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Anche il Madagascar nelle mire di Trump

Da Africa Intelligence
Washington, Parigi, Antananarivo

Domenica 4 gennaio, poco dopo le 23:00, il volo Air France AF934 è atterrato all’aeroporto internazionale di Ivato con a bordo tre visitatori americani. Il responsabile dei servizi generali dell’ambasciata degli Stati Uniti in Madagascar, Patrick Wilcox, li ha definiti “VVIP” in una lettera inviata due giorni prima all’autorità dell’aviazione civile del Madagascar (ACM), con copia ai servizi di sicurezza aeroportuale.

Piuttosto che un’accoglienza trionfale, la scorta di sicurezza americana aveva previsto l’accesso alla sala presidenziale, la massima sicurezza e un protocollo discreto. Questo trio, ufficialmente inviati dal dipartimento di Stato, è oggetto di molti intrighi nei circoli politici ed economici della capitale. Nessuno sa davvero perché si trovino lì.

Madagascar: aeroporto internazionale

Secondo documenti riservati visionati da Africa Intelligence, tutti e tre sono stati inviati direttamente dalla Casa Bianca in accordo con il presidente della Rifondazione della Repubblica del Madagascar, il colonnello Michael Randrianirina. Il triumvirato agisce sotto l’autorità diretta di Donald Trump e dei suoi consiglieri speciali, sotto la supervisione del segretario di Stato Marco Rubio.

Diplomatici in missione discreta

Il primo, Stuart R. Wilson, ha ricoperto per quasi un anno la carica di vice segretario aggiunto per gli affari consolari. Il secondo, Christian Jové Ehrhardt, ricopre la carica di vice segretario aggiunto per la popolazione, i rifugiati e la migrazione. Ha prestato servizio in diversi Paesi africani, tra cui Sudan, Ciad e Repubblica Centrafricana, dove ha lavorato per mantenere l’ordine pubblico in un contesto degradato dalla minaccia dei gruppi armati e dalla presenza dei paramilitari russi Wagner.

Wilson, diplomatico di carriera, ha ricoperto la carica di console generale degli Stati Uniti a Mosca fino al 2024, dopo essersi distinto come consigliere di politica estera della Task Force dell’esercito americano per l’Europa meridionale e l’Africa e aver prestato servizio in Madagascar. Il terzo visitatore, Carl Anderson, è un avvocato ed ex uomo d’affari che è entrato a far parte del Dipartimento di Stato lo scorso aprile come consulente legale.

Questi VVIP inviati dalla cerchia ristretta di Trump si preparano da diverse settimane a questa missione. In una lettera datata 19 dicembre 2025, l’ambasciata americana ad Antananarivo ha tenuto a informare il ministro degli Affari esteri malgascio Christine Razanamahasoa del loro arrivo su quel volo Air France.

L’asse Washington-Tel Aviv

Dieci giorni prima dell’invio di questa lettera, il colonnello Randrianirina si era recato segretamente a Dubai. Soggiornando al Mandarin Oriental, ha incontrato, tra gli altri, diversi funzionari americani inviati appositamente dall’amministrazione Trump, nonché il magnate della sicurezza privata Erik Prince (ex ufficiale dei US Navy SEAL le forze speciali della marina militare americana e fondatore di parecchie compagnie di mercenari, tra cui la famigerata Blackwater, ndr Afex) , come rivelato da Africa Intelligence (AI, 11/12/25).

Il colonnello, che ha guidato il colpo di Stato del 12 ottobre 2025 contro Andry Rajoelina – esiliato a Dubai sotto la stretta sorveglianza dei servizi segreti degli Emirati – si è rivolto a loro con franchezza. Ha innanzitutto ribadito il suo impegno a favore dello sviluppo economico e il suo desiderio di soddisfare le aspettative della popolazione, come aveva fatto il giorno precedente nei colloqui con il segretario di Stato degli Emirati Arabi Uniti per la cooperazione internazionale, Reem bint Ebrahim Al Hashimy, che ha promesso assistenza finanziaria. Randrianirina ha poi espresso le sue preoccupazioni per la propria sicurezza e il rischio di un “colpo di Stato nel colpo di Stato” che potrebbe essere ordito all’interno del comando militare a capo dello Stato. Ha poi discusso la possibilità di ricevere un discreto sostegno operativo da Washington in termini di personale e capacità di intelligence.

Oltre a Prince, ai consiglieri inviati da Trump e a un funzionario dell’intelligence statunitense, è stato invitato anche un inviato israeliano. Quest’ultimo ha legami con l’apparato di sicurezza israeliano, con l’industria militare israeliana e, in particolare, con le start-up specializzate nella sicurezza informatica. Ciò potrebbe suscitare un rinnovato interesse da parte dell’asse Washington-Tel Aviv.

Indifferenti alla natura del regime al potere, questi potenti alleati sono desiderosi di stabilire un punto d’appoggio in questa regione strategica, che si affaccia sul Canale del Mozambico ed è ricca di risorse minerarie e di gas. Nell’ultimo rapporto della Casa Bianca sulla strategia di sicurezza nazionale, la regione indo-pacifica è identificata come una delle principali priorità geopolitiche ed economiche di Washington. Le ambizioni che circondano il Madagascar sono coerenti con questa dottrina, soprattutto perché anche altre potenze sono in competizione per il controllo, a cominciare dalla Russia.

Patto informale siglato a Dubai

L’amministrazione di Vladimir Putin sta cercando in modo particolarmente aggressivo di affermarsi come partner chiave del nuovo regime malgascio. Il regime ha inizialmente beneficiato del sostegno molto pubblicizzato della Russia: visite di alti ufficiali dell’intelligence militare (GRU), proposte insistenti per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza ed economia, forniture di armi e richieste di permessi minerari. Mentre Mosca guardava principalmente all’uomo d’affari e politico Siteny Randrianasoloniaiko, questi si trova ora in una posizione delicata.

Diventato presidente dell’Assemblea nazionale, deve contemporaneamente placare il suo storico alleato russo, desideroso di non perdere tempo nel raccogliere i frutti del suo sostegno al colpo di Stato, e il capo del governo di transizione malgascio, che cerca di tenerlo a distanza e di contenere le ambizioni di Mosca. Randrianirina è infatti attualmente favorevole alla negoziazione di un partenariato con gli Stati Uniti e, in misura minore, con gli Emirati Arabi Uniti per il sostegno finanziario e con Israele per l’assistenza tecnologica in materia di intelligence. Questa alleanza emergente ha però un prezzo, poiché l’amministrazione Trump tende a ricorrere alla diplomazia – e persino alla forza – per difendere gli interessi economici degli Stati Uniti.

Il patto informale o semi-ufficiale è stato siglato a Dubai in questo contesto. Si sta quindi valutando l’invio di una missione di valutazione americana. Washington voleva inizialmente inviare una squadra alla fine di dicembre, ma il governo malgascio ha preferito rinviare la visita all’inizio di quest’anno. I funzionari americani dovranno valutare la situazione, in particolare quella della sicurezza, del capo dello Stato, nonché le sue esigenze e aspettative, al fine di formulare una proposta su misura. Questa è la missione assegnata ai tre VVIP.

Accoglienza dei migranti illegali

Al loro arrivo, i tre funzionari del dipartimento di Stato hanno inizialmente incontrato i contatti dell’ambasciata americana guidata da Claire Pierangelo, nominata nel 2021 dall’amministrazione di Joe Biden. Emarginata dalla nuova amministrazione Trump, sta per lasciare il suo incarico ed è stata tenuta fuori dai piani riservati di Washington per il Madagascar.

Nel primo pomeriggio del 6 gennaio, gli emissari si sono recati all’Assemblea Nazionale a Tsimbazaza per un lungo incontro con Randrianasoloniaiko. La settimana precedente, questi aveva orchestrato l’arrivo di una delegazione russa di circa 40 persone, guidata dal generale Andrei Averianov, capo dell’unità 29155 del GRU. Ciò non è stato criticato dai suoi visitatori di Washington. Gli inviati della Casa Bianca non hanno discusso con lui in modo approfondito le questioni di sicurezza, ma Ehrhardt, ufficialmente responsabile di tali questioni presso il dipartimento di Stato, ha sollevato la questione dell’eventuale accoglienza in Madagascar di rifugiati e migranti illegali negli Stati Uniti.

Randrianirina, presidente golpista del Madagascar

La parte centrale della missione è riservata al capo dello Stato. Facendo seguito al “patto” di Dubai, nei prossimi giorni saranno discusse questioni strategiche al Palazzo Iavoloha, durante un incontro con Randrianirina. Inizialmente previsto per l’8 gennaio alle 9 del mattino, l’incontro ha dovuto essere rinviato a causa dei problemi di salute di uno dei tre americani.

Interessi strategici nel settore minerario

Al di là delle preoccupazioni in materia di sicurezza, compresa la lotta alla pirateria, gli interessi degli Stati Uniti si concentrano sul settore minerario e più precisamente sulle terre rare e sui minerali strategici come la grafite, con il progetto Base Toliara, ribattezzato Vara Mada dalla fine del 2025, nel mirino (AI, 23/12/25). Situato nel sud-ovest del Madagascar, vicino alla città costiera di Tuléar, il sito è ricco di sabbie minerali e elementi delle terre rare, tra cui la monazite, che contiene uranio.

Nel dicembre 2024, questo progetto è passato sotto il controllo della società statunitense Energy Fuels, guidata da Mark Chalmers, dopo la sua acquisizione dalla società australiana Base Resources. Da allora, non è stato possibile avviare nulla. La società con sede in Colorado aveva tentato di accelerare, dietro le quinte, la revisione della legge sugli investimenti minerari di grande entità (LGIM, promulgata nel 2002), un prerequisito essenziale per l’avvio delle sue operazioni, inizialmente previsto per l’inizio di quest’anno (AI, 22/05/25). Invano.

Energy Fuels Inc. is an industry leader in uranium and rare earth elements production for the energy transition. (CNW Group/Energy Fuels Inc.)

Il colpo di Stato ha interrotto i piani e Energy Fuels, che prevede un investimento di 770 milioni di dollari, deve ora fare i conti con la crescente pressione di Randriasoloniaiko, ferreo oppositore del progetto minerario da circa 15 anni, ben prima che passasse sotto il controllo americano. Il 14 dicembre 2025 ha avviato un’inchiesta parlamentare sui tre principali progetti minerari del Paese.

Meno imponente del complesso minerario di Ambatovy sulla costa orientale, il sito dell’azienda americana è considerato strategico. Washington intende persuadere Randriasoloniaiko piuttosto che chiudere bottega. Oltre all’estrazione mineraria, gli Stati Uniti stanno monitorando da vicino il settore della vaniglia, di cui sono il principale importatore mondiale. Infine, a seguito delle richieste avanzate da Randrianirina a Dubai, l’amministrazione Trump non esclude di investire nel settore del trattamento e della distribuzione dell’acqua, oltre che in quello dell’elettricità.

Sicurezza, affari e una base navale

Sul fronte militare, un altro sito è molto ambito: la base navale di Diego-Suarez. Situata nell’estremo nord del Paese, questa ex installazione coloniale francese, sulla rotta dall’Oceano Atlantico all’Oceano Indiano, offre accesso alla costa africana, a Mayotte e alla Riunione. La baia di Diego-Suarez ha anche il vantaggio di poter ospitare navi di grande pescaggio.

Alla fine del 2021, durante il blocco del Canale di Suez da parte di una nave portacontainer (AI, 04/02/22), gli Stati Uniti hanno riattivato la cooperazione in materia di sicurezza con Antananarivo, ma hanno dovuto accontentarsi dell’istituzione di un centro di comando dedicato al controllo delle operazioni marittime. I tre emissari della Casa Bianca intendono quindi svolgere il loro ruolo con il colonnello Randrianirina per quanto riguarda il futuro di questa base militare. Il capo della giunta si è infatti recato sul posto il 6 e 7 gennaio, prima di tornare nella capitale.

I negoziati segreti, iniziati a Dubai e proseguiti ad Antananarivo, potrebbero riprendere ad Abu Dhabi all’inizio della prossima settimana. Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, il colonnello ha accettato l’invito ufficiale del vice primo ministro e ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Zayed Al Nahyan. Le autorità della capitale degli Emirati non hanno gradito la visita di Randrianirina a Dubai per colloqui che non includevano Abu Dhabi. Soprattutto perché riguardano questioni diplomatiche e di intelligence, settori sovrani sui quali il governo centrale desidera mantenere il controllo. Tutto questo avviene sullo sfondo della rivalità tra i due emirati.

Mentre il capo di Stato degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan (MbZ) riceve solo omologhi eletti, il suo ministro degli Esteri approfitta della Settimana della sostenibilità di Abu Dhabi (ADSW), dall’11 al 15 gennaio, per invitare il colonnello. È possibile che partecipino anche emissari di Trump. L’asse USA-EAU-Israele sta cercando di muoversi rapidamente e di sfruttare questo periodo di transizione per cementare stretti legami con il suo leader, sperando di utilizzare il Madagascar come banco di prova politico e militare in una regione dell’Africa ora considerata prioritaria da Washington.

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L’espulsione delle ONG da Gaza: motivi di sicurezza o delirio di persecuzione?

EDITORIALE
Federica Iezzi
12 gennaio 2026

Israele ha confermato il divieto di ingresso nella Striscia di Gaza per almeno 37 organizzazioni non governative (ONG), accusandole di non aver fornito gli elenchi dei propri dipendenti, ora ufficialmente richiesti per “motivi di sicurezza”. O meglio a causa di una mania di persecuzione millenaria incarnata negli israeliani e per fanatica esaltazione.

Striscia di Gaza [photo credit ICRC]
Le ONG internazionali non possono trasferire dati personali sensibili a una parte in conflitto, poiché ciò violerebbe i principi umanitari, il dovere di diligenza e gli obblighi di protezione dei dati.

Dati personali richiesti

Condividere i dati sul personale sanitario palestinese metterebbe a repentaglio indipendenza e neutralità umanitaria – soprattutto considerando il fatto che migliaia di operatori sanitari e umanitari sono stati intimiditi, detenuti arbitrariamente, attaccati e uccisi. Ciò è reso ancora più pericoloso dall’assenza di chiarezza su come tali dati sensibili saranno utilizzati, archiviati o condivisi.

E’ un evidente segno della volontà delle autorità israeliane di intensificare il controllo politico sugli operatori palestinesi. E la dichiarazione del ministero israeliano per gli Affari della Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo ne è prova tangibile. “Le organizzazioni che non hanno soddisfatto i requisiti di sicurezza e trasparenza richiesti vedranno la loro licenza sospesa. La principale mancanza individuata è il rifiuto di fornire informazioni complete e verificabili riguardo ai propri dipendenti, un requisito essenziale volto a prevenire l’infiltrazione di operatori terroristici nelle strutture umanitarie”.

Tra queste organizzazioni figurano importanti punti di riferimento internazionali, come Medici Senza Frontiere, Danish Refugee Council, CARE, Oxfam, Amnesty International, Médecins du Monde.

La minaccia di Israele di negare la registrazione a organizzazioni non governative internazionali è un tentativo cinico e calcolato di impedire la fornitura di servizi sanitari essenziali a Gaza e in Cisgiordania, in palese violazione degli obblighi di Israele, ai sensi del diritto internazionale umanitario.

Pericoloso precedente

La voce delle organizzazioni umanitarie è unanime: si tratta di un pericoloso precedente, che porta con sé disprezzo per il diritto internazionale umanitario e una superflua proliferazione di ostacoli alle operazioni di aiuto.

Condizionare gli aiuti all’allineamento politico, penalizzare il sostegno alla responsabilità legale e richiedere la divulgazione di dati personali sensibili costituisce una violazione del dovere di proteggere ed espone i lavoratori a sorveglianza e abusi dei loro diritti. Anche un gruppo di 17 organizzazioni israeliane ha condannato queste restrizioni.

Sebbene inquadrata come una misura amministrativa, quest’ultima mossa non è altro che il culmine di un processo che si è svolto negli ultimi due anni, durante il quale Israele ha sistematicamente smantellato le infrastrutture umanitarie, a sostegno della popolazione civile della Striscia di Gaza.

Tagliando i fondi e delegittimando l’UNRWA, spina dorsale della vita civile dei rifugiati palestinesi, e muovendo accuse contro il personale sanitario palestinese, in assenza di una significativa reazione globale, Israele ha ulteriormente consolidato un sistema di aiuti militari di lunga data.

Oltre conformità tecnica

Il nuovo quadro normativo va ben oltre la conformità tecnica. Introduce esplicitamente condizioni politiche e ideologiche per l’erogazione degli aiuti, punendo le organizzazioni che hanno sostenuto il boicottaggio di Israele o si sono impegnate in campagne di delegittimazione. Tali criteri non solo regolano l’attività di aiuto, ma mettono a tacere di fatto il dissenso.

La persecuzione dei gruppi umanitari internazionali che operano a Gaza, da parte di Israele, sta dimostrando al mondo quanto facilmente pilastri centrali del sistema umanitario possano essere smantellati, nella totale indifferenza.

Presentare queste organizzazioni come marginali non è una valutazione fattuale, ma una narrazione volta a normalizzare la loro rimozione.

La centralità delle organizzazioni umanitarie internazionali per la sopravvivenza di Gaza è di per sé una misura della profondità della distruzione imposta alla società palestinese. Tali gruppi hanno operato in spazi in cui le istituzioni palestinesi sono state demolite e le soluzioni politiche rinviate.

Federica Iezzi
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Non solo Mediterraneo: le tragedie che vivono i migranti sono ovunque

Africa ExPress
11 gennaio 2026

Una decina di ragazzi provenienti dal Corno d’Africa sono stati trovati affamati e seminudi mentre camminavano per strada a Mulberton, una periferia a sud di Johannesburg (Sudafrica).

Residenti dell’area hanno allertato la polizia. Gli agenti, accorsi immediatamente, hanno soccorso i giovanissimi, tutti stranieri, che non masticavano una parola di inglese.

Etiopi arrestati in Sudafrica

I giovani vengono dall’Etiopia, alcuni tra loro minorenni. Diversi testimoni hanno riferito che altri due migranti sono stati portati via da una automobile, fuggita in tutta velocità. Il conducente è poi stato bloccato è arrestato. Si tratta di un 47enne etiope senza permesso di soggiorno, ora accusato di traffico di esseri umani.

Maggiorenni arrestati

Ieri, il viceministro  della Giustizia e dello Sviluppo costituzionale di Pretoria, Andries Nel, ha elogiato il Comitato Nazionale Intersettoriale sulla Tratta di Esseri Umani (NICTIP) per il lavoro svolto nel caso di dodici cittadini etiopi di sesso maschile che inizialmente erano stati ritenuti vittime di tratta.

Il 7 gennaio i 12 giovani sono stati interrogati in presenza di un interprete. Infine è stato stabilito che solamente due di loro sono minorenni. Hanno poi dichiarato di non essere vittime di tratta, ma di essere venuti deliberatamente in Sudafrica in cerca di una occupazione.

I dieci adulti, di età compresa tra 19 e 35 anni, sono ora in stato di fermo, mentre i due giovanissimi sono stati trasferiti in una località protetta.

Gli adulti, invece, dovranno apparire in Tribunale il prossimo 15 gennaio per essere ascoltati dai giudici.

La fuga dall’Etiopia

Si continua a fuggire dall’Etiopia, il secondo Paese più popoloso dell’Africa, dove in molte zone regna insicurezza e manca il lavoro.

Tanti giovani lasciano la loro terra e i loro affetti in cerca di occupazione. Molti sperano di trovare lavoro in altri Paesi africani, come il Sudafrica, una delle economie trainanti del continente. Ma da diversi anni anche lì la disoccupazione è salita alle stelle: si aggira sul 32 per cento, ma sale al 58 per quanto riguarda quella giovanile.

Paesi del Golfo

Altri etiopi tentano la fuga verso i Paesi del Golfo, con la speranza di trovare un’occupazione come colf o manovali nell’edilizia o in altri settori. Il 40 per cento dei 130 milioni di abitanti dell’Etiopia vive al di sotto della soglia di povertà.

Ma i viaggi della speranza sono sempre un terno al lotto. Il tragitto per raggiungere Gibuti, per poi imbarcarsi alla volta dello Yemen, è pericolosissimo. Basti pensare che pochi giorni fa ben 22 persone sono morte e altre 72 sono state ferite in un incidente stradale nella regione dell’Afar (Etiopia). Il camion, strapieno di giovani, si è ribaltato a Semera, a poco più di cento chilometri dal confine.

I migranti, per potersi imbarcare devono raggiungere Obock, sulla costa settentrionale di Gibuti, da dove partono molte imbarcazioni alla volta dello Yemen. Ma prima i migranti devono attraversare lande deserte, impervie, e caldissime e non di rado vengono rinvenuti resti umani nella regione del lago Assal, nella regione abitata degli Afar, che si trova a 155 metri sotto il livello del mare e rappresenta la depressione più significativa di tutta l’Africa. Muoiono di stenti, fame e sete. Altri annegano durante la traversata verso lo Yemen, distrutto dalla guerra.

“Rotta orientale”: da Gibuti verso l’Arabia Saudita

Secondo OIM (Organizzazione Internazionale per i Migranti) la cosiddetta rotta orientale utilizzata da chi fugge dal Corno d’Africa per raggiungere l’Arabia Saudita o altri Paesi del Golfo è “una delle vie migratorie più pericolose e complesse dell’Africa e del mondo”. I naufragi sono frequenti e molto spesso non vengono nemmeno riportati dalle grandi testate internazionali.

OIM ha fatto sapere che tra gennaio e settembre dello scorso in questo tratto di mare sono anno morte o sparite 890 persone.

Africa Express 
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Malawi: scoperta fossa comune con 25 migranti etiopici diretti in Sudafrica

 

 

Incollato alla poltrona: il presidente centrafricano rieletto per la terza volta

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
10 gennaio 2026

Faustin-Archange Touadéra, al potere dal 2016, ha vinto nuovamente le presidenziali che si sono svolte il 28 dicembre 2025 nella Repubblica Centrafricana, con il 76,15 delle preferenze, portandosi così a casa il terzo mandato.

Secondo quanto annunciato da ANE (Agenzia Nazionale Elezioni), la partecipazione al voto degli aventi diritto è stata del 52,42 per cento. La Corte costituzionale dovrà confermare i risultati definitivi il prossimo 20 gennaio.

Opposizione denuncia irregolarità

I due maggiori oppositori in lizza, Anicet-Georges Dologuélé e Henri-Mari Dondora, hanno denunciato irregolarità nello scrutinio. Il primo è fermato al 14,6 per cento, mentre Henri-Marie Dondra al 3,19. Già prima della pubblicazione dei risultati di ANE, Dologuélé, sfidante storico di Touadéra, ha rivendicando la propria vittoria. Accuse ovviamente respinte al mittente dal portavoce del presidente.

Faustin-Archange Touadéra vince le elezioni in Centrafrica, conquistando il terzo mandato

Mentre Dondra ha chiesto l’annullamento dello scrutinio e ha accusato ANE di non essere in grado di organizzare le elezioni.

Gli osservatori dell’Unione Africana, invece, hanno ritenuto che le elezioni si sono svolte in modo pacifico, non paragonabili a quelle del 2016 e 2020. Hanno sottolineato che sono state rispettate le procedure legali in vigore.

Popolazione allo stremo

Alcuni analisti ritengono che il Centrafrica si stia stabilizzando, visto che ora il governo centrale controlla il 90 per cento del Paese, mentre nel 2021 l’80 per cento era ancora in mano a gruppi armati.

Ma sta di fatto che il 71 percento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Mancano i servizi di base, strade spesso non percorribili, specie nel periodo delle piogge, disoccupazione endemica e un tasso di istruzione molto basso, mentre il costo della vita è sempre più elevato.

Vietate le critiche

Malgrado la vittoria Touadéra resta un personaggio molto criticato, specie dopo il referendum per il cambiamento della Costituzione del 2023 che lo ha autorizzato a ricandidarsi all’infinito.

La Corte Costituzionale aveva bocciato il referendum ancora sul nascere, fatto ovviamente non gradito al presidente e ai suoi protettori russi, presenti nella ex colonia francese dal 2018. Per tutta risposta Touadéra ha silurato Danièle Darlan, allora presidente del supremo organo di giustizia, mandandola in pensione anticipata.

Roccaforte dei mercenari Wagner

Il Centrafrica è anche l’ultimo baluardo dei mercenari Wagner, ancora non sostituiti da Africa Corps, contingente di soldati di ventura controllato direttamente dalla Difesa russa.

A dire il vero cambia poco, è semplicemente una “istituzionalizzazione de facto” della presenza militare russa in Africa. I paramilitari cambiano la divisa, anzi, meglio, solamente lo scudetto sul braccio.

Uomini di Wagner ancora in Centrafrica

Da tempo Mosca sta facendo pressione su Bangui, chiedendo di licenziare i Wagner per sostituirli con il nuovo contingente russo.Touadéra però ha chiesto una proroga fina alla fine delle elezioni. Il conto presentato da Putin per Africa Corps è salato: 15 milioni di euro al mese. Tale cifra rappresenta il 40 per cento del bilancio del Paese del 2025.

Ora si attendono i risultati definitivi delle legislative, pare comunque che anche in questo caso sia in netto vantaggio il partito al potere.

In questi anni di permanenza in Centrafrica, i miliziani russi hanno fatto il cattivo e il brutto tempo nel Paese. Uccisioni, torture, arresti e sparizioni si sono susseguiti a tambur battente, senza che le autorità di Bangui battessero ciglio. La popolazione, inizialmente entusiasta della presenza dei paramilitari russi, ora ne è terrorizzata e c’è chi li chiama “architetti del terrore”

Paramilitari in Sudan

E all’inizio di quest’anno, i paramilitari di Wagner hanno attraversato la frontiera Centrafica/Sudan, penetrando nell’area di Karkar, nel  Sud Darfur. Una settimana fa hanno ordinato ai poliziotti delle Rapid Support Forces (RFS) e al personale amministrativo responsabile per la sicurezza, di lasciare immediatamente la zona.

Eppure, solo poche settimane fa, le RSF e le autorità  locali di Birao, capoluogo della provincia centrafricana Vakaga, al confine con il Sudan, avevano raggiunto un accordo per la riapertura di un punto di scambio commerciale transfrontaliero nella zona. L’area è abitata prevalentemente da civili sudanesi e funge da importante centro commerciale.

Grazie alla presenza dei mercenari, i rapporti tra Russia e Centrafrica si sono rafforzati ulteriormente. Un anno fa, Touadéra e Putin hanno siglato un nuovo Memorandum of Understanding, in particolare per quanto riguarda la gestione delle ricchezze del sottosuolo, dunque nuove opportunità per le società minerarie russe.

Dopo la riconferma del terzo mandato, Touadéra  ha subito invitato Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa a Bangui. La vittoria favorirà ancora una volta gli interessi di Mosca nel Paese, in particolare nell’estrazione di oro e diamanti.

Cornelia Toelgyes                             
corneliacit@hotmail.it
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Molti altri articoli sul Centrafrica li trovate cliccando qui

Marocco arricchisce il suo arsenale bellico made in Israel

Dal Nostro Redattore Difesa
Antonio Mazzeo
8 gennaio 2026

Fonti militari di Rabat confermano che è diventato pienamente operativo il sistema di “difesa” aerea e antimissile BARAK MX prodotto dalla holding industriale bellica IAI – Israel Aerospace Industries.

Rabat aveva ordinato in Israele il sistema missilistico nel 2023. Valore presunto della commessa 540 milioni di dollari.

Sistema missilistico Barak MX

Il BARAK MX è stato progettato per contrastare un ampio ventaglio di minacce aeree fino ad una distanza di 150 km.: velivoli senza pilota, cacciabombardieri, missili da crociera e balistici.

Sahara occidentale

Secondo la testata specializzata Israel Defense, le forze armate marocchine impiegheranno il sistema missilistico come una specie di “Iron Dome” (cupola di ferro) nel deserto del Sahara, specialmente nelle aree più “sensibili” del sud del Paese.

La piena operatività del BARAK MX è stata raggiunta in tempi record perché le autorità di Rabat temono le “crescenti attività ostili” nella regione meridionale da parte di attori non statali che utilizzano droni e altre armi d’attacco guidate da remoto.

Polisario

“Uno di questi gruppi armati è rappresentato dal Fronte Polisario, organizzazione separatista che opera dai campi profughi presenti nella confinante Algeria”, riporta Israel Defense, omettendo di ricordare che in quei campi vive da più di 50 anni la popolazione Saharawi espulsa con la forza dopo l’occupazione militare dell’ex Sahara spagnolo da parte del Marocco.

L’acquisto del sistema BARAK MX si inquadra all’interno delle sempre più strette relazioni diplomatico-militari tra il Marocco e Israele. La partnership si è sviluppata a seguito della firma dei cosiddetti “Accordi di Abramo” nel 2020 e non si è incrinata dopo l’attacco genocida di Tel Aviv contro i palestinesi della Striscia di Gaza.

Esportazioni belliche nel Regno

Secondo il SIPRI, l’autorevole istituto internazionale di ricerca sui temi della pace di Stoccolma, lo Stato di Israele è divenuto il terzo esportatore di armi e apparecchiature militari al Marocco, conquistando una fetta del mercato pari al 10 per cento di tutte le acquisizioni del Regno.

Lo scorso mese di agosto, nella regione orientale del paese nordafricano, l’esercito ha testato il nuovo missile supersonico “Extra” prodotto da Elbit Systems Ltd, altra importante azienda israeliana del settore aerospaziale, con quartier generale ad Haifa.

Le forze marocchine hanno dichiarato che con l’adozione di questo nuovo sistema d’arma, saranno rafforzate le capacità di strike in profondità.

Extra Elbit System

Gli “Extra” di Elbit System sono razzi di artiglieria da 306 mm; possono trasportare testate esplosive da 120 kg e colpire centri di comando e comunicazione ed installazioni protette.

Sempre con la stessa azienda di Haifa, le autorità militari marocchine hanno firmato di recente un contratto per la fornitura di 36 semoventi ruotati di artiglieria ATMOS (Autonomous Truck MountedHowitzer System).

Gli ATMOS, avio trasportabili, sono dotati di cannoni da 155 mm, in grado di sparare fino ad otto colpi al minuto ed ingaggiare bersagli entro un raggio di circa 40 km.

Marina militare di Rabat

Anche la Marina del Regno del Marocco è intenzionata a dotarsi di sistemi missilistici di produzione israeliana. Le proprie unità navali potrebbero armarsi fin dai prossimi mesi di missili “Spike NLOS” (Non-Line-of-Sight) realizzati da Rafael Advanced Defense Systems.

Gli “Spike NLOS” sono in grado di colpire obiettivi navali o terrestri con un raggio d’azione di 32 Km.

A bordo delle unità marocchine è già operativa una versione meno sofisticata degli “Spike”, nota con la sigla “LR II”, la cui consegna è stata completata nel giugno 2025.

La Marina Militare di Rabat sta pure valutando la possibilità di acquisire una versione navale del sistema missilistico sviluppato da IAI – Israel Aerospace Industries, il BARAK 8. Si tratta di un’arma superficie-aria a lungo raggio, anch’essa in grado come il BARAK MX di intercettare e distruggere in volo aerei, droni e missili.

Stabilimento israeliano Casablanca

Il Marocco non è solo un cliente del complesso militare-industriale israeliano. Lo scorso mese di novembre, a Benislmane, nell’area industriale di Casablanca, è stato inaugurato uno stabilimento per la produzione dei droni kamikaze SPY X.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, (a sinistra) e il re del Marocco, Muhammad VI

Lo stabilimento è di proprietà dell’azienda aerospaziale Blue Bird Aero Systems Ltd. con quartier generale nel parco industriale di Emek-Hefer, distretto centrale di Israele, interamente controllata da IAI.

Buona parte della produzione a Benislmane avrà come acquirenti le forze armate marocchine; il resto finirà nel mercato africano.

Gli SPY X possono essere impiegati senza la necessità di disporre di ampie piste di decollo. Hanno un duplice uso: possono fare da velivoli a pilotaggio remoto per attività di intelligence, sorveglianza e riconoscimento, o da veri e propri droni killer/kamikaze per colpire target fino a 50 km di distanza.

Nel settembre 2022, dal gruppo Blue Bird Aero Systems, il Marocco aveva acquistato pure i droni WanderB e ThunderB.

Antonio Mazzeo
amazzeo61@gmail.com

©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

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Marocco e Israele vanno in guerra a braccetto: nuove collaborazioni in campo bellico-industriale

Israele: affari milionari con la Difesa del Marocco

Nuovi missili israeliani al Marocco: business is business

Violazione del diritto internazionale: molti dirigenti africani criticano azioni USA in Venezuela

Africa ExPress
7 gennaio 2026

L’Unione Africana ha espresso perplessità per l’arresto e la deportazione del presidente venezuelano Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores. Pur non condannando direttamente l’azione militare di Washington nel Paese sudamericano, l’UA ha evidenziato “l’importanza del rispetto del diritto internazionale, della sovranità degli Stati, della loro autodeterminazione”.

L’organizzazione con sede ad Addis Abeba ha poi sottolineato la necessità di dialogo e della risoluzione pacifica delle controversie, invitando tutte le parti alla moderazione.

Dura condanna di Sudafrica e Ghana

Ben più dura la reazione del Sudafrica, le cui relazioni con gli USA sono già molto tese, in particolare dopo le accuse di genocidio nei confronti degli afrikaner, avanzate da Trump mesi fa.

Secondo un comunicato di poche ore fa, il Sudafrica ha assicurato all’amministrazione Trump che non avrebbe interferito sull’accoglienza di rifugiati della minoranza bianca negli USA. Un accordo in tal senso sarebbe stato raggiunto alla fine di dicembre.

Pretoria considera l’azione di Washington contro il Venezuela una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. E ha ricordato che invasioni militari contro Stati sovrani portano solamente a un inasprimento delle crisi.

Il presidente del Ghana, John Dramani Mahana, condanna l’intervento USA in Venezuela

Anche il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha preso immediatamente posizione contro le azioni militari dall’amministrazione Trump in Venezuela. Il leader di Accra ha manifestato le sue riserve contro l’uso unilaterale della forza. Ha poi aggiunto di essere molto preoccupato per quanto proclamato dal suo omologo di Washington.

Secondo Mahama, l’intenzione di voler governare il Venezuela e sfruttarne il petrolio durante un periodo di transizione, “sono dichiarazioni che ricordano l’era coloniale e imperialista. Creano un precedente pericoloso per l’ordine mondiale. Ambizioni coloniali di questo tipo non hanno posto nell’era post-seconda guerra mondiale”. Ha inoltre chiesto la liberazione del presidente Maduro e di sua moglie.

Le dure dichiarazioni di Mahama sorprendono, viste le buone relazioni con gli USA. Solo pochi mesi fa Accra aveva sottoscritto un accordo con Washington per l’accoglienza di migranti africani indesiderati. I termini di tale intesa non sono stati resi noti.

Anche il ministro degli Esteri ciadiano, Abdoulaye Sabre Fadoul ha espresso al suo omologo venezuelano l’impegno del proprio Paese a rispettare il diritto internazionale, da cui, ha sostenuto, dipende l’esistenza di un ordine mondiale giusto e l’importanza di preservare la pace, la stabilità e l’integrità territoriale del Venezuela.

Momenti cruciali dell’arresto di Nicolas Maduro

Ivan Gilles, capo della diplomazia venezuelana, ha affermato di aver ricevuto messaggi di solidarietà anche da altri Paesi, in particolare da Liberia, Namibia, Gambia.

Chavismo

Alcuni Paesi africani avevano rafforzato i rapporti con Caracas, quando era ancora guidato da Hugo Chavez. Nel 2009 il leader venezuelano scomparso aveva dichiarato di voler aprire una raffineria in Mauritania per la distribuzione del petrolio nel Paese stesso e in quelli confinanti, cioè Niger e Mali.

Diversi governi del continente sono rimasti in silenzio. Forse per timore di ripercussioni, vista anche la stretta degli USA per quanto riguarda la restrizione di visti.

Riciclaggio denaro

Intanto una società con sede nella Repubblica di Mauritius è sotto inchiesta da parte delle autorità dell’arcipelago per il suo presunto ruolo nel riciclaggio di denaro legato a Maduro. Secondo gli investigatori della Commissione per i Reati Finanziari di Port Louis, l’agenzia sarebbe stata utilizzata per trasferire somme sottratte In Venezuela, in particolare in relazione alla compagnia petrolifera statale PDVSA. L’inchiesta è stata portata avanti in collaborazione con le autorità americane.

Pochi giorni fa la Commissione mauriziana ha congelato beni per 3,5 milioni di dollari e ha sospeso la licenza della società in questione per gravi violazioni delle norme antiriciclaggio.

Secondo il politologo angolano, José Gomes, intervistato dai reporter della Deutsche Welle (DW), ritiene che con la cattura di Maduro, gli USA hanno lanciato un messaggio forte al mondo, ovvero, sono loro a comandare e non rispetteranno il diritto internazionale.

Africa ExPress
@africexp
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Trump esibisce foto fake per dimostrare uccisioni di massa di bianchi sudafricani

USA deporta profughi africani indesiderati dell’Africa in Ghana

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Eli Feldstein, ex portavoce di Netanyahu: “Israele aveva accesso al computer segreto di Hamas”

Dal quotidiano israeliano
Inyanim
Gerusalemme, 30 dicembre 2025

La storia che segue inizia con un ambizioso consulente di comunicazione che, trentenne, arriva all’ufficio più potente del Paese e diventa improvvisamente una delle persone più vicine al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Eli Feldstein, ex portavoce del premier dello Stato ebraico, ha ricoperto per un breve periodo la carica di portavoce del membro della Knesset, Itamar Ben Gvir.

Da allora, il rapporto tra i due è stato per lo più turbolento. In un modo o nell’altro, poco dopo, Feldstein occupa la piattaforma di portavoce più ambita in Israele: nientemeno che nell’ufficio del primo ministro Netanyahu.

Feldstein ha appena avuto il tempo di ambientarsi alla delicata posizione che viene segretamente arrestato dallo Shin Bet. Un anno e due mesi fa (3 novembre 2024), lo Shin Bet rivela il suo arresto. Da lì, tutto si complica. Infatti, l’arresto di Feldstein viene eseguito con l’accusa di aver sottratto documenti classificati dal sistema delle IDF.

Eli Feldstein

Il caso indagato all’epoca è uno che, agli occhi della maggior parte dell’opinione pubblica, non avrebbe dovuto essere indagato. Tutto inizia con un cospiratore di nome Ari Rosenfeld, che chiese di consegnare a Feldstein un documento (secondo la testimonianza di Feldstein, ciò avvenne durante un incontro dopo una preghiera in sinagoga con il suocero di Rosenfeld, che per primo parlò del documento), che fu nascosto al primo ministro.

Israele, dopo il 7 ottobre, ha disprezzato per le parole di un cospiratore della direzione dell’Intelligence che aveva avvertito che Hamas si stava preparando per un attacco. Parole che però caddero nel vuoto: il cospiratore avrebbe dovuto ricevere una medaglia al valore e non essere recluso in un carcere militare. Ma questo sarebbe successo se fossimo stati in un Paese civile.

Ari Rosenfeld

Nel frattempo, anche Feldstein fu arrestato insieme a Rosenfeld. Il motivo: il documento classificato era stato fatto trapelare da lui al quotidiano tedesco Bild, forse il quotidiano più filo-israeliano al mondo.

Lo scopo della fuga di notizie non era leggere Bild a Dresda, ma diretto ai residenti di Tel Aviv e Herzliya, e aveva lo scopo di influenzare l’opinione pubblica affinché evitasse un accordo sconsiderato. Tuttavia, il tribunale ha stabilito che la fuga di notizie avrebbe potuto compromettere la capacità delle forze di sicurezza di raggiungere i propri obiettivi nella guerra, in particolare per quanto riguarda il rilascio degli ostaggi israeliani a Gaza.

In pratica, la fuga di notizie ha dimostrato che Israele aveva accesso allo stesso cervello elettronico segreto di Hamas, che descriveva dettagliatamente la tattica. Il computer in questione, secondo quanto riportato, era utilizzato anche da Yahya Sinwar.

In un’intervista rilasciata nel fine settimana, Feldstein in merito alla vicenda, ha affermato: “Netanyahu era a conoscenza del trasferimento del documento a Bild e, a posteriori, lo ha persino accolto con favore”. Feldstein ha chiarito di aver agito per conto di Netanyahu fin dall’inizio, e non per conto proprio.

Il collegamento con il Qatar

Se la fuga di notizie del documento a Bild ha portato all’arresto di Feldstein, agli occhi di una parte dell’opinione pubblica, si tratta di una questione completamente diversa, non di un caso penale, attualmente oggetto di indagine tra Feldstein e il Qatar.

Si tratta di un collegamento creato tra Feldstein e una società internazionale finanziata dal Qatar che lavora per migliorare l’immagine del Qatar. Stando a un annuncio pubblicitario su ’12 News, mentre lavorava nel Primo Ufficio di Eli Feldstein. Dall’ intervista a Kan ’11 Feldstein ha parlato con i giornalisti e ha presentato il coinvolgimento positivo del Qatar nei contatti, facendo in modo di migliorare la sua immagine.

Dopo il massacro del 7 ottobre, è stato accusato di legami con Hamas e di aver diffuso voci contro l’Egitto, che aveva partecipato agli sforzi di mediazione nell’accordo per la presa degli ostaggi.

Il pagamento per questo asse è stato effettuato dal Qatar  la Serbian Insight Partners di Israel Einhorn e mediante la società Third Circle, di proprietà del lobbista ebreo americano Jay Potlik. Grazie a quest’ultima, i fondi sono poi stati trasferiti a Eli Feldstein tramite una società israeliana dell’imprenditore Gil Birger.

Accanto a questo asse, ce n’era anche un altro internazionale: la Lighthouse Global Network Campaign, che ha operato dal 2022 all’ottobre 2024 per migliorare l’immagine del Qatar nel mondo e tra le comunità ebraiche.

L’asse è stato gestito mediante una catena di aziende, fino alla società Perception, che ha delineato i messaggi del progetto e formulato la strategia. Perception, di proprietà di Israel Einhorn, ha lavorato anche per Jonathan Urich (una fonte oltre a Netanyahu). L’esecuzione vera e propria è stata effettuata dalla società informatica Koios, che gestiva una rete di avatar e siti di notizie fittizi che promuovevano i messaggi.

Nell’intervista, Feldstein ha negato le accuse di essere un “agente del Qatar”, ma ha ammesso di aver ricevuto denaro da elementi legati al Qatar. Secondo lui, si è trattato di un’attività di consulenza/informazione, non di un’attività ostile.

Le dichiarazioni sono credibili? Il giorno dopo la pubblicazione dell’intervista, si sono sentite le solite voci: gli oppositori di Netanyahu hanno attaccato, e alcuni hanno persino accusato il primo ministro di “tradimento”. Tra i relatori spiccava l’ex primo ministro Naftali Bennett”.

(Quotidiano Israeliano “Inyanim” del 30 dicembre 2025)

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Malaria, GanLum nuovo trattamento contro la malaria ha superato la fase tre

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
4 gennaio 2026

La lotta contro il paludismo va avanti e, nella lista dei nuovi farmaci contro la mortale malattia, potrebbe entrare il GanLum (ganaplacide/lumefantrine). Si tratta di un trattamento antimalarico di nuova generazione sviluppato da Novartis in collaborazione con Medicines for Malaria Venture (MMV).

GanLum Zanzara anofele
Zanzara anofele femmina mentre succhia il sangue (Immagine generata da IA)

Nuova molecola

Il farmaco è composto da una nuova molecola. È stata scoperta dopo uno screening – definito rivoluzionario – su 2,3 milioni di molecole. Si chiama ganaplacide e ha un meccanismo d’azione innovativo: pare essere efficace contro ceppi di malaria resistenti ad altri trattamenti.

La molecola inibisce l’enzima Plasmepsin II. Senza questo enzima il parassita della malaria (Plasmodium) non sarebbe in grado di digerire le proteine del sangue e quindi non potrebbe sopravvivere e moltiplicarsi.

GanLum combina la ganaplacide con la lumefantrine. Quest’ultima è un antimalarico componente chiave di diverse terapie combinate a base di artemisinina.

La sperimentazione



Tra adulti e bambini, il farmaco è stato sperimentato in 34 siti di 12 Paesi africani su 1.688 persone. Il GanLum è stato somministrato in granuli una volta al giorno per tre giorni.

Secondo lo studio di Fase III (KALUMA) il trattamento con GanLum ha dimostrato un’efficacia del 99,2 per cento rispetto al 96,7 del normale standard di cura.

In attesa della FDA 

Grazie a questi risultati la Food and Drug Administration (FDA) negli USA ha inserito GanLum nei programmi Fast Track Designation e l’Orphan Drug Designation. Questo iter permette di accelerare lo sviluppo e l’approvazione di farmaci per condizioni specifiche.

Abdoulaye Djimdé, professore di parassitologia e micologia presso l’Università di Scienze di Bamako, Mali: “GanLum potrebbe rappresentare il più grande progresso nel trattamento della malaria”.

Elevata efficacia

“L’elevata efficacia contro più forme del parassita e la capacità di uccidere i ceppi mutanti che stanno mostrando segni di resistenza alle attuali medicine lo dimostra. La resistenza ai farmaci rappresenta una minaccia crescente per l’Africa, pertanto è fondamentale trovare nuove opzioni terapeutiche il prima possibile”- ha concluso Djimdé.

GanLum World malaria report 2025
Copertina del World malaria report 2025

Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Gabon, Ghana, Kenya, Mali, Niger, Nigeria, Ruanda, Tanzania e Uganda sono i 12 Stati protagonisti della sperimentazione con GanLum. La malaria è endemica in tutti quei Paesi.

Secondo il World malaria report 2025 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS-WHO) in Africa nel 2024, sono registrati 265 milioni di casi della patologia. Rappresentano il 94 per cento dei casi a livello planetario.

I cinque Paesi



La metà dei casi di paludismo sono in cinque Stati del continente africano: Nigeria (25,8 per cento), Repubblica Democratica del Congo (13,3), Uganda (5,0), Etiopia (4,7) e Mozambico (3,9).

Tra il 2000 e il 2015 l’OMS ha registrato un aumento dei casi di malaria del 5,4 per cento. Sono passati da 203 milioni a 214 milioni e tra il 2015 e il 2024 i casi sono aumentati di un ulteriore 23,8 per cento.

GanLum
Pagina del Report 2025 dell’OMS-WHO: stimati 282 milioni casi di malaria a livello globale

Nel 2024, a livello globale, il Report OMS ha stimato 282 milioni di persone colpiti da malaria e la malattia uccide circa 600.000 persone all’anno. In Africa tre morti di malaria su quattro sono bambini sotto i 5 anni.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

X (ex Twitter):
@sand_pin
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Crediti immagine:
– Zanzara anofele
immagine generata con IA https://raphael.app/it

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Malaria sconfitta? Scienziata italiana scopre super-farmaco che elimina il parassita della mortale malattia

 

La scienziata italiana dell’innovativo farmaco antimalarico ci racconta come funziona

Scienziati all’attacco della malaria: OMS autorizza secondo vaccino

2026, Watch Out. Propaganda Lurking!

La versione italiana di questo si trova qui

EDITORIAL

Massimo A. Alberizzi
January 3, 2025

2025 was a difficult year for information, but 2026 promises to be even more challenging. There are many enemies; some are obvious, others hidden, but the most dangerous of all, because it manipulates consciences and convinces people to do things that harm them, is propaganda.

It is an insidious enemy because those who are subjected to it often do not realize it. It creeps in slowly and affects above all those who do not bother to investigate, research, or verify, but, with a certain superficiality, take for granted the news that is disseminated daily by newspapers, television, or the web as true and reliable.

The other side of the coin

News provided in a misleading way, telling only one side of the story, in order to validate that side and keep the other side away from prying eyes (and minds).

News that is cloaked in do-goodism, under the pretext and desire to defend humanity and justice. Provided in a reassuring and law-abiding manner. Voltaire wrote: “The greatest of crimes, at least the most destructive and therefore the most contrary to the purpose of nature, is war; but there is no aggressor who does not color this misdeed with the pretext of justice.”

It is a daily drip of biased news, deliberately presented in a misleading way. Right, left, center: everyone abuses it.

Unfortunately, even many newspapers do not check, verify, and publish the news as mere paper pushers. The American attack on Christmas Day in Nigeria was passed off as an action in defense of Christians who are allegedly subject to violence by Islamic terrorists in that area. https://www.africa-express.info/2025/12/29/difesa-dei-cristiani-o-mani-sulle-risorse-cosa-ha-spinto-trump-a-bombardare-la-nigeria/

It is true that, following protests by the Nigerian authorities against this narrative, some have questioned Trump’s justification. But almost no one has pointed out that this show of American muscle violates international rules, norms, and conventions.

After Nigeria, Venezuela

After Nigeria, today came the attack on Venezuela, even more serious because it is in total violation of international law. Fight against drug traffickers, fight against dictatorship. Seasoned with Trump’s own comment: “We will take back our oil.” In other words, Trump claimed that the oil in Venezuela’s subsoil belongs to the Americans.

The photo of Maduro in handcuffs posted by Donald Trump on his Truth account

But that’s not all. Venezuelan President Nicolás Maduro has been convicted—without trial—of being one of the organizers of drug trafficking, but the pretext of the fight against drug trafficking is blatantly contradicted by the facts, as Trump himself pardoned the former president of Honduras, Juan Orlando Hernández, who had been sentenced to 45 years in prison and fined $8 million for bringing 400 tons of cocaine into the United States.

CHARGES CONTRE MADURO Anglais

The US indictment against Maduro and his wife

This is but a pretext, as is the claim that the attack on Caracas was justified to protect US national security from a ‘hybrid’ aggression. The truth is that in both Nigeria and Venezuela, the goal is control of resources.

Consent of the authorities

As far as Nigeria is concerned, it is true that Washington acted with the consent of the Nigerian authorities, but can these permits be used to ‘punish’ without trial those allegedly responsible for crimes that have not been confirmed by independent trials?

I don’t think so. Nevertheless, many politicians continue to repeat that we are going to war to defend Western values. If this were really the case, isn’t the presumption of innocence one of those values?

Cesare Beccaria and his most comprehensive work, “On Crimes and Punishments”

Before imposing a sentence, should there not be a trial to determine any convictions? Is this not one of the cornerstones of Western law? Today, even the Enlightenment thinkers Cesare Beccaria and Pietro Verri are being torn apart by those who claim to defend Western values.

Renunciation of values

It seems to me that the aim is to convince public opinion, through the unscrupulous use of propaganda, to renounce these values. This impression has been reinforced by the attacks on oil tankers off the coast of Venezuela, the bombings in Nigeria, and now the kidnapping of Maduro. Everyone in Gaza is a terrorist, everyone in Sokoto (the Nigerian state bombed at Christmas) is an Islamist, and everyone in Venezuela is a drug trafficker.

A disturbing narrative!

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@africa-express.info
© ALL RIGHTS RESERVED

 

2026, attenzione. Propaganda in agguato!

The English version is here

EDITORIALE
Massimo A. Alberizzi
3 gennaio 2025

Il 2025 è stato un anno difficile per l’informazione, ma il 2026 si annuncia ancora più arduo. I nemici sono tanti; alcuni sono palesi, altri nascosti, ma il più pericoloso di tutti, perché manipola le coscienze e convince le persone a fare cose che le danneggiano, è la propaganda.

Un nemico subdolo perché chi lo subisce spesso non se ne accorge. Si insinua lentamente e colpisce soprattutto le persone che non si peritano di approfondire, ricercare, verificare, ma, con una certa superficialità, prendono per buone, vere ed affidabili le notizie che quotidianamente vengono diffuse da giornali cartacei, televisivi o via web.

Faccia della medaglia

Notizie fornite in un modo fuorviante, che raccontano solo a metà quanto accaduto, tutto per avvalorare un lato della medaglia e tenere lontano da occhi (e menti) indiscrete l’altra faccia.

Notizie che vengono ammantate di buonismo, con il pretesto e il desiderio di difendere l’umanità e la giustizia. Fornite con un modo rassicurante e legalitario. Voltaire scriveva: “Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia”.

E’ uno stillicidio quotidiano di notizie tendenziose, presentate apposta male con caratteri fuorvianti. Destra, sinistra, centro: ne abusano tutti.

Purtroppo anche molti giornali non controllano, non verificano e pubblicano le notizie come dei semplici passacarte. L’attacco  americano del giorno di Natale in Nigeria è passato come un’azione a difesa dei cristiani che da quelle parti sarebbero soggetti a violenze compiute dai terroristi islamici. https://www.africa-express.info/2025/12/29/difesa-dei-cristiani-o-mani-sulle-risorse-cosa-ha-spinto-trump-a-bombardare-la-nigeria/

E’ vero che – dopo la protesta delle autorità nigeriane contro questa narrazione –  qualcuno ha messo in dubbio la giustificazione trumpiana. Ma quasi nessuno ha evidenziato che la prova di muscoli americana viola regole, norme e convenzioni internazionali.

Dopo la Nigeria il Venezuela

Dopo la Nigeria e arrivato oggi l’attacco al Venezuela, ancora più grave perché in totale violazione del diritto internazionale. Lotta ai narcotrafficanti, lotta alla dittatura. Condita con la chiosa dello stesso Trump: “Ci riprenderemo il nostro petrolio”. Cioè Trump ha preteso che il petrolio nel sottosuolo venezuelano appartenga agli americani.

La foto di Maduro ammanettato postata da Donald Trump sul suo account Truth

Ma non solo. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro è stato condannato – senza processo – per essere uno degli organizzatore del narcotraffico ma il pretesto della lotta al narcotraffico è clamorosamente smentito nei fatti dallo stesso Trump che un mese fa ha graziato l’ex presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández che era stato condannato a 45 anni di carcere e 8 milioni di dollari di multa perchè ha portato 400 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti.

CHARGES CONTRE MADURO Anglais
L’atto d’accusa della giustizia americana contro Maduro e sua moglie

Una palese bugia, come menzognera è l’affermazione secondo cui l’attacco a Caracas è stato giustificato per tutelare la sicurezza nazionale americana da un’aggressione “ibrida”. La verità è che sia in Nigeria, sia in Venezuela l’obbiettivo è il controllo delle risorse.

Consenso delle autorità

Per quel riguarda la Nigeria, è vero che Washington ha agito con il consenso delle autorità nigeriane, ma possano questi permessi essere utilizzati per “punire” senza processo presunti responsabili di reati non confermati da processi indipendenti?

Non credo. Ciononostante molti politici continuano a ripetere che stiamo andando alla guerra per difendere i valori occidentali. Se fosse veramente così, la presunzione di innocenza non è uno di questi valori?

Prima di infliggere una pena non si deve forse celebrare un processo che sentenzi eventuali condanne? E’ uno dei capisaldi del diritto occidentale? Oggi, anche gli illuministi Cesare Beccaria e Pietro Verri vengono fatti a pezzi da chi pretende di difendere i valori occidentali.

Rinuncia ai valori

A me sembra infatti che si voglia convincere l’opinione pubblica, attraverso un uso spregiudicato della propaganda, a rinunciare a questi valori. Un’impressione che prende consistenza dopo gli attacchi alle petroliere al largo del Venezuela, ai bombardamenti in Nigeria e oggi con il sequestro di Maduro. Tutti terroristi a Gaza, tutti islamisti nel Sokoto (lo stato nigeriano bombardato a Natale) e tutti trafficanti di droga in Venezuela.

Una narrazione inquietante!

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@africa-express.info
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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La guerra di propaganda fa un’altra vittima eccellente: il giornalismo