Dalla Cina all’Iran e poi in Siria: il coronavirus ha seguito i trafficanti d’armi

Speciale per Africa ExPress
Monica Mistretta
7 marzo 2020

Erano i primi giorni di febbraio e il virus conosciuto con il nome scientifico di Covid-19 stava dilagando in Cina con una rapidità impressionante. Le immagini degli ospedali stracolmi di malati e le centinaia di cadaveri coperti da un telo azzurro riempivano i notiziari e le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Le compagnie aeree internazionali stavano interrompendo in quelle ore tutti i voli con la Cina; chi veniva dal Paese asiatico, una volta sbarcato, era messo in quarantena.

In Iran gli ayatollah seguivano con apprensione l’evolversi della situazione: da quando nel maggio del 2018 l’amministrazione Trump ha imposto le nuove sanzioni sul Paese, la Cina per Teheran è diventata economicamente indispensabile. Ma le immagini dei morti per il misterioso Coronavirus in quei giorni cominciano ad arrivare anche sugli schermi delle Tv iraniane e nella prima settimana di febbraio il ministro della Salute, Saaed Namaki, annuncia un blocco temporaneo di tutti i voli da e per la Cina.

Pochi giorni dopo i tweet in Iran si scatenano: i voli tra i due Paesi asiatici non si sono interrotti, anzi. La Mahan Air, una compagnia privata messa sotto sanzioni statunitensi per il suo ruolo nei traffici di armi e i legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, continua a fare la spola con la Cina.

Giornalisti e rappresentanti del governo a Teheran denunciano pubblicamente la situazione. Ma gli aerei della Mahan Air, a dispetto della interruzione ufficiale dei voli per la Cina fino al 17 marzo, non si fermano. Anche in queste ore, mentre stiamo scrivendo, un volo della compagnia aerea è appena decollato dall’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran con destinazione Pechino.

 

Due giorni fa tra i nomi delle vittime del nuovo Coronavirus l’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna deve aggiungere anche quello di Hossein Sheikholeslam, uno dei consiglieri del ministro degli Esteri, ex ambasciatore in Siria, divenuto celebre durante la crisi degli ostaggi all’ambasciata statunitense nel 1979. Le persone colpite dal virus sono migliaia, il governo di Teheran sta valutando l’uso della forza per fermare il contagio.

La Mahan Air, la compagnia aerea iraniana che va e viene ininterrottamente dalla Cina, è legata a doppio filo alle Forze Quds delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, quelle, per intenderci, responsabili delle operazioni coperte all’estero per conto di Teheran. O, se preferite, quelle che adesso sono impegnate nell’ultima, complicata fase della guerra siriana a Idlib che vede la Siria di Assad schierata al fianco di russi e Iran contro la Turchia. Ed è questo il punto: a Idlib la Cina ha un grosso problema da risolvere.

La città siriana di Idib semidistrutta dai bombardamenti

Nella provincia della Siria al confine con la Turchia tre le decine di milizie finanziate dal governo di Erdogan ci sono anche migliaia di cinesi. Sono gli uiguri, una minoranza etnica musulmana sunnita della provincia cinese dello Xinjiang. Molti di loro, perseguitati nel loro Paese, si sono rifugiati in Siria all’inizio della guerra civile e hanno preso le armi al fianco dei turchi contro Damasco. L’incubo della Cina è che facciano ritorno a casa. Per questo, Pechino è disposto a fornire armi, soldi e assistenza militare illimitata a chiunque li combatta, primo fra tutti l’Iran.

I voli della Mahan Air non potevano fermarsi a febbraio, nel pieno dell’escaltation militare a Idlib. Armi e mezzi dovevano fluire in Siria in soccorso di Assad e delle milizie iraniane impegnate sul campo contro i turchi e i loro alleati uiguri. Peccato che il Covid-19, per espandersi, non abbia atteso gli interessi di nessuno.

Monica Mistretta
monica.mistretta@gmail.com
@monicamistretta