Malawi condanne da 11 anni a 18 mesi per trafficanti cinesi di avorio

Speciale per Afeica ExPress
Cornelia I. Toelgyes
21 luglio 2020

I giudici del Tribunale di Lilongwe, la capitale del Malawi, hanno inflitto pene severe a nove membri di una organizzazione criminale implicata nel traffico di specie animali protette.

Nel 2019 sono stati arrestati 14 componenti della banda, grazie a un intervento congiunto della polizia e del Dipartimento della fauna selvatica, ufficio che dipende dal ministero delle Risorse Natuarli. E ieri sono piovute le prime condanne per nove criminali, che complessivamente dovranno scontare oltre 56 anni di galera.

Rinoceronti in Malawi

Per catturare Yunhua Lin, considerato il cervello della banda, ci sono voluti ben tre mesi, una vera caccia all’uomo. Lunedì la Corte gli ha inflitto una pena detentiva di ben 11 anni, altrettanti a sua moglie, Quin Hua Zhang, perchè ritenuti colpevoli di possesso illegale di un corno di rinoceronte e di un fucile.

Altri due cinesi sono stati condannati a sette anni di prigione; entrambi per detenzione illecita di corna di rinoceronte, mentre tre loro connazionali dovranno scontare un anno in meno, perché trovati in possesso “solo” di scaglie di pangolino e per lavorazione su avorio.

I due malawiani, anche loro componenti della banda, se la sono cavata con un anno e mezzo di galera perchè nelle loro abitazioni sono stati trovati denti di ippopotamo e dell’avorio.

Ivory recovered from poachersThe locks on the door of a secret strong room where Malawi has stored recovered Ivory.© Picture by Mark Kehoe January 2017mark.kehoe@btinternet.com 0044 7831 524 096

Secondo il Dipartimento della fauna selvatica, pare che l’organizzazione svolgesse la loro attività da almeno dieci anni. E Brighton Kumchedwa, direttore dell’ufficio, dopo la lettura delle sentenze ha esultato: “E’ una grande vittoria per il Malawi. Il mio Paese non è un terreno di gioco per criminali della natura”.

Malgrado sia vietato il traffico di avorio, i bracconieri sono ancora molto attivi in tutto il continente africano. La Cina è il Paese maggiormente interessato alle zanne d’elefante. E, secondo il World Wide Fund for Nature, attualmente ci sono poco più di quattrocentoquindicimila pachidermi in Africa.

zanne di elefante sequestrate in Uganda

Le pene riservate ai bracconieri e ai trafficanti sono diventate molto severe in quasi tutti gli Stati africani.

Yang Fenglan, una signora cinese soprannominata “regina dell’avorio”, rea del contrabbando di settecento zanne di elefante, è stata condannata a quindici anni di carcere da un tribunale della Tanzania.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi