Dal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 26 marzo 2018
La pronuncia di giovedì scorso della Corte d’Appello di Mombasa, risponde al ricorso presentato da due uomini (di cui omettiamo i nomi) che a seguito di un ordine emesso lo scorso 16 giugno, dal magistrato di Kwale, Mathew Emukule, erano stati costretti a subire un’ispezione clinica del retto presso il Coast General Hospital di Mombasa, da cui sarebbero emerse evidenze di ripetuti rapporti di sodomia, reato per il quale i due erano stati sottoposti a un procedimento penale presso la stessa corte.
Il procedimento era poi stato interrotto, quando gli accusati erano ricorsi in appello all’Alta Corte di Mombasa che, non solo ha ora annullato l’iter accusatorio, ma ha definito illeciti e anticostituzionali gli esami clinici disposti dal primo grado di giudizio. “Nessuna prova ottenuta attraverso un atto forzato e illegale può essere assunta come elemento d’accusa”, ha detto il giudice della Corte d’Appello, Alnashir Visram, in rappresentanza della terna giudicante.

Questa sentenza ha ricevuto l’immediato plauso di tutte le organizzazioni per i diritti umani, ma benché si tratti di un significativo passo avanti nell’annosa questione dei diritti degli omosessuali, la vita dei gay keniani continua ad essere oltremodo difficile perché la sodomia resta un reato penale e come tale punito dalla legge, anche se, d’ora in poi, sarà difficile provarlo senza poter più ricorrere a esami clinici, ma soprattutto ciò che angustia maggiormente i gay è la feroce opposizione popolare che spesso si esprime con assalti violenti contro di loro. Attacchi che hanno anche prodotto più di una vittima.
I rapporti omosessuali, sono anche considerati “contro natura” dalla Chiesa cattolica e da altre confessioni protestanti, ma comunque la si pensi in proposito, l’assurdità di questo umiliante esame clinico – che fino all’attuale sentenza è stato ampiamente utilizzato – non solo ledeva la dignità di chi vi era forzatamente sottoposto, ma poteva colpire chiunque sulla base di un semplice sospetto della polizia. Infatti, oltre ai gay, l’avevano anche subita non pochi eterosessuali. D’ora in poi l’accusa di sodomia e di altri “atti contro natura”, tra cui il sesso orale tra uomini, potrà solo essere sostenuta in presenza di una denuncia o qualora chi li pratica sia stato colto in flagranza.

Non solo in Kenya, ma in quasi tutta l’Africa, l’omofobia resta accesa e agguerrita, sia da parte dei governi e sia da una gran parte della popolazione che spesso si lascia andare ad atti di giustizia sommaria contro i “colpevoli” (https://www.africa-express.info/2017/09/26/africa-sempre-piu-omofona-con-pene-fino-allergastolo-e-alla-morte/). Sul fenomeno gay si era anche espresso qualche anno fa il vicepresidente del Kenya William Ruto, con un commento davvero lapidario: “Il Kenya è una repubblica che rispetta i valori cristiani. Qui non c’è spazio per i gay e per i loro atti contro natura”. Del resto, la recente dichiarazione di Papa Bergoglio che, interrogato sui gay, aveva risposto: “Chi sono io per giudicarli?” ha sconcertato molti africani cattolici che la vedono come un vero e proprio tradimento contro i basilari principi del cristianesimo di cui la Chiesa di Roma dovrebbe essere il più autorevole custode.
Franco Nofori
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Speciale per Africa ExPress
Nel 2009 Sudan ed Etiopia avevano firmato un protocollo militare della durata di tre anni per la messa in sicurezza del loro comune confine. Nel 2017 la commissione bilaterale ha sviluppato un nuovo piano di collaborazione quinquennale, seguendo il protocollo militare del 2009. Nell’ottobre 2017 i due Paesi hanno sottoscritto anche un Memoranum of Understanding per migliorare la cooperazione militare e della polizia per contrastare il terrorismo. Mentre nel marzo 2016 il Sudan aveva proposto addirittura un’unità di frontiera comune.


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