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Vertiginoso aumento di casi di Covid-19 in Africa: morto prete italiano

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
22 luglio 2020

Aggiornamento 23 luglio 2020 ore 13.00
E’ morto un altro italiano per coronavirus in Madagascar. A Antsofinondry, nel distretto di Namehana, a nord della capitale Antananarivo, è deceduto Don Luigi Piotto, dell’Opera di Don Orione, 65 anni, da 28 anni missionario in Madagascar.

Don Luigi Piotto, dell’Opera di Don Orione in Madagascar

La pandemia non ha bussato alla porta di nessuna nazione al mondo. E’ penetrata di prepotenza in ogni dove, in ogni angolo della Terra. E anche in Africa nessun Paese è stato risparmiato dal terribile virus.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso grande preoccupazione per la diffusione della malattia nel continente nero, dove Africa Centres for Disease Control and Prevention denunciano 749.500 casi, 15.726 decessi e 409.068 guarigioni. Tra coloro che non sono sopravvissuti all’infezione ci sono anche personaggi illustri, come Jacques Joachim Yhombi-Opango, ex presidente della Repubblica del Congo e l’ex primo ministro somalo e ex ambasciatore del suo Paese in Italia, Nur Hassan Hussein.

Gli esperti sono in stato di massima allerta: il già vulnerabile e fragile sistema sanitario di molti Stati africani non potrà far fronte all’emergenza Covid-19 e temono un escalation a livelli biblici della patologia.

Il Paese maggiormente colpito – il quinto su scala mondiale – è il Sudafrica con 381.798 persone infette e 5.368 morti dall’inizio della pandemia. Lunedì poi anche due membri del governo, Thembelani Nxesi, capo del dicastero per Impiego e Lavoro, e Gwede Mantashe, ministro delle Risorse Minerarie sono stati ricoverati per Covid-19.

Dal 13 luglio il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha nuovamente vietato la vendita di alcolici per ridurre il numero di pazienti traumatizzati, in quanto i posti letto degli ospedali servono in primis per i contagiati dal virus. Lo stesso giorno è stato introdotto il coprifuoco a livello nazionale dalle 21.00 alle 04.00. Ramaphosa, in una lettera alla nazione, ha sottolineato: “Non possiamo fermare la tempesta Covid-19, ma possiamo limitare gli effetti e i danni sulle nostre vite”.

Nuova acconciatura per sfidare Covid-19

Intanto nel Paese mancano oltre 12.000 operatori sanitari, i posti letto nelle terapie intensive sono insufficienti, mancano kit per effettuare i test.

Gran parte della popolazione non ha accolto di buon grado le nuove misure introdotte da Pretoria. Il recente lockdown ha messo in ginocchio l’economia, i parchi nazionali sono vuoti, Covid-19 ha bloccato anche il turismo.

Anche in Madagascar la situazione è drammatica. Il ministro della Sanità, Ahmad Ahmad, ha chiesto aiuto alla comunità internazionale; il materiale sanitario è più che carente, gli ospedali sono strapieni. Ma la presidenza non ha gradito l’appello di Ahmad. Lalatiana Andriatongarivo, portavoce del governo e ministro della Comunicazione e Cultura, in un comunicato ha fatto sapere che il governo non ha avvallato le richieste del collega.

La tanto elogiata e pubblicizzata bibita Covid-Organics a base di artemisia annua non è riuscita a frenare l’espandersi del micidiale virus. L’intruglio miracoloso era stato distribuito gratuitamente nelle scuole e anche alla popolazione in alcune zone dell’Isola.

Padre Albano Passarotto, deceduto in Madagascar

I contagi aumentano di giorno in giorno. A tutt’oggi sono 7.163, i morti 62, tra questi anche un religioso italiano di 80 anni, il vincenziano padre Albano Passarotto, da 54 nello Stato insulare. Il religioso è deceduto ieri nella capitale Antananarivo; era molto amato in tutto il Paese. Negli ultimi anni era attivo nel sud, a Tolagnaro, dove gestiva una scuola per 1.400 ragazzi delle fasce più povere. In passato aveva fondato il seminario nella capitale, aperto asili per orfani e tanto altro ancora.

Il Kenya registra 14.805 casi, 6.757 guarigioni e 260 decessi. Il governo ha messo in lockdown alcune contee, compreso la capitale Nairobi e ha imposto un coprifuoco notturno in tutto il territorio nazionale per arginare il contagio da Covid-19. Mentre le scuole resteranno chiuse fino alla fine del 2020, chiese e moschee sono state riaperte con restrizioni per quante concerne la presenza dei fedeli. Ma è proprio nella capitale keniota dove il micidiale virus è esploso più che altrove nella ex colonia britannica, infatti il 50 per cento dei contagi sono stati segnalati a Nairobi.

Malgrado l’aumento dei contagi, la scorsa settimana sono stati ripristinati sporadici voli interni, ovviamente con le dovute precauzioni. I passeggeri sono stati costretti a indossare la mascherina durante tutta la durata del tragitto. Il Kenya è il Paese del Corno d’Africa più colpito dalla pandemia.

Lo Zimbabwe ha imposto con oggi un coprifuoco notturno e ha inasprito le misure in atto volte a arginare l’espandersi del virus. Il Paese ha confermato 1.611 contagi e 25 decessi. L’opposizione ha contestato le nuove restrizioni e ha specificato che le norme sono state ordinate per annullare alcune manifestazioni messe in calendario per la prossima settimana per protestare contro la dilagante corruzione e la cattiva amministrazione del governo.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

#Coronavirus Zimbabwe: arresti, sparizioni extragiudiziali, torture

Kenya, scienziati: per eliminare le locuste, portarle al cannibalismo o mangiarle col kebab

Tedeschi e sudafricani aprono una fabbrica d’armi in Arabia Saudita, rischio Al Qaeda

Il presidente del Madagascar:”Le nostre piante guariranno il mondo dal Covid-19″

Malawi condanne da 11 anni a 18 mesi per trafficanti cinesi di avorio

Speciale per Afeica ExPress
Cornelia I. Toelgyes
21 luglio 2020

I giudici del Tribunale di Lilongwe, la capitale del Malawi, hanno inflitto pene severe a nove membri di una organizzazione criminale implicata nel traffico di specie animali protette.

Nel 2019 sono stati arrestati 14 componenti della banda, grazie a un intervento congiunto della polizia e del Dipartimento della fauna selvatica, ufficio che dipende dal ministero delle Risorse Natuarli. E ieri sono piovute le prime condanne per nove criminali, che complessivamente dovranno scontare oltre 56 anni di galera.

Rinoceronti in Malawi

Per catturare Yunhua Lin, considerato il cervello della banda, ci sono voluti ben tre mesi, una vera caccia all’uomo. Lunedì la Corte gli ha inflitto una pena detentiva di ben 11 anni, altrettanti a sua moglie, Quin Hua Zhang, perchè ritenuti colpevoli di possesso illegale di un corno di rinoceronte e di un fucile.

Altri due cinesi sono stati condannati a sette anni di prigione; entrambi per detenzione illecita di corna di rinoceronte, mentre tre loro connazionali dovranno scontare un anno in meno, perché trovati in possesso “solo” di scaglie di pangolino e per lavorazione su avorio.

I due malawiani, anche loro componenti della banda, se la sono cavata con un anno e mezzo di galera perchè nelle loro abitazioni sono stati trovati denti di ippopotamo e dell’avorio.

Ivory recovered from poachersThe locks on the door of a secret strong room where Malawi has stored recovered Ivory.© Picture by Mark Kehoe January 2017mark.kehoe@btinternet.com 0044 7831 524 096

Secondo il Dipartimento della fauna selvatica, pare che l’organizzazione svolgesse la loro attività da almeno dieci anni. E Brighton Kumchedwa, direttore dell’ufficio, dopo la lettura delle sentenze ha esultato: “E’ una grande vittoria per il Malawi. Il mio Paese non è un terreno di gioco per criminali della natura”.

Malgrado sia vietato il traffico di avorio, i bracconieri sono ancora molto attivi in tutto il continente africano. La Cina è il Paese maggiormente interessato alle zanne d’elefante. E, secondo il World Wide Fund for Nature, attualmente ci sono poco più di quattrocentoquindicimila pachidermi in Africa.

zanne di elefante sequestrate in Uganda

Le pene riservate ai bracconieri e ai trafficanti sono diventate molto severe in quasi tutti gli Stati africani.

Yang Fenglan, una signora cinese soprannominata “regina dell’avorio”, rea del contrabbando di settecento zanne di elefante, è stata condannata a quindici anni di carcere da un tribunale della Tanzania.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Malawi, lottava contro i bracconieri: militare britannico ucciso da un elefante

Uganda: caccia a 18 vietnamiti per contrabbando di avorio e scaglie di pangolino

Isis minaccia il Sudafrica: “Se aiutate il Mozambico veniamo da voi”

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 20 luglio 2020

“Se i crociati ritengono che il loro sostegno al governo miscredente in Mozambico proteggerà i loro investimenti si sbagliano. Saranno degli illusi e i soldati del Califfato li spingeranno fuori dai giacimenti di gas”. Sono pesanti le parole di un proclama scritto su al-Naba, voce dell’ISIS, tradotto in inglese in un editoriale di Aymenn Jawad Al-Tamini sul suo blog. Parte del testo viene ripreso nella newsletter Mozambique News Reports & Clippings, da Joseph Hanlon esperto di Africa Australe, docente alla Open University (Regno Unito). Ed è stato fatto circolare in Mozambico e in occidente.

Parte della pagina con il proclama di al-Naba, organo di propaganda ISIS
Parte della pagina con il proclama di al-Naba, organo di propaganda ISIS

I jihadisti vogliono l’Eldorado del Rovuma

Appare quindi chiara la motivazione degli attacchi di Al Sunnah Wa-Jama (ASWJ) a Cabo Delgado: al sedicente Stato islamico interessa l’Eldorado del Bacino del Rovuma. Giacimenti di gas naturale tra i più grandi del continente africano nel quale ENI, ExxonMobil e Total hanno investito 47 miliardi di euro. Eni ha programmato l’inizio della produzione per il 2022 con un liquidatore galleggiante, il Coral South Flng, da 3,4 milioni di tonnellate l’anno. Total dovrebbe iniziare la produzione nel 2024. Mentre ExxonMobil, vista la difficile situazione tra attacchi jihadisti e Covid-19, ha tagliato del 30 per cento gli investimenti 2020.

La minaccia del califfato

L’ISIS nel suo organo di propaganda ha “avvertito” il Sudafrica di non intervenire militarmente in Mozambico, un monito che è una pesante minaccia. “Se il Sudafrica dovesse intervenire a Cabo Delgado potrebbe esserci la reazione dello Stato islamico ed aprire un fronte di combattimento all’interno dei suoi confini”. Con la pandemia da Covid-19 in atto, che al momento in cui scriviamo, conta 324 mila contagi e quasi 4.700 decessi, il costo per il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa potrebbe essere pesante.

I corpi speciali sudafricani sono già in Mozambico

In realtà i militari sudafricani in Mozambico pare che siano già presenti, presumibilmente sono marines della Maritime Reaction Squadron. Sempre Hanlon, nella sua newsletter cita un breve articolo pubblicato dalla testata sudafricana News24 sulla presenza militare dell’ex colonia britannica. Kobus Marais, ministro ombra dello Sviluppo economico nell’Alleanza Democratica (DA), partito all’opposizione, ha fatto un’interrogazione al Parlamento sudafricano.

“Conosciamo la minaccia dell’ISIS e, allo stato attuale, sappiamo di avere soldati in Mozambico”,  ha affermato il parlamentare DA. Ha poi chiesto informazioni sul badget stanziato senza ottenere risposta e supponendo che il governo ne discuterà in riunioni a porte chiuse.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

Mozambico, violenza jihadista: 1300 morti e 250mila sfollati, e l’esercito chiede il pizzo

Giacimenti di gas nel nord del Mozambico sono una bomba ecologica a tempo

Covid-19, terrorismo e gas in Mozambico, ExxonMobil taglia investimenti del 30 %

Mozambico: chiamata alle armi anti-jihadista, ExxonMobil e Total chiedono più militari

 

Mozambico, contrabbando di rubini e avorio dietro i capi jihadisti di Cabo Delgado

Gas Mozambico, ENI assembla il liquidatore galleggiante: nel 2022 inizierà a produrre

Mozambico, weekend di terrore: morti e feriti per attacco jihadista a impianti gas

Oltre ai jihadisti, epidemia di colera nel Nord del Mozambico: almeno 20 morti

Mozambico, 150mila sfollati per violenze jihadiste al Nord, Nyusi chiede aiuto

Pirateria: il Golfo di Guinea è il tratto di mare più pericoloso del mondo; sequestrati 13 marinai

Africa ExPress
20 luglio 2020

Ci risiamo. A largo delle coste del Benin, nel Golfo di Guinea, è stata attaccata nuovamente una nave dai pirati e 13 dei 19 uomini dell’equipaggio, russi e ucraini, sono stati sequestrati dai criminali del mare.

La MV Curacao Trader (numero IMO 9340908),una petroliera a doppio scafo, battente bandiera liberiana, era partita da Lomé, Togo, quando è stata assalita dai malviventi a ben 350 chilometri al largo delle coste del Benin. La nave si trova attualmente nel porto di Cotonou, la città più popolosa della ex colonia francese, nella parte sud-orientale del Paese, tra l’Oceano Atlantico e il lago Nokoué.

Petroliera attaccata dai pirati nel Golfo di Guinea

L’armatore, la Alison Management Corp. con sede a Kifisia, a pochi passi da Atene, Grecia, ha fatto sapere che una nave refeer (cargo frigorifero) è stata inviata immediatamente sul punto del sequestro, per assistere l’equipaggio ancora sul natante. La compagnia ha inoltre specificato che metterà in campo tutti mezzi possibili pur di liberare i marinai.

L’abbordaggio di questo fine settimana è l’incidente più grave verificatosi quest’anno. E’ la prima volta che i pirati attaccano una nave a una tale distanza dalle coste. Secondo gli esperti ciò sta a indicare che questi criminali dispongono ora di nuovi mezzi operativi per i loro interventi di pirateria.

Il Golfo di Guinea

Sequestri a scopo di estorsione sono diventati una piaga nel Golfo di Guinea. I pirati, sono estremamente ben equipaggiati, armati fino ai denti e rinomati per la loro aggressività e brutalità.

Dall’inizio dell’anno sono stati sequestrati almeno 80 marinai a largo della Nigeria, Benin e Gabon. E secondo il direttore dell’Ufficio Marittimo Internazionale (BMI), il 90 per cento dei rapimenti in mare avviene nel Golfo di Guinea, ritenuto ormai il tratto di mare più pericoloso al mondo. Gli sfortunati marinai rischiano di restare nelle mani dei loro aguzzini anche diverse settimane, fino al pagamento del riscatto da parte dell’armatore.

Africa ExPress
@africexp

Mercantile svizzero attaccato da pirati in Nigeria

Mali: l’opposizione insiste e chiede le dimissioni immediate del presidente

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
20 luglio 2020

Una delegazione della CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale), in missione a Bamako, la capitale del Mali, per affrontare e cercare di risolvere la grave crisi che sta attraversando la ex colonia francese, ha rivolto alcune proposte alle parti in causa: il presidente Ibrahim Boubacar Keïta e il Movimento 5 giugno, che raggruppa membri della società civile e partiti dell’opposizione e religiosi, in particolare il Coordinamento CMAS, guidato dall’imam Mahmoud Dicko.

Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria, capo delegazione CEDEAO in Mali

In veste di capo della missione della CEDEAO, Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria, durante una conferenza stampa che si è tenuta nella capitale maliana ieri pomeriggio, ha presentato le proposte dell’Organizzazione economica regionale. I suggerimenti non sono stati accolti dagli oppositori, che insistono nel chiedere le dimissioni immediate del presidente Keïta.

Secondo i membri della delegazione della CEDEAO, le difficoltà attuali del Paese sono legati a problemi di governance. Quindi per uscire dalla crisi hanno proposto tre punti essenziali:

– Ricostituire quanto prima la la Corte Costituzionale, affinché possa pronunciarsi una volta per tutte sui risultati delle contestate elezioni legislative dello scorso aprile.

– La formazione di un governo di unità nazionale.

La delegazione è contraria alle dimissioni dell’attuale primo ministro Boubou Cissé, suggerisce invece una quota di ministeri per tutte le parti in causa: 50 per cento per il partito al potere, il 30 per cento per l’opposizione e il restante 20 per cento per la società civile. La CEDEAO ha sottolineato che il governo ha come priorità assoluta l’applicazione del trattato di pace di Algeri, siglato nel lontano 2015 e la governance.

La delegazione ha inoltre raccomandato l’apertura di un’inchiesta per accertare le responsabilità delle violenze durante la manifestazione della scorsa settimana, in particolare è necessario individuare chi ha sparato contro i dimostranti e chi ha distrutto e saccheggiato gli edifici pubblici.

Manifestanti chiedono le dimissioni del presidente maliano Keita

Gli esperti della CEDEAO sperano che i vari punti suggeriti possano essere messi in atto entro il 31 luglio 2020, affinché il Paese possa uscire quanto prima dalla crisi. Difficile passare ai fatti, in quanto l’opposizione non ha ottenuto le dimissioni del presidente, come richieste con insistenza durante le manifestazioni.

Jean-Claude Kassi Brou, presidente dell’Organizzazione economica è comunque fiducioso e ottimista, assicurando che le porte del dialogo restano sempre aperte.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Firmato l’accordo di pace in Mali anche dai ribelli a maggioranza tuareg

Dura repressione in Mali: la condanna dell’ONU e dell’Unione Africana

Terroristi in azione in Mali: scontri, agguati e bombe situazione sempre più difficile

Dura repressione in Mali: la condanna dell’ONU e dell’Unione Africana

Yemen, tempesta perfetta per la catastrofe: guerra, morte, fame, Covid-19 e migranti

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
19 luglio 2020

La guerra imperversa ancora nello Yemen. Si continua a morire di bombe, coronavirus, fame e la tempesta perfetta si sta abbattendo su questo Paese in ginocchio da anni di conflitti.

Un nuovo raid aereo – il terzo dal mese di giugno – perpetrato dalla coalizione guidata dai sauditi contro i ribelli huti, si è abbattuto mercoledì scorso sulla provincia di al-Jawf,nel nord dello Yemen. Le bombe hanno colpito abitazioni civili, uccidendo almeno 11 persone, tra queste anche 2 bambini, uno di pochi mesi, morte all’ospedale dalle ferite riportate.

Bambini, vittime della guerra in Yemen

Recentemente i ribelli hanno intensificato le offensive con lanci di missili, attacchi con droni, nonchè interventi militari terrestri per colpire alcune città saudite di frontiera e ovviamente il regno wahabita ha risposto alle aggressioni con raid aerei, mietendo vittime tra la popolazione civile.

Eppure solo un mese fa l’ONU ha cancellato la coalizione a guida saudita dalla lista nera degli Stati responsabili di uccisioni e ferimenti di minori. Lo scorso anno Riad e i suoi alleati sono stati responsabili della morte o del ferimento di almeno 222 bambini, mentre gli huti (appoggiati da Iran e dagli Hezbollah) hanno causato oltre 300 vittime tra i minori e le forze alleate del governo yemenita, riconosciuto dalle Nazioni Unite, sono state ritenute colpevoli del decesso di 96 minorenni. Huti e fiancheggiatori del governo non sono stati rimossi dalla “black list” del Palazzo di Vetro.

Etiopia: appello per il rilascio immediato del giornalista keniota Yassin Yuma

Africa ExPress
18 luglio 2020

Riceviamo da Foreign Correspondents’ Association East Africa un appello urgente per il rilascio del giornalista keniota Yassin Yuma, detenuto dal 3 luglio 2020 in Etiopia. Dal momento del suo arresto non è mai stato sentito da un magistrato. Potete seguire il suo caso anche su Facebook e twitter.

Kenyan journalist Yassin Juma has been detained in Ethiopia for nearly two weeks, ever since 3rd July, and has not been publicly produced in court, as far as we know. We feel it is time to bring more attention to this.
Starting tomorrow (Friday) morning at around 10am EAT, FCAEA will start Tweeting, and posting on Facebook, every day, calling on the Ethiopian government to either release him or otherwise provide information as to what he has been charged with and where he is being held. We will be tagging relevant people.
Please retweet and share the posts, and join in the online campaign in any way you can.

FCAEA Facebook public page: https://www.facebook.com/fcaeastafrica
FCAEA Twitter: https://twitter.com/FCAEA
Thanks for your support!

Africa ExPress
@africexp

In Etiopia la repressione colpisce gli oromo: almeno dieci morti e venti feriti

Assassinati 4 funzionari in Etiopia: scoppiano scontri etnici 44 morti e 70 mila sfollati

Nigeria: violentata, picchiata, umiliata Funke, campionessa gigante di pingpong

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Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
17 luglio 2020

“Gli uomini non cambiano…Ti uccidono. Amore, gli uomini che cambiano sono quasi un ideale che non c’è”. Chissà se la nigeriana Olufunke “Funke” Oshonaike conosce le canzoni di Mia Martini. E’ probabile, perché nei primi anni ’90 ha vissuto in Italia, dove è decollata la sua strepitosa carriera di campionessa di tennis da tavola.

Di certo Olufunke ”Funke” Oshonbaike, 45 anni, la prima donna africana a partecipare ai Giochi Olimpici per la settima volta, conosce bene la violenza sulle donne.

Olufunke “Funke” Oshonaike, campionessa tennistavoloLa ha provata su sé stessa. “Sono stata violentata, picchiata, derubata dei miei guadagni, ridotta in schiavitù da un uomo più grande di me di 10 anni”, è la testimonianza riportata nei giorni scorsi dalla BBC.

In realtà la campionessa già dal 2018 ha denunciato su Facebook e in molte interviste “di aver subito abusi sessuali per tre anni da parte di un amico di cui mi fidavo. Avevo 19 anni, ero ingenua; piena di lividi andavo all’università di Lagos, città dove sono nata a Akeju street, del distretto di Shomolu, e non sapevo come giustificarli. Ero come ipnotizzata. Sono una sopravvissuta, fortunata a essere viva. Ero paralizzata, impotente, col mio corpo che grondava sangue. Non sapevo che quello fosse stupro, so solo che mi sentivo sporca”.

Cantava Mia Martini: “Donna come l’acqua di mare, chi si bagna vuole anche il sole – chi la vuole per una notte – c’è chi invece la prende a botte”.

Olufunke “Funke” Oshonaike, campionessa nigeriana di pingpong

L’incubo per Funke non si è mai dissolto. Anzi, si è materializzato nuovamente dopo la sconvolgente vicenda della sua connazionale Uwaila Vera Omozua, 22 anni. Uwaila era una studentessa di microbiologia all’università di Benin City, ma frequentava anche un corso di teologia nella locale parrocchia della Chiesa Cristiana Redenta. Proprio lì dentro, alla fine di maggio, è stata trovata senza vita, assassinata con un estintore, in una pozza di sangue, seminuda, vittima di “un disumano attacco sessuale”, ha dichiarato la polizia.

Funke ha avuto la forza di ricordare il suo dramma da vera donna, madre (di 2 figli) e campionessa senza età: andrà a Tokio, il prossimo anno, dopo Atlanta, Sidney, Atene, Pechino, Londra, Rio de Janeiro. Poi si ritirerà dalle competizioni ma seguirà ad aiutare le giovani generazioni grazie alla Fondazione da lei creata. Soprattutto però continuerà a battersi “per la dignità della donna e l’eguaglianza di genere, obiettivi non facili in Nigeria. Odio la parola stupro, ho odiato il sesso e gli uomini per anni, dopo quello che ho subito. Ne parlo con le ragazze che si rivolgono a me e sto notando dei cambiamenti”.

Donna, madre, campionessa: una roccia che non si sgretola. Violata, picchiata, derubata, ma indistruttibile.

Come donna ha sofferto tanto, oltre alla violenza fisica. “Il giorno prima di partire per le olimpiadi di Sidney ho trovato il mio fidanzato a letto con un’altra ragazza. Sono partita, ho pianto per tutto il viaggio, ma non mi sono arresa. Anni dopo, a 3 mesi dal matrimonio, il mio futuro sposo è tornato in Nigeria per le ferie ed è stato abbattuto a colpi di pistola durante una rapina. Vivevo in Germania, dove mi ero stabilita dopo 4 anni trascorsi in Italia (dal 1990 al 1994, ndr), periodo purtroppo non proprio felice per problemi di razzismo. Ho pianto il mio amore per due anni, ma non ho mollato. Lo scorso anno sono stata operata due volte, ad Amburgo, sono caduta in una depressione profondissima, ho pianto per giorni e giorni ma con l’aiuto di Dio ce l’ho fatta ancora una volta”.

Madre affettuosa: “Mentre aspettavo un figlio ho anche vinto un campionato africano. Il mio primo bambino è nato nel 2003, lo stesso anno ho preso parte agli All African Games e per la Nigeria ho conquistato 4 medaglie d’oro. Il bambino aveva 6 mesi. Le mie creature mi hanno ripagato di tutto. Non mi sono mai arresa. Ho la fortuna di avere trovato un marito intelligente, comprensibile e magari un po’ geloso. Eh sì, perché nonostante i miei 40 anni suonati, noto che gli uomini continuano a gettare qualche sguardo su di me….”.

Campionessa immarcescibile: “Una volta, a Lagos, volevano accoltellarmi perché avevo sconfitto la mia arcirivale e superfavorita Biola Odumosu. Altre volte tanti mi dicono, anche con tono minaccioso: “ma perchè non ti ritiri e lasci spazio ai giovani?” Rispondo che alla Nigeria ho dato tanto e ricevuto poco. Ho speso anche dei soldi miei per il mio Paese, che ho rappresentato da quando avevo 14 anni e di cui sono stata portabandiera alle Olimpiadi del 2016. E dico: finchè posso onorare la Nigeria, nonostante nello sport ci siano tante cose che non vanno, io ci sarò.  E a chi cerca di scoraggiarmi replico: le vostre critiche per me sono stimoli. E a Tokio ci sarò. Per la Nigeria, per me e per le donne. Provengo da origini umili: ho cominciato a usare la racchetta per strada sopra i pozzi delle fogne, in casa (eravamo 10 figli) usavo il tavolo da cucina. La vita è stata dure con me, ma mi ha reso più forte. Per questo dico alle donne: non arrendersi mai”.

Canterebbe ancora Mia Martini: “Gli uomini che nascono – sono figli delle donne – ma non sono come noi”.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

Mozambico, violenza jihadista: 1300 morti e 250mila sfollati, e l’esercito chiede il pizzo

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 17 luglio 2020

Duecentomila sfollati negli ultimi 16 mesi. Sono aumentati di cinque volte: dai 43 mila di febbraio 2019 ai 250 mila di giugno 2020. A Cabo Delgado, provincia che confina con la Tanzania, centinaia di migliaia di donne, bambini, vecchi e uomini hanno perso tutto. La causa è la destabilizzazione dell’area per gli attacchi jihadisti di Al Sunnah Wa-Jama (ASWJ) chiamati dalla popolazione al Shebab.

Mappa UNOCHA sugli sfollati sfollati a Cabo Delgado
Mappa UNOCHA sugli sfollati a Cabo Delgado (Courtesy: UNOCHA)

Covid-19, colera, fame, violenza e distruzione a Cabo Delgado

Secondo dati del Programma ONU per lo Sviluppo (UNOCHA), dall’ottobre 2017, inizio degli attacchi jihadisti, ci sono stati oltre 1300 morti. Trecentodiecimila persone vivono sotto grave insicurezza alimentare e 54 mila bambini soffrono di malnutrizione acuta.

Mappa UNOCHA con dati del terrorismo a Cabo Delgado
Mappa UNOCHA con dati del terrorismo a Cabo Delgado (Courtesy: UNOCHA)

Tra gennaio e giugno 2020, secondo ACLED, sono stati segnalati almeno 195 azioni violente con la distruzione di 107 scuole. L’area è quella maggiormente colpita dal Coronavirus con 286 casi, vari focolai di colera con oltre 1.200 contagi e una ventina di morti. I distretti più attaccati della provincia di Cabo Delgado sono, Mocimboa da Praia, Nangade, Muidumbe, Macomia, Quissanga e Palma, area dei giacimenti di gas ENI.

Almeno cento morti nell’ultimo attacco jihadista

Per Pinnacle News il numero dei morti dell’occupazione jihadista della città di Mocimboa da Praia del 27 giugno è un centinaio. Carta de Moçambique conferma anche il decesso del comandante Horacio Charles, ufficiale di coordinamento tra le Forze di sicurezza (FDS) e le imprese straniere. I terroristi hanno distrutto l’ospedale, la scuola secondaria, la chiesa cattolica, negozi e case.

Mappa ACLED con scontri armati e attacchi jihadisti a Cabo Delgado (Courtesy ACLED)
Mappa ACLED con scontri armati e attacchi jihadisti a Cabo Delgado (Courtesy ACLED)

I militari mozambicani chiedono il pizzo agli sfollati e rubano nelle abitazioni

Arrivano denunce contro le Forze di difesa mozambicane che operano a Cabo Delgado accusate di violenze sulla popolazione. Gli sfollati, in fuga dagli scontri tra jihadisti ed esercito, evitano di incontrare i soldati perché per passare chiedono 200 meticais (2,70 euro). L’equivalente di due giorni di lavoro. Lo ha denunciato il giornale online Carta de Moçambique che conferma anche il furto di oggetti nelle case abbandonate.

Sfollati a Cabo Delgado
Sfollati a Cabo Delgado

Un militare in uniforme dell’esercito mozambicano, secondo il giornale, è stato visto prendere da una casa di Mocimboa da Praia un televisore con casse acustiche. I furti nelle abitazioni vengono giustificati dai militari dicendo che i residenti collaborano coi jihadisti, scrive il giornale. Davanti a questi fatti, secondo Carta, sulle responsabilità, c’è lo scaricabarile tra ministero della Difesa e Capo di stato maggiore.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Mozambico, weekend di terrore: morti e feriti per attacco jihadista a impianti gas

Oltre ai jihadisti, epidemia di colera nel Nord del Mozambico: almeno 20 morti

Mozambico, 150mila sfollati per violenze jihadiste al Nord, Nyusi chiede aiuto

 

 

Namibia: rapinato e assassinato imprenditore italiano nella capitale Windhoek

Africa ExPress
16 luglio 2020

Un nostro connazionale, Daniele Ferrari, un imprenditore 52enne residente da anni in Namibia, è stato brutalmente ammazzato da due sconosciuti mentre stava portando a passeggio i suoi cani lungo l’Avis Dam di Windhoeck, luogo incantevole, specie al tramonto. Molti residenti della capitale namibiana scelgono questa meta per lasciare correre senza guinzaglio i loro amati amici a quattro zampe all’imbrunire.

Avis Dam, Windhoek, Namibia

Il portavoce della polizia locale, Kauna Shikwambi, si è detto convinto che il delitto si è consumato mentre veniva rapinato. Ferrari, originario di Castione della Presolana in provincia di Bergamo, è stato attaccato da due sconosciuti, che gli hanno inferto diverse ferite con un coltello, ma fatale è stata la profonda lacerazione provocatagli alla fronte con un machete.

Il fatto è accaduto alle 18.30 di martedì e, secondo quanto riportato da Shikwambi, sono stati feriti anche due testimoni, intervenuti per soccorrere Ferrari. I due sono stati trasporti in ospedale, le loro condizioni sono stabili.
I due sfortunati soccorritori hanno precisato che il nostro connazionali è stato attaccato da due persone che indossavano maglioni neri, fuggiti a piedi dopo aver portato via il cellulare Samsung al Ferrari.

Le indagini delle forze dell’ordine sono in corso e il portavoce ha chiesto la massima collaborazione alla popolazione per poter individuare i due criminali.

Daniele Ferrari, imprenditore italiano ucciso in Namibia

La Namibia è ricchissima di diamanti, che vengono estratti dalla NAMDEB Diamond Corp., una joint-venture tra il governo, l’Anglo American Plc (AAL) e la De Beers, la più grande compagnia di diamanti al mondo. E’ il quinto produttore di uranio. Ha molte miniere di zinco e oro, ma la caduta dei prezzi delle materie prime ha frenato severamente la crescita del Paese da ben due anni e Bank of Namibia prevede un terzo anno di forte recessione.

Qualche mese fa il Paese è stato inoltre colpito da grave siccità in diverse aree, con un impatto su una popolazione di 500mila persone, praticamente un quarto degli abitanti.

Africa ExPress
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Notizia in aggiornamento

Siccità in Namibia, stato di emergenza. Colpite 500mila persone