I mercenari conquistano l’Africa: successo delle aziende che vendono sicurezza

Le maggiori aziende che portano i mercenari in giro per il mondo sono sudafricane, russe, tedesche, statunitensi, cinesi

sandro_pintus_francobollo

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
12 febbraio 2021

Si chiamano Wagner Group, Dyck Advisory Group (DAG), Blackwater, STTEP International, Executive Outcomes, Paramount Group, Beijing Security Service, DeWe Security. Sono i nomi di alcune delle molteplici aziende che vendono servizi di sicurezza a multinazionali e a governi di tutto il pianeta.

mercenari mappa dell'Africa DAG
Mappa dell’Africa dove opera Dyck Advisory Group (Courtesy DAG)

Business globale miliardario

Africa compresa. Un business globale che oscilla tra 42 e 50 miliardi di euro generato da oltre un migliaio di agenzie. Il termine “servizi di sicurezza” è ampio e ambiguo ma si può definire eufemisticamente come “rapida soluzione dei problemi sul territorio di intervento”.

Un concetto che va dalla formazione militare e di intelligence allo sminamento, dalla sicurezza specializzata alla lotta al bracconaggio. Ma che è anche forza di reazione rapida e negoziazione di ostaggi, missioni di rilascio e stabilizzazione di bersagli strategici. Insomma uomini d’arme con alta specializzazione militare e ampie capacità per governi o aziende che lo richiedono.

Le “guerre ibride” africane

Molti Stati africani interpellano questi professionisti della guerra per combattere soprattutto quelle che vengono chiamate “guerre ibride”. Quei conflitti che gli Stati non sono in grado di vincere con le proprie forze armate o non vogliono utilizzarle. Oppure perché non possono o non vogliono esporsi.

Le maggiori aziende che portano i mercenari in giro per il mondo sono sudafricane, russe, tedesche, statunitensi, cinesi. Anche se queste ultime si occupano di proteggere la “Via della seta”. Questi moderni soldati di ventura, in Africa, li troviamo dove ci sono risorse minerarie e conflitti locali. Dalla Nigeria al Ruanda, dal Mozambico al Centrafrica, dal Congo-K, alla Libia, dal Camerun al Sahel.

Ma perché il continente africano è terra per mercenari? I confini odierni sono stati tracciati dai colonialisti europei a loro uso e consumo senza tener conto delle etnie presenti. Moltissimi gruppi etnici, si sono trovati divisi da una frontiera coloniale oppure obbligati a convivere con i loro nemici storici.

È il caso dei tutsi e gli hutu in Ruanda, shona e ‘ndebele nell’ex Rhodesia, oggi Zimbabwe. Oppure gli scontri tra le etnie hema e lendu nella Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di confini di stato che ormai sono consolidati. O in situazioni odierne come il Camerun che vede la maggioranza francofona contro la minoranza anglofona. Quest’ultima vuole l’indipendenza e ha creato delle milizie ingaggiando mercenari nigeriani.

Nel video: Elicottero Gazelle utilizzato dai mercenari di DAG a Cabo Delgado, Mozambico

In Mozambico tre compagnie di mercenari

Altro esempio è Cabo Delgado, nord del Mozambico, ricco di gas e rubini, dove la popolazione, a maggioranza islamica, non ha accesso ia proventi delle risorse. Cittadini mozambicani che si sentono abbandonati dal governo centrale che dista 2.500 km. Una condizione che ha creato spazio per il terrorismo jihadista di Al Sunnah wa-Jammà, oggi affiliato allo “Stato Islamico in Africa Centrale”, in Congo-K.  E il presidente Filipe Nyusi, per combattere i jihadisti, si è affidato a tre compagnie di mercenari. Situazioni che creano conflitti locali soprattutto in territori con ricche risorse minerarie: pietre preziose, idrocarburi, minerali strategici, terre rare.

Prince Mashele e l’Africa

In Africa, il concetto di nazione inteso alla maniera occidentale è stato accettato per convenienze di politica internazionale. Come il concetto di democrazia, figlia del pensiero occidentale. Lo spiega bene, e in modo ironico, Prince Mashele, intellettuale sudafricano che riflette sul Sudafrica ma il suo pensiero si applica a tutto il continente nero.

Del problema della democrazia in Africa ne è consapevole anche Anas Aremeyaw Anas, giornalista investigativo ghanese che lavora sotto copertura.  “L’Africa non ha l’esperienza democratica dell’Europa” – ha dichiarato in un’intervista ad Africa ExPress. ” È naturale che ci siano dei problemi. Ma sta crescendo”.

In queste situazioni molti leader africani che vincono le elezioni in fragili democrazie sanno di non poter contare su un esercito nazionale ma solo su fedelissimi che lo proteggono. E di solito sono della sua stessa etnia oppure mercenari. Non a caso Faustin-Archange Touadéra, presidente della Repubblica Centrafricana, avrebbe affidato la sua difesa personale ai pretoriani russi di Wagner Group.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
Twitter_bird_logo@sand_pin

Indipendentisti e Boko Haram: le due crisi del Camerun che si consumano in silenzio

Mozambico, respinto attacco jihadista alle porte dei giacimenti di gas dell’ENI

L’Africa oggi, tra fallimento della democrazia e corruzione in crescita

Ghana, il giornalismo sotto copertura: “Anas sta guardando. Fai la cosa giusta”

Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.