Mozambico, il virus non ferma i jihadisti che occupano città nel Nord: morti e feriti

L’opposizione critica verso Filipe Nyusi: “Il conflitto ha raggiunto questo livello per la scarsa capacità di leadership del Presidente della Repubblica” e ne chiede le dimissioni

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 27 marzo 2020

Oggi, verso le 4:30 i malfattori hanno attaccato la città di Mocimboa da Praia e la caserma delle Forze di Difesa e Sicurezza (FDS). E hanno issato la loro bandiera sulla città”.

La bandiera dei jihadisti

La conferma delle autorità mozambicane è arrivata, lunedì scorso alle 9:30, da Orlando Mudumane, portavoce della Polizia (PRM) in una conferenza stampa. “Le Forze di sicurezza si stanno schierando in diverse zone per identificare i punti dai quali sono entrati i terroristi”.

Mozambico, casa bruciata durante l'occupazione jihadista di Mocimboa da Praia
Casa bruciata durante l’occupazione jihadista di Mocimboa da Praia

Modumane ha ribadito che ci sono stati scontri a fuoco tra Forze di sicurezza e i banditi che hanno fatto barricate in diversi punti della città. Impedendo anche alla popolazione di scappare.

Il gesto della bandiera, simbolicamente molto forte in un’area strategica per il Paese, indica una sicurezza mai mostrata finora dai jihadisti. Una situazione che preoccupa il governo di Maputo, visto che nemmeno i mercenari russi del Gruppo Wagner, mandati dal Cremlino, li hanno fermati.

Una guerra che dura ormai da troppo tempo e che dista 2.700km dalla capitale. Quanto la distanza tra Milano e Mosca. Mocimboa da Praia è la città nella quale, nell’ottobre 2017, sono iniziati gli attacchi jihadisti, chiamati dalla popolazione al Shebab. A parte i primi due assalti a stazioni di polizia, fino ad oggi venivano attaccati villaggi indifesi dove sono stati decapitati anche bambini. Fino ad oggi hanno ammazzato, e sgozzato, tra 350 e 700 persone e causato 150mila sfollati con un’epidemia di colera di almeno 20 morti.

Due forzieri da difendere

Un’ottantina di chilometri a nord c’è Palma, dove lavorano ENI e ExxonMobil in uno dei maggiori giacimenti di gas naturale del pianeta. La sua operatività è stata programmata per il 2022; un progetto valutato 56 miliardi di euro. ExxonMobil, secondo la BBC, lo scorso ottobre avrebbe svelato un investimento di 465 milioni di euro.

Mappa Cabo Delgado, con l'area dei giacimenti di gas e di rubini e dell'attacco jihadista (Courtesy GoogleMaps)
Mappa Cabo Delgado, con l’area dei giacimenti di gas e di rubini e dell’attacco jihadista (Courtesy GoogleMaps)

Trecentocinquanta km a sud-ovest invece si trova il più grande giacimento del mondo di rubini e altre pietre preziose. Due forzieri che l’ex colonia portoghese deve assolutamente difendere per proteggere il suo futuro.

Intanto i ministri degli Interni e della Difesa sono volati a Mocimboa da Praia per monitorare la situazione valutare l’impatto delle azioni dei jihadisti. Filiman Swaze, portavoce del governo ha confermato perdite umane, feriti e danni alle istituzioni pubbliche e private.

L’opposizione chiede le dimissioni del presidente

Per la pesante escalation della situazione a Cabo Delgado, il Movimento Democratico del Mozambico (MDM), alza la voce. Il terzo partito del Paese ha chiesto le dimissioni del presidente Filipe Nyusi. “Il conflitto ha raggiunto questo livello per la scarsa capacità di leadership del Presidente della Repubblica. Quindi dovrebbe rinunciare alla carica”, ha affermato il capo del Dipartimento di comunicazione, Augusto Pelembe.

E mentre il Nord è sotto attacco, quasi timidamente – ma pronto a fruttare la debole situazione sanitaria del Paese – il Coronavirus si fa annunciare. Anche in Mozambico: il ministero della Salute ha confermato tre casi positivi. E Eneas Comiche, presidente del Consiglio comunale di Maputo, è in quarantena.

Ultim’ora

In Mozambico almeno 64 morti trovati in un camion proveniente dal Malawi

La polizia di frontiera mozambicana ha fermato un camion proveniente dal vicino Malawi dove ha scoperto almeno 64 morti asfissiati. Sono invece 14 i sopravvissuti. Sono tutti migranti irregolari, probabilmente provenienti dall’Etiopia. Il Mozambico è una delle tappe dei migranti che vogliono entrare in Sudafrica per cercare una vita migliore.

Sandro Pintus
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.