Mozambico, jihadisti massacrano 52 giovani che rifiutano di arruolarsi con loro

È stata la peggior carneficina da quando nell’ottobre 2017 è iniziata la violenza terrorista a Cabo Delgado

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 24 aprile 2020

Una violenza jihadista senza limiti quella presente a Cabo Delgado, estremo settentrione del Mozambico, 2.700km a nord della capitale, Maputo. Cinquantadue giovani ai quali era stato intimato di arruolarsi nella guerriglia sono stati barbaramente assassinatii.

Il peggior massacro da quando 30 mesi fa è iniziata la violenza jihadista a Cabo Delgado. È successo nel villaggio di Xitaxi, nel distretto di Muidumbe, lo scorso 8 aprile. La tragedia è stata confermata dal portavoce della Polizia (PRM) Orlando Modumane ma solo ora ci sono i dettagli della tragedia.

Jihadisti armati con la bandiera dello Stato islamico davanti alla caserma di polizia di Quissanga
Jihadisti armati, con la bandiera dello Stato islamico, davanti alla caserma di polizia di Quissanga

Modumane ha dichiarato all’agenzia portoghese LUSA che giovani hanno opposto resistenza provocando l’ira dei criminali. Come reazione al rifiuto, hanno sparato in modo indiscriminato e poi li hanno decapitati. L’orribile fatto di sangue è avvenuto il giorno successivo a due attacchi, a poche ore di distanza, nei villaggi di Tinga e di Litingina, poco distante da Xitaxi.

Lo scorso 23 marzo, un gruppo di jihadisti, via mare, ha attaccato nuovamente Mocímboa da Praia e Quissanga impedendo alla popolazione di fuggire. Si sono poi fatti fotografare davanti alla caserma occupata della polizia di Quissanga con la bandiera nera dello Stato islamico. Sull’attacco sta circolando un video, ripreso anche dall’emittente in lingua portoghese JP. Si vedono almeno una quindicina di uomini in uniforme militare con il viso coperto dalla kefiah. Alcuni imbracciano kalashnikov (AK47) e uno di loro ha un lanciagranate (RPG), carico, in spalla. Altri filmano con gli smartphone.

Vogliono lo stato islamico

Secondo lo speaker dell’emittente i tagliagole hanno parlato di fronte alla popolazione in lingua locale. Hanno detto di essere in guerra contro l’esercito mozambicane e contro alcuni dirigenti del Paese. Affermano che stanno difendendo l’islam, vogliono un governo islamico e non un governo di miscredenti.

Cinque attacchi in tre settimane – tre in due giorni – issando la bandiera dell’ISIS su edifici delle istituzioni, sono dimostrativi e simbolici. Azioni che intendono mostrare l’arroganza verso il potere centrale di Maputo e il tentativo di fare di Cabo Delgado un’area controllata dal terrorismo islamista.

L’indagine del presidente lo aveva rivelato

João Pereira, uno degli autori dell’indagine sui gruppi islamisti a Cabo Delgado, aveva avvisato che leader jihadisti vogliono destabilizzare la provincia. Chiamati dalla popolazione al Shebab, secondo l’investigazione di Pereira – voluta dal presidente Filipe Nyusi – si identificano come Ahlu Sunnah Wa-Jammá. L’indagine aveva rivelato che il Mozambico perde 30 milioni di dollari all’anno a causa del contrabbando rubini, avorio e legname pregiato organizzato dai terroristi. Ma circolano voci non confermate anche di traffico di eroina.

Il triangolo d’oro del contrabbando jihadista

Mappa di Cabo Delgado con triangolo delle ricchezza per il contrabbando jihadista (Courtesy GoogleMaps)
Mappa di Cabo Delgado con triangolo delle ricchezza per il contrabbando jihadista (Courtesy GoogleMaps)

Dal primo attacco jihadista dell’ottobre 2017, la situazione del prezioso triangolo Montepuez (rubini)/Niassa (avorio e legname)/Palma (giacimenti di gas) è peggiorata. A Cabo Delgado i gruppi islamisti sembrano meglio organizzati e più aggressivi e di polizia ed esercito che non riescono ad arginarli. Perfino i contractor russi hanno rinunciato dopo aver subito perdite.

Intanto ExxonMobil ha deciso di tagliare del 30 per cento il budget del 2020 del progetto  del gas naturale (LNG) al largo di Palma. Mentre, a febbraio scorso, ExxonMobil e Total oltre ai 500 presenti, hanno chiesto altri 300 militari a protezione del sito. Le due multinazionali petrolifere operano insieme a ENI nel megaimpianto di Palma e hanno pianificato l’inizio della produzione off-shore del Bacino del Rovuma per il 2022.

Per il momento, per Maputo non sembra facile fare una guerra che dista 2.700km dai centri del potere. Anche se è casa sua.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.