Amnesty al Burundi: “Liberate il difesore dei diritti umani condannato a 32 anni”

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 30 novembre 2018

La colpa di Germain Rukuki è stata di essere un difensore dei diritti umani e per questa ragione ha avuto una condanna pesantissima: 32 anni di prigione. Questo dopo aver passato oltre cinquecento giorni in detenzione arbitraria.

Rukuki, arrestato nel luglio 2017 a Bujumbura, è stato accusato di assassinio, distruzione di edifici pubblici e privati, ribellione, minaccia alla sicurezza dello stato e attacco all’autorità dello stato.

Germain Rukuki, attivista burundese per i diritti umani, condannato a 32 anni di prigione (Courtesy Amnesty International)
Germain Rukuki, attivista burundese per i diritti umani, condannato a 32 anni di prigione (Courtesy Amnesty International)

Cadute le accuse di assassinio e distruzione di edifici pubblici, davanti all’Alta Corte di Ntahangwa, è stato riconosciuto colpevole delle altre imputazioni. La sua unica colpa pare invece quella di aver fatto parte di ACAT-Burundi Associazione Cattolica per i Diritti Umani e contro Tortura e dell’Associazione dei Giuristi Cattolici (AJCB).

Dura presa di posizione di Amnesty International attraverso Joan Nyanyuki, responsabile per l’Africa orientale, Corno d’Africa e Grandi Laghi: “Il tribunale dovrebbe annullare la sua condanna e liberarlo immediatamente e incondizionatamente. Germain è stato processato e imprigionato semplicemente perché lavorava per un’organizzazione per i diritti umani”.

Rukuki, lo scorso giugno, dopo un intervento chirurgico aveva richiesto il rilascio provvisorio per poter ricevere cure mediche e riabilitazione. Ma fino ad oggi dalle autorità non è stata comunicata nessuna decisione.

Amnesty ha ricordato alle autorità burundesi che “hanno l’obbligo di prestare assistenza a Germain Rukuki mentre è sotto la loro custodia e devono assicurarsi di ottenere un trattamento completo per le sue ferite, comprese le necessarie cure post-operatorie”.

Appelli per annullare la condanna e per la sua immediata liberazione sono giunte anche dall’ong Frontline Defenders e perfino gli esperti ONU Clement Nyaletsossi Voulé e David Kane – senza successo – hanno esortato il governo del Burundi a lasciar lavorare i difensori dei diritti civili.

Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi e la mappa dell'ex colonia belga
Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi e la mappa dell’ex colonia belga

Ma Rukuki non è l’unico difensore dei diritti umani a subire il carcere nel piccolo STato africano. Aimé Constant Gatore, Marius Nizigama ed Emmanuel Nshimirimana, dell’associazione Parole e Azioni per il Risveglio delle Coscienze e l’Evoluzione delle Mentalità (PARCEM), l’8 marzo scorso, sono stati condannati a dieci anni di carcere.

Il 13 agosto Nestor Nibitanga, dell’Associazione per la Protezione di Diritti Umani e Persone Detenute (APRODH) è stato condannato a cinque anni di carcere. Sono tutti ritenuti colpevoli di “minacciare la sicurezza dello Stato”.

Nel 2015, nell’ex colonia belga, Pierre Nkurunziza, al potere dal 2005, presentandosi per la terza volta alle elezioni presidenziali è stato accusato di violare la Costituzione che prevede solo due mandati.

Ha ridotto lo spazio civico e stroncato l’opposizione ed è stato eletto il 21 luglio 2015 con elezioni giudicate dall’ONU non credibili per l’assenza di osservatori internazionali ai seggi.

Dopo l’elezione di Nkurunziza, la Corte Penale Internazionale aveva aperto un procedimento nei confronti del Burundi per crimini contro l’umanita sulle violenze del 2015. Nel 2016 il parlamento del Burundi ha votato a maggioranza l’uscita dalla CPI.

Sandro Pintus
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Twitter: @sand_pin

Crediti immagini:
– Mappa Burundi
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– Pierre Nkurunziza
Di Copyright World Economic Forum/Eric Miller, (mailto:emiller@iafrica.com) – originally posted to Flickr as Pierre Nkurunziza – World Economic Forum on Africa 2008, CC BY-SA 2.0, Collegamento

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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.