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Coronavirus: Italia bloccata ma i voli con l’Iran continuano ostinatamente

Dai Nostri Inviati Speciali
Massimo A. Alberizzi e Monica Mistretta
Nairobi, 15 marzo 2020

I voli Iran Air in Italia ed Europa non si sono fermati: le autorità iraniane, in piena emergenza Coronavirus, hanno vietato gli spostamenti tra una provincia e l’altra del Paese, ma non hanno fermato gli aerei che ogni giorno decollano per l’Italia e le capitali europee. Poche le notizie certe sull’epidemia da Covid-19 che ha colpito l’Iran, già strangolato dalle sanzioni americane. Ieri il presidente Hassan Rouhani si è incontrato con i suoi consiglieri e ha deciso un ulteriore giro di vite su stampa e informazione: tutto quello che esce sul Coronavirus in Iran dovrà essere tenuto sotto controllo per evitare che Teheran rimanga isolata per timore del contagio.

Da ieri Iran Air ha cominciato a fare scalo a Pescara: le autorità dell’aeroporto internazionale Pasquale Liberi fanno sapere che nel corso delle operazioni di rifornimento del carburante tutti i passeggeri resteranno a bordo. Nessun altro aeroporto europeo è disposto a sfidare le sanzioni statunitensi per rifornire i serbatoi della compagnia aerea nazionale iraniana e così i grossi Airbus diretti nelle città europee faranno scalo in Abruzzo.

Un Airbus A320 come quello atterrato a Pescara

Tre giorni fa ha chiuso l’aeroporto di Rimini, dove gli aerei di Iran Air avevano cominciato a fare la spola a gennaio, nei primi giorni dell’emergenza Coronavirus in Iran. In un articolo di qualche giorno fa, Africa ExPress aveva raccontato di questi curiosi via vai di aerei da e per la Repubblica Islamica. Adesso a Rimini, tra la città e la provincia, sono quasi 400 i pazienti positivi: non c’è nulla al momento che dimostri un legame tra gli scali della compagnia iraniana e l’alto tasso di contagiati. L’Istituto Superiore di Sanità ha precisato, però, che l’infezione da Covid-19 nel nostro Paese non sarebbe venuta dalla Cina e ha segnalato la presenza in Lombardia di una persona di nazionalità iraniana, presumibilmente infettata in Iran. Ma a questa notizia non ha avuto alcun seguito.

Anche l’aeroporto Pasquale Liberi di Pescara da ieri è chiuso come quello di Rimini, tranne per le emergenze: ma il rifornimento di carburante alla Iran Air andrà avanti per tutto il mese.

La scelta della città abruzzese resta senza spiegazione. Tra esercitazioni antiterrorismo e falsi allarmi bomba, la seconda metà del 2019 per Pescarsa è stata già piuttosto movimentata. Mancavano solo i voli della compagnia iraniana.

Tutto sembra iniziare il 28 maggio quando la polizia di Frontiera dell’aeroporto di Pescara esegue un’esercitazione simulando l’imbarco di tre passeggeri che cercano di eludere i controlli imbarcandosi su un volo. Poco più di tre mesi dopo, il 9 settembre, una voce anonima comunica al telefono: “Ci sono quattro ordigni nucleari pronti ad esplodere alla stazione di Pescara”. L’allarme è falso, ma l’intera linea ferroviaria di passaggio per la città viene bloccata per due ore. Arriviamo al 5 dicembre: alle 8.40 del mattino scatta una nuova esercitazione all’aeroporto. Circa 70 persone vengono coinvolte nella simulazione di un attacco con armi ed esplosivo.

E poi, ancora, arriviamo alla ormai celebre colonna militare sulla A14 Adriatica che ha sfilato alle 23.00 dell’11 marzo in piena emergenza Coronavirus. Non è chiaro se i tir con i carri armati fossero parte dell’esercitazione Nato Defender Europe 20 come riporta il quotidiano locale il Centro: poche ore prima l’esercito americano, infatti, aveva deciso di ridurre la portata delle manovre per evitare contagi e il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, aveva annunciato che l’Italia non avrebbe partecipato.

La tensione tra Europa e Stati Uniti è altissima: pochi giorni fa Brian Hook, rappresentante speciale Usa per l’Iran ha ricordato che, secondo i termini all’accordo sul nucleare iraniano, a ottobre scadrà l’embargo Onu per la vendita di armi convenzionali all’Iran. Cina, Europa e Russia, per le quali l’accordo è ancora in vigore, saranno libere di fornire armamenti a Teheran. L’America almeno su questo punto è compatta intorno a Trump: l’embargo Onu sulle armi all’Iran deve essere esteso. L’Europa glissa. L’Italia, con i suoi rifornimenti di carburante alla Iran Air, è in prima linea contro le sanzioni americane. Il gioco si fa sempre più pericoloso.

Massimo A. Alberizzi
Monica Mistretta
massimo.alberizzi@gmail.com
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Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

Dalla Cina all’Iran e poi in Siria: il coronavirus ha seguito i trafficanti d’armi

Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

Dal Congo al Sud America, la connection nucleare dell’Iran

No one stops Milan-Rimini-Tehran flights and Iran is the 2nd outbreak of Coronavirus in the world

 

Silvia Romano: il processo salta, gli inquirenti trasferiti, Italia assente, liberazione lontana

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Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Malindi, 14 marzo 2020

Il processo contro tre degli imputati per il rapimento di Silvia Romano, le cui due ultime udienze erano previste l’11 e il 12 marzo, sono “saltate”. La giudice, Julie Oseko non ci sarà per un mese. Vacanza, impegni di lavoro, questioni di salute? Non è dato sapere. Nessuno al palazzo di giustizia di Malindi sa dare una spiegazione.

Questi ritardi preoccupano e se sommati a altri passaggi inquietanti lasciano perplessi e confusi. Ai primi di febbraio è stata trasferita a altra sede, Nairobi, la rappresentante della pubblica accusa, Alice Mathagani, che si stava occupando puntigliosamente del caso. Qualche giorno fa anche l’investigatore della polizia che stava indagando sul rapimento di Silvia è stato allontanato: trasferito a Mombasa.

Tre colpi di scena sconcertanti, che gettano una pesante ombra sulla corretta gestione della inchiesta.

Alla sbarra avrebbero dovuto presentarsi Ibrahim Adhan Omar, Moses Luari Chende e Abdulla Gababa Wario. Il primo è latitante, il secondo è fuori di galera perché ha versato una cauzione, solo il terzo è dietro le sbarre. Non si sa bene che fine abbia fatto Ibrahim Adhan Omar. Di nazionalità somala un paio d’anni fa era riuscito a procurarsi un documento identità keniota corrompendo alcuni membri della commissione che deve valutare le richieste di cambio di nazionalità. Viene considerato l’organizzatore del ratto e colui che sa tutto e ha un quadro preciso di quanto è accaduto. Quando è stato arrestato in un villaggio vicino Garissa era in possesso di armi da fuoco.

Si fanno due ipotesi o che sia rifugiato in Somalia o – lo pensano alla polizia – che sia stato ucciso per impedirgli di parlare, svuotare i sacco e svelare i i veri motivi del rapimento. Già, perché l’investigatore che ora è stato spedito a Mombasa è convinto di una cosa: la banda che ha rapito la ragazza non voleva portarsi via una muzungu (bianca in swahili, ndr) ma cercava proprio Silvia Romano che quindi non era un obbiettivo dell’ultimo minuto ma un ratto meticolosamente organizzato nei minimi particolari.

Silvia Romano con il suo cucciolo Alma

Tra l’altro sia la procuratrice Alice che l’ex capo dell’inchiesta (di cui non svelo qui il nome per motivi di sicurezza) si erano opposti a concedere la liberà su cauzione ai tre accusati, proprio per evitare che scappassero portandosi via i loro segreti. Ma la decisione della giudice – che in un primo tempo aveva negato la libertà su cauzione poi concessa – ha permesso ad Adhan di allontanarsi. Eppure, la legge keniota non prevede la cauzione per gli accusati di terrorismo come era il latitante sparito.

Entrambi – procuratrice e investigatore – mi avevano poi scongiurato di convincere la famiglia a partecipare al processo: “La loro presenza  – mi avevano confidato – può esercitare una forte pressione sui tre per persuaderli a raccontare tutto il necessario a individuare il luogo di prigionia di Silvia. Se vedranno i familiari ad assistere al processo si potrebbero impietosire e parlare, anche per godere delle attenuanti”.

Non c’era stato nulla di fare. Le pressioni esercitate dalla Farnesina erano state talmente forti sulla psicologia della madre, del padre e della sorella da indurli a non partecipare. Africa ExPress aveva messo a disposizione le sue competenze perché avevamo anche noi la sensazione che la presenza della famiglia avrebbe potuto essere importante per sbloccare la situazione.

Ibrahim Adan Omar, arrestato sabato perché sospettato del rapimento di Silvia Romano

Le pressioni della Farnesina erano arrivate al punto di ordinare perfino ai diplomatici italiani di non partecipare alle udienze. Caso unico perché normalmente in questi casi la partecipazione di qualcuno della legazione diplomatica italiana è assicurata. Solo all’ultima udienza – nella scuola di Chakama, il villaggio dove è stata rapita Silvia – in gennaio aveva partecipato una funzionaria venuta da Nairobi.

La sensazione è che il silenzio totale e completo chiesto dalle autorità, comprensibile nei giorni immediatamente successivi al sequestro ma incomprensibile e, francamente, misterioso nelle fasi successive, sia stato motivato soprattutto con l’esigenza di coprire gli errori e le omissioni nell’inchiesta. A questo si deve registrare una malcelata stizza verso i giornalisti che hanno indagato sul rapimento. E, soprattutto, l’ordine impartito alla Rai di non occuparsi di Silvia.

Occorre a malincuore constatare che gli errori, le omissioni e i depistaggi in questa amara vicenda sono stati notevoli e forse anche dolosamente voluti per evitare di toccare interessi molto più grandi della vita di una semplice, disinteressata e pura ragazza milanese motivata dall’amore verso gli ultimi del nostro pianeta.

Ormai sembra non ci si possa aspettare nulla dal processo. Appare tutto insabbiato. Nessuno ha voluto indagare seriamente ed è difficile a questo punto ribaltare la situazione.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
Twitter @malberizzi
@africexp

I ranger che hanno seguito Silvia e i rapitori: “Li stavamo raggiungendo ma ci hanno fermato”

Silvia Romano, fra processi e silenzi: “La gente è all’oscuro di ciò che sta avvenendo”

 

Rimandato processo ai rapitori di Silvia: emergono quarto uomo, errori, omissioni

Rimandato processo ai rapitori di Silvia: emergono quarto uomo, errori, omissioni

Altri articoli, anche in inglese, li trovate cliccando qui

Blitz dei caschi blu: dopo 15 mesi liberi in Mali Luca Tacchetto ed Edith Blais

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Breaking News
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 14 Marzo 2020

……. BREAKING NEWS …. LUCA TACCHETTO, OSTAGGIO ITALIANO CATTURATO IN MALI ASSIEME ALLA SUA AMICA EDITH BLAIS SONO STATI LIBERATI NELLA NOTTE. LO HA COMUNICATO LO STRINGER DI AFRICA EXPRESS IN MALI, SERGE DANIEL. NON CI SONO ANCORA DETTAGLI SULL’AVVENUTA LIBERAZIONE.

Dopo 15 mesi di prigionia sono stati liberati Luca Tacchetto e la sua compagna canadese, Edith Blais, catturati il 16 dicembre 2018. E’ stata una pattuglia di caschi blu che dopo aver ottenuto tutte le informazioni necessarie ha assalito il gruppo che teneva prigionieri i due giovani. I rapitori con gli ostaggi erano accampati nei dintorni di Kidal nel nord del Mali. I soldati dell’ONU hanno già portato Luca ed Edith prima a Gao e in questo momento mentre andiamo online, stanno viaggiando verso la capitale Bamako. Hanno già telefonato alle famiglie.

I due giovani erano stato rapiti mentre percorrevano la strada che da Bobo Dioulasso, in Burkina Faso, porta in Togo, dove erano diretti. Hanno salutato il loro amico francese, Robert Guilloteau, nella cui casa avevano passato la notte e si sono diretti verso la frontiera. Da qual momento sono scomparsi nel nulla. Nessuna notizia, nessun indizio. Non è trapelato assolutamente niente. La Farnesina, come sempre in questi casi ha chiesto di mantenere un assoluto riserbo, cui i familiari si sono attenuti strettamente. Un riserbo che lasciava perplessi alla luce dei depistaggi, delle notizie false, delle mancate indagini o del pressapochismo con cui sono state condotte le indagini nel caso di un altro ostaggio italiano, questa volta rapita in Kenya, Silvia Romano.

L’unica notizia certa l’aveva data a inizio ottobre dell’anno scorso la ministro degli Esteri canadese, Chrystia Freeland. Durante un comizio elettorale aveva annunciato: “Edith è viva ma le indagini sono assai complicate e quindi è opportuno non dare notizie e dettagli che potrebbero danneggiare la vita dell’ostaggio”. Era tempo di elezioni in Canada e come si sa bene i politici spesso in campagna elettorale non sono il massino della sincerità. La ministra parlava di Edith ma è logico pensare che la notizia riguardava anche Luca.

L’auto su cui viaggiavano Luca Tacchetto e Edith Blais

Luca ed Edith erano partiti in auto dal Veneto e dopo aver lasciato l’Europa avevo superato il Marocco e la Mauritania. Sono entrati in Mali e passati in Burkina Faso. Probabile che qualcuno li abbia visti, seguiti, monitorati e quindi catturati.

Edith Blasi dopo la sua liberazione con Mahamat Saleh Annadif. rappresentante specialde del segretario generale dell’ONU

I gruppi fondamentalisti attivi nel Sahel, operano in due ambiti: politico (che fanno riferimento ad Al Qaeda o all’ISIS) e criminale (predoni che con la crisi economica sono diventati sempre più aggressivi). Per finanziare il terrorismo, rapiscono a scopo di riscatto non solo occidentali, ma si dedicano con gran profitto al traffico di droga. Nel novembre 2009 un Boing Cargo 737 colombiano proveniente dal Venezuela carico di cocaina era atterrato sulla sabbia in Mali. Una volta scaricato l’aereo era stato incendiato, perché non sarebbe potuto più ripartire. Il valore del carico era enormemente superiore a quello del vecchio jet.

Edith Blais e Luca Tacchetto

In Mauritania, proprio al confine a cavallo con il Mali, il 18 dicembre 2009, era stata rapita dai predoni una coppia di italiani che con un minibus era diretta anch’essa in Burkina. Di Sergio Cicala e la moglie, Philomen Kabouree non si seppe più nulla per una decina di giorni.

Poi il 28 dicembre il sequestro venne rivendicato da Al Qaeda per il Maghreb Islamico. Furono liberati il 16 aprile successivo.

Una volta rilasciati scomparvero dalle cronache ma un paio d’anni dopo, in un’intervista a Ouagadougou, Sergio Cicala mi raccontò che i rapitori, criminali comuni, dopo qualche giorno di prigionia, li avevano consegnati agli islamici.

Secondo informazioni raccolta da Africa ExPress gli italiani hanno affidato le trattative per la liberazione di Luca e Edith a un vecchio notabile della tribù babariché, Baba Olud Choueckh. E’ lui che, a suo tempo, aveva trattato la liberazione dei Cicala.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi
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Sequestri, attentati e attacchi jihadisti: si dimette l’intero governo del Burkina Faso

Burkina Faso, blitz dei francesi (due morti) per liberare quattro ostaggi dei terroristi

I misteri che avvolgono il rapimento di Luca Tacchetto e il silenzio della Farnesina

Il tedesco e l’americano rapiti in Niger sono vivi, nessuna notizia dei due italiani

Coronavirus: Italy is locked but flights to Iran stubbornly continue

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From Our Special Correspondent
Massimo A. Alberizzi and Monica A. Mistretta
Nairobi, March 15th 202o

Iran Air flights to Italy and Europe have not stopped: the Iranian authorities in the midst of Coronavirus emergency, have banned travel between provinces of the country, but have not stopped the planes that take off every day for Italy and European capitals. There is little clearcut reports about the Covid-19 outbreak that has hit Iran, already strangled by US sanctions. Yesterday President Hassan Rouhani met with his advisers and decided on a further crackdown on the press and information: everything that comes out on the Coronavirus in Iran will have to be kept under control to prevent Tehran from remaining isolated for fear of the spreading.

Since yesterday Iran Air started making a stopover in Pescara, a city in the Abruzzi region on the Adriatic Sea: the authorities of the international airport Pasquale Liberi stated that during the refueling operations all passengers will remain on board. No other European airport is willing to defy US sanctions to refuel the tanks of Iran’s national airliner, so large Airbuses bound for European cities will make a stopover in Abruzzi.

Three days ago the airport in Rimini was closed, this is where Iran Air’s planes had begun to fly in January, in the first days of the Coronavirus emergency in Iran. In an article of a few days back, Africa ExPress reported of these curious ins and outs of planes to and from the Islamic Republic. Now in Rimini, between the city and the province, there are almost 400 positive patients: there is nothing at the moment demonstrating a link between the Iranian company’s stopovers and the rate of infections.

The National Health Institute stated however that the Covid-19 infection in our country would not originate from China and reported the presence in Lombardy of a person of Iranian nationality, allegedly infected in Iran. There was no follow-on to this news.

The Pasquale Liberi airport in Pescara has also been closed since yesterday, except for emergencies: but Iran Air’s planes refueling stop over should continue throughout the month.

The choice of the Abruzzo city remains unexplained. Between counter-terrorism drills and false bomb alarms, the second half of 2019 for Pescara has already been quite eventful. Only the flights of the Iranian airline were missing to the picture.

It all seems to begin on May 28 when the Pescara Airport Border Police carried out a drill simulating the boarding of three passengers evading controls.

Three months later, on 9th  September, an anonymous caller stated: “There are four nuclear devices ready to blow at Pescara rail station”. It was a false alarm, but the entire railway line through the city and the eastern Italian North-South transport backbone remained blocked for two hours.

On December 5th: at 8.40 AM a new drill takes place at Pescara airport with about 70 people involved in the simulation of a weapons and explosives attack.

Also noteworthy, the now famous military column parading the A14 Adriatica Highway at 23.00 on March 11 in full Coronavirus emergency. It is not clear whether the tanks were part of the NATO Defender Europe 20 exercise as reported by the local newspaper “il Centro”: a few hours earlier the US military Command decided to reduce the scope of the training so to avoid any spread and in parallel Minister Lorenzo Guerini announced that Italy would not part take the exercise.

Tensions between Europe and the United States are very high on Iran’s foreign policy strategy: a few days ago Brian Hook, the US Special Representative for Iran highlighted that under the terms of the Iran nuclear deal the UN embargo on the sale of conventional weapons to Iran would expire in October. China, Europe and Russia, for whom the agreement is still in force, will be free to supply arms to Tehran. America at least on this point is united behind Trump: the UN arms embargo on Iran must be extended. Europe does not comment whereas  Italy with its fuel supplies to Iran Air, is at the forefront of US sanctions. The game is becoming increasingly tricky and dangerous.

Massimo A. Alberizzi
Monica A. Mistretta
massimo.alberizzi@gmail.com
monica.mistretta@gmail.com

Il coronavirus sfonda con prepotenza le porte del continente africano

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
12 marzo 2020

Il coronavirus è pandemia. Lo ha dichiarato ieri sera il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il virus viaggia per il mondo, non conosce confini politici, eppure Tedros  rassicura: “La pandemia è controllabile se i governi mettono in campo le misure necessarie per contrastare la patologia”.

Intanto COVID-19 continua la sua folle corsa anche in Africa, dove parecchi Paesi hanno già registrato alcuni morti e parecchi contagiati.

L’emittente di Stato di Algeri ha confermato poche ore fa la morte di una persona affetta da coronavirus, confermando che a tutt’oggi sono 24 i casi, per lo più a Blida, che dista poco più di 40 chilometri dalla capitale. Da questa settimana saranno sospesw manifestazioni culturali, economiche e politiche. Finora non è stato reso noto se la protesta settimanale – in atto dal febbraio 2019, quando l’ormai ex presidente Abdelaziz Bouteflika ha annunciato di volersi candidare per un 5° mandato –  sia inclusa nella serie di misure anti-coronavirus.

Anche l’Egitto ha registrato la prima vittima del virus, un turista tedesco, deceduto in un ospedale di Hurghada, città balneare sul Mar Rosso. Ora i contagiati dal temibile COVID-19 sono saliti a 67, tra loro 45 su una nave in crociera sul Nilo. Intanto il Paese ha rafforzato le misure di sicurezza per prevenire nuovi contagi, come la messa in sicurezza di Hotel e effettuando test su turisti e operatori del settore. Inoltre sono stati sospesi grandi eventi, compresi festival religiosi. Nelle scuole sono state interrotte alcune attività: musica e educazione fisica, mentre le altre lezioni continueranno regolarmente.

In Marocco i pazienti che hanno contratto la malattia virale sono 5, mentre due giorni fa una signora di 89 anni, già sofferente di altre malattie croniche, è deceduta in un ospedale di Casablanca per complicazioni da coronavirus.

Il National Institute for Communicable Diseases sudafricano (Istituto nazionale per malattie trasmissibili) ha confermato 6 nuovi pazienti positivi al test – tutti i 6 hanno visitato recentemente Paesi europei, come Italia, Germania, Francia, Austria, Svizzera, Portogallo – portando così a 13 le persone infette. Alcune sono ricoverate, altre sono asintomatiche e dunque in quarantena nelle loro abitazioni.

La Costa d’Avorio, il maggior produttore di cacao al mondo, ha annunciato ieri che una persona è risultata positiva al test. Si tratta di un 45enne ivoriano, tornato recentemente dall’Italia.  Mentre nell’isola La Riunione, un dipartimento francese nell’Oceano Indiano, un cittadino francese ha presentato i sintomi della malattia.

Laboratorio test coronavirus in Africa

 L’OMS ha già inviato kit con il test in diversi laboratori del Congo-K e in altri Paesi del continente. Due giorni fa il ministro della Sanità, Eteni Longondo, aveva fatto sapere che un congolese, di ritorno dalla Francia è risultato positivo a coronavirus. Insieme a lui hanno viaggiato 109 persone, che, secondo il ministro sarebbero state identificate e che saranno messo in quarantena e ha invitato la popolazione alla calma. Sui social network è rimbalzata ieri la notizia che si sarebbe trattato di un falso allarme e che la persona in questione sarebbe in ottima salute. Si sarebbe trattato solamente di una banale influenza. Nel frattempo è scattato un nuovo allarme a Beni, nel Nord-Kivu, una delle due province fortemente colpite dalla 10ma epidemia di ebola. Solo una decina di giorni fa è stato dimesso l’ultimo paziente guarito dalla febbre emorragica; bisogna attendere ancora qualche settimana perchè l’ex colonia belga venga dichiarata “ebola free” dall’Organizzazione dell’ONU con sede a Ginevra. Questa volta si tratta di un cittadino francese, che ha presentato i sintomi di COVID-19. Attualmente si trova in isolamento in un albergo della città in attesa di eventuali nuovi sviluppi.

E il nuovo virus ha fatto il suo ingresso anche in Burkina Faso, già in ginocchio dai continui attacchi terroristi. Una coppia bukinabé, ritornata dalla Francia il 24 febbraio scorso, ha contratto la nota patologia. Ora il ministero della Sanità è alla ricerca delle 120 persone entrate in contatto con la coppia. Il portavoce del governo, Remis Dandjinou, ha detto che, secondo il protocollo adottato da molti altri Stati, sono state sospese grandi manifestazioni, inoltre ha chiesto la collaborazione dei leader religiosi perchè la popolazione rispetti le misure di prevenzione.

Il Senegal ha confermato oggi il 5°caso di contagio da coronavirus. Secondo quanto riportato dal ministro della Salute, Abdoulaye Diouf Sarr, si tratta di un cittadino senegalese che ha fatto ritorno a Touba, città nel centro della ex colonia francese, proveniente dall’Italia. Il presidente del Senegal, Macky Sall, ha vietato ai suoi ministri di uscire dal Paese per evitare il rischio di contagio, inoltre ha annullato grandi eventi e assembramenti di persone.

Nella lista dei Paesi africani con pazienti contagiati dal coronavirus troviamo anche il Camerun con due pazienti. Il primo ammalato è un francese, arrivato il 24 febbraio con un volo Air France che ha fatto scalo a Bangui, la capitale della Repubblica centrafricana. Lo ha spiegato il ministero della Sanità di Yaoundé venerdì scorso e poche ore più tardi è stato identificata una seconda persona con l’infezione virale, un camerunense venuto in contatto con il cittadino d’Oltrealpe.

Mentre in Togo è risultata positiva al test una donna 42 anni, in viaggio in febbraio tra la Germania, la Turchia, la Francia e il Benin.

Invece il gigante dell’Africa, la Nigeria, finora ha due casi confermati – il primo è stato un italiano – e il Centre for Disease Control (NCDC) pubblica aggiornamenti ogni giorno, che comprendono anche consigli per la prevenzioni e un numero whatsapp al quale la popolazione può rivolgersi per consigli e chiarimenti.

Quasi tutti governi africani hanno preso misure precauzionali: maggiori controlli agli aeroporti e quarantena per passeggeri provenienti dai Paesi maggiormente colpiti dal temibile virus. Il Ciad ha addirittura chiuso le frontiere con Camerun e Nigeria.

Negli aeroporti del Kenya i controlli sono a tappeto. La febbre viene misurata ai passeggeri in arrivo da qualunque destinazione, anche interna. E si parla di chiusura totale di tutte le attività.

Poche ore fa il ministro della Sanità del Kenya, Mutahi Kagwe, ha confermato il primo caso di infezione da coronavirus nel Paese. La paziente è attualmente ricoverata nel reparto malattie infettive del Kenyatta National Hospital. Secondo le affermazioni del ministro durante una conferenza stampa, la keniota è arrivata all’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi dagli Stati Uniti via Londra il 5 marzo scorso. La paziente è stabile, si nutre e respira autonomamente. Attualmente si cerca di rintracciare le persone con le quali la signora è entrata in contatto.

Aggiornamenti 13 marzo ore 23.00

Il coronavirus non rispetta i confini, utilizza l’uomo per infiltrarsi in ogni dove. E così è arrivato anche in Guinea, tramite una cittadina belga, impiegata presso la delegazione dell’UE nel Paese. Attualmente si trova in quarantena fiduciaria nella sua abitazione.

Brutte notizie giungono anche dal Sudan, dove ieri è deceduto un uomo sulla cinquantina nella capitale Khartoum. Le autorità sudanesi hanno precisato che il loro concittadino è stato negli Emirati Arabi Uniti all’inizio del mese. Di conseguenza Khartoum ha momentaneamente sospesi  visti e  voli per 8 Paesi,inclusi Italia e Egitto, Paese per il quale sono stati interrotti anche i collegamenti via terra.

In Algeria sono state chiuse le scuole di ogni ordine e grado, finora il governo non si è espresso su restrizioni nei luoghi di culto. “Eppure le nostre moschee sono tra i maggiori luoghi di assembramento”, ha sottolineato un medico.

Elyes Fakhfakh, primo ministro tunisino, si è rivolto oggi alla nazione, annunciando una serie di misure per contrastare l’infezione da COVID-19. Tra queste la chiusura di bar e ristoranti alle 16.00, la sospensione della preghiera collettiva del venerdì, annullati convegni, eventi culturali, inoltre tutti gli eventi sportivi dovranno svolgersi a porte chiuse. I collegamenti aerei sono stati sensibilmente ridotti, sospesi con l’Italia e la chiusura di tutte le frontiere marittime. E il rappresentante diplomatico di Parigi accreditato a Tunisi ha fatto sapere che le scuole francesi nel Paese (Tunisi, Sfax e Sousse) resteranno chiuse fino a nuovo avviso. Le lezioni proseguiranno a distanza.

Oggi anche Ghana e Gabon hanno annunciato i primi casi: il governo di Libreville ha fatto sapere che un 27enne gabonese è risultato positivo al test dopo un soggiorno in Francia. Mentre il ministero della Sanità di Accra ha detto che attualmente due persone si trovano in quarantena, le loro condizioni sono stabili. I due sono stati recentemente in Norvegia e Turchia.

Purtroppo in Senegal i malati di COVID-19 sono saliti a 10, tra loro 4 dello stesso nucleo familiare.

E infine il sindaco della capitale etiope Addis Ababa ha comunicato che un cittadino giapponese risulta positiva al test; è arrivato nel Paese con un volo dal Giappone via Burkina Faso. Il ministero della Sanità ha adottato severe precauzioni volte a arginare il coronavirus, tra queste la messa in quarantena di viaggiatori provenienti da Cina, Italia, Corea del Sud e Iran.

Aggiornamento 14 marzo 2020 ore 19.00

Ruanda: questa mattina il ministero della Salute di Kigali ha confermato il primo caso di coronavirus nel Paese. Un cittadino indiano, proveniente da Mumbai (precedentemente chiamata Bombay), al suo arrivo all’aeroporto di Kigali, l’8 marzo, non presentava alcun sintomo. Ieri si è presentato in una struttura sanitaria e è risultato positivo al test.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

 

 

Nigeria: arriva dall’Italia il coronavirus portato dal consulente di un cementificio

 

 

 

 

 

 

No one stops Milan-Rimini-Tehran flights and Iran is the 2nd outbreak of Coronavirus in the world

Special for Africa ExPress
Monica Mistretta
9 March 2020

It’s 8:00 pm on March 8, it’s Women’s Day. Rimini has a spooky atmosphere. The city is armored: bars, restaurants, clubs have shutters down, the signage is off, streets are deserted. The few people who had the courage to leave the house are appalled: less than 24 hours before the decree of the Government turned the Romagna party city into a red zone from which you cannot get in and less so out. There is disbelief, uncertainty with only two months to go until the holiday season starts.

200 people are infected in the city, but everyone knows that the figure is set to rise. As the map of infections from Covid 19 broadens in northern Italy, people wonder how and what to defend themselves against invaded with news that raise panic and confusion. Why Rimini?

In the last days, few have paid attention to the incoming flights noticeboard of the city’s small airport, Federico Fellini. But that’s where a lot of questions might be answered. The noticeboards say a lot.

It’s March 3rd, we’re in the middle of a Coronavirus emergency. Rimini is not yet red zone, but contagion spreads, numbers are going up. An A306 aircraft of the Iran Air Airline coming from Imam Khomeini International Airport in Tehran lands at Federico Fellini Airport in the afternoon after making a stopover in Milan Malpensa. Even in the capital of Lombardy, contagion spread is wildly galloping.

On the Flight Radar 24 website, the flight from Iran to the two Italian airports has a name: EP-IBB.

We track it.

At 6.40 pm, the Iran Air plane takes off in the direction of Tehran. Three days later, on March 6th, same thing: the arrival of the plane from Tehran to Milan at 12.36 pm then again stopover in Rimini and return to Iran in the late afternoon.

In Iran the Coronavirus is rampant, it is almost impossible to precisely establish the infection’s levels. Few people trust the figures provided by the Tehran government, which has been trying to minimise the scale of the epidemic since the early days of the emergency. Even so, with more than 9,000 official infections the country is the third outbreak worldwide (after China and Italy).

And yet, while direct flights from the Asian country to Italy were promptly cancelled in the early days of the Coronavirus emergency, for some obscure reason no one thought about stopping those from the Middle Eastern country.

Flight Radar 24 tracks are available for anyone who wants to follow them: we discover that the stopover at the small Federico Fellini airport before the trip to Tehran is a leg that is frequently repeated. The flight route to Malpensa (and Rimini) also works at London’s Heathrow Airport: on the afternoon of March 3rd, adding to the dangerous leg Tehran, Milan, Rimini, an Iran Air plane from London makes a stopover in the City of Romagna and departs in the late evening in the direction of Imam Khomeini airport. On the afternoon of March 8th Rimini is now officially included in the red containment zone of Covid19 but the flight pattern is again repeated with no obstacles of sorts.

What really is shocking is that on March 8th, European countries belatedly decided to block all flights to and from Iran. The news has gone quiet: no big headlines, contrary to what happened for flights with China. The Iranian news agency Irna told us this with a laconic thread: “In reference to the restrictions on Iran Air flights put in place by Europe, for unknown reasons all flights of the airline to Europe have been suspended until further notice.”

Several Middle Eastern countries such as Turkey blocked flights with Iran as early as February 24. Since then nothing has happened in Italy: aircrafts from the world’s third coronavirus outbreak have continued to make flights and stopovers in Italy. The same restrictions have also taken place in the rest of Europe: Paris, Frankfurt, Hamburg are no-landing zones for Iran Air.

However, Flight Radar 24 tracks are unequivocal: more Iran Air flights are planned in the coming days with Milan and Rimini in their schedule.

Blocking flights from China did not stop Covid 19. The Rimini stops of the Iranian national Airline should make one reflect, was it only for the curious coincidence of the high infections rate in the Italian city. But perhaps it is also late for reflection: we are the second largest hotbed worldwide.

Monica Mistretta

 

Guerra alle locuste: in Africa un supercomputer, in Asia 100 mila anatre

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 10 marzo 2020

Supercomputer e anatre per attaccare la terribile invasione delle locuste del deserto (Schistocerca gregaria) in Africa orientale e in Asia. A confronto ci sono l’high-tech e la tradizione millenaria. In realtà sono strategie di lotta che si potrebbero completare a vicenda ma ognuna delle “armi” ha vantaggi e svantaggi.

Mappa dell'invasione delle locuste aggiornata a febbraio 2020 (Courtesy FAO)
Mappa dell’invasione delle locuste aggiornata a febbraio 2020 (Courtesy FAO)

La prima, opera attraverso i satelliti seguendo e anticipando gli sciami per distruggerli con gli insetticidi. La seconda, facendo divorare le micidiali locuste da un esercito di anatre, anch’esse affamate quanto gli ortotteri, senza avvelenare acque e suolo.

Il supercomputer

L’alta tecnologia del super calcolatore arriva dal Regno Unito che ha fatto un investimento di 35 milioni di sterline (40,5 milioni di euro). Il supercomputer viene fornito tramite il programma WISER (Servizi informazione meteorologica e climatica per l’Africa) – finanziato fino al 2021 –  del Dipartimento britannico per lo sviluppo internazionale (DFID). Al programma collaborano il Met Office e il Centro per le politiche climatiche (ADPC).

Video (Courtesy UK Aid)

Il supercomputer si trova a Nairobi, in Kenya, nel Centro climatico regionale. Adoperano dati satellitari per rintracciare gli sciami di cavallette che, durante il loro viaggio distruttivo, riescono a spostarsi anche per 150 km al giorno. Utilizzando i dati satellitari la potente macchina aiuta a rintracciare sciami di locuste e prevederne gli spostamenti a seconda dei venti. Queste informazioni in tempo reale sono utili soprattutto come allerta proteggere le coltivazioni con utile anticipo.

Nel frattempo il Regno Unito, attraverso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) contribuito a proteggere 73mila ettari in Africa orientale. Ha fornito quasi 290mila litri di pesticidi e addestrato 600 persone a svolgere attività di sorveglianza per fermare la diffusione delle locuste in Africa orientale.

Le agguerrite anatre cinesi

Mentre il fronte africano si affida alle tecnologie più avanzate, quello asiatico, con l’invasione delle cavallette tra India e Pakistan, si affida alla Natura. I cinesi, consapevoli che l’esercito delle locuste si prepara all’occupazione loro territorio hanno schierato la cavalleria: 100mila anatre ben addestrate all’attacco di cavallette vive.

Anatre in Cina. Vengono addestrate contro l'invasione delle locuste
Anatre in Cina. Vengono addestrate contro l’invasione delle locuste

Hanno già fatto varie ricognizioni in Pakistan e stanno spostando l’armata in quel Paese. La scelta era tra le anatre e le galline e hanno scelto le prime. Ognuna di queste riesce a ingurgitare fino a 200 cavallette al giorno, a differenza delle galline che ne mangiano “solo” una settantina.

Previsioni agghiaccianti

Nell’Africa orientale ormai le cavallette hanno superato i 100miliardi di insetti e in Kenya e nel Corno d’Africa una seconda generazione di locuste sta ampliando la famelica invasione. I Paesi africani oggi sotto attacco delle locuste per il momento sono otto: Eritrea, Etiopia, Gibuti, Somalia, Kenya, Uganda, Sud Sudan e Congo-K. E le coste egiziane e sudenesi del Mar Rosso sono state già “toccate” da gruppi e bande di cavallette.

Previsione della crescita delle locuste del deserto per la primavera 2020 (Courtesy FAO)
Previsione della crescita delle locuste del deserto per la primavera 2020 (Courtesy FAO)

Dati FAO, aggiornati al 5 marzo, danno previsioni agghiaccianti: per la primavera 2020 prevedono un aumento delle cavallette tra 20 e 400 volte. Un’armata che può crescere da 2mila miliardi a 4mila miliardi di cavallette.

Il risultato è solo uno: una carestia che colpisce una popolazione di 25milioni di persone.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

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Nessuno ferma i voli Milano-Rimini-Teheran e l’Iran è il secondo focolaio del virus al mondo

Speciale per Africa ExPress
Monica Mistretta
9 marzo 2020

Sono le 20 dell’8 marzo, è la festa della donna. A Rimini si respira un’atmosfera spettrale. La città è blindata: bar, ristoranti, locali hanno le serrande abbassate, le insegne spente. Le strade sono deserte. La poca gente che ha avuto il coraggio di uscire di casa è sbigottita: meno di 24 ore prima il decreto del governo ha trasformato la città romagnola del divertimento in una zona rossa dalla quale non si può entrare e uscire. C’è incredulità, incertezza e mancano solo due mesi all’apertura della stagione vacanziera.

Sono 113 i contagiati in città, ma tutti sanno che le cifre sono destinate a salire. Mentre la mappa dei contagi da Covid 19 si allarga nel Nord Italia, la gente si interroga cercando di capire come e da che cosa difendersi in un mare di notizie che aumenta il panico e la confusione. Perché proprio Rimini?

Negli ultimi giorni sono in pochi ad aver prestato attenzione ai tabelloni del piccolo aeroporto della città, il Federico Fellini. Ma è proprio lì che potrebbe trovarsi una risposta a tanti interrogativi. Quei tabelloni hanno molto da raccontare.

È il 3 marzo, siamo in piena emergenza Coronavirus. Rimini non è ancora zona rossa, ma i numeri del contagio stanno salendo. Un aereo modello A306 della compagnia Iran Air proveniente dall’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran atterra all’aeroporto Federico Fellini nel pomeriggio dopo aver fatto scalo a Milano Malpensa. Anche nel capoluogo lombardo il contagio galoppa all’impazzata. Sul sito Flight Radar 24 il volo proveniente dall’Iran che ha toccato i due aeroporti italiani ha un nome: EP-IBB. Lo seguiamo.

Alle 18.40 l’aereo della Iran Air decolla in direzione di Teheran. Tre giorni dopo, il 6 marzo, tutto si ripete come da copione: l’arrivo dell’aereo da Teheran a Milano alle 12.36 e poi ancora lo scalo a Rimini e il ritorno verso l’Iran nel tardo pomeriggio.

In Iran il Coronavirus sta dilagando, quasi impossibile stabilire i contagi. Sono in pochi a fidarsi delle cifre fornite dal governo di Teheran che fin dai primi giorni dell’emergenza ha cercato di minimizzare la portata dell’epidemia. Ma anche così, con oltre 6.000 contagi ufficiali, il paese è il secondo focolaio nel mondo dopo la Cina. Eppure, mentre i voli diretti dal paese asiatico sono stati prontamente cancellati nei primi giorni dell’emergenza Coronavirus, per qualche oscuro motivo nessuno ha pensato di fermare quelli provenienti dal paese mediorientale.

I tracciati di Flight Radar 24 sono lì per chiunque li voglia seguire. E così scopriamo che lo scalo nel piccolo aeroporto Federico Fellini prima del viaggio verso Teheran è una modalità che si ripete di frequente. Il copione collaudato a Malpensa funziona anche nell’aeroporto londinese di Heathrow: nel pomeriggio del 3 marzo, mentre si sta svolgendo la pericolosa staffetta Teheran, Milano, Rimini, un aereo proveniente da Londra fa scalo nella città romagnola e riparte nella tarda serata in direzione dell’aeroporto Imam Khomeini. Nel pomeriggio dell’8 marzo, quando Rimini è ormai in piena zona rossa, la dinamica si ripete senza alcun ostacolo.

La cosa sconcertante è che proprio l’8 marzo i paesi europei hanno tardivamente deciso il blocco di tutti i voli da e per l’Iran. La notizia è passata in sordina: nessun grande titolo in prima pagina, come accaduto per i voli con la Cina. A raccontarcelo è stata l’agenzia di stampa iraniana Irna con un laconico trafiletto: “In riferimento alle restrizioni sui voli Iran Air messe in essere dall’Europa, per ragioni sconosciute tutti i voli della compagnia con destinazione Europa sono stati sospesi fino a nuovo aggiornamento”.

Molti Paesi mediorientali, come la Turchia, avevano bloccato i voli con l’Iran già il 24 febbraio. Da allora qui non è accaduto nulla: gli aerei provenienti dal secondo focolaio al mondo di Coronavirus hanno continuato a fare scalo in Italia. Lo stesso è avvenuto nel resto dell’Europa: Parigi, Francoforte, Amburgo.

I tracciati Flight Radar 24 sono inequivocabili: nei prossimi giorni sono in programma altri volti della Iran Air. Milano e Rimini restano al centro delle rotte.

Bloccare i voli dalla Cina non ha fermato il Covid 19. Sono gli scali a Rimini della compagnia nazionale iraniana che dovrebbero fare riflettere se non altro per la curiosa coincidenza dell’alto numero di contagi in città. Ma forse è tardi anche per le riflessioni: siamo il terzo focolaio nel mondo.

Monica Mistretta
monica.mistretta@gmail.com
@monica.mistretta

Leonardo Corbucci, amministratore delegato di AIRiminum 2014, società di gestione dell’aeroporto internazionale di Rimini e San Marino Ci ha mandato la seguente precisazione “In merito all’articolo pubblicato su AfricaExpress a firma di Monica Mistretta il giorno 9 marzo dal titolo “Nessuno ferma i voli Milano-Rimini-Teheran e l’Iran è il secondo focolaio del virus al mondo” si precisa che “I voli della compagnia Iran Air in transito presso l’aeroporto ‘Fellini’ di Rimini si si limitano ad effettuare semplici scali tecnici per rifornimento carburante senza effettuare sbarco dei passeggeri né dell’equipaggio”

Monica Mistretta precisa così anche lei:
Nell’articolo pubblicato oggi c’era già un riferimento al fatto che non sussistono prove di un nesso tra lo scalo a Rimini e il contagio. Mi risulta, tra l’altro, che Iran Air abbia smesso di fare scalo a Rimini.
Avete tutta la mia solidarietà per quanto sta accadendo nella vostra città. Anche a Milano, dove normalmente vivo, la situazione è davvero tesa.
Sullo scalo tecnico, mi permetto di copiare qui il riferimento alle sanzioni americane su Iran Air: è il motivo della sosta a Rimini, dal momento che nessun aeroporto europeo vuole rifornire di carburante la compagnia iraniana con i rischi connessi. La sanzione è del 2018. Una successiva sanzione, più restrittiva, risale alla fine di dicembre 2019, quando i voli hanno cominciato a fare scalo a Rimini.
IRAN AIR (a.k.a. HAVAPEYMAYI MELLI IRAN; a.k.a. IRAN AIR PJSC; a.k.a. IRANAIR; a.k.a. IRANAIR CARGO; a.k.a. THE AIRLINE OF THE ISLAMIC REPUBLIC OF IRAN; a.k.a. “HOMA”), Iran Air Building, Mehrabad Airport, Tehran, Iran; Postal Box 13185-775, Tehran, Iran; Central Airlines Department of the Islamic Republic of Iran, Tehran Karaj Special Road, Beginning of Mehrabad International Airport, Tehran, Iran; Website www.iranair.com; alt. Website www.iranair.co.ir; Additional Sanctions Information – Subject to Secondary Sanctions; National ID No. 10100354259 (Iran); Registration Number 8132 [IRAN].

 

Dalla Cina all’Iran e poi in Siria: il coronavirus ha seguito i trafficanti d’armi

Dal massacro dei soldati turchi in Siria al traffico delle armi triangolate in Somalia

 

Razzo contro l’auto del primo ministro sudanese Hamdok: illeso

Africa ExPress
9 marzo 2020

Il convoglio del primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, è stato colpito da un razzo RPG. Hamdok è sopravvissuto all’ attentato, e, secondo le prime informazioni, si troverebbe ora in un luogo sicuro.

Abdalla Hamdokrimo Ministro sudanese

L’attentato ha avuto luogo mentre il premier stava andando in suo ufficio. L’attacco finora non è stato rivendicato e indagini sono in corso. Terremo informati i lettori di Africa ExPress con ulteriori aggiornamenti.

Una vettura del convoglio dopo l’attentato
Un’altra vettura del convoglio di Hamdok, primo ministro sudanese

Africa ExPress
@africexp

Un altro 8 marzo senza Silvia ma con tanti misteri sul suo rapimento

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Speciale per Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 8 marzo 2020

Un altro 8 marzo senza Silvia Romano. Ed è il secondo. Senza che nessuno faccia sapere qualcosa, nulla si muova, a parte qualcuno che alla ricerca di click e di “mi piace” di tanto in tanto lancia qualche notizia non verificata.

Purtroppo il rischio che sul sequestro della giovane volontaria milanese cali il silenzio totale è concreto. Se tutti ci scorderemo di Silvia saremo un po’ tutti responsabili della sua sorte. Su questo quotidiano online abbiamo scritto tutto ciò che è stato possibile verificare finora. Sappiamo che gli ultimi a vedere e parlare con la ragazza sono stati alcuni pastori orma (una tribù di origine somala) che pochi giorni prima del Natale 2018, cioè poco dopo il rapimento avvenuto il 20 novembre precedente, l’hanno incontrata assieme alla banda che l’ha portata via.

Silvia che al momento del sequestro era in canottiera, calzoncini corti, e senza scarpe, né ciabattine, era ferita, piena di graffi provocati dal bosco di acacie spinose che aveva attraversato a piedi. Aveva la febbre e delirava. I pastori hanno raccontato di averle dato da bere latte di capra, presumibilmente non bollito. Si può immaginare quale effetto abbia avuto sul corpo della giovane aggravandone le condizioni.

Silvia e il suo sorriso smagliante

Da quel momento di Silvia non si è saputo più nulla. Nella vicenda si sono inseriti sciacalli e truffatori che hanno tentato di estorcere denaro in cambio della promessa di fornire prove sulla prigionia della ragazza. Email con richieste di soldi sono state rivolte anche a noi di Africa ExPress. L’ultima proponeva di farci parlare al telefono con Silvia, se fosse stata versata una piccola cifra in bitcoin.

Non hanno tranquillizzato le parole del primo ministro Giuseppe Conte e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che hanno assicurato il continuo impegno delle nostre istituzioni per liberare la ragazza. Troppo vaghe e ripetitive agli occhi di molti. Appare chiaro a questo punto il fallimento totale del lavoro (se c’è stato) dei servizi segreti, della diplomazia e della politica sulla vicenda. C’è qualcosa il questa storia che non quadra. Si scontano anni di incuria nel non aver coltivato rapporti con le istituzioni e con i politici locali.

E’ possibile che anche i responsabili politici italiani, oltre che l’opinione pubblica, vengano tenuti all’oscuro di tutto? Persino il nostro ministro degli esteri, Luigi Di Maio, dice di non saperne niente. O meglio il “Siamo fiduciosi” e lo “Stiamo lavorando” non si negano a nessuno.

Quindi se Mattarella, Conte, Di Maio non ne sanno niente, chi sa qualcosa? I capi dei servizi segreti? Quelli dei carabinieri e/o della polizia?

Lo scenario che appare sotto gli occhi è inquietante e allarmante. E quindi da adito a ipotesi di ogni genere: per esempio che Silvia sia stata sacrificata sull’altare di interessi molto più grandi, per esempio concessioni petrolifere di grande portata e valore. Interessi che saranno pure di portata nazionale me che – secondo noi – non valgono la vita di una giovane italiana che poteva essere salvata subito se non fossero stati compiuti degli errori, alcuni clamorosi, come abbiamo già raccontato.

E sorge ancora spontaneo il dubbio che questo inquietante silenzio sia stato sollevato proprio per coprire imperdonabili errori commessi.

E oggi, 8 marzo, speriamo ancora che qualcuno si muova e sciolga questo mistero prima che l’oblio cali definitivamente il sipario sulla vicenda. Festeggiamo le donne, sì tutte le donne, ma soprattutto quelle che hanno sofferto o stanno soffrendo. E Silvia e una di queste.

L’11 e 12 marzo sono previste le ultime due udienze del processo che vede coinvolti alcuni dei rapitori di Silvia. Africa ExPress ci sarà per raccontarvi se dagli interrogatori è uscito qualcosa di nuovo, compreso il nome del vero mandante del sequestro.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi