russi

Gas Mozambico, ENI assembla il liquidatore galleggiante: nel 2022 inizierà a produrre

Mozambico: chiamata alle armi anti-jihadista, ExxonMobil e Total chiedono più militari

Ennesimo attacco jihadista in Mozambico pericolosamente vicino all’ENI: 11 morti

 

 

Gabon, chiusi parchi nazionali per proteggere gorilla e scimpanzé da Covid-19

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 23 marzo 2020

Il Covid-19 minaccia anche gorilla e scimpanzé quindi è meglio chiudere al turismo. “I virus che attaccano il sistema respiratorio degli esseri umani sono facilmente trasmessi alle grandi scimmie a causa della vicinanza tra queste specie”. Queste le parole di Christian Tchemambela, dell’Agenzia nazionale per i parchi nazionali del Paese (ANPN), rilasciate all’AFP.

Gorilla rischiano di essere colpiti da Covid-19 (Coronavirus)
I gorilla rischiano di essere colpiti da Covid-19 (Coronavirus)
(Courtesy Smithsonian Channel)

Dichiarazioni che giustificano la chiusura, da parte del governo di Libreville, di tutti i parchi nazionali, areali di gorilla e scimpanzé, per proteggerli dal contagio da Coronavirus. Una misura indispensabile per ridurre al minimo il rischio di contaminazione tra uomo e animale che nel 1995 ha quasi sterminato la popolazione di primati.

Il virus ebola 25 anni fa, in Gabon, fece un salto di specie passando dagli esseri umani alle grandi scimmie. La malattia ha decimato il 90 per cento la popolazione di gorilla, cosa che oggi il Paese africano vuole evitare. Il turismo ecologico, che vede la protezione dei gorilla e scimpanzé e del loro habitat, è una voce strategica per l’economia dell’ex colonia francese. Secondo lo Smithsonian Channel, il lavoro della zoologa Dian Fossey con i gorilla in Rwanda è stato preziosissimo. Ha dato il via a un’industria ecosostenibile che vale 4oo milioni di dollari USA all’anno.

“Quasi l’80 per cento del Gabon è coperto da foreste – ha affermato Tchemambela -. Negli ultimi anni abbiamo istituito programmi di alloggi per primati nei suoi parchi nazionali per attirare il turismo. Le entrate che ne derivano vengono utilizzate per finanziare la protezione della fauna selvatica. A causa del nuovo coronavirus, gli esseri umani a contatto con i gorilla rappresentano una minaccia”.

Il personale dei parchi, per evitare di contagiare le grandi scimmie, è stato messo in quarantena per due settimane. Stop quindi a safari e gite per ammirare i gorilla e gli scimpanzè.

Mappa del Gabon - Covid-19
Mappa del Gabon – Ancora pochi casi di Coronavirus , ma possono essere fatali per i gorile e scimpanzé (Courtesy GoogleMaps)

Per il momento nel Paese dell’Africa equatoriale, secondo Statista, azienda privata di raccolta dati, al 21 marzo sono registrati quattro casi tra cui un decesso. Intanto è morto il paziente zero, un ventisettenne, diabetico con ipertensione, tornato dalla Francia. Riguardo alla diffusione del Coronavirus il governo gabonese ha preso misure di contenimento con la chiusura delle scuole, locali pubblici e commerciali.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

Kenya, coronavirus e fakenews: arrestato 23enne. Rischia 10 anni di galera e 43mila euro

Pericolo coronavirus, Comando USA Africom annulla esercitazione nel Golfo di Guinea

Dalla Cina all’Iran e poi in Siria: il coronavirus ha seguito i trafficanti d’armi

Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

Coronavirus: Italia bloccata ma i voli con l’Iran continuano ostinatamente

 

Exchange of Hostages, Intrigues, Spies, Trafficking: how the Coronavirus Travels between Iran and Europe

Exclusive to Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi and Monica A. Mistretta
March 22, 2020

The exchange of spies in Europe is worth more than the health of its citizens. To tell us this is the reconstruction of a complicated air relay that led to the release of some western hostages in Iran, one of the countries most affected by the Covid-19 pandemic. While almost all flights to and from Europe have been canceled to prevent the spread of contagion, the Iranian national airline Iran Air has continued to stop in European capitals. Why? Simple: on these planes – despite the bans and quarantines – flew three newly freed hostages, a French, an American and an Iranian suspected of trafficking sensitive materials directed to Iran. A third prisoner – an integral part of the negotiation – a Lebanese with a US passport and nationality, was handed over to US diplomats in Beirut.

Three cities are involved: Tehran, Frankfurt and Paris. At least six states are affected: Switzerland, France, Germany, Iran, Lebanon and the United States. News of the death from Covid-19 of a pilot of Iranian Mahan Air, the company of the Revolution Guards, better known as Pasdaran, dates back to Wednesday 18th. It is not clear when the man made the last flight, but we know from FlightRadar24 data that a plane from the company he worked for stopped in Barcelona, ​​Spain, the day after the announcement of his death. The rules, in these cases, no longer matter.

When you put together the flights and the movement of the spies, a complicated “puzzle” arises. On Africa Express we have already talked about the “technical stops” from Tehran to Rimini and Pescara. Now another emerges at Paris Charles de Gaulle airport. The virus infects Iranian pilots who mysteriously die and wander spreading the infection everywhere.

 

The Frankfurt flight departure board (photo Africa ExPress)

It’s March 18: Michael White, a US Navy veteran detained in Iran, is released and handed over to some diplomats from Switzerland, who represent American interests in Tehran. White, released in Mashad, a city in eastern Iran, is transferred on a flight to Tehran. The day after Washington announces his release they add that another American citizen has been released in Lebanon. This is Amer Fakhoury, arrested by the Lebanese authorities and accused of torture in the infamous Khiam prison, active until 2000. Fakhouri is handed over by his jailers to the marines. They load him onto a helicopter that lands on the roof of the US embassy in Beirut. It looks like a film: the Lebanese government, with its key Hezbollah seats, is the country in the Middle East closest to Tehran.

Meanwhile, it is not clear what happens to White after arriving in the Iranian capital. However, we know that on March 20 an Iran Air flight leaves Tehran at dawn in the direction of Frankfurt. Is this the plane with which White leaves the country? It really could be. A clue that might confirm this –  at midday the Iran Air Airbus takes off from the German airport to return to Tehran, but changes its course midair and heads for France landing for an unexpected technical stop at Paris Charles de Gaulle airport.

Passengers at Iran Air check-in on 21 March at Frankfurt airport (photo Africa ExPress)

During these hours an Iranian spy was released in the French capital: the engineer Rohollahnejad. The man should have been extradited to the United States a few days later for trafficking of sensitive materials (nuclear laws) to Iran, but President Emmanuel Macron changes his mind and announces his release on the day the Iran Air plane coming from Frankfurt makes a technical stop in Paris.

March 20th is a busy day for those dealing with hostage exchanges. In fact, almost simultaneously to the announcement of the tenant of the Elysée, the Iranian state television reports that the government of Tehran has just freed a French hostage, the researcher Roland Marchal (an old sociologist who Africa ExPress has met already in the 90s in Somalia). On March 20th, in the evening, the Iran Air flight (presumably with engineer Rohollahnejad on board) returns to Tehran. The newly freed French hostage arrives in Paris the next day.

March 20th must have been a really busy day: the Iranian news agency Tasnim said that while the hostages were released, a long phone call was taking place between the Iranian Foreign Minister Javad Zarif and Josef Borrel, High Representative of the Union European Union for Foreign Affairs. Officially, the two diplomats would have talked about the Coronavirus pandemic and the negative effects of American sanctions on the emergency in Iran, but the ongoing exchange of spies is likely to have entered into their conversation more than once.

On March 22nd, the Trump administration severely criticized France for the release of the Iranian engineer who should have been tried in the United States. But Iran Air flights could hide another story, the one that no one has had the desire to tell us so far. The release of veteran White could be part of the big game.

Massimo A. Alberizzi
Monica A. Mistretta
massimo.alberizzi@gmail.com
monica.mistretta@gmail.com

Il maledetto Coronavirus colpisce anche il calcio africano

Speciale per Africa ExPress
Costantino Muscau
23 marzo 2020

Il primo è stato il Congo DR. Poi si sono accodati Marocco, Algeria, Egitto, Nigeria, Sud Africa, Zambia, Ghana…

E così a partire dal 14 marzo anche il calcio africano è finito nel pallone a causa del Covid-19: fino al momento in cui scriviamo sono 26 i Paesi del Continente Nero ad aver cancellato, sospeso, rinviato campionati, o incontri calcistici per evitare il diffondersi del contagio del Coronavirus, o nel tentativo di rallentarlo.

Campi da calcio vuoti anche in Africa

Certo, rispetto alle 52 nazionali che fanno parte della Confederation Africaine de Football (CAF), non siamo ancora di fronte al blocco totale, così come è successo in tutto il mondo. Per limitarci all’Europa: in Inghilterra, la Premier Ligue; da noi  la seria A; in Spagna, la Liga; in Germania, la Bundesliga. Lo stop completo però probabilmente è rinviato, sia per le gare locali sia per quelle continentali a dispetto di chi sembra che non voglia fermarsi. Ad esempio: è stata confermata la finale della Confederation Cup, che equivale alla Europa League. E’ previsto che si giochi al Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat, in Marocco il prossimo 24 maggio. Sarà la prima volta che questa finale si svolga in gara unica, dato che fino al 2019 si disputava con la formula di andata e ritorno negli stadi delle due finaliste. La finale di Champions League si giocherà invece il 28 maggio a Douala, in Camerun. E’ una contraddizione del calcio africano, che sembra volersi fermare, ma solo in parte.

La Caf (Confederation of African Football) ha, infatti, annullato due turni della Coppa delle Nazioni Africane 2021 previsti il 25 e il 31 marzo. E ha rinviato a data da destinarsi, dopo la verifica di una commissione medica, il Campionato delle Nazioni Africane 2020, che si sarebbe dovuto tenere, inizialmente, in Etiopia (tra gennaio e febbraio) e poi in Camerun (dal 4 al 5 aprile prossimo). Questa competizione si differenzia dalla precedente per il fatto che ogni nazionale può schierare esclusivamente calciatori che militano nel proprio campionato nazionale e, quindi, non all’estero. Il campione in carica è il Marocco, che nel 2018 sconfisse la Nigeria.

I campionati locali confermano questa contraddizione. C’è chi ha smesso di far girare la palla e chi no.

La Repubblica Democratica del Congo ha aperto la serie della sosta forzata africana decidendo di fermare il gioco per 30 giorni. In un primo momento (era il 10 marzo), l’Africa, secondo quanto dichiarava la CAF non veniva considerata ad alto rischio con 158 casi di contagio. E quindi non intendeva stoppare nessuna competizione internazionale. Appena 4 giorni dopo però è esploso l’allarme con la conferma che il virus aveva cominciato a colpire anche in Congo. E non solo – come ha appena raccontato su questo sito Cornelia Toelgyes – .

E la scelta della Federazione locale (FECOFA) è stata ineluttabile: ha interrotto sia la Lega professionisti per un mese a partire da lunedì 16 marzo sia tutte le attività legate al pallone.

Non hanno tardato a seguire le orme congolesi il Marocco e l’Egitto, il Senegal. E’ stata poi la volta del Sud Africa, l’Algeria, la Nigeria , il Gabon, il Ghana…E via enumerando: il Togo, (17 marzo), Benin (18 marzo), la Repubblica Centroafricana (19 marzo). L’ultimo a entrare in questa classifica dei “campionati congelati” è stato lo Zambia, che ha interrotto tutte le gare fino a nuovo ordine, dopo aver avuto la conferma ufficiale dei primi contagiati. Secondo il sito SQUAWKA.COM sono 26 le leghe calcistiche del continente del Kilimangiaro che hanno deliberato halt, fermi tutti!

La lista è provvisoria in quanto altri Paesi hanno optato per soluzioni diverse. Il Burundi, ad esempio, ha scelto di far proseguire le competizioni limitandosi a “migliorare il sistema di igiene negli stadi e altri luoghi di raduni calcistici di massa”. Così pure il Malawi, dove “il campionato si svolge come previsto in seguito all’autorizzazione del governo”, riferisce il sito Rfi.fr. Nelle isole Comore e in Rwanda, invece, i match si disputeranno a porte chiuse; in Mozambico potranno assistere agli incontri non più di 300 spettatori. Anche in Angola, Benin, Mauritania, Mauritus il gioco va avanti. Burkina Faso e Ciad hanno giustificato la volontà di proseguire con l’attività pedatoria col fatto che i tornei nazionali stanno giungendo al termine. E in questo week end si è giocato. Eppure in Burkina – stando a quanto ha scritto stamani domenica 22 marzo il quotidiano The Indipendent, il virus ha ucciso il secondo vicepresidente del parlamento e infettato 7 ministri e l’ambasciatore italiano Andrea Romussi, 47 anni. Il governo ha chiuso i confini, imposto il coprifuoco e limitato gli assembramenti con oltre 50 persone.

In tutto una quindicina di campionati nazionali sono in corso in Africa. Non tutti evidentemente hanno la stessa sensazione del pericolo che si corre. Insomma si procede – fino al momento in cui scriviamo – in ordine sparso.

Per fortuna molti illustri nomi del pallone hanno messo la loro fama al servizio della campagna di sensibilizzazione lanciata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

E’ il caso di Kalidou Koulibaly, 28 anni, difensore del Napoli, che con i connazionali Idrissa Gana Gueyee, 31 anni, del Paris Saint-German, e Cheikhou Kouyatè, 31, difensore del Crystal Palace, si è presentato sui social per indirizzare un messaggio ai tifosi senegalesi e agli italiani: “Ognuno di noi deve capire di giocare un ruolo importante nella partita contro questa epidemia. Laviamoci spesso le mani, tossiamo nei gomiti, salutiamoci a distanza, state a casa”. Appelli simili sono stati lanciati, da illustri ex: Antony Baffoe, 54 anni, già calciatore internazionale del Ghana; Wael Gomaa, 44 anni, un tempo vessillo del football egiziano; Khalilou Fadiga, 45 anni, già centrocampista senegalese; Kaba Diawara, 44 anni, guineiano, con alle spalle una brillante carriera in Francia e nel Regno Unito.

Sadio Mané, senegalese,in prima linea con altri colleghi contro COVID-19

Sadio Manè, 27 anni, attaccante-leggenda del Liverpool e della nazionale senegalese, alle parole ha voluto aggiungere 45 mila euro di supporto a chi contrasta il contagio. La Federazione calcistica tunisina, a sua volta, si è impegnata ad aiutare 700 famiglie bisognose fornendole di cibo e di disinfettanti.

“Il calcio è bello e importante e manca a me come a tutti i giocatori e ai tifosi”, ha dichiarato il campione nigeriano Odion Ighalo, 30 anni, attaccante del Manchester United, intervistato dal Sun. “Ma ora si gioca una partita decisiva nel mondo: quella per la vita. E in questa sfida anche noi abbiamo un ruolo”.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

Kenya adopts more draconian measures to fight COVID-19

Special from our Correspondent
Michael Backbone
Nairobi, 23th March 2020

The Government of Kenya announced yesterday a slew of additional measures for fighting the Coronavirus pandemic.

The measures were decided after eight new infections were detected, bringing the total number of cases to 15. The new cases are brought by 5 Kenyans and 3 foreigners, 2 from France and one from Mexico.

Luckily enough, most of the cases were detected upon entering the country a sign that suggests the screening measures in place seem to be working, but the level of awareness of the spreading is still rather low, since the case  that made the news affected the Deputy Governor of Kilifi, Gideon Saburi (a county between Mombasa and Malindi), who was returning from an official travel from Berlin and could not be bothered to observe the compulsory quarantine that the Government had imposed since one week to all incoming passengers.

Kenyan health workers screen passengers after they arrive from China, at Jomo Kenyatta International Airport in Nairobi [Courtesy Daniel Irungu/EPA]
What is worse is that the same official attended when back in Country at gatherings and meetings prior engaging into medical screening, with the effect the potential spread of the virus could have been avoided.

Whether the same situation affected the two French nationals visiting the country it is at the moment unknown, but it might denote of the same level of ignorance on the spread by those affected patients.

It remains that the decisions taken by the Government are now gearing towards avoiding the local transmission as much as possible.

Further containment measures are since March 20th in force, limiting for example the capacity of the matatus (the local public transport system) down to 8 passengers instead of the 14 standard capacity, bars are now closed everywhere,  restaurants are allowed to operate only on deliveries, and offices work primarily through remote working whenever possible.

All major Non-Governmental institutions observe a work from home pattern, the town has turned into a very silent environment and some of the leading income generators for the Country are struggling: Tourism and Hospitality  experienced important cancellations and it is fair to say the 2020 summer season is doomed. The same applies to the main source of Agricultural income, as flowers, coffee and tea are low in demand.

Will the Government be leaning towards a total lockdown? It is unlikely this might happen, because the informal economy that keeps the Country running cannot be stopped: the risk of leaving without a job and without food on the table more that 30% of the Kenyan population is a risk the Government certainly cannot take.

The last decision in terms of containment has been the one of banning all religious gatherings: these have been the last in complying to the measures imposed by the Government: the Kenyan population tends to put on the same level whatever the voice of their God through its Ministers says with what the Government asks. As such there have been Police interventions to disperse gatherings still during this week-end, terming the faith-based congregations the weakest link in the spreading of the virus.

As of this coming Wednesday March 25th, all airports will be closed to incoming traffic from abroad, Kenya Airways already did ground most of its flights and the only air transport that shall be available will be the Cargo freight.

The Minister of Health, Mutahi Kagwe seems to be handling for the moment the situation rather well: his communication is direct, his directives are being increasingly observed and his reputation is on the rise; for a man who only two months back was in the political backburner it will be a tough call anyhow to balance the provisions of a partial lockdown with a population that is on a risky curve, having an increasingly hard time in bringing food to the table given the Kenyan crumbling economic situation.

Michael Backbone
michael.backbone@gmail.com

L’Africa con i guantoni combatte il virus: tutti sbarrati in casa, aeroporti chiusi

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
22 marzo 2020

Il coronavirus ha fatto il suo ingresso in 36 Paesi del continente africano e ha contagiato finora oltre 700 persone.

Sono davvero drammatiche le notizie che giungono dal Burkina Faso, tra le nazioni più povere dell’Africa, flagellata da continui attacchi dei terroristi. Ora deve combattere anche contro il maledetto virus. Ieri sera il presidente Roch Marc Christian Kaboré ha decretato nuove misure per la messa in sicurezza del Paese: coprifuoco a partire da oggi e chiusura totale di tutte le frontiere. Finora sono 64 persone (29 donne e 35 uomini) risultate positive al test, tra loro 3 sono già morte una mercoledì e due ieri. Il Paese è sconvolto dopo aver appreso che anche 4 ministri sono stati colpiti da COVID-19: quello degli Interni, degli Esteri, dell’Educazione e quello delle Miniere sono stati messi in quarantena.

Il Paese maggiormente colpito resta l’Egitto, dove il 14 febbraio è stato individuato il primo contagio in Africa e la prima vittima, un tedesco,  deceduto in un ospedale di Hurghada, città balneare sul Mar Rosso. Oggi le persone infette da COVID-19 sono 285 e 8 i morti. Le ONG per la Difesa dei diritti umani hanno espresso grande preoccupazione per i detenuti nelle sovraffollate galere del Paese e hanno chiesto al governo di rilasciare i migliaia di attivisti impegnati nella difesa dei più deboli, compresi i giornalisti e altri intellettuali, imprigionati per il semplice fatto di aver espresso la propria opinione in modo non violento. Intanto il Cairo ha disposto la chiusura di ristoranti, bar, caffetterie, casinò, locali notturni e centri commerciali dalle 7 di sera alle 6 del mattino fino al 31 marzo. Le autorità hanno ordinato la sospensione di tutti voli internazionali, e vietato grandi eventi, compresi festival religiosi.

Oltre 200 casi sono stati registrati in Sudafrica. Lo ha fatto sapere ieri il ministro della Salute Zweli Mkhize. Non dimentichiamo che 7 milioni di sudafricani sono affetti dal virus HIV, dunque particolarmente esposti alla nuova patologia. Per arginare il rischio del contagio, il governo ha preso in esame la costruzione di un muro di una quarantina di chilometri lungo la frontiera con lo Zimbabwe per fermare il flusso di migranti “illegali” o persone infette, ha detto due giorni fa Patricia de Lille, a capo del dicastero dei Lavori pubblici, sottolineando: “Non siamo xenofobi, dobbiamo solamente proteggere il nostro Paese e abbiamo già consultato in merito anche i governi degli Stati confinanti”. Evidentemente l’influenza di Trump si è fatta sentire anche nell’Africa australe.

La maggior parte dei governi africani ha già preso misure importanti per far fronte all’espandersi di COVID-19, alcuni hanno chiuso le frontiere terrestri, marittime e aeree, altri hanno imposto restrizioni di viaggio e altre norme.

L’Algeria segnala questa mattina 94 casi confermati e 10 morti,  il Marocco 86 e due decessi, mentre la Tunisia 54, tra loro uno solo con esito fatale; un uomo rientrato da poco dall’Arabia Saudita. Algeria e Tunisia Paesi hanno preso severe misure precauzionali volte a arginare la diffusione del micidiale virus; il Marocco ha addirittura decretato lo stato d’emergenza sanitaria da ieri sera.

Il Senegal è tra i Paesi maggiormente colpiti nell’area subsahariana. In base alle informazioni del ministero della Sanità di Dakar, 47 persone sono risultate positive al test, tra loro 5 sono già guariti, mentre 42 sono ancora sotto terapia; il loro stato di salute non desta preoccupazione.

Il collettivo musicale “Y’en a Marre”, è uscito giovedì sera con un videoclip in lingua wolof “Fagaru Ci Corona” (traduzione in italiano: prevenzione Coronavirus n.d.r.), che presentiamo qui su. Il rapper Malal Talla, alias Fou Malade dice che la prevenzione è indispensabile. “Ci sono ancora troppe persone che per credenze religiose negano l’esistenza di questo virus; è di vitale importanza far sapere a tutti la necessità delle misure d’igiene da seguire. E’ questo che abbiamo cercato di fare con un ritornello di facile comprensione”. Il video e stato registrato all’osepedale Fann di Dakar, e, per una volta il gruppo, generalmente molto critico nei confronti del governo, parla di “unione sacra” tra le autorità e la società civile. “In questo momento storico non c’è spazio per dispute politiche”, ha sottolineato il rapper Simon.

Anche il governo nigeriano ha inasprito le norme per contrastare i contagi: Abuja ha comunicato oggi che da lunedì mattina non ci saranno più voli civili da e per la Nigeria.

Un messaggio positivo giunge dall’Uganda, dove finora non si registra nessun caso di COVID-19, eppure il presidente Yoweri Museveni ha vietato matrimoni, funzioni religiose e assembramenti di qualsiasi genere per un mese, proprio per contrastare l’espandersi della malattia. Il ministro della Sanità di base, Joyce Moriko Kaducu, ha detto che il governo è vigile e sta monitorando la situazione. “Già dai primi del mese o istituito controlli negli aeroporti, obbligo di isolamento per chi arriva da Paesi a rischio, quarantena per persone con sospetto contagio e nel caso avessimo i primi malati,  il Lacor Hospital,  che ha un reparto di terapia intensiva con standard a livello internazionale, sarà un nostro  punto di riferimento”. Il nosocomio è situato a Gulu nel nord del Paese, in una situazione strategica, non distante dai confini con Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e Kenya e negli ultimi due Stati sono già state individuate persone positive a COVID-19.

Coronavirus in Africa al 20.3.2020
Rosso: Paesi colpiti da COVID-19
Nero: Paesi che hanno registrato anche morti

E non bisogna dimenticare un fattore essenziale: l’Africa ha un grande vantaggio, ha saputo sconfiggere l’ebola. Emmanuel Ochola, epidemiologo e biostatistico, responsabile del Dipartimento HIV, Ricerca e Documentazione del Lacor ha sottolineato che grazie all’esperienza con l’epidemia della febbre emorragica ora siamo in grado di rintracciare velocemente tutti contatti che ha avuto l’infettato e dunque possiamo circoscrivere l’espandersi del virus. “L’osepdale è pronto”, ha detto Ochola, “abbiamo una decina di letti in terapia intensiva che in caso di necessità possono essere aumentati”. Insomma, l’Uganda è preparata alla lotta contro l’epidemia, come molti Paesi dell’area subsahariana che hanno dovuto lottare contro ebola e che, come lo ha dimostrato il Congo-K recentemente, anche in situazioni difficili, come i continui attacchi alla popolazione civile mentre l’epidemia della febbre emorragica era in atto.

Madagascar: una delle strade principali della capitale oggi. Il governo aveva chiesto di restare in casa e comunque di evitare i luoghi affollati

Desta comunque una certa preoccupazione che anche Stati insulari come Madagascar, Capo Verde, Seychelles, Mauritius abbiano confermato la presenza di persone affette dal nuovo virus. Antananarivo, la capitale del Madagascar ha segnalato i primi tre casi venerdì: si tratta di 3 donne, arrivate sull’Isola con gli ultimi voli provenienti dalla Francia. Tutte le frontiere marittime e terrestri sono state chiuse già dal 19 marzo per la durata di 30 giorni.

Per ora alcuni governi africani non hanno segnalato la presenza di COVID-19 sui loro territori nazionali. Tra questi Libia, che ha chiuso tutte le sue frontiere, ma intanto si continua a combattere; oggi il governo di Serraj ha indetto il coprifuoco dalle 18.00 alle 06.00 per arginare il pericolo coronavirus.
Mentre l’Eritrea ha annunciato pochi minuti fa il primo paziente positivo al test. Lo ha fatto sapere il ministro per l’Informazione, Yemane G. Meskel sul suo account Twitter. Si tratta di un eritreo residente in Norvegia, atterrato questa mattina a Asmara con un volo via Dubai.  L’Eritrea ha imposto norme severe come assembramenti e quant’altro, oltre a restrizioni di viaggio. Malgrado queste disposizioni non sono stati rinviati gli esami nazionali per l’anno scolastico 2019/2020. Il ministero della Pubblica istruzione ha dato il via libera alle prove, che sono iniziate il 18 marzo e che termineranno il 23.

Immagina un po’, essere ucciso da un virus straniero quando non hai nemmeno il passaporto

Attualmente l’incidenza del micidiale virus è molto più bassa in Africa che negli altri continenti, eppure rappresenta il 15,6 per cento della popolazione mondiale. Può darsi che le infezioni siano maggiori di quelli effettivamente comunicati, perchè non sono stati rilevati tramite i test, non disponibili in quantità necessaria, come un po’ ovunque nel mondo. Ma, è bene ricordare che il primo contagiato nel continente è stato un cittadino tedesco, un turista e anche in Nigeria, il primo malato era un italiano, nel Paese per motivi di lavoro. E’ dunque evidente che il virus è arrivato a nord e a sud del Sahara da visitatori, non da africani e dimostra che sia l’Egitto sia la Nigeria sono stati efficienti e capaci nell’effettuare i test.

Molti studi hanno finora dimostrato che le persone di una certa età sono più facilmente vittime di questa patologia e l’Africa è un continente giovane, dove i giovani sotto i 30 anni rappresentano quasi il 70 per cento della popolazione. Tanto altro resta da verificare anche sotto il profilo immunologico. Sono tantissimi gli abitanti della fascia subsahariana che regolarmente ingaggiano battaglie con agenti patogeni, compreso i virus. Un’ipotesi – tutta da dimostrare e verificare – consiste nel fatto che gli africani potrebbero avere un sistema immunitario più attrezzato.

Aggiornamento ore 16.30

COVID-19 ha colpito 1198 pazienti nel continente africano.

Senegal: forte inasprimento delle norme già in atto, chiusura delle scuole e di tutte le frontiere dopo l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della Salute. OMS ritiene che l’ epicentro di COVID-19 potrebbe spostarsi in Africa

Sudafrica: il sistema sanitario è sotto forte pressione. Le persone colpite da coronavirus sono ora 240 nel Paese e la paura della popolazione cresce. Si teme che la sanità sudafricana non sia pronta per questa crisi.

Uganda: poche ore fa anche l’Uganda ha registrato il primo caso e il presidente Museweni ha bloccato tutti voli da e per il Paese a partire dalla mezzanotte di oggi.

 

Ruanda: la presidenza ha intenzione di estendere le norme già in atto per altre due settimane: chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, udienze nei Tribunali, visite ai carcerati, celebrazioni nei luoghi di culto, assembramenti di ogni genere sono sono vietati. Ora sono stati bloccati anche i voli commerciali per 30 giorni. Nel Paese ci sono 17 persone affette dal virus.

 

Ci sono anche buone notizie, che vanno assolutamente sottolineate: 108 persone in 11 Paesi del continente sono guarite dopo aver contratto COVID-19. Lo ha reso noto Africa CDC (Centres for Diseas Control and Prevention).
 

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Nigeria: arriva dall’Italia il coronavirus portato dal consulente di un cementificio