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Ecco chi sono e cosa fanno i capi dei tagliagole nel nord Mozambico

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
22 ottobre 2020

Il Centro de Jornalismo Investigativo del Mozambico (CJI Moz) ha tracciato i profili dei tre capi jihadisti che stanno trucidando le popolazioni di Cabo Delgado. L’estremo nord del Mozambico è sotto attacco dal 5 ottobre 2017: distruzione dei villaggi, uccisioni, decapitazioni, rapimenti soprattutto di donne diventate schiave sessuali. La violenza e la distruzione degli islamisti radicali è andata aumentando come è cresciuto il livello delle armi usate: dai machete ai kalashnikov e lanciagranate. Oltre al livello di crudeltà dei tagliagole.

Come scritto nella prima parte del reportage, sono Bonomado Machude Omar, alias Ibn Omar; Abdala Likongo, alias Alberto Shaki; e André Idrissa, alias Amir. Questi tre, e non solo loro, sono responsabili, fino ad oggi, della morte di almeno 2.000 persone e di aver causato 300 mila sfollati. Ma vediamo cosa ha scoperto il CJI.

Profughi in fuga dai combattimenti a Cabo Delgado, nord del Mozambico
Profughi in fuga dai combattimenti a Cabo Delgado, nord del Mozambico

Ibn Omar, il cervello degli attacchi a Cabo Delgado

Bonomado Machude Omar, 1,90 di altezza, è riconoscibile non solo per la statura. Veste di nero, il colore di ISIS, e fascia nera sulla testa con scritto in arabo “La Ilaha Illallahi” (non ci sono altri dei ma Allah). È protagonista di un video mentre parla ai jihadisti che nel marzo scorso è diventato virale. “Ibn Omar è stato descritto come il cervello dietro gli attacchi dei ribelli a Cabo Delgado. Si dice che definisca tutti gli obiettivi e la logistica operativa necessaria”, scrive CJI. È chiamato “Re della foresta”.

Figlio di un insegnante e politico locale, è nato nel distretto di Palma. È l’area dei giacimenti di gas naturale (LNG/GNL) dove operano ENI, ExxonMobil e Total, difesa da almeno 300 militari. Ibn Omar ha trascorso parte della sua infanzia a Mocimboa da Praia dove ha frequentato le scuole fino alle superiori. Ha studiato l’Islam in vari paesi per tornare in Mozambico dove ha trovato lavoro presso l’Africa Muslim Agency, a Pemba, capitale di Cabo Delgado.

Bonomado Machude Omar, alias Ibn Omar (Courtesy CJI Moz)
Bonomado Machude Omar, alias Ibn Omar (Courtesy CJI Moz)

“C’era qualcosa di strano in lui – ha raccontato una fonte a CJI. – Si poteva sospettare del suo coinvolgimento negli attacchi a causa della discordia seminata da alcuni dei giovani cui insegnava. Diceva che ciò che hanno fatto è ciò che Allah vuole e ha giustificato il loro estremismo perché è ciò che fanno i musulmani puri”.

Alberto Shaki, il macellaio vampiro che seziona e vende organi umani

Abdala Likonga, è stato addestrato in Kenya e Congo. Si fa chiamare il “Fantasma della selva” perché, dopo l’attacco del 5 ottobre 2017, ha fatto credere di essere morto. Uno stratagemma che ha ingannato le autorità mozambicane al punto che lo hanno arrestato senza sapere che era lui. Ed è stato rilasciato dopo una settimana.

“Gli hanno insegnato a bere il sangue umano per eliminare il rimorso –  affermano fonti CJI -. Ha imparato, e insegna agli altri, ad asportare reni, polmoni, cuore, genitali maschili e gola (esofago, ndr) che poi vende. Sa essere un assassino a sangue freddo usando il nome Allah e sa portare disaccordo tra noi seguaci della religione islamica”. Ha una moglie e quattro figli che spariscono qualche giorno prima degli attacchi e riappaiono qualche giorno dopo.

Mappa di Cabo Delgado . Evidenziate le aree di attacco jihadista e il giacimento di gas offshore (Courtesy GoogleMaps)
Mappa di Cabo Delgado . Evidenziate le aree di attacco jihadista e il giacimento di gas offshore (Courtesy GoogleMaps)

Amir, arrestato e ucciso in Niassa

Anche André Idrissa, 34 anni, è tra i terroristi che hanno partecipato al primo attacco jihadista, di Mocimboa da Praia. Figlio di un notabile musulmano di corrente filosofica/moderata sufi “tradizionalista africana” ha una scolarizzazione equivalente alla nostra seconda media inferiore. Tre mogli e quattro figli, parlava makua, mwani, swahili (lingue locali) e portoghese. Conosciuto come commerciante, aveva iniziato con la vendita di beni di prima necessità e poi con pezzi di ricambio per moto che acquistava in Tanzania.

Proprio in Tanzania era entrato in contatto con alcuni sceicchi che seguono l’islam radicale. Si era radicalizzato a Macomia, una delle cittadine di Cabo Delgado, centro di numerosi attacchi jihadisti. Ha rinnrgato l’islam del padre, che considerava infedele, e aderito al gruppo Ahlu Sunnah wa’Jamaà (seguaci della tradizione del profeta), di tendenza wahabita. Poi è passato, al gruppo che viene chiamato localmente Al-Shebab. Dopo l’attacco di Mocimboa da Praia era riuscito a fuggire nella provincia di Nampula. Le ultime notizie lo danno per morto – nella provincia del Niassa – dopo essere stato catturato dalle autorità mozambicane.

I tre conoscono bene il territorio, ora si capisce meglio perché Mocimboa da Praia è il centro degli attacchi a Cabo Delgado.

(3/4 – continua)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

 

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Nigeria: non si fermano le proteste e le scie di sangue a Lagos e in altri Stati

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
21 ottobre 2020

Le notizie che giungono dalla Nigeria, in particolare da Lagos, la capitale economica, sono a dir poco spaventose. Anche il segretario generale dell”Organizzazione delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in un comunicato rilasciato dal suo portavoce, condanna le violenze della polizia che si sono verificate ieri sera nella metropoli nigeriana.

Proteste di giovani nigeriani represse dalla polizia

Le cariche delle forze dell’ordine hanno causato nuovamente la morte di molti civili, soprattutto di giovani, mentre tanti altri sono stati feriti, alcuni in modo grave. Dopo un coprifuoco di 24 ore su 24 imposto dal governatore del Lagos State, Babajide Olusola Sanwo-Olu, in vigore fino a nuovo avviso, un migliaio di persone, per lo più giovani, hanno sfidato l’ordine impartito dalle autorità e sono scesi nelle strade per manifestare pacificamente.

Le cariche della polizia hanno investito manifestanti, in particolare a Lekki, un quartiere periferico di Lagos, lasciando una scia di dolore sul terreno. Africa ExPress ha ricevuto numerosi video e foto dai suoi stringer che confermano ciò che si è verificato nella serata di ieri.

Anche BBC Africa conferma le violenze nei suoi reportage: edifici incendiati, molti danni materiali, ma soprattutto sostiene che hanno perso la vita parecchi nigeriani. Secondo Amnesty International almeno 12 persone sono state ammazzate nella serata di martedì durante l’intervento dei militari. Le autorità di Lagos, invece ammettono la morte di una sola persona, ma non negano il ferimento di diversi manifestanti.

Manifestazione a Lagos, Nigeria

Un testimone oculare che ha preferito mantenere l’anonimato, ha riferito ai reporter della BBC che verso le 18.00 ora locale, la polizia ha aperto il fuoco contro le persone che manifestavano pacificamente nella periferia di Lagos.

Gli organizzatori della protesta hanno fatto sapere: “I rapporti degli ospedali e testimoni oculari confermano la brutalità della polizia nei confronti di almeno mille manifestanti, che hanno sfilato pacificamente per chiedere una buona governance e di mettere un punto finale alla violenza delle forze dell’ordine”.

Anche oggi nella metropoli le proteste non si sono fermate e parecchi edifici sono stati incendiati; la polizia ha posizionato diversi blocchi stradali e ha sparato in aria per disperdere i manifestanti che non hanno rispettato il coprifuoco. Ma non solo a Lagos, anche a Abuja, la capitale della ex colonia britannica, regna il caos più totale. Molti leader tradizionali sono stati evacuati dalla polizia e le loro case sono state saccheggiate.

Da settimane la popolazione protesta in ogni parte del Paese contro la violenza della SARS (acronimo inglese per Special Anti-Robbery Squad) e la mal governance. Muhammadu Buhari, presidente della Nigeria al suo secondo mandato ed ex golpista del 1983, ha sciolto il corpo di polizia militarizzato l’11 ottobre scorso, ma le contestazioni non si sono fermate. I giovani chiedono ampie riforme in tutti settori.

 Disordini si sono verificati anche in altri Stati, anche laddove è stato imposto il coprifuoco totale. Il primo ad imporre tali misure è stato il governatore dell’Edo State. Lunedì, 19 ottobre 2020, il segretario, Osadorion Ogie, ha firmato una ordinanza in tal senso. Le autorità hanno giustificato tali misure per proteggere i cittadini dopo diversi incidenti e vandalismi che si sono verificati nell’area durante le proteste giovanili.

I manifestanti sfilano ovunque con l’hashtag #EndSars, che i tifosi italiani hanno visto anche sulla maglietta del calciatore nigeriano Victor Osimhen, attaccante del Napoli durante la partita contro l’Atalanta. Il centravanti ha voluto così sensibilizzare i tifosi contro ciò quanto sta accadendo in Nigeria.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Il viaggio di Afworki in Etiopia ignora le violazioni dei diritti umani in Eritrea

Dal Nostro Corrispondente
Saba Makeda
Da qualche parte in Eritrea, 22 ottobre 2020

Dal 12 al 15 ottobre 2020, il presidente Isaias Afworki è stato in visita ufficiale in Etiopia. Yemane Gebremeskel, ministro dell’Informazione eritreo, ha annunciato il viaggio del Presidente il 12 ottobre come visita di lavoro per consultare e discutere “…i legami bilaterali e il consolidamento della cooperazione regionale”. Yemane Twitted: “Il Presidente Isaias Afworki e la sua delegazione sono stati accolti calorosamente dal Primo Ministro Abiy Ahmed all’arrivo all’aeroporto Jimma Abajifar, all’inizio della giornata”.

Questo viaggio eritreo segue il viaggio del Primo Ministro etiopico Abiy Ahmed in Eritrea nel mese di luglio, quando il Primo Ministro ha visitato il campo di addestramento militare SAWA dell’Eritrea. La presenza di Abiy a Sawa la normalizza come struttura militare. Tale normalizzazione della SAWA è deplorevole; essa ignora il suo ruolo nel perpetrare le violazioni dei diritti umani e nel rafforzare l’incessante servizio nazionale, entrambi motivi critici per la fuga dei giovani eritrei.

Abiy Ahmed, primo ministro etiope, durante la sua recente visita a Sawa, campo militare eritreo

Durante i tre giorni, il presidente Isaias Afworki ha visitato una piantagione di caffè e l’Università di Jimma, la Grande Diga del Rinascimento etiope (GERD)iv; la centrale idroelettrica Gibe-III (sul fiume Omo), l’Ethio-Engineering Group, l’Ethio-Engineering Group, l’Ethiopian Air Force e il Parco naturale di Entototo appena inaugurato.

Questa visita, come tutte le precedenti visite tra i due leader, si distingue per il fatto che né il popolo eritreo né quello etiope hanno idea di quali “questioni bilaterali e regionali” i due leader stiano discutendo o risolvendo.

Gli eritrei sono sconcertati e disgustati per il trattamento regale e ossequioso che il premier Abiy riserva al presidente Isaias ogni volta che si trova in Etiopia. Essi sottolineano anche che, dal 2018, Isaias ha inaugurato più progetti e visitato più università in Etiopia di quante ne abbia visitate in ventinove anni in Eritrea. Come il presidente Isaias ammira le capacità dell’aviazione etiope, ricordiamo che il brigadiere generale Habtemariam, l’uomo responsabile della ricostruzione dell’aviazione eritrea da zero, è in prigione da quindici anni. E come per tanti prigionieri, non si sa dove si trovi il generale di brigata Habtemariam.

Come eritrei, la diplomazia della navetta del governo eritreo, facilitata dagli Emirati Arabi Uniti che hanno fornito al governo un Boing 737ix, è motivo di preoccupazione e di ulteriore sconcerto. Sebbene il Governo abbia accesso a un aereo, non ha fatto alcuno sforzo per evacuare i cittadini eritrei bloccati in Etiopia a causa del COVID 19. Non vi è alcuna notizia che il Presidente Isaias abbia incontrato tali cittadini in Etiopia. Secondo le informazioni di Addis Abeba, gli eritrei che desiderano rimpatriare sono tenuti a registrarsi presso l’ambasciata eritrea e a pagare 300 dollari. Sono inoltre tenuti a pagare per i quattordici giorni di quarantena all’arrivo in Eritrea. Poiché molti cittadini eritrei non possono permettersi i costi, ora stanno chiedendo l’elemosina per le strade di Addis Abeba.

Isaias Afewerki, presidente dell’Eritrea e Abiy Ahmed, primo ministro dell’Etiopia

 

Gli etiopi sono altrettanto disorientati, disgustati e sconcertati per il comportamento e il rapporto del presidente Isais e del loro primo ministro Abiy Ahmed. Sono anche sconcertati dalla totale mancanza di progressi e di trasparenza del processo di pace tra Etiopia ed Eritrea. I media e gli analisti dei media etiopi, come gli eritrei, si chiedono quale sia lo scopo dei viaggi multipli del presidente Isaias in Etiopia. I colleghi dei media in Etiopia (Abbay Media; Ethio360media) chiedono perché una persona che non può gestire il proprio Paese, che ha chiuso l’Università di Asmara, si reca in Etiopia per visitare università e parchi industriali. Ricordano che il presidente Isaias ha trasformato l’Eritrea in una prigione e in una terra di anziani da cui i giovani stanno fuggendo.

I giornalisti e i commentatori dei media etiopici descrivono la performance dei due leader come un atto a beneficio delle telecamere. Eppure, alla fine, non c’è alcun miglioramento nella vita del popolo etiope ed eritreo. Il confine tra Eritrea ed Etiopia rimane chiuso e le due persone non possono lavorare e muoversi liberamente tra i rispettivi Paesi. E l’Etiopia continua ad ospitare i rifugiati eritrei. Gli etiopi, come gli eritrei, non vedono che il processo di pace tra Etiopia ed Eritrea abbia portato loro un beneficio.

I rapporti tra il primo ministro etiopico e il presidente eritreo vengono interpretati sulla base del fatto che sia Abiy Ahmed che Isaias Afworki sono leader non eletti dei rispettivi Paesi il cui nemico comune è il Fronte di liberazione del popolo tigrato (Tigray People Liberation Front – TPLF).

Abiy Ahmed è diventato Primo Ministro dell’Etiopia il 2 aprile 2018, a seguito di una gara di leadership all’interno del Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF). La Camera dei rappresentanti ha confermato la sua posizione in vista delle elezioni generali dell’agosto 2020. Alla fine del 2019, il Primo Ministro ha trasformato l’EPRDF nel Prosperity Party. Questa trasformazione è causa di tensione tra il Primo Ministro e i fondatori dell’EPRDF , tra cui il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tigray People’s Liberation Front – TPLF). La tensione tra Addis Abeba e Mekelle si è ulteriormente acuita quando le elezioni generali di agosto sono state rinviate al 2021. Dal 2018 il governo eritreo ha adottato una linea sempre più dura contro il Tigray e la TPLF. Essa identifica la TPLF come uno scoglio critico per la pace tra l’Eritrea e l’Etiopia. Il popolo etiope non ha eletto Abiy Ahmed. In Eritrea, Isaias Afworki è al potere da ventinove anni e il Paese non ha avuto elezioni generali.

Infine, dall’accordo di pace del 2018, i leader di Etiopia ed Eritrea si sono incontrati frequentemente. Ma l’accordo di pace non sta progredendo, la legittimità del premier Abiy e del presidente Isaias è sempre più messa in discussione. E, né gli eritrei né gli etiopi hanno idea di cosa stiano discutendo i loro leader.

Makeda Saba
makedasaba@ymail.com

The Afworki trip to Ethiopia ignores human rights abuses in Eritrea

From our Correspondent
Saba Makeda
Somewhere in Eritrea, 21 ottobre 2020

From the 12th to 15th of October 2020, President Isaias Afworki was on an official visit to Ethiopia. Yemane Gebremeskel, the Eritrean Minister of Information, announced the President’s travel on the 12th of October as a working visit to consult and discuss “…bilateral ties as well as the consolidation of regional cooperation. Mr Yemane Twitted that: “President Isaias Afworki and his delegation were accorded warm welcome by the Prime Minister Abiy Ahmed on arrival at Jimma Abajifar Airport, earlier in the day.”

Abiy Ahmed, primo ministro etiope, durante la sua recente visita a Sawa, campo militare eritreo

This Eritrean trip follows the Ethiopian Prime Minister’s (PM), Abiy Ahmed, travel to Eritrea in July when the PM visited Eritrea’s SAWA military training camp1. Abiy’s presence in Sawa normalises it as a military facility. Such normalisation of SAWA is unfortunate; it ignores its role in the perpetuation of human rights abuses as well as entrenching the never-ending National Service both critical reasons for the flight of the Eritrean youth.

During the three days, President Isaias Afworki has visited a coffee plantation and the University in Jimma, the Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)iv; Gibe-III hydropower plant (on the Omo River), the Ethio-Engineering Group, the Ethiopian Air Force, and the newly inaugurated Entoto Natural Park.

This visit, like all previous visits between the two leaders, is notable for the fact that neither the Eritrean people nor the Ethiopian people have any idea as to what “bilateral and regional issues” the two leaders are discussing or resolving.

Eritreans are bewildered and disgusted at the royalvi and obsequious treatment that PM Abiy is conferring on President Isaias whenever he is in Ethiopia. They also point out that, since 2018, Isaias has inaugurated more projects and visited more Universities in Ethiopia than he has in twenty-nine years in Eritrea. As President Isaias admires the capacity of the Ethiopian airforce, we remember that Brigadier General Habtemariam, the man responsible for re-building the Eritrean airforce from scratch, is in prison for fifteen years now. And like so many prisoners, the whereabouts of Brigadier General Habtemariam is not known.

As Eritreans, the Eritrean Government’s shuttle diplomacy, facilitated by the UAE who have provided the Government with a Boing 737ix, is a cause for concern and further bewilderment. Though the Government has access to an airplane, it has made no effort to evacuate Eritrean citizens stranded in Ethiopia because of COVID 19. There is no report of President Isaias even meeting with such citizens in Ethiopia. The information from Addis Ababa is that Eritreans wishing to repatriate are required to register with the Eritrean Embassy and pay USD 300. They are also required to pay for their fourteen days quarantine upon arrival in Eritrea. As many Eritrean citizens cannot afford the costs, they are now begging in the streets of Addis Ababa.

Isaias Afeworki, presidente dell’Eritrea e Abiy Ahmed, primo ministro dell’Etiopia

The Ethiopians are equally bewildered, disgusted, and disconcerted as to the behaviour and the relationship of President Isais and their Prime Minister Abiy Ahmed. They are also puzzled by the total lack of progress and transparency of the Ethiopia Eritrea peace process. The Ethiopian media and media analyst, like the Eritreans, are asking what the purpose of President Isaias multiple trips to Ethiopia is. The media colleagues in Ethiopia (Abbay Media; Ethio360media) ask why a person who cannot manage his own country, who has closed Asmara University is travelling to Ethiopia to visit Universities and industrial parks. They point out that President Isaias has transformed Eritrea into prison and a land of the aged from which the youth are fleeing.

The Ethiopian journalists and media commentators describe the performance of the two leaders as an act for the benefit of the cameras. Still, in the end, there is no improvement in the lives of the Ethiopian and Eritrean people. The border between Eritrea and Ethiopia remains closed, and the two people are not able to work and move freely between their respective countries. And Ethiopia continues to host Eritrean refugees. Ethiopians, like Eritreans, do not see that any benefit has accrued to them as a result of the Ethiopia Eritrea peace process.

The relationships between the Ethiopian Prime Minister and the Eritrean President is interpreted based on the fact that both Abiy Ahmed and Isaias Afworki are un-elected leaders of their respective countries whose common enemy is the Tigray People Liberation Front (TPLF).

Abiy Ahmed became Prime Minister of Ethiopia, on the 2nd of April 2018, following a leadership contest within the Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF). The House of Representatives confirmed his position in the expectation of general elections in August 2020. By the end of 2019, the Prime Minister had transformed the EPRDF into the Prosperity Party. This transformation is a cause of tension between the PM and the founders of the EPRDF, included the Tigray People’s Liberation Front (TPLF). The tension between Addis Ababa and Mekelle heightened further when the August general election, was postponed to 2021. Since 2018 the Eritrean Government has adopted an increasingly hard line against Tigray and the TPLF. It identifies the TPLF as a critical stumbling block to peace between Eritrea and Ethiopia. The Ethiopian people have not elected Abiy Ahmed. In Eritrea, Isaias Afworki has been in power for twenty-nine years, and the country has not had a general election.

Finally, since the 2018 peace accord, the leaders of Ethiopia and Eritrea have met frequently. But, the peace agreement is not progressing, the legitimacy of PM Abiy and President Isaias is, increasingly, questioned. And, neither the Eritreans nor the Ethiopians have any idea of what their leaders are discussing.

Makeda Saba
makedasaba@ymail.com

https://twitter.com/hawelti/status/1315519767533543424?s=20 ii https://twitter.com/hawelti/status/1315523805973024772?s=20 iii https://twitter.com/hawelti/status/1315632772556500992?s=20 iv

https://twitter.com/hawelti/status/1316061683257880578?s=20 v https://twitter.com/hawelti/status/1316415582976253954?s=20 vi https://twitter.com/AsmeraReporter/status/1315613281248309248?s=20 vii https://twitter.com/DeqiWoldeMikel/status/1315719692770668544?s=20 viii https://twitter.com/DeqiWoldeMikel/status/1317188639005188097?s=20 ix https://www.africaintelligence.com/pdf/eastern-and-southern-africa_business/2020/10/15/mbz-keeps-issayas-afeworki-flying-high,109613982-ar1 x https://www.youtube.com/watch?v=zc5-6mH4qaY xi https://www.washingtonpost.com/politics/2019/12/23/ethiopias-president-wants-change-ruling-coalition-whos-getting-left-out/ xii https://twitter.com/awolallo/status/1317408885670617090?s=20; https://twitter.com/awolallo/status/1316664396106608640?s=20

Mezza maratona femminile: record mondiale per la keniana mammina volante

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
20 ottobre 2020

Secondo l’Astrofisica, il Buco nero nulla lascia sfuggire dal suo interno.

In Atletica, il Continente nero è l’opposto: rilascia record e nuove stelle a ripetizione.

Peres Jepchirchir, keniana, vincitrice della mezza maratona disputata a Gdynia. Polonia

La conferma si è avuta pochi giorni fa (sabato 17 ottobre) alla 24° edizione dei Campionati mondiali di mezza maratona disputatisi a Gdynia, città polacca nella Baia di Danzica, sul Mar Baltico.

Peres Jepchirchir, 26 anni, keniana di Kericho (nella contea della Rift Valley), terra produttrice di campioni e di the, ha sbriciolato il primato dei 21,0975 km solo femminili: li ha percorsi in 1 ora, 5 minuti e 16 secondi. Appena 42 giorni prima, sabato 5 settembre, a Praga aveva battuto il record sulla distanza – sempre per sole donne – bloccando il cronometro su 1:05:34. E demolendo il tempo (1:06:11) della pur valida etiope Netsanet Gudeta ottenuto ai Mondiali del 2018.

Jepchirchir ha battuto sé stessa in meno di un mese e mezzo! Una donna dai piedi alati, un Mercurio al femminile.

Non è tutto: un’ora dopo la sua strabiliante performance sul lungomare polacco freddo e ventoso, un diciannovenne ugandese, Jacob Kiplimo, ha vinto la gara maschile con il tempo di 58:49. Anche in questo caso, record dei campionati. Alle sue spalle un’altra rising star delle lunghe distanze: Kibiwott Kandie, 24 anni, del Kenya, che a Praga aveva segnato il quinto miglior tempo di sempre nella storia. Kiplimo si è anche tolto la soddisfazione di sconfiggere il favoritissimo ugandese, Joshua Cheptegei, 26 anni, che a Valencia, appena 9 giorni prima, aveva conquistato il primato del mondo sui 10mila metri.

L’atleta ugandese, Jacob Kiplimo

Prestazioni e figure stravolgenti, che neppure il Covid 19 riesce a fermare. Come ha scritto la Gazzetta dello Sport “si corre, e visti i tempi è già una grande notizia”. E’ il caso di esultare, se si pensa che questi mondiali in Polonia erano programmati per il marzo scorso e molti Paesi non si sono presentati a causa delle restrizioni e delle misure di sicurezza: Stati Uniti, Australia, Canada, Eritrea, Nuova Zelanda….

Sia Kiplimo sia la Jepchirchir hanno due manager italiani: il primo fa parte della scuderia del bresciano Federico Rosa ed è stato allevato in un centro sportivo d’eccellenza il Tuscany Camp. Quanto alla Peres, essa fu scoperta dall’altro celebre agente dell’atletica leggera (ed ex corridore), Gianni Demadonna.

Era il febbraio 2014. La giovane prendeva parte ai campionati keniani di corsa campestre. Era un’illustre sconosciuta, non vinse ma – ha raccontato Demadonna a World Athletics – “corse in modo sorprendente. Fu battuta solo negli ultimi 500 metri. Mi colpirono sia il suo talento fisico, ma soprattutto la sua testa, la sua determinazione. La ingaggiai subito nella mia agenzia”.

Una determinazione maturata nella sua famiglia di agricoltori (mais e the), nel percorso per andare e tornare a scuola a piedi (10 km al giorno), nella pressione esercitata da un fratello: “Sei fatta per correre, devi correre!”.

Alla fine lei cedette. E nel 2017, incinta di pochi mesi, riuscì a vincere una mezza maratona sconfiggendo negli Emirati Arabi la supercampionessa Mary Keitany. Divenuta madre di Natalia nell’ottobre del 2017, impiegò 13 mesi a rimettersi in forma (“che fatica perdere peso”) ma al rientro, nel dicembre scorso, vinse una maratona in Giappone. Un mammina volante.

“Ora, dopo la vittoria e il record di sabato, solo una settimana di riposo – ha dichiarato la giovane (semi)maratoneta a Word Athletics – Mi aspetta la maratona di Valencia del 6 dicembre. Sono così felice di questo titolo mondiale. È un regalo a tutti i kenioti, alla mia famiglia. Mia figlia, benedizione di Dio, capisce quello che faccio e ha detto che vuole correre come Mom! La mia stagione, però, non è ancora completa. Penso che la vittoria mi abbia dato molto in un periodo come quello che viviamo. La pandemia è stata difficile e ha colpito molte persone. Ho usato questo periodo di tempo per allenarmi con mio marito, Davis Ngeno, ( ex runner, ndr) sulle colline di Kapsabet. A Valencia spero di fare 2 ore e 17 minuti, se Dio mi dà salute e forza”. Come ha detto qualcuno, per vincere non basta un fisico bestiale. Occorre una determinazione eccezionale. Mammina Peres possiede entrambi per tagliare traguardi che sembravano irraggiungibili.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

Vince alla mezza maratona di Newcastle: la keniana Brigid Kosgei entra nella storia

Guinea: ieri la popolazione ha votato per il presidente e oggi si parla di brogli

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
19 ottobre 2020

La popolazione guineana è in attesa dei risultati della tornata elettorale che si è svolta domenica scorsa  per eleggere il nuovo presidente. Quasi 5,5 milioni aventi diritto al voto sono state chiamate alle urne per scegliere tra 12 candidati.

Guineani in fila al seggio elettorale

La giornata di ieri si è svolta in modo tranquillo, nessun incidente di rilievo è stato denunciato nei seggi sparsi sul territorio, aperti dalle 07.30 alle 18.00. Ora la CENI (Commission électorale nationale indépendante) ha 72 ore di tempo per comunicare i risultati provvisori dello spoglio. L’affluenza alle urne è stata massiccia in ogni parte del Paese.

Nel frattempo l’opposizione sta procedendo al conteggio individuale dei voti, in quanto ritiene che CENI sia sottomessa al potere in carica. Dal canto suo il governo accusa gli oppositori di voler creare disordini e problemi, pubblicando risultati falsi. Ognuno accusa gli avversari di brogli elettorali.

Mappa della Guinea e il presidente guineano Alpha Condé
Mappa della Guinea e il presidente guineano Alpha Condé

E all’indomani delle elezioni, le forze al potere e l’opposizione si accusano reciprocamente di intimidazioni nei confronti dei loro rappresentanti. La tensione è alle stelle e il governo ha messo in guardia tutti i partiti politici di non pubblicare in nessun modo i propri risultati. Solo CENI ha l’autorità e il potere di farlo.

Ora si temono nuovi incidenti e violenze, una volta proclamato l’esito della tornata elettorale. Nei mesi precedenti sono morte decine di civili durante le manifestazioni. Governo e opposizione si accusano a vicenda delle responsabilità per questi incidenti.

I due maggiori candidati che si contendono la poltrona più ambita del Paese sono l’82enne presidente uscente Alpha Condé, che corre per il terzo mandato e Cellou Dalein Diallo di 68 anni, del partito all’opposizione (Union des forces démocratiques de Guinée – UFDG), sfidando così Condé per la terza volta. Infatti l’anziano presidente ha chiamato i guineani alle urne a marzo per cambiare la Costituzione, che prevedeva solamente due mandati presidenziali consecutivi. Con il referendum, approvato dal 90 per cento dei votanti, i mandati precedenti di Condé sono stati praticamente azzerati. Per questo motivo il presidente uscente è stato ampiamente criticato e contestato dall’opposizione.

Cellou Dalein Diallo, il principale oppositore di Condé

Condé è stato eletto per la prima volta nel 2010, dopo anni di regimi autoritari. E’ stato poi rieletto nel 2015. E ora lotta con tutte le sue forze per essere riconfermato. Questa volta l’anziano leader ha promesso che avrebbe fatto della Guinea la seconda potenza economica del continente africano dopo la Nigeria. Sostiene inoltre di aver fatto grandi progressi per quanto riguarda i diritti umani nel Paese.

L’oppositore, invece, dice che bisogna voltare pagina dopo “Dieci anni di menzogne”, e accusa il presidente uscente di repressione da parte delle forze dell’ordine, corruzione, di aver procurato disoccupazione giovanile, povertà. E Diallo sottolinea che Condé è incapace di governare a causa dell’età avanzata.

In caso di ballottaggio, i guineani ritorneranno ai seggi fra un mese, dunque i contendenti avranno tutto il tempo per imbastire una nuova campagna elettorale e cercare vari alleati per sostenerli nella loro corsa alla presidenza.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Guinea: condannati gli oppositori al terzo mandato di Alpha Condé

 

 

 

Esercitazioni congiunte Qatar-Italia in Puglia: rafforzata la partnership militare

Speciale per Africa ExPress
Antonio Mazzeo
18 ottobre 2020

I poligoni della Puglia utilizzati come una grande fiera dei più moderni sistemi di guerra prodotti in Italia e rafforzare contestualmente la partnership politica-militare con il controverso petro-emirato del Qatar. Il 15 ottobre scorso si è conclusa la maxi-esercitazione “Steel Storm” (Tempesta d’Accaio) che ha visto protagonisti gli uomini e i mezzi della Brigata Meccanizzata “Pinerolo” di stanza in Puglia e alcuni reparti dell’Esercito del Qatar.

Italia-Qatar, esercitazione Steel Storm 2020

I war games hanno avuto inizio il 4 ottobre e si sono svolti alla presenza dei massimi rappresentanti delle forze armate italiane (il Capo di Stato Maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli; il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Salvatore Farina e il Comandante delle Forze Operative Sud, generale Giuseppenicola Tota) e dell’emirato (il Capo di Stato Maggiore della Difesa Ghanim Shaheen Al-Ghanim e il Comandante delle Forze Terrestri, generale Saeed Hesayen Mohammed Al-Khayarin).

“La complessa attività tattica ha avuto lo scopo di incrementare l’integrazione e l’interoperabilità tra le due forze armate”, ha dichiarato il portavoce del Ministero della Difesa italiano. “Le forze schierate hanno operato – sia in fase di pianificazione sia di condotta – in uno scenario warfighting (cioè di vero e proprio combattimento, NdA). L’addestramento congiunto ha permesso di innalzare il livello di conoscenza e la capacità di operare con i principali sistemi d’arma e di comando e controllo di cui la Brigata Pinerolo è dotata”.

Gli eventi conclusivi della grande esercitazione militare hanno visto il simultaneo dispiegamento delle forze dell’Esercito Italiano e del Qatar nei poligoni di Torre Veneri (Lecce) e Torre di Nebbia (Bari), distanti tra loro oltre 250 Km. I reparti sono stati impegnati nella condotta di esercitazioni a fuoco e nell’impiego dei nuovi sistemi C2 digitalizzati realizzati nell’ambito del cosiddetto Progetto 4.9 di Forza NEC (Network Enabled Capability) “per accrescere la proiettabilità, mobilità e interoperabilità dei mezzi tattici terrestri” e “incrementare in tutti gli scenari di combattimento le capacità di sopravvivenza, comando e controllo, mobilità e letalità delle forze d’élite dell’Esercito italiano”.

Promosso in ambito NATO, il Progetto innovativo di Forza NEC per la digitalizzazione condivisa delle informazioni, degli equipaggiamenti e delle piattaforme operative e logistiche comuni prevede una spesa di circa 22 miliardi di euro in 25 anni. La sua realizzazione è stata affidata in qualità di prime contractor a Selex Sistemi (oggi integrata in Leonardo-Finmeccanica), con il concorso delle più importanti aziende italiane del settore sicurezza e difesa.

Esercitazione Steel Storm Italia-Qatar

L’esercitazione bilaterale ha permesso di sperimentare sul campo anche i più sofisticati sistemi bellici recentemente acquistati dall’Esercito italiano e che in tanti auspicano di esportare al partner strategico qatarino. Le unità del 7° Reggimento Bersaglieri hanno impiegato, tra gli altri, il veicolo blindato medio “VBM Freccia”, sia in versione combat sia porta-mortaio da 120 mm; il veicolo blindato leggero “VBL Puma” per il trasporto truppe e il combattimento in “operazioni a bassa intensità”; le blindo armate “Centauro” (già vendute a Spagna e Oman); i carri armati “Ariete”. Inoltre sono stati schierati e integrati nella manovra assetti specialistici quali tiratori scelti e un Advanced Combat Reconaissance Team (ACRT) del Genio con i nuovi veicoli tattici multiruolo “VTMM Orso” equipaggiati con sensori e attrezzature per la ricerca e la rimozione di ordigni esplosivi improvvisati. Buona parte di queste piattaforme di guerra sono state progettate e/o prodotte in Italia dalle grandi industrie del comparto militare (Leonardo-Finmeccanica, Iveco, Oto Melara, ecc.).

Nel corso delle esercitazioni, l’Aviazione dell’Esercito ha pure utilizzato due elicotteri da esplorazione e scorta A129 “Mangusta” e due elicotteri multiruolo NH90;. Per la cronaca, 28 NH90 sono stati ordinati nel 2018 dal Governo del Qatar al consorzio costruttore composto da Airbus, Leonardo-Finmeccanica e Fokker, con una spesa per oltre tre miliardi di euro. Dulcis in fundo, un team italiano si è incaricato del pilotaggio a distanza del drone leggero RQ-11 “Raven”, acquistato negli Stati Uniti d’America dalla società AeroVironment Inc..

Un mese prima di Tempesta d’Acciaio  dal 6 al 10 settembre 2020 – una delegazione delle Forze Terrestri del Qatar, guidata ancora dal generale Saeed Hesayen Mohammed Al-Khayarin, era stata ospite in Italia dello Stato Maggiore della Difesa. Nell’occasione, i militari dell’emirato si erano recati in visita presso diversi Enti e Reparti dell’Esercito, assistendo in particolare ad una complessa esercitazione a fuoco della Scuola di Cavalleria e della Brigata Meccanizzata “Pinerolo” presso il poligono pugliese di Torre Veneri. La delegazione aveva poi visitato il Comando Artiglieria Controaerei di Sabaudia (Latina) e la città militare della Cecchignola (Roma) con il suo Centro di Eccellenza Counter IED per la lotta agli ordigni esplosivi improvvisati e il neocostituito Reparto Sicurezza Cibernetica.

Prima di concludere la missione in Italia, il generale Saeed Hesayen Mohammed Al-Khayarin e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano, generale Salvatore Farina, avevano siglato per conto dei rispettivi Ministeri della Difesa un Technical Arrangement concernente la “cooperazione nei settori dell’istruzione e dell’addestramento”. Con l’accordo sono state stabilite le norme generali sulla formazione del personale militare del Qatar “volte a sviluppare capacità di combattimento di fanteria, artiglieria e cavalleria”.

Gli eserciti di Italia e Qatar avevano svolto una prima maxi-esercitazione terrestre (NASR 19) nei mesi di settembre e ottobre 2019 nella zona desertica di Al Ghalail, a sud della capitale Doha. Ad essa avevano partecipato 800 militari della Brigata Bersaglieri “Garibaldi” con un centinaio di mezzi pesanti tra carri armati, blindati e cannoni. Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa, si è trattato del “più importante rischieramento di forze terrestri da combattimento italiane in Medio Oriente dal ritiro del contingente Antica Babilonia schierato in Iraq tra il 2003 e il 2006”.

Sempre a fine ottobre 2019, in Piemonte, nel comprensorio di Baudenasca (Pinerolo), gli Alpini del 3° Reggimento della brigata “Taurinense” e i genieri guastatori del 32° reggimento si addestravano ai combattimenti in alta quota unitamente a un centinaio di militari dell’esercito francese e dell’Emirato del Qatar.

Antonio Mazzeo
amazzeo61@gmail.com

Dal 2016 i carabinieri addestrano l’intelligence e la polizia segreta del Qatar

Dossier Silvia/Il Qatar si prende l’uranio e paga il riscatto che servirà a costruire grattacieli in Occidente

Nuovo atto della collaborazione Italia-Qatar: pronta in consegna nave militare

Thomas Sankara, il rivoluzionario che tentò di riscattare il Burkina Faso

Corrispondenza
Mauro Armanino
Niamey, 18 ottobre 2020

Sankara non è morto” Questo il titolo del film-documentario/fiction, realizzato da Lucie Vivier e presentato in modo molto virtuale e clandestino durante il confinamento che ha colpito anche il Burkina Faso.

Il passato giovedì 15 ottobre, in un centro culturale informale costruito sulla strada e dedicato a Thomas Sankara, l’ingresso era libero. Qualche bambino addormentato prima della fine, giovani e pochi adulti, hanno celebrato così l’anniversario numero 33 dell’assassinio del capitano Sankara.

Il suo volto stampato sulla locandina, un paio di magliette con le citazioni più note dei suoi discorsi e soprattutto la follia della memoria, cancellata e riscritta ogni giorno, del suo tragico transito nel Paese degli Uomini Integri. Questo è il senso, infatti, del Paese che i coloni avevano, per convenienza geografica, chiamato Alto Volta. Il fiume Volta, probabilmente battezzato così da commercianti d’oro portoghesi che significa “svoltare, girare”, costituito da numerosi meandri, nasce nel Burkina.

Thomas Sankara, ex presidente del Burkina Faso

Il fiume è formato dal Volta Bianco e dal Volta Nero che si congiungono nel vicino Ghana. La vera svolta è venuta però da Sankara che ha trasformato la geografia in politica: il Burkina Faso ha sostituito l’Alto Volta. Il Paese degli uomini integri è un’affermazione politica più che etica e che, con Sankara, sarebbe da subito diventata rivoluzionaria, insurrezionale.

…”Lo schiavo che non è capace di assumere la sua rivolta non merita che si abbia pietà della sua sorte. Questo schiavo è il solo responsabile del suo destino se si fa delle illusioni sulla condiscendenza sospetta di un padrone che vorrebbe affrancarlo. Solo la lotta libera”

Lo diceva Sankara in un memorabile discorso all’assemblea delle Nazioni Unite il 4 ottobre del 1984. Tre anni dopo, lo stesso mese, sarebbe stato assassinato, con la probabile complicità di un amico intimo (Blaise Campaoré che prese il. suo posto, ndr) , come sempre accade nella storia umana.

I tradimenti di qualcuno sono possibili solo perché a tradire sono i più vicini, persino un popolo intero,  quando dimentica ciò che lo ha generato. Sankara sapeva che non sarebbe vissuto a lungo e, come i profeti autentici, aveva dichiarato che i suoi giorni erano contati e che si sentiva come un ciclista, sulla montagna, con un precipizio dai due lati, costretto ad andare avanti per per non sfracellarsi. Muoiono le persone ma non le idee, diceva, e non muoiono coloro che, nell’ambiguità della storia umana, mettono la vita in gioco per qualcosa più grande della loro vita. Le ragioni per vivere valgono di più della vita stessa, quando quest’ultima è obbligata a “strisciare” per esistere, a rinnegarsi per sopravvivere e a tradire per perpetuarsi. Solo la lotta libera, a condizione di mettere il proprio popolo, i poveri, come propri capi.

“Ex Africa semper aliquid novi”, sosteneva Plinio il Vecchio. Dall’Africa arriva sempre qualcosa di nuovo. Plinio riconosce che l’Africa, continente allora quasi del tutto inesplorato, a parte le sue coste mediterranee, riservava allo studioso sempre nuove scoperte e sorprese. La stessa frase, oggi, è usata a volte anche un po’ ironicamente, per significare che da qualcuno non si sa mai bene che cosa aspettarsi, ovvero ci si può aspettare di tutto. C’è del nuovo che ci arriva dal Continente africano, dal Sahel con la sua sabbia, gli ostaggi liberati e quelli ancora in cattività. L’Africa del tutto minoritaria ma significativa dei naufragi del Mediterraneo.

L’Africa, col parziale declino dell’America Latina e il crepuscolo dell’Europa, è attualmente il continente più rivoluzionario di tutti, a condizioni di assumerne il grido e il cammino. Senza peraltro sottacere che non sono gli altri, i coloni e i neo-coloni, gli imperialisti o i mercanti che fanno problema. Loro fanno il loro mestiere, si capisce bene. Esattamente come i gruppi armati terroristi o insorti o banditi comuni o tutto quanto insieme con minime differenze qui nel Sahel. Non sono loro il problema. Il principale nemico dell’Africa, può sorprendere… ma sono gli africani stessi. Assurdamente sono i loro primi nemici. Lo sanno bene e per questo non si fidano di nessuno e si tradiscono, con le interessate complicità esteriori. Fanno di tutto per vanificare o soffocare ogni tentativo di trasformazione rivoluzionaria.

Altri l’hanno detto prima di me fino a che punto si è scavato il fossato tra i popoli benestanti e quelli che non aspirano che a mangiare, bere e difendere la propria dignità. Nessuno immagina fino a che punto sia il grano del povero a nutrire la vacca del ricco… (Thomas Sankara)

Mauro Armanino

Namibia: migliaia di cuccioli di leoni marini spiaggiati per mancanza di cibo

Africa ExPress
17 ottobre 2020

Migliaia di cuccioli di leoni marini sono stati trovati morti a Pelican Point, poco distante dalla città costiera di Walvis Bay, Namibia.

“Una moria per ora inspiegabile”, hanno esclamato gli scienziati. Almeno cinquemila cuccioli di otaria senza vita (forse anche di più)  sono stati avvistati dal drone della ONG Ocean Conservation Namibia, mentre sorvolava l’intera area di Pelican Point.

Cuccioli di leone marino morti in Namibia

Un gran numero di questa specie si trova lungo le coste del Sud Africa e della Namibia. Quando le femmine non trovano abbastanza cibo, abortiscono o abbandonano i propri cuccioli.

Tess Gridley, ricercatrice di Namibian dolphin project e dell’Università Stellenbosch, Sudafrica, ha precisato che è nella norma trovare cuccioli di otarie morti in questo periodo dell’anno, ma mai in un numero così elevato.

E Naud Dreyer della ONG Ocean Conservation Nambia ha aggiunto che i primi cuccioli morti sono stati avvistati già nel mese di agosto, ma l’allarme è scattato all’inizio di ottobre, quando ne sono stati trovati oltre cento in un solo giorno. Altri 150 feti prematuri sono stati segnalati nella colonia di Cape Cross, un promontorio della costa atlantica della Namibia, 70 chilometri a nord di Hentiesbaai. È un’area naturale protetta classificata come riserva naturale.

Cape Cross è stato scoperto nel 1486 dal navigatore e esploratore portoghese Diego Cao, che, su mandato di Re Joao II di Portogallo, era alla ricerca di una rotta per raggiungere le Indie.

Cao ha fatto erigere una croce in pietra a Cap Cross (un’altra anche a Monte Negro,altro luogo di sbarco; località conosciuta oggi con il nome di Cabo de Santa Maria, in Angola).

Croce di Cape Cross, Namibia

Si stima che i piccoli morti siano circa cinquemila, ma è difficile fare una stima precisa, in quanto molte carcasse sono il cibo preferito degli spazzini della natura, come gli sciacalli dalla schiena nera.

La Gridley ha precisato che sono stati osservati anche molti esemplari giovani e adulte femmine di questa specie estremamente malnutriti sia a Pelican Point, che a Cape Cross, più a nord, dove si trova un’altra colonia di leoni marini.

Colonia di leoni marini a Pelican Point, Namibia

“Questo evento potrebbe cambiare totalmente il normale ciclo di riproduzione in queste colonie. Di regola una femmina partorisce un cucciolo all’anno e si accoppia con il maschio non appena entra nel periodo dell’estro. Se le femmine abortiscono, potrebbe essere possibile che la fase estrale venga anticipata e forse il maschio in quel momento non sia pronto per l’accoppiamento. Inoltre bisogna anche tener conto del fatto che se le femmine sono troppo magre, non sono forti e sane a sufficienza per portare a termine una gravidanza – ha aggiunto la ricercatrice. Mancanza di cibo, patologie e tossine potrebbero essere tra le possibili cause di questo fenomeno”, ha evidenziato la Gridley.

Già nel 1994 si era verificata una moria simile, dovuta a malnutrizione e un’infezione batterica secondaria (Streptococcus phocae).

Brett Gardner, un veterinario, ha aggiunto che è assolutamente necessario determinare quanto prima l’origine di questa tragedia, per evitare una simile catastrofe in futuro.

Intanto gli scienziati stanno raccogliendo dati, come campioni biologici e altro, per farli analizzare nei laboratori e stanno contando con l’aiuto di droni gli esemplari morti.

Africa ExPress
@africexpress

Giornalisti investigativi in Mozambico scoprono l’account FB usato dai jihadisti

sandro_pintus_francobolloQuesta è la seconda puntata. La prima puntata di questo reportage è stata pubblicata qui. La terza qui
Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
17 ottobre 2020

L’inchiesta pubblicata dal Centro de Jornalismo Investigativo del Mozambico (CJI Moz) di cui abbiamo scritto la prima parte, fa altre importanti rivelazioni. I jihadisti di Ahlu Sunnah Wa-Jammá, a Cabo Delgado, utilizzano i social network. Uno dei profili usati sul più conosciuto social del pianeta era “Shakira Júnior Lecticia” .

L’uso di Facebook per le comunicazioni interne

Il gruppo chiuso “Shakira Júnior Lecticia” su Facebook era uno strumento di comunicazione e di conversazione sui movimenti degli aderenti. E sulle informazioni riferite ai militari governativi. Quando è stato scoperto l’hanno smantellato ma, almeno nel momento in cui scriviamo, si possono trovare ancora alcuni scampoli. Sono quei post rilanciati nel social network e rimasti ancora visibili. Ne abbiamo trovati quattro. Alcuni di questi sono inquietanti.

“Machete affilati e fuoco pronto per bruciare le capanne”

Uno dei post del gruppo Facebook Shakira Junior Lecticia
Uno dei post del gruppo Facebook Shakira Junior Lecticia

In un post pubblicato il 21 luglio 2018 si legge: “Attenzione, l’attacco è oggi…dopo 4 settimane di riposo”. Un altro, postato il 6 novembre 2018, parla di preparazione a un attacco imminente: “Oggi è giorno di lavoro. Machete affilati e fosforo pronto per incendiare le capanne” (dei villaggi attaccati ndr). La cosa che stupisce, e preoccupa, è che il 10 dicembre 2018 è stato condiviso da Sergio Castigo Mbombi. L’uomo, nel suo profilo appare vestito da militare su una moto della polizia. Cioè il messaggio di un gruppo terrorista rilanciato da un tutore dell’odine.

"La mia ricompensa. Viva la guerra in Mozambico" dice il post su Shakira Junior Lecticia
“La mia ricompensa. Viva la guerra in Mozambico” dice il post su Shakira Junior Lecticia

 L’8 novembre 2018 è apparso un post con l’immagine di una grossa mazzetta di banconote. Il messaggio dice: “La mia ricompensa. Viva la guerra in Mozambico, vieni a farne parte avrai molti soldi per mangiare per il resto della tua vita”. È stato condiviso il primo gennaio 2019 da Eddy TG, un privato cittadino, che con i consueti auguri per l’anno nuovo aggiunge: ”…una cosa molto importante, il Dio denaro”.

Simpatizzanti anche ragazzi dell’Organizzazione giovanile del FRELIMO

Il post del 6 novembre 2018 è stato ripreso e condiviso il 26 dicembre. È la foto di una camionetta che trasporta militari ripresa da quella parte di popolazione che spediva le immagini al gruppo Facebook. Immagini che servono a informare i jihadisti della posizione del mezzo militare e dei soldati a bordo. Si legge: “Ho incrociato queste scimmie mentre pattugliano la strada perché non entrano nella boscaglia a combattere con i miei uomini. Militari di m**** stanno solamente esaurendo le cibarie del governo senza fare niente”. Un messaggio che sottolinea la poca stima nei militari mandati dal governo di Maputo.

Altri due post su Facebook nel profilo Shakira Junior Lecticia
Altri due post su Facebook nel profilo Shakira Junior Lecticia

La ricerca CJI ha rivelato che alcuni dei membri cui “piacevano” i post fanno parte dell’Organizzazione giovanile del FRELIMO, il partito al governo. Tutti di Cabo Delgado. E si chiede: “Perché non hanno denunciato l’account? Perché le stesse persone dovrebbero ‘apprezzare’ i post di Shakira Junior Leticia?”.

(2/4 – continua)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

 

Un gruppo di giornalisti investigativi svela i nomi dei capi jihadisti in Mozambico

Ecco chi sono e cosa fanno i capi dei tagliagole nel nord Mozambico

Mozambico, contrabbando di rubini e avorio dietro i capi jihadisti di Cabo Delgado

Giovani jihadisti mozambicani addestrati all’estero da milizie pagate da al Shebab

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USA chiedono a Zimbabwe intervento militare contro i jihadisti in Mozambico

SADC a guida mozambicana: fermare terrorismo jihadista in Africa Australe