Mozambico: chiamata alle armi anti-jihadista, ExxonMobil e Total chiedono più militari

Mentre il presidente mozambicano, Filipe Nyusi, fa la chiamata alle armi contro il terrorismo jihadista, ExxonMobil e Total chiedono al governo altri 300 militari a protezione degli impianti per il gas operativi dal 2022

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 6 febbraio 2020

“Delinquenti finanziati da forze interne ed esterne stanno assassinando e distruggendo abitazioni e infrastrutture. Per questa ragione il popolo ha deciso di unirsi alle forze di difesa e sicurezza”.

Il presidente Filipe Nyusi parla ai militari a Cabo Delgado
Il presidente Filipe Nyusi parla ai militari a Cabo Delgado. Ha fatto una chiamata alle armi contro i jihadisti e la Giunta militare RENAMO

Chiamata alle armi contro jihadismo e ala armata RENAMO

Queste le parole del presidente, Filipe Nyusi, nel discorso pubblico del 3 febbraio, Giornata degli Eroi mozambicani. Secondo @Verdade, giornale on line mozambicano, il discorso di Nyusi è una vera e propria chiamata alle armi contro il jihadismo del Nord. E anche contro gli attacchi armati nella provincia di Sofala della Giunta militare, l’ala dei dissidenti armati RENAMO. Due fronti che il governo non riesce a domare.

Oltre due anni di jihadismo

La guerra sottovalutata e insidiosa a Cabo Delgado, provincia settentrionale dell’ex colonia portoghese non si arresta. Nyusi, originario di quella regione, per fermare le cellule jihadiste, in appoggio alla polizia, ha mandato le Forze di sicurezza.

Ma, dall’ottobre 2017, la situazione è peggiorata e continuano gli attacchi di Al Sunna wa-Jama gruppo islamico chiamato dalla popolazione al Shebab. Dopo i primi assalti alla stazioni di polizia, la brutalità si è diretta verso la popolazione indifesa dei villaggi isolati, messi a ferro e fuoco. Con massacri e decapitazioni, anche di donne e bambini.

Tra Mocimboa da Praia e Palma è l'area a maggiore infiltrazione jihadista
Tra Mocimboa da Praia e Palma è l’area a maggiore infiltrazione jihadista

 

Soprattutto nell’area interna tra Mocímboa da Praia e Palma, a nord di Pemba, capitale provinciale. Per dare il colpo di grazia al terrorismo islamista il presidente mozambicano ha chiesto soccorso ai russi che dallo scorso settembre sono presenti a Cabo Delgado.

Nemmeno i 200 mercenari del Gruppo Wagner sono riusciti a fermare gli attacchi jihadisti. Fino ad oggi si sa che hanno perso almeno sette uomini.
Da gennaio a dicembre 2019 sono stati contati oltre 120 assalti jihadisti che hanno causato più di 320 morti molti dei quali decapitati a colpi di machete. L’ultimo agguato al Shebab è della settimana scorsa, il 29 gennaio, 150km a nord di Pemba. Una provocazione del gruppo armato che è rimasto circa due ore per mostrare che nessuno sarebbe venuto in loro aiuto.

Multinazionali petrolifere chiedono altri militari

La conferma che la situazione sia peggiorata a Cabo Delgado è la richiesta di ExxonMobil e Total, due delle multinazionali petrolifere che lavorano insieme a ENI. Al largo di Palma, vicino al confine con la Tanzania, c’è uno dei più vasti giacimenti di gas naturale (GNL) che sarà operativo nel 2022. Reuters cita fonti ExxonMobil e Total e afferma che sono stati richiesti altri 300 militari oltre ai 500 presenti a protezione del sito. Per il momento il governo mozambicano non ha risposto.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

Mozambico (1), verso le elezioni tra minacce dell’ala armata Renamo e jihadismo

Atriocità jihadiste in Mozambico: un bimbo decapitato, trucidati almeno 10 viaggiatori

Contro il jihadismo in Mozambico mercenari russi a Cabo Delgado

Mozambico, contrabbando di rubini e avorio dietro i capi jahidisti di Cabo Delgado

Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.