Mentre il fronte africano si affida alle tecnologie più avanzate, quello asiatico, con l’invasione delle cavallette tra India e Pakistan, si affida alla Natura

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 10 marzo 2020

Supercomputer e anatre per attaccare la terribile invasione delle locuste del deserto (Schistocerca gregaria) in Africa orientale e in Asia. A confronto ci sono l’high-tech e la tradizione millenaria. In realtà sono strategie di lotta che si potrebbero completare a vicenda ma ognuna delle “armi” ha vantaggi e svantaggi.

Mappa dell'invasione delle locuste aggiornata a febbraio 2020 (Courtesy FAO)
Mappa dell’invasione delle locuste aggiornata a febbraio 2020 (Courtesy FAO)

La prima, opera attraverso i satelliti seguendo e anticipando gli sciami per distruggerli con gli insetticidi. La seconda, facendo divorare le micidiali locuste da un esercito di anatre, anch’esse affamate quanto gli ortotteri, senza avvelenare acque e suolo.

Il supercomputer

L’alta tecnologia del super calcolatore arriva dal Regno Unito che ha fatto un investimento di 35 milioni di sterline (40,5 milioni di euro). Il supercomputer viene fornito tramite il programma WISER (Servizi informazione meteorologica e climatica per l’Africa) – finanziato fino al 2021 –  del Dipartimento britannico per lo sviluppo internazionale (DFID). Al programma collaborano il Met Office e il Centro per le politiche climatiche (ADPC).

Video (Courtesy UK Aid)

Il supercomputer si trova a Nairobi, in Kenya, nel Centro climatico regionale. Adoperano dati satellitari per rintracciare gli sciami di cavallette che, durante il loro viaggio distruttivo, riescono a spostarsi anche per 150 km al giorno. Utilizzando i dati satellitari la potente macchina aiuta a rintracciare sciami di locuste e prevederne gli spostamenti a seconda dei venti. Queste informazioni in tempo reale sono utili soprattutto come allerta proteggere le coltivazioni con utile anticipo.

Nel frattempo il Regno Unito, attraverso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) contribuito a proteggere 73mila ettari in Africa orientale. Ha fornito quasi 290mila litri di pesticidi e addestrato 600 persone a svolgere attività di sorveglianza per fermare la diffusione delle locuste in Africa orientale.

Le agguerrite anatre cinesi

Mentre il fronte africano si affida alle tecnologie più avanzate, quello asiatico, con l’invasione delle cavallette tra India e Pakistan, si affida alla Natura. I cinesi, consapevoli che l’esercito delle locuste si prepara all’occupazione loro territorio hanno schierato la cavalleria: 100mila anatre ben addestrate all’attacco di cavallette vive.

Anatre in Cina. Vengono addestrate contro l'invasione delle locuste
Anatre in Cina. Vengono addestrate contro l’invasione delle locuste

Hanno già fatto varie ricognizioni in Pakistan e stanno spostando l’armata in quel Paese. La scelta era tra le anatre e le galline e hanno scelto le prime. Ognuna di queste riesce a ingurgitare fino a 200 cavallette al giorno, a differenza delle galline che ne mangiano “solo” una settantina.

Previsioni agghiaccianti

Nell’Africa orientale ormai le cavallette hanno superato i 100miliardi di insetti e in Kenya e nel Corno d’Africa una seconda generazione di locuste sta ampliando la famelica invasione. I Paesi africani oggi sotto attacco delle locuste per il momento sono otto: Eritrea, Etiopia, Gibuti, Somalia, Kenya, Uganda, Sud Sudan e Congo-K. E le coste egiziane e sudenesi del Mar Rosso sono state già “toccate” da gruppi e bande di cavallette.

Previsione della crescita delle locuste del deserto per la primavera 2020 (Courtesy FAO)
Previsione della crescita delle locuste del deserto per la primavera 2020 (Courtesy FAO)

Dati FAO, aggiornati al 5 marzo, danno previsioni agghiaccianti: per la primavera 2020 prevedono un aumento delle cavallette tra 20 e 400 volte. Un’armata che può crescere da 2mila miliardi a 4mila miliardi di cavallette.

Il risultato è solo uno: una carestia che colpisce una popolazione di 25milioni di persone.

Sandro Pintus
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.