Kenya, coronavirus e fakenews: arrestato 23enne. Rischia 10 anni di galera e 43mila euro

“Il governo ci ha mentito… la signora si chiama Millicent Musau ed è arrivata ieri da Roma a bordo di questo aereo…”. Per questo tweet, con false informazioni sul contagio da Coronavirus, il ragazzo rischia grosso

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 18 marzo 2020

Elijah Kitonyo, studente ventitreenne kenyota, aspirante blogger e influencer, l’ha fatta grossa: per una fakenews riguardante il contagio da Coronavirus si è messo nei guai. Ma di quelli talmente grossi che la sua ignoranza non gli permette nemmeno di immaginare. Tutto a causa di un tweet, divenuto virale, postato sul social network del quale si ricorderà per tutta la vita.

Il tweet incriminato sul contagio da coronavirus
Il tweet incriminato sul contagio da Coronavirus in Kenya

Il tweet incriminato sul contagio da Coronavirus

“Il governo ci ha mentito… la signora si chiama Millicent Musau ed è arrivata ieri da Roma a bordo di questo aereo. Io sono dello staff KQ (Kenya Airways ndr) e so cosa è successo. Ragazzi, ci stanno mentendo”. Questo aveva scritto il giovane, venerdì 13 scorso, pubblicando la foto di un aereo della compagnia di bandiera.

Il riferimento riguarda una donna sbarcata il giorno precedente. Aveva viaggiato dagli Stati Uniti in Kenya con scalo a Londra e il governo keniano aveva confermato il primo caso di Covit-19 nel Paese. Il primo sbaglio, probabilmente per arroganza mista a ingenuità,  è stato accusare il governo, cosa che non è certamente a suo favore. E poi le falsità del tweet e chissà se anche il “venerdì 13” ha influito, visto che per i Paesi anglofoni è considerato numero sfortunato.

Elijah Coronavirus Covit-19
Elijah Kitonyo, studente ventitreenne kenyota, arrestato per fakenews riguardanti il Coronavirus

Due giorni dopo la pubblicazione del post, Elijah è stato arrestato a Mwingi, cittadina di 15mila abitanti a 170km a est di Nairobi. La conferma dell’arresto, con un tweet diviso in quattro parti, è confermata sul profilo twitter del ragazzo dalla Direzione per le Investigazioni Criminali (DCI). Come dire: ”chi di spada ferisce…”

Le motivazioni dell’arresto

“È stato arrestato per aver pubblicato informazioni fuorvianti e allarmanti sul Coronavirus” – si legge del messaggio della DCI. “È accusato di aver pubblicato informazioni false atte a causare panico in contrasto con l’art. 23 del Computer Misuse and Cyber Crimes Act del 2018.

Nel testo, la Direzione esorta gli utenti dei social ad essere responsabili su ciò che pubblicano. Ma soprattutto ad evitare scrivere e condividere informazioni non confermate che possono causare panico e ansia.

“Chi pubblica consapevolmente, stampa o divulga informazioni false che provocano panico, caos o violenza tra i cittadini della Repubblica commette un reato” – spiega ancora la DCI. “Sarà punito con un’ammenda fino a cinque milioni di scellini o con la reclusione per un periodo fino a dieci anni o ad entrambi.

Insomma, per la sua spavalderia e ignoranza della legge, Elijah Kitonyo rischia di pagare oltre 43mila euro e, se gli va male, anche dieci anni di galera. Sicuramente farà molta più attenzione prima di postare qualcosa sui social per farsi bello con gli amici con un pugno di like in più.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

 

Pericolo coronavirus, Comando USA Africom annulla esercitazione nel Golfo di Guinea

Coronavirus: Italia bloccata ma i voli con l’Iran continuano ostinatamente

Nessuno ferma i voli Milano-Rimini-Teheran e l’Iran è il secondo focolaio del virus al mondo

Dalla Cina all’Iran e poi in Siria: il coronavirus ha seguito i trafficanti d’armi

Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.