Dopo le elezioni in Tanzania resa dei conti contro i partiti dell’opposizione

Amnesty International denuncia: “Uccisioni, torture e detenzioni arbitrarie di membri dell’opposizione all’indomani delle elezioni”. In manifestazioni pacifiche utilizzate anche armi con munizioni vere che hanno ucciso almeno 22 persone

Manifestazione in Tanzania
Manifestazione in Tanzania (Courtesy Amnesty International)

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Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
28 novembre 2020

“Omicidi, torture e detenzioni arbitrarie di membri dell’opposizione all’indomani delle elezioni”, denuncia Amnesty International. Succede questo in Tanzania dopo ilvoto del 28 ottobre scorso che ha confermato il secondo mandato a John Magufuli.

John Magufuli, presidente della Tanzania al secondo mandato
John Magufuli, presidente della Tanzania, al secondo mandato

Quello di Magufuli è una sorta di resa dei conti, un ulteriore giro di vite sui diritti umani e i diritti civili. Appena giunta conferma del secondo mandato alla presidenza del Paese, Magufuli vuole mostrare che non gradisce nessun tipo di protesta, di critica e di opposizione. Come, d’altronde, aveva fatto nei precedenti cinque anni.

Amnesty chiede indagine indipendente

L’ong per i diritti umani denuncia la gravissima situazione dell’ex colonia britannica andata peggiorando dal primo mandato presidenziale di Magufuli, nel 2015. “Le autorità tanzaniane devono avviare un’indagine rapida, approfondita e indipendente su queste accuse”, sostiene Amnesty.

“Abbiamo assistito a un’escalation delle violazioni dei diritti umani –  ha affermato Deprose Muchena, direttore di Amnesty per l’Africa orientale e meridionale-. Questo succede all’indomani delle elezioni del mese scorso. Quello che abbiamo visto in Tanzania, dopo il voto, era reprimere il dissenso. Criticare lo svolgimento di un’elezione non è un crimine. Tutti coloro che sono ancora detenuti arbitrariamente dovrebbero essere rilasciati immediatamente e incondizionatamente “.

Mappa dell'Africa centro-meridionale con la Tanzania
Mappa dell’Africa centro-meridionale con la Tanzania (Courtesy GoogleMaps e Wikipedia)

Amnesty conferma che membri della società civile e gruppi di opposizione hanno accusato le Forze di sicurezza di usare una forza eccessiva in modo indiscriminato. In manifestazioni pacifiche i militari hanno utilizzato anche armi con munizioni vere uccidendo almeno 22 persone.

I legali delle vittime hanno raccontato ad Amnesty di aver parlato con le famiglie dei manifestanti morti. Alcuni hanno potuto vedere lo stato dei corpi dei loro congiunti uccisi, altri hanno avuto solo le fotografie dei morti.

Arresti arbitrari

Dal giorno delle elezioni, secondo gli avvocati dei partiti di opposizione, i militari hanno arrestato arbitrariamente e almeno 77 leader e sostenitori dei partiti critici con il governo. Una delle situazioni peggiori e quella dell’isola di Zanzibar: arrestate 33 persone alcune delle quali accusate di terrorismo. Gli avvocati dei detenuti hanno riferito che la maggior parte dei messi dietro le sbarre non è stata formalmente accusata. Ma neanche quelli in cella per terrorismo hanno avuto prove a sostegno delle imputazioni che sembravano inventate.

Manifestazione in Tanzania
Manifestazione in Tanzania (Courtesy Amnesty International)

Molti i politici arrestati, alcuni fuggiti dal Paese

“Tra gli arrestati poi rilasciati – sostiene Amnesty – ci sono il candidato presidenziale dell’opposizione Tundu Lissu. Poi il quello antigovernativo a Zanzibar, Seif Sharif Hamad, e altri leader schierati contro il governo. Tra questi Zitto Kabwe, Freeman Mbowe, Godbless Lema, Lazaro Nyalandu, Isaya Mwita, Boniface Jacob, Nassor Mazrui e Ayoub Bakari. Tundu Lissu e Godbless Lema sono tra i quei politici fuggiti dal Paese”.

Sandro Pintus
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Crediti foto:
– John Magufuli, presidente della Tanzania
Di Issa Michuzi / issamichuzi.blogspot.co.uk, CC BY-SA 2.0, Collegamento

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Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.