Dal Congo al Sud America, la connection nucleare dell’Iran

Un magistrato indaga in Italia, nelle intercettazioni emerge il ruolo di industriali, militari, ambasciatori e politici di primo livello coinvolti in illeciti che travalicano la corruzione. Si parla di traffici di materiali radioattivi. Ma la Cia sequestra il fascicolo e il magistrato muore.

Speciale per Africa ExPress
Monica Mistretta
11 febbraio 2020

È il maggio 2011 e a Roma si è aperta una delle tante indagini sulla corruzione: anomalie nelle gare di appalto, lucrose forniture che finiscono sempre nelle stesse mani e sui cui adesso bisogna far luce. Certo, i soldi in gioco sono tanti, 100 milioni di euro, ma il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha già seguito diversi procedimenti che hanno fatto scalpore: è bravo e preparato. È un magistrato che ha imparato ad andare a fondo anche quando i nomi in gioco sono importanti.

Caperna sta indagando su Omb Roma: la società tra il 2008 e il 2010 si è aggiudicata quasi tutti gli appalti per la fornitura di mezzi di raccolta di rifiuti dell’Ama, la Spa municipalizzata che opera nel settore dei servizi ambientali per conto di Roma Capitale.

Omb Roma non è una piccola società: lavora come concessionaria di Omb International a Brescia che a sua volta ha aziende “sorelle” nel Regno Unito, in Spagna, in Francia, in Olanda, negli Stati Uniti. E poi c’è anche una ditta a Santiago del Cile, la Themac, che ne distribuisce i prodotti in esclusiva in tutta l’America Latina: dal Brasile all’Uruguay, al Venezuela di Hugo Chavez.

E c’è un nome che ricorre frequente nei consigli di amministrazione di tutte queste società: quello di Fabio Mascialino. È la sua famiglia ad aver fondato tanti anni prima a Brescia la Omb, un colosso che produce cassonetti, spazzatrici e compattatori per i rifiuti. Mentre Caperna svolge le sue indagini a Roma, Mascialino ha lasciato ormai da un anno l’Italia per trasferirsi in Cile, dove nel 2010 ha fondato la Themac. Non che i legami con l’Italia siano acqua passata: l’industriale nel 2016 figura ancora come vicepresidente di Omb Roma. Quanto alla casa madre, Omb International, Mascialino ufficialmente non ricopre più incarichi dal 2006: nel 2009 Omb International, in concordato preventivo, è passata per 10 milioni di euro al comune di Brescia. Un ginepraio di società e affari nei quali il procuratore aggiunto Alberto Caperna riesce a muoversi con estrema disinvoltura fin dai primi giorni dell’indagine.

Il caso è complesso e i nomi in gioco sono tanti. Per questo la procura decide di far partire le intercettazioni telefoniche: si spalanca l’abisso. Coinvolti nelle indagini, politici e imprenditori italiani cominciano a parlare di alcuni dirigenti, industriali e militari attivi in America Latina. Ascoltando le intercettazioni, gli inquirenti si trovano di fronte a un tentativo di vendita illegale di uranio argentino al Venezuela. Un traffico nel quale sono coinvolti anche militari uruguayani e che ha come destinazione finale l’Iran. Sul fascicolo della procura di Roma mette le mani la Cia che se ne impossessa e lo segreta: la vendita illegale viene bloccata.

Questa foto diffusa il 5 novembre 2019 dall’organizzazione per l’energia atomica iraniana, nostra le centrifughe dell’impianto per l’arricchimento di uranio di Natanz, nel centro dell’Iran (credit Atomic Energy Organization of Iran via AP)

È un giornalista argentino, Román Lejtman, a seguire l’intricato giro di intercettazioni e affari che segue le indagini romane e ha come protagonista l’America Latina. Al centro c’è proprio Fabio Mascialino. L’imprenditore italiano è in rapporti con un ufficiale uruguayano, Gerónimo Cardozo e il cognato Fernando Noitsch, ex direttore dei servizi nettezza urbana della municipalità di Montevideo, in Uruguay: le conversazioni tra i tre vengono sistematicamente intercettate. A capo di tutto in Venezuela ci sarebbe Julio Montes, ex ambasciatore del paese in Bolivia e a Cuba. Alcune intercettazioni fanno riferimento all’Iran, alla possibilità di contrabbandare residui radioattivi nel paese e al processo di arricchimento dell’uranio in Argentina: il procedimento che porta alla costruzione di una bomba atomica. Non è chiaro se compattatori e cassonetti possano servire per il trasporto dei materiali. Montes muore di morte naturale nel 2017.

Non era la prima volta un traffico illegale di uranio toccava l’Italia. In passato c’era stata perfino una prevedibile sponda africana, quando alla fine degli anni 90 a Roma erano state sequestrate nelle mani della mafia italiana due barre di uranio sottratte alla centrale nucleare di Kinshasa, in Congo. Un episodio che, come quello del 2011, non aveva avuto alcun seguito, salvo l’arresto nel 2007 del commissario per l’Energia Atomica in Congo, Fortunat Lumu, accusato di traffico illegale di uranio.

Un piccolo rettore da un megawatt per uso scientifico venne costruito alla fine degli anni ’50 a Kinshasa la capitale del Congo-K, nel campus dell’Università. Alla fine degli anni ’70 dall’impianto sparirono otto barre di uranio, due delle quali furono ritrovate a Genova. Si pensò che a organizzare il furto fosse stata una banda criminale legata alla mafia o alla ‘ndrangheta

Tra gli aspetti più incredibili di questa vicenda, ancora sconosciuta, è che nel pieno delle indagini romane sulla Omb e con le intercettazioni telefoniche in corso troviamo il nome di Fabio Mascialino nella rosa degli imprenditori cileni che partecipano a un pranzo ufficiale di altissimo livello: quello che si svolge il 6 giugno del 2012 a Santiago del Cile presso il palazzo presidenziale della Moneta alla presenza del re di Spagna Juan Carlos, del suo ministro degli Esteri José Manuel García-Margallo e del presidente cileno Sebastián Piñera. Mascialino è davvero uno che conta.

Il procuratore aggiunto Alberto Caperna, dopo aver consegnato ad altri la parte del fascicolo ormai secretata, riprenderà le indagini ordinarie sull’Ama e l’Omb di Roma. Ma non potrà farlo ancora a lungo: morirà d’infarto a 61 anni nell’ottobre del 2012. L’autopsia, richiesta immediatamente dalla famiglia dopo il decesso, non farà che riconfermare la morte per cause naturali.

Da allora, sulla vicenda è calato il sipario. Omb International nel gennaio 2016, proprio nel momento in cui entrava in vigore l’accordo sul nucleare iraniano, è stata ceduta dal Comune di Brescia al gruppo Bte. Sono in molti a dire che Mascialino, divenuto nel frattempo uno tra i migliori clienti della Omb con le sue commesse dal Sud America, sia ancora una persona molto influente all’interno della società.

All’inizio del gennaio 2020 l’Iran ha annunciato di aver abbandonato le restrizioni previste dall’accordo sul nucleare: numero delle centrifughe operative e percentuale di arricchimento dell’uranio non sono più vincolati da limiti imposti dalla comunità internazionale. Tra le migliaia di articoli apparsi in tutte le lingue, sono in pochi a essersi chiesti chi e quali paesi abbiano fornito a Teheran materiali e tecnologie per sviluppare il programma nucleare. Del fascicolo scottante che apparteneva ad Alberto Caperna nessuno ha mai parlato. Tutto tace.

Monica Mistretta
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