Il mercenario Dyck: “Fermiamo jihadismo in Mozambico o colpirà l’intera regione”

“Il massacro di Quissanga ha comportato la mutilazione dei corpi, il taglio degli arti e crediamo che gli aggressori abbiano mangiato alcune parti del corpo”

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 8 agosto 2020

“La posta in gioco è estremamente alta ma le forze di difesa del Mozambico sono impreparate e con risorse insufficienti. Dobbiamo muoverci rapidamente”. Lo ha detto il colonnello Lionel Dyck, responsabile del Dyck Advisory Group (DAG) in un’intervista di Hannes Wessels, pubblicata su ‘Africa Unautharised’. DAG sono i contractor che operano a Cabo Delgado contro i jihadisti di Al Sunnah wa-Jama affiancando l’esercito mozambicano.

Mutilazioni dei corpi e atti di cannibalismo

Alcune delle atrocità commesse sono diverse da qualsiasi cosa abbia mai visto prima. E ho visto molte guerre, in molti luoghi diversi” – continua il colonnello. “Il massacro che ha seguito l’attacco al posto di polizia di Quissanga ha comportato la mutilazione dei corpi, il taglio degli arti e crediamo che gli aggressori abbiano mangiato alcune parti del corpo”.

Lionel Dyck, 76 anni, con esperienza trentennale anche nelle Forze speciali dell’esercito zimbabwiano, conosce il Mozambico e l’Africa Australe e sa di cosa parla. “Nonostante la barbarie, questo nemico è organizzato, motivato e ben equipaggiato. Se non lo fermiamo, si diffonderà rapidamente a sud e sarà una catastrofe per l’intera regione”.

Dyck Advisory Group è presente a Cabo Delgado dal febbraio scorso. Ha sostituito i russi del Wagner Group nel nord del Mozambico. I mercenari russi erano a Cabo Delgado grazie agli accordi tra il presidente Filipe Nyusi e il suo omologo russo Vladimir Putin. Dopo varie perdite sul campo senza conoscere il territorio, i russi sono stati costretti a rinunciare alla missione contro i gruppi jihadisti di Al Sunnah.

Jihadisti armati con la bandiera dello Stato islamico davanti alla caserma di polizia di Quissanga
Jihadisti armati con la bandiera dello Stato islamico davanti alla caserma di polizia di Quissanga

DAG conosce bene il Mozambico

Il colonnello Dyck e la sua DAG, con sede in Sudafrica, sono una vecchia conoscenza di Nyusi. Durante la guerra civile in Mozambico hanno aiutato le Forze armate mozambicane contro i ribelli RENAMO guadagnando la fiducia del FRELIMO, il partito di Nyusi. Poi i contractor di Lionel Dyck, nel 2013, sono stati chiamati da Maputo per combattere il bracconaggio, sempre più diffuso nel sud del Paese.

Ora, con un contratto appena rinnovato per altri tre mesi, DAG continua la guerra che Maputo, dall’ottobre 2017, non riesce a fermare. E che è troppo vicina ai giacimenti di gas naturale (GNL-LNG) di ENI, ExxonMobil e Total. Lo fa dal cielo, con notevole successo anche se ha perso un elicottero Gazelle e un aereo leggero Bat Hawk.

Elicottero di fabbricazione francese Gazelle, utilizzato da DAG contro il terrorismo jihadista a Cabo Delgado

Negli ultimi mesi jihadisti più armati e meglio organizzati

Negli ultimi sei mesi la situazione a Cabo Delgado è notevolmente peggiorata: migliore organizzazione jhadista con aumento degli armamenti e intensità degli attacchi. L’ISIS vuole prendersi i giacimenti di gas e ha minacciato il Sudafrica di attacchi jihadisti nel suo territorio se interviene a Cabo Delgado.

Il Sudafrica ha preso molto sul serio le minacce dell’ISIS e tiene d’occhio aree di potenziale infiltrazione jihadista a casa propria. Nel frattempo le Forze armate sudafricane (SANDF) stanno scaldando i motori e attendono solo l’ordine da Pretoria per l’intervento nel Mozambico settentrionale. Se Nyusi lo dovesse richiedere ufficialmente.

Ma alla fine il grosso problema è uno solo: oggi le Forze armate mozambicane non sono in grado di vincere la guerra a Cabo Delgado. Nonostante Nyusi abbia chiesto aiuto ai Paesi vicini non sa quanto può fidarsi del Sudafrica. Secondo il sito ‘Africa Intelligence’, ci sono tensioni tra Maputo e Pretoria e il Mozambico non vuole condividere informazioni di intelligence su Cabo Delgado.

Sandro Pintus
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.