La guerra di propaganda fa un’altra vittima eccellente: il giornalismo

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Ripostiamo qui, a poco più di un mese dalla pubblicazione, la lettera aperta di quattordici giornalisti, corrispondenti di guerra, preoccupati per la narrazione che viene fatta dai media del conflitto in Ucraina. Una narrazione che sembra troppo soggetta alla propaganda. La lettera aperta è stata sottoscritta da centinaia di persone. E altri ancora chiedono di apporre la loro firma. Vuol dire che non siamo gli unici a essere preoccupati dei racconti che vengono offerti al pubblico.
m.a.a.

Corrispondenti di guerra
1° aprile 2022

Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male.

Noi siamo o siamo stati corrispondenti di guerra nei Paesi più disparati, siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti durante i conflitti, eravamo vicini a gente dilaniate dalle esplosioni, abbiamo raccolto i feriti e assistito alla distruzione di città e villaggi.

Abbiamo fotografato moltitudini in fuga, visto bambini straziati dalle mine antiuomo. Abbiamo recuperato foto di figli stipate nel portafogli di qualche soldato morto ammazzato. Qualcuno di noi è stato rapito, qualcun altro si è salvato a mala pena uscendo dalla sua auto qualche secondo prima che venisse disintegrata da una bomba.

Ecco, noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro.Proprio per questo non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata.

Siamo inondati di notizie ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico.

Inondati di notizie, dicevamo, ma nessuno verifica queste notizie. I media hanno dato grande risalto alla strage nel teatro di Mariupol ma nessuno ha potuto accertare cosa sia realmente accaduto. Nei giorni successivi lo stesso sindaco della città ha dichiarato che era a conoscenza di una sola vittima. Altre fonti hanno parlato di due morti e di alcuni feriti. Ma la carneficina al teatro, data per certa dai media ha colpito l’opinione pubblica al cuore e allo stomaco.

La propaganda ha una sola vittima il giornalismo.

Chiariamo subito: qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: ma è l’unico responsabile?

I media ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a un’inevitabile corsa verso una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il 2 per cento del PIL.

Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione.

L’emergenza guerra sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre. Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina.

Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin.

Notiamo purtroppo che manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo.

Questo non perché si debba scagionare le Russia e il dittatore Vladimir Putin dalle loro responsabilità ma perché solo capendo e analizzando in profondità questa terribile guerra si può evitare che un conflitto di questo genere accada ancora in futuro.

Massimo Alberizzi ex Corriere della Sera
Remigio Benni ex Ansa
Giampaolo Cadalanu – Repubblica
Tony Capuozzo ex TG 5
Renzo Cianfanelli Corriere della Sera
Cristano Laruffa Fotoreporter
Alberto Negri ex Sole 24ore
Giovanni Porzio ex Panorama
Amedeo Ricucci RAI
Eric Salerno ex Messaggero
Giuliana Sgrena Il Manifesto
Claudia Svampa ex Il Tempo
Vanna Vannuccini Ex Repubblica
Angela Virdò ex Ansa

A questa lettera aperta si può aderire semplicemente lasciando un vostro commento qui sotto. Abbiamo ricevuto centinaia di adesioni inviate via whatsapp al numero 345 211 73 43. Abbiamo inserito le prime e pian piano cercheremo di pubblicarle tutte. Scusateci se non riusciano a gestire tutte le adesioni con la rapidità che sarebbe necessaria. Ecco i primi firmatari.

Maria Acqua Simi giornalista
Augusto Adipietro
Alberto Airola senatore della Repubblica
Giuliano Alcalosi libero professionista
Carlo Amabile giornalista
Maria Vilma Angioni
Claudio Annetta libero professionista
Jacopo Antolini libero professionista
Monica Antonetti
Claudio Arzani giornalista
Cecilia Asso
Anna Assumma giornalista
Patrizia Avoledo giornalista
Silvia Bagni universitaria
Marco Baldo infermiere
Alessandro Balestrazzi
Daniele Balicco docente
Ondina Baradel ex Ministero degli Esteri
Franca Baraldi pensionata
Patrizia Baratiri
Paolo Baratta tecnico informatico
Francesco Barba professore
Roberto Barbera ex Misna, ex Peace Reporter
Eleonora Barbieri
Andrea Bartoli
Alessandro Bastasi autore di narrativa noir
Adriana Bax
Fiorenza Belardi
Stefano Bellani
Fabio Beltrame giornalista
Sara Benedetti
Elena Bertoldi
Tiziana Bertoldin
Mariella Bogliacino artista
Leopoldo Bon professore
Giuseppe Bonavolontà
Elisa Bonin
Maurizio Bonino scrittore e regista
Francesca Boniotti
Danila Bonito giornalista
Giuliana Bortolozzo giornalista
Carloamedeo Bosio architetto
Francesco Bozzetti giornalista
Anna Maria Bruni giornalista
Giancarlo Burzagli
Paolo Butturini giornalista
Giorgia Caivano
Alberto Calcinai fotoreporter
Mauro Calisti
Claudia Caloi
Laura Calosso giornalista
Luigi Candreva insegnante
Fausto Cangelosi
Antonio Cannone giornalista
Cecilia Canziani storica dell’arte
Marco Canzoneri curatore artistico
Alessio Capone pacifista
Fabrizio Carbonera libero professionista
Claudio Cardelli scrittore documentarista
Michele Carlino giornalista
Marco Carnevale
Onofrio Carone pensionato
Giovanna Casagrande
Laura Casati interprete di guerra
Roberta Casella
Fulvio Casi
Lucia Castagnoli medico
Michele Castegnaro
Emiliana Casu
Adriana Cavestro
Patrizia Cecconi
Anna Celata insegnante
Riccardo Ceriani
Marco Cerini
Alessandro Cerminara
Simone Ceroti
Franco Chiarello
Antonello Ciccozzi antropologo culturale
Domenico Michele Cifù disoccupato
Patricia Cifuentes
Cosimo Antonio Ciliberto insegnante
Alessandro Cirillo fotografo
Alessandro Cisilin giornalista
Luisella Claotti insegnante (ex)
Pasquale Clarizia
Marino Clemente tecnico di laboratorio
Maria Cristina Cobianchi
Andrea Cognetta
Maria Cristina Coldaglielli traduttrice
Marco Collepiccolo
Diana Colongi ex dirigente scolastica
Francesca Comandini
Mariagrazia Comunale attrice
Patrizia Cordone attivista
Giuliana Corsini
Anna Elisabetta Costa
Davide Costamagna
Paolo Costantino
Marco Crimi giornalista e avvocato penalista
Giandranco Criscenti giornalista
Rosa Maria Crusi insegnante (ex)
Fiammetta Cucurnia giornalista
Meris Cuscini
Gianfranco D’Attorre giornalista pubblicista
Maria D’Onofrio
Pio D’Emilia giornalista
Claudio D’Esposito ambientalista
Giulietta D’Ettole
Chiara Dallera biologa
Roberto Damiani
Ivan De Francesco ex ufficiale dell’esercito italiano
Veronica De Gregorio sociologa ex giornalista
Francesco De Iorio
Piero De Luca dirigente scolastico
Marina De Marchi
Roberto De Nart giornalista
Elena Degli Angeli insegnante
Pietro Gonsalez Del Castillo
Claudio Della Volpe pensionato
Bruno Demetz
Marco Di Castri film-maker e musicista
Massimo Di Domenica pensionato
Pino Di Maula giornalista
Almerico Di Meglio giornalista
Carla Di Pietrantonio impiegata
Augusto Di Pietro
Enzo Di Stefano
Gino Domenici
Gigliola Donadio
Sergio Durante
Christian Eccher docente e reporter
Emiliano Elia insegnante
Edi Ellero
Enrico Enrichi pensionato
Chiara Falchi dipendente CNR Pisa
Paola Falcicchio
Raffaella Fanelli giornalista
Massimiliano Fanti emigrato economico
Giuliana Maria Farina
Marcello Ferrari operaio
Gabriella Ferrari Bravo
Nadia Fini
Michele Finizio giornalista (direttore)
Franco Forlini
Claudia Forzano
Marilena Frilli
Daniele Fusari comunicatore
Maria Grazia Gagliardi
Giuseppe Gaglioti medico
Giorgio Galleano giornalista
Francesco Gallo
Diego Maria Garzone giornalista
Silvana Gazzola
Grazia Gerbi
Davide Giacopino
Andrea Giannelli psichiatra
Domenico Gigno giornalista
Paola Gioiro pensionata
Michele Giordano giornalista
Claudio Girardi
Tina Giudice
Rosa Giudici commercialista
Marco Giuiot
Chiara Giunti bibliotecaria
Francesca Gomez psichiatra
Licia Granello giornalista
Claudio Grassi fotoreporter
Enrico Graziani
Gabriella Greco
Rosario Grillo
Marco Grossi
Maria Guccione
Cristina Infantino
Domenico Laforgia
Fabio Lamberti
Stefano Landucci
Egle Leoni
Luca Lepone
Silvio Lettich
Diego Lo Piccolo direttore centro culturale
Barbara Longobardo giornalista (direttrice)
Donatella Lovison
Andrea Luli direttore teatro comunale
Amelia Madonia pensionata
Enzo maggio
Marinella Malacrea medico e psicoterapeuta
Roberto Mandirola
Caterina Manente insegnante
Dana Mantovan pensionata
Paolo Manzo giornalista
Claudio Marabotti medico
Rosalia Marcantonio giornalista
Costantino Marceddu
Manfredo Marchi artigiano impiantista
Massimo Marcolin
Guido Maregatti
Marko Marincic giornalista
Max Marletti
Nicola Marras
Stefania Marruchi insegnante (ex)
Eleonora Martinelli
Francesco Martingano avvocato
Donatella Martini
Gabriella Martis
Maria Dolores Masé psicologa
Annamaria Massa
Simone Massetti giornalista
Francesco Masut
Maria Luigia Meazza
Luciano Medici
Lea Melandri giornalista
Giovanna Melis pensionata
Massimo Menichetti
Cecilia Meregalli insegnante
Cristina Merlino giornalista
Maurizia Migliorini docente
Patrizia Minella insegnante
Roberta Minozzi
Diego Minuto geologo
Elia Mioni
Donata Mljac Milazzi scrittrice
Amanda Montanari
Gianni Monti
Luisa Morgantini ex vicepresidente del Parlamento Europeo
Sergio Morozzi
Carlo Maria Mosco
Paola n.d.
Vito Nanni
Vinicio Nannini pensionato
Massimo Nava giornalista corrispondente da Parigi Corriere della Sera
Oscar Nicodemo giornalista
Luca Maria Nicolussi
Gabriella Nocentini
Maso Notarianni
Daniele Ognibene consigliere regionale Lazio
Maria Antonietta Oppo
Ivana Ortelli
Antonio Ortolani pensionato
Rossella Ortolani insegnante
Antonio Ortoleva giornalista
Paola Pacetti
Manuela Pagan Lettich
Alighiero Palazzo giornalista
Ilva Palchetti
Lodovico Palermi pensionato
Yuri Palermo Crea
Daniele Palmi
Patrizia Palumbo
Valeria Pancioli funzionario
Luigi Panebianco cassintegrato Alitalia
Carlo Panzetta insegnante
Fulvio Paolazzi
Luigi Parisi
Giovanni Pascoli giornalista
Maria Elisabetta Pasquali
Ferdinando Pellegrini giornalista
Rossella Perugi
Claudio Perugini cameraman
Nadia Peruzzi pensionata
Giancarlo Perrotta Notaio Roma
Mario Pesola
Maria Pierri neuropsichiatra infantile
Ferdinando Pierri fotografo
Franco Pignotti pensionato ex docente
Benedetta Piola Caselli avvocato
Onella Pittarello
Marco Pozzi docente e regista
Antonio Prete scrittore
Orsola Privitera
Maria Pugliatti casalinga
Marika Puicher fotografa
Elena Rampello
Giovanna Ranieri
Patrizia Ravera pensionata
Cristina Re giornalista
Francesco Ria medico fisico
Marco Rinaldi commerciante
Stefano Santo Ristagno ingegnere
Amalfia Rizzi
Alessandra Rizzo insegnante (ex)
Enrico Rondelli
Giulio Rosa
Fiammetta Rossi
Annalisa Ruffo
Marino Ruggeri
Luciano Salsi giornalista
Michele Santoro direttore
Cristiana Scandolara medico
Ernesto Schember
Maurizio Schiano Di Cola
Vauro Senesi vignettista
Sabrina Signorelli
Maurizio Silvestri giornalista
Luana Sisani
Barbara Spampinato giornalista (direttrice)
Christian Spinozzi titolare brand multiservice
Cristina Stasi
Guido Stori pensionato
Giuseppe Stori pensionato
Maurizio Taborelli
Riccardo Tacconi
Mara Tagliavini
Valeria Tancredi
Stefania Tarabella
Anna Maria Targioni Violani psicoanalista
Rosa Tavella medico
Giovanni Termite lavoratore
Stefano Tesi giornalista
Gemma Tisci
Adriana Tisselli giornalista pubblicista
Dorotea Cristina Tobia mamma
Nora Toccafondi pensionata
Federico Tovoli fotoreporter
Anna Trotta sociologa e docente
Valentina Tua
Loredana Turatto
Fabio Vagnarelli
Cosima Venneri
Claudia Vezzi
Giovanna Vietri pensionata
Leonardo Vigorelli insegnante
Giancarlo Vitali
Mauro Zammataro
Marina Zauli
Astrid Zei docente

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112 COMMENTS

  1. Un articolo chiaro che non può che essere condiviso. In effetti, i media non fanno altro che mostrare gli effetti delle azioni di Putin senza entrare mai nel merito delle cause che hanno scatenato questa guerra, comunque esecrabile, condannabile e violenta e imperdonabile così come la conseguente corsa al riarmo.

  2. […] sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto sui media italiani (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). “Noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni […]

  3. Purtroppo la stragrandissima maggioranza dei media occidentali si e’ venduta agli interessi dei poteri forti che controllano la politica al potere attraverso il denaro e fra i poteri forti ci metto anche le mafie che producono miliardi di € che poi finiscono nell’economia legale e nella finanza per la quale il denaro non puzza. Tutto si tiene. Mi fa invece molto piacere che a denunciare la violazione dei piu elementari principi del vero giornalismo siano giornalisti che lavorano per i grandi media che fanno parte della trama mistificatrice e strumentalizzante: mi ricorda un giornalista del newsweek della redazione londinese quando denuncio che la CIA dettava la linea su cosa si poteva e non si poteva raccontare della guerra in Siria.

  4. […] l’allarme sui rischi di a storia schierata e ipersemplice del conflitto sui media italiani (qui il testo integrale del quotidiano online Africa Express† “La guerra l’abbiamo vista davvero da dentro: siamo stati sotto le bombe, sono […]

  5. Tantissima distruzione e poche vittime. Totalmente squilibrato il rapporto rispetto altri conflitti urbani in close combat.
    Ottimo business per tutti.
    Se obbligato a scegliere, Io starei con i russi e col blocco imperialista orientale. Che ha forme e metodi di penetrazione commerciale ed economica meno violenti del blocco occidentale, quindi saluto e …..
    Z!

  6. Ma anche chi scrive non riesce a liberarsi totalmente dal linguaggio imposto dal mass media: “fittatore Putin” e altri epiteti.
    Fino a ieri era l’amico Putin con cui ha lavorato anche un ex cancelliere tedesco!
    La guerra non ha fatto solo vittima di giornalismo, ha smascherato l’Occidente, per quelli che non vedevano la maschera.
    L’Occidente, (e con questo si può intende gli anglosassoni e i rami del albero) ha regnato supremo per oltre sei cento anni, commettendo ogni sorta di barbarie in nome di non so quale supremazia. E, sotto quel regno occidentale di terrore, qualsiasi tentativo di opposizione è stato soppresso con ogni mezzo possibile, l’appositore bollato come un cancro da estirpare. Ora, la Russia ha deciso di rompere la bambola perfetta e l’Occidente si è trovato impreparato. Bisogna avere il coraggio di dire le cose con chiarezza: il gioco sta finendo, se non addirittura finito!

  7. Ma anche chi scrive non riesce a liberarsi totalmente dal linguaggio imposto dal mass media: dittatore Putin.
    Fino a ieri era l’amico Putin con cui a lavorato anche un ex cancelliere tedesco!
    La guerra non ha fatto solo vittima di giornalismo, ha smascherato l’Occidente, per quelli che non vedevano la maschera

  8. Concordo al 100% con quanto riportato in questo articolo. Io stessa ho visto allontanarsi amici per avere io avuto l’ardire, di esprimere perplessità sulla unilateralità di informazioni circa questo conflitto. Da molti giorni cerco in rete opinioni diverse da quelle che ci vengono proposte sui principali media alla portata di tutti. La triste constatazione è che la censura non viene attuata solo da paesi governati da dittature, ma anche da paesi come il nostro … Libero (?), Democratico (?), Civile (?). So per certo che ci sono molte persone che come me vorrebbero avere una informazione più completa, disinteressata, VERA. E rattrista vedere che ci si arrende così in fretta, forse per paura, poca fiducia in se stessi, o banalmente pigrizia. Grazie per il vostro lavoro, grazie per il vostro coraggio. Siete coloro che tengono acceso quel barlume di speranza che è ancora presente nei nostri cuori, nonostante tutto.

  9. Da lettrice e non giornalista non posso che concordare. Infatti mi è successo un effetto collaterale: ho smesso di leggere i giornali e questa guerra l’ho relegata fuori dal mio orizzonte mentale fino a provare una vera insofferenza per chi me ne parla e soprattutto quanto più pateticamente e apoditticamente lo fa. Una reazione che non è un bene per gli Ucraini, anche se io non conto nulla in quanto singolo individuo. Certo, i motivi del rigetto dei media sono anche legati al modo devastante in cui viene gestita dal 2008 la crisi economica, altro campo in cui il giornalismo non ha medaglie da appuntarsi al petto.
    Ma proprio per questo, dopo quattordici anni di inanità, la propaganda smaccata non la sopporto più, specialmente quando si declina nel rumoroso ronzio da condizionatore rotto emanato dai commentatori negli studi tv, che si muta di tanto in tanto in baccano del traffico in un giorno di pioggia. Quelle « fonti » mi fanno arrossire per loro (son vs colleghi, lo capisco, ma io posso dirlo, non lo sono (-: ).
    Mi sono piaciute molto anche le osservazioni pubblicate dal Fatto quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/04/02/ecco-perche-sullucraina-il-giornalismo-sbaglia-e-spinge-i-lettori-verso-la-corsa-al-riarmo-lo-sfogo-degli-ex-inviati-in-una-lettera-aperta-basta-con-buoni-e-cattivi-in-guerra-i-dubbi-sono/6546348/ : in particolare quelle sulla difesa della vs professione, e forse ci sarebbe da riflettere su quanto la precarizzazione estrema, altra conseguenza della crisi peraltro e che nessuno ha combattuto, influisca sulla libertà di chi fa giornalismo, come ogni altro mestiere. Eh, esercitare l’intelligenza, quanto servirebbe. Con raccapriccio ho notato come fuori dai media siano coloro che per mestiere dovrebbero farlo a rifiutare di concepire l’idea di averne bisogno: « È un dittatore, come Hitler »: che dei docenti universitari arrivino a ciò… essanti numi che rozzezza intellettuale e culturale!
    Chissà se seguite ancora i commenti, ormai non lo fa più nessuno.

  10. La cosa bella è che vuoi capire la ragione e conoscere la verità. Anche se è elementare semplice. La difficoltà sta solo nel fatto che per diversi gruppi sociali di persone, informazioni e fatti appaiono e, soprattutto, sono percepiti in modo diverso! Per un socialista e un capitalista, la giustizia non è la stessa. Per i ricchi e per i poveri, i valori nella vita sono diversi. E il prezzo, rispettivamente, della vita è diverso. Visto il mio profilo e la mia specializzazione, potrei chiarire tutto volentieri, ma… E’ necessario anche che tu abbia delle conoscenze fondamentali. I principi del cristianesimo primitivo, questo è il primo. E da ciò dovrebbe derivare che i valori umani universali e la moralità sono ugualmente correttamente compresi nel nostro paese. La conoscenza della teoria dell’evoluzione umana è la seconda. Il genoma umano è uno e, sotto questo aspetto, le nazioni non esistono. Il concetto, la nazione, è usato come strumento di influenza sulla società, nelle mani del capitalismo. L’estremo del capitalismo è il totalitarismo militare e il nazismo. Usi la parola democrazia per indicare l’antica Grecia o la Germania di Weimar? Inoltre, sei obbligato a operare con le leggi della matematica superiore, dell’analisi matematica e della geometria analitica, questa è la terza. è anche necessario studiare filosofia e conoscere le opere di molti filosofi, tra cui l’opera di K. Marx “Capitale” e V. Lenin, questa è la quarta. E quinto, è necessario conoscere i fatti storici dalla fonte originale.

  11. Condivido l’articolo. Ora mi aspetto i vostri approfondimenti e le vostre analisi di giornalisti indipendenti.

  12. Nessuno parla o cita la mafia russa in molti sappiamo che molte di quelle postazioni strategiche e non sono sotto il controllo totale della mafia russa, solo un appunto- ne parlava Saviane- ma non e’ un particolare senza rilevanza

  13. Grazie di esserci! Finalmente leggo qualcosa di intelligente. La narrativa che sta imperando può portarci solo verso la terza guerra mondiale, estinguendoci ma convinti, in molti, di aver fatto la cosa giusta.

  14. Beh, è la scoperta dell’acqua calda, ma del resto siamo abituati a pensare che esistono necessariamente i buoni e i cattivi. Solo che a volte si confonde la squadra di quelli che hanno un’opinione diversa per quella dei cattivi. E nessuno vuole essere considerato cattivo, perciò ingoia il rospo e sale sul carro dei buoni.

    Mi viene in mente solo il classico esempio di Superman, che si batte contro il cattivo di turno. Tutti elogiano Superman, ma pochi poi vanno a vedere che ogni suo scontro, quando finisce con palazzi di Metropolis crollati o esplosi, ha creato una marea di civili morti dentro quegli stessi palazzi (possibile che interi grattacieli siano vuoti durante lo scontro??).
    Dunque Superman è davvero da considerare un buono?

  15. Non posso far altro che aderire al 100%. Pare che oggi chiunque rifiuti di dimenticare i morti del Donbas (o tante altre guerre degli USA o loro alleati) venga subito bollato come sostenitore di Putin, poco importa se invece denunci Putin come pure Zelenskyy e Biden. Il giornalismo onesto è bannato, assieme all’onestà intellettuale. Che vergogna!

  16. Porre domande, riflettere innanzi a elementi controversi, cercare le cause dei fenomeni, essere disposto a cambiare idea di fronte a nuove evidenze, dovrebbe essere esercizio ordinario tra i giornalisti e tra la gente, quando invece, nel meraviglioso mondo del politically correct e del pensiero unico, impongono coraggio fino all’eroismo. Assurdo, ma tant’è

  17. Purtroppo sono d’accordo con quello che scrivete e con quello che ho letto nei commenti: l’informazione non è più libera, se mai lo è stata. Da non accanita lettrice dei giornali l’ho percepito chiaramente con la narrazione della pandemia, che credo una narrazione al 90%: per carità il covid esiste ma è stato usato per uno scopo ben preciso. E questa guerra è il seguito , una regia a tavolino decisa in anticipo da entrambi gli schieramenti sulla pelle delle persone . Grazie per il vostro tentativo di salvare l’informazione , non mollate!

  18. Furio Petrossi – ex Docente, studioso del ’68 e di problemi territoriali FVG – aderisco alla campagna per una migliore informazione sulla guerra in atto.
    Da anni, con una cinquantina di ex partecipanti ai movimenti del ’68 raccolgo storie personali e documenti. So che le narrazioni sono a volte reticenti. Nella mia storia personale io stesso sono stati reticente a volte. Per questo cerco documenti, conferme e smentite per ogni affermazione che mi trovo a fare pubblicamente. A maggior ragione il giornalismo dovrebbe avere un’etica delle informazioni e delle fonti. Questo spesso, in questi giorni, manca in Italia.

  19. care cari,
    grazie per il coraggio e la coscienza civile che dimostrate. Ho 71 anni, e per tutta le vita, sono stato a contatto con i ragazzi da zero a vent’anni, sia come educatore sia come insegnante. Mio padre è stato partigiano proprio dove – qui, nelle montagne modenesi – la linea gotica fu spezzata, proprio 77 anni fa. Ho appreso e insegnato che siamo nell’epoca del superamento della antichissima e perversa logica dell’amico-nemico, che ereditiamo dalla nostra millenaria esperienza di specie. Quando sento evocare non solo e non tanto la giusta resistenza all’aggressore, bensì la rivalsa militare contro gli “orchi”, la vittoria della civiltà contro la barbarie, un fremito mi prende. Le vostre parole di riflessione, di analisi, di ricerca, di non vedere nel violento solo la violenza, ma anche l’umanità, senza riscattare la quale non ci sono vincitori e vinti, bensì solo sconfitti, mi danno fiducia nel contrastare questa deriva bellicista che ci vuole o uniformati o muti. Grazie

  20. Finalmente dei giornalisti che non hanno smarrito la loro missione, che non è quella di asservire chi governa senza farsi domande,
    ma descrivere i fatti visti e vissuti, senza cadere nella propaganda .
    Sono un medico ed ex senatore della Repubblica che come voi non ha mai piegato il capo davanti al più forte.
    Ed oggi mi sento meno solo, grazie!!

  21. Da uomo di strada condivido e aderisco a questa iniziativa di riflessione.

    In una guerra credo che poche cose possano essere chiare: talvolta chi ha attaccato per primo, e sempre l’orrore che genera la scelta della violenza per affrontare le conflittualità: “La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra” (Gino Strada).

    Ritengo fondamentale dar corpo all’idea di “abolizione della guerra”. Idea che ho sentito espressa, laicamente e autorevolmente, da voci come quella del mitico Gino Strada ( https://m.youtube.com/watch?v=NaU-4jY8sgo&t=1924s ) e, più di recente, da Telmo Pievani ( https://m.youtube.com/watch?v=Q0j1fvMohyM ).

  22. Nessun alibi per Putin. Neanche qua c’è qualcuno che dissente da quanto scritto nell’articolo? Anche qua c’è la dittatura dell’ “informazione libera”? A prescindere dalle cause profonde della guerra quello che sta facendo il “leader” (dittatore) russo resta inqualificabile. Il tempo chiarirà tutto e ci dirà come sono andate davvero le cose…basta aspettare.

  23. La cosa che mi lascia più perplessa è che non si è mai sentita una sola voce anti Zelevsky. Eppure ci sarà pure in un Paese che si dice democratico di 40 milioni di abitanti qualcuno non allineato!

  24. È allucinante ciò che sta accadendo in Italia. I “grandi” media fanno di tutto per promuovere un pensiero unico che penetri e governi la mente dei cittadini. Non è possibile avere spirito critico, non è possibile porsi delle domande sul conflitto in essere. Chi dice la sua (Orsini,Santoro) viene brutalmente attaccato e messo alla gogna. Inaudito l’attacco di Aldo Grasso a Santoro sulla prima pagina del Corriere della Sera. I giornalisti italiani non fanno più cronaca, ma si limitano a scrivere ciò che piace al governo, editore, proprietario, lobbista di turno e che deve essere subdolamente imposto all’opinione pubblica. Dopotutto, se l’Italia è al 41* posto nella classifica per la libertà della stampa qualcosa vuole pur dire.

  25. La maniera in cui siete attaccati è inaccettabile. Condivido i contenuti e le inquietudini espressi nell’appello e aderisco.

  26. Per capire il motivo di questa guerra i cari signori giornalisti devono studiare profondamente la storia e di non ascoltare la propaganda russa di cui Italia è, purtroppo, ancora strapiena. Il motivo di questa guerra è nato molto prima dell’esistenza della “cattiva” America e della NATO. I territori ucraini sono stati brutalmente occupati dalla Moscovia, che ha violato l’accordo con Khmelnyckyj sul “protettorato”. Da quel momento, per ben 400 anni, gli ucraini hanno cercato di liberarsi da quel fardello. E lo hanno fatto nel 1991, finalmente. Tutto qui. Solo che a differenza dei paesi civili, la Russia nel 21 secolo non permette ad una ex colonia di staccarsi. Questa non è una guerra. È una operazione punitiva di genocidio. E ai giornalisti basta andare, vedere e anche leggere ciò che scrivono i media russi sulla “deucrainizzazione” – per capire, come mai i civili vengono uccisi in modo esplicitamente sadico, e gli edifici civili distrutti solo perché belli e per piacere di distruggere. Non complicate troppo le cose. Si tratta di una operazione punitiva barbara contro una ex colonia. Inammissibile per un uomo occidentale del 21 secolo – e, quindi, poco comprensibile anche a certi giornalisti onesti. In ogni caso si può ricercare le cause di una guerra. Ma cercare una spiegazione plausibile all’uccisione sadica di centinaia di civili, di stupro dei bambini – tutto documentato e si continua a documentare da esperti indipendenti – è mostruoso. Purtroppo per capirlo bisogna capire la mentalità russa, che non ha nulla che fare con i personaggi di Dostoevskij.

  27. Aderisco convintissimamente. Il giornalismo italiano sta dando pessima prova di sé. Andrebbe rifondato completamente. Faccio questo lavoro da quando avevo 18 anni e adesso ne ho 57, sono professionista da 30 anni e prim’ancora avevo fatto una lunga gavetta da pubblicista. Mai come in questo periodo storico mi sono sentito così lontano da una professione privata di ogni dignità, decoro e prestigio.

  28. Da comune cittadino non posso che concordare al 100% su tutto. Fino a che ho potuto ho cercato di informarmi anche sulla stampa estera, anche guardando la “famigerata” RT News, che ci è stata prontamente inibita.
    Di fatto oggi non c’è modo di avere un’informazione, a mio parere abbiamo purtroppo solo propaganda. Le voci fuori dal coro vengono sistematicamente massacrate.
    anche ultimamente ho notato che un noto TG, che cercava di fare un minimo di informazione corretta, ha svoltato verso la propaganda.
    E fortunatamente siamo una democrazia (cosiddetta).
    Personalmente preferisco non guardare e leggere più la propaganda, ma cosa si può fare? Veramente non saprei….

  29. Sono angosciato dalla narrazione che viene proposta dall’inizio della guerra. Spero davvero che la gente possa accorgersi, cominciando a leggere, ognuno coi propri occhi e col proprio cervello, e non con gli occhi ed il cervello di chi ci offre un’unica e molto poco disinteressata versione dei fatti. Avervi letto mi da’ speranza, e di ciò voglio ringraziarvi!

  30. Condivido appieno i contenuti di questo articolo. Purtroppo le lezioni (e gli ammonimenti) della storia si dimenticano in fretta. Sembra incredibile che si possano ripetere certi errori del passato in maniera così eclatante: ci stiamo abituando senza alcuna reticenza al linguaggio della guerra, alle ‘terribili semplificazioni’, a concepire chi non la pensa come noi come il nemico da combattere e denigrare. Nell’universo mediatico di questa informazione sempre più ossessiva (ma la si può ancora chiamare informazione?) non esiste il dubbio, la cautela, la ‘zona grigia’ di cui ci ha parlato in maniera così accorata Primo Levi: tutto è bianco o nero senza alcun’altra sfumatura. Ma le attribuzioni di bontà o cattiveria assolute sono anche molto labili; i destinatari dei nostri giudizi sommari cambiano rapidamente e i nemici di ieri diventano così gli amici fidati di sempre, e vicecersa. Ciò che sta avvenendo in questi giorni è qualcosa di estremamente grave: assieme alle case, agli ospedali, alle vite umane è stata distrutta la nostra tradizione critica; è una devastazione a cui sarà difficile porre rimedio nell’immediato. Non sarà così semplice nel prossimo futuro parlare di democrazia, Europa, libertà individuali, a meno di non considerare queste parole dei vuoti contenitori che hanno perso ogni significato culturale o ‘politico’, come sosteneva Orwell nella sua terribile profezia (“1984”), che non è poi così lontana dalla realtà che viviamo.

  31. Buongiorno a tutti,
    citando Mark Twain in “Preghiera della guerra”: non potendo stabilire la genesi dell’abusata frase “La verità è la prima vittima della guerra” e chioserei scrivendo che davvero “Solo ai morti è permesso dire la verità”, in virtù del fatto che non possono dirla perché morti.
    Forse questo andrebbe sottolineato prima di qualunque inchiesta su qualsiasi strage.
    Grazie,
    Domenico, Michele Cifù..

  32. La guerra è DISTRUZIONE e DISINFORMAZIONE da sempre. Oggi qualsiasi possessore di smartphone può improvvisarsi reporter di guerra (suo malgrado ovviamente). Nessuno è da scagionare perchè tutti hanno qualcosa da perdere tranne i produttori di armi e a guerra finita, gli sciacalli delle ricostruzioni.

  33. Prima di dare un giudizio bisogna valutare secondo il dettato di Leibniz cioè: causa, effetto, ragion prevalente. Tutte le notizie enfatizzano gli effetti di questa guerra secondo il proprio punto di vista. Viengono tralasciati gli altri due che sono non meno importanti. Ergo, per fare una pace ( effetto) si devono conciliare gli altri due postulati. In buona sostanza bisogna che chi trae interesse dal conflitto la smetta di portare benzina al fuoco.

  34. Quindi se il vostro vicino vi entra in casa, cerca dinocciparla e ti distrugge tutto, voi rimanete impassibili? Fino a prova contraria c’è un invasore e un popolo che si sta difendendo in casa propria, senza oltrepassare nessun confine. Fino a prova contraria si stanno inviando armi di difesa e non di attacco… Se avete prove diverse, non esitate a mostrarle.

    • francesca lei ha mai sentito parlare di armi d’attacco? Il ministero della Guerra ora si chiama della Difesa anche a Londra.

  35. Sono completamente d’accordo con voi, gli interessi in gioco sono, per chi ci governa, molto più importanti della verità.

  36. Stiamo assistendo alllo sfacelo della nostra società. Nel caos così generato una grande porzione di soggetti umani segue le dinamiche del narcisista patologico. Tra queste azioni troviamo: seguire acriticamente la massa, i media infatti sono il loro megafono, e bullizzare chi dissente. La psicologia insegna che non c’è cura. Bisognerebbe semplicemente prendere le distanze e lasciare che si distruggano da soli.
    In realtà sono tanti, troppi, e stanno conducendo il mondo in un conflitto di larghe proporzioni. La soluzione forse potrebbe essere quella di gridare più forte di loro.

  37. Aderisco alla vostra lettera aperta, ritengo inqualificabile il comportamento della stampa nazionale ed estera, che non esito a definire “embedded”, totalmente appiattita sulle posizioni ufficiali della Nato, degli Stati Uniti, e su quelle di sudditanza dei governi europei. Esiste una narrazione unica, egemonica, molto pericolosa. Le cause della guerra vanno cercate, indagate, perché è solo a partire da queste cause “rimosse” che si può arrivare ad una pace duratura.
    Cordiali saluti
    Riccardo Corsi
    Scrittore Editore

  38. Che nella libera e democratica Europa, terra di libertà di espressione i canali russi RT e Sputnik oltre a numerosissimi account youtube vengano censurati, addirittura qualche giorno prima che la Russia applicasse la stessa censura come ritorsione fa riflettere. (in europa i suddetti canali erano gia censurati quando in Russia si poteva ancora ascoltare Radio Svoboda – ora non piu).
    Al discorso di Putin del 18 Marzo per l’anniversario dell’annessione della Crimea, abbiamo avuto diritto a vederne molti piccoli estratti e a tutte le analisi e interpretazioni possibili (anche se tutte uguali) dei nostri esperti televisivi di geopolitica, ma da nessuna parte ci è stata data la possibilità di ascoltare questo discorso di soli otto minuti nella sua integralità.
    Le analisi di questi specialisti sono sicuramente interessanti ma dovrebbero servire a complemento della versione integrale.
    Quando faccio notare questa cosa mi viene risposto che non serve ascoltarlo, che le analisi degli specialisti sono più che sufficienti e che comunque la propaganda russa è meglio non ascoltarla.
    Personalmente, in linea di principio non sono contrario ad aiutare gli ucraini fornendogli armi, e perché no, forse anche a combattere al loro fianco, ma questa falsificazione e mistificazione della realtà da parte dell’Europa mi disgusta ad un livello inimmaginabile.

  39. Io mi dispero per come siano pecoroni tanti italiani.
    Possibile che , solo dalle descrizioni dei fatti, non capiscano che i bravi giornalisti e reporter parlano sempre male dei russi e sempre bene degli altri?!
    Sembra che sparino solo i russi, gli ucraini non sparano mai!!!
    La propaganda ha effetto perchè la gente è desiderosa di farsi lavare il cervello.
    Se questa è l umanità, che senso ha scandalizzarsi di quello che succede?!

  40. Meno male che qualcuno dice le cose come stanno e aiuta con parole semplici a capire qualcosa in più. È consolante sapere che alcuni miei dubbi sono gli stessi di voi PROFESSIONISTI!!! Grazie, grazie, grazie. Stefania Brunati

  41. Io vorrei negoziati seri e vorrei urlarlo forte e vorrei che ci fossero molti altri a pretendere accordi di pace e non altri invii di armi che portano solo ad una ovvia escalation.
    L’unica arma è la diplomazia e deve essere usata al massimo, con tutti gli sforzi possibili. E questo tipo di informazione mi fa davvero schifo! È una sconfitta per tutti, soprattutto per la democrazia.
    Vi prego facciamola sentire questa voce.

  42. Condivido i contenuti di questa lettera.
    Sono una giornalista che ha lasciato il lavoro a tempo indeterminato per mobbing

  43. L’analisi mi sembra corretta. All’inizio anche io avevo le stesse perplessità. Gli errori commessi dalla NATO ci sono. I paralleli con eventi precedenti (Afganistan, Iraq, ecc…) calzano a pennello: perché stiamo adottando due pesi e due misure nel giudicare? Però noi a Monza in questi casi usiamo dire “è passato dalla parte del torto “. Cioè: tutto ciò premesso, gli errori fatti dall’Occidente giustificano questa aggressione? Ne attenuano le responsabilità?

  44. Forse non capisco io ma quale è il senso di questo articolo?
    Il giornalismo non è più quello di una volta? I giornalisti/ reporter non sono più quelli di una volta?
    Per colpa di chi?
    Siete arrabbiati con i vostri colleghi? Con il governo?
    Pensate sinceramente che in passato le cose stavano diversamente? Quando?
    Non certo nel ventennio fascista, ovvio, e allora quando? Era informazione libera obiettiva e non di parte quella dei tempi del Vietnam? Della Guerra del Golfo? Era informazione equilibrata quella delle bombe “ intelligenti” su Bagdad, le Armi di distruzione di massa? Le buste all’antrace?
    Allora l’informazione era corretta, equilibrata?
    Non metto in dubbio che voi siate stati e siate bravi giornalisti, ma pensate davvero che le bombe su Bagdad, il siano state “ vendute” dalle nostre TV e dalle testate principali in modo corretto, non di parte? Non era propaganda quella? Dai, non scherziamo!
    Cordialmente, giuseppe marano

    • Mi dispiace che lei faccia delle deduzioni e dei paragoni incomprensibili. Molti di noi hanno contribuito a svelare verità scomode. Ricorda le accuse a Saddam che comprare uranio in Niger? Bene io personalmente ho sbugiardato Panorama che aveva pubblicato quella bufala andando per il Corriere della Sera in Niger e indagando sulla questione. Oggi purtroppo in giornalismo autorevole e di prestigio che ha come obbiettivo la ricerca di una verità diversa da quella ufficiale non c’è più. Perfino il Washington Post è stato comprato da Amazon per non parlare di Repubblica sottratto a De Benedetti e il Giornale a Montanelli. Non crede che la panoramica dei giornali rispetto a un alcuni anni fa sia cambiata? Oggi i giornali hanno abdicato alla loro funzione di informare e hanno invece assunto il ruolo di strumenti di lotta politica. Il panorama è desolante.
      m.a.a.

  45. Complimenti per l’iniziativa: finalmente qualcuno si è accorto dell’orrore quotidianamente somministrato dai media.
    In questa apologia dell’orrore un ruolo particolare deve essere riconosciuto a La 7 che, grazie alla guerra, ha trovato il modo di ‘guadagnare molto spendendo poco’ (sic)

  46. Sottoscrivo e aderisco all’appello con convinzione, sia a livello personale che come Presidente del Centro Gandhi odv. Grazie per il vostro coraggio e la libertà di pensiero. Il giornalismo può favorire l’escalation delle guerre o svolgere un ruolo di prevenzione.

  47. Infatti è difficile per noi cittadini seguire P queste informazioni che parlano solo alla pancia e non al cuore. La complessità ora è bandita da ogni discussione…… O pro o contro…. Non è questo che mi aspetto dai giornali….. Poche sono le voci ragionanti….. Che tristezza

  48. La libertà di stampa non sempre assicura che ci sia anche una libera stampa.
    La qualità e l’indipendenza ancor prima dell’informazione nel nostro Paese è ormai diventato un serio problema pee un’autentica vita democratica. Come stanno a dimostrare la resistibile ascesa di un soggetto come Draghi e la penosa vicenda, obbrobrio giuridico e anticostituzionale della decretazione d’urgenza in tema di emergenza epidemiologica, green pass e perfino obbligo vaccinale.

  49. Le menti che vengono imbrigliate e portate all’ammasso del pensiero unico sono facile preda della propaganda, alimentata come benzina sul fuoco, da certo giornalismo becero e asservito ai potenti di turno. Il rifiuto di riconoscere dove stanno la verità e la menzogna è tipico dell’ignoranza della Storia e impedisce loro di avere un pensiero critico ed equidistante basato sui fatti e non sulle rappresentazioni che sono dirette alla loro pancia obnubilando la loro Ragione.

  50. Cari Giornalisti, grazie. Pensavo di essere diventato anch’io un pifferaio di Putin ed invece forse è solo che a volte accendo un po’ il cervello e rifletto.

    Humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere.

  51. Non è da oggi che stampa e televisione maneggiano l’informazione a proprio (o altrui) vantaggio. Certamente negli ultimi due anni, ed ora come non mai, è evidente che qualcosa non quadra. Sembra che il fine ultimo dell’informazione mainstream sia diventato esclusivamente dividere chiunque in due fazioni distinte e non posso pensare che non si rendano conto del male che hanno fatto e continuano a fare in ambito sociale.
    Grazie per il vostro lavoro.
    Paola, Agente di Polizia, alla ricerca utopica di una giustizia che non ho mai ritenuto sinonimo di legalità.

  52. Aderisco convintamente al vostro scritto. Ciò che sta accadendo è vergognoso ed è in ballo la pace europea e il futuro di noi tutti e dei nostri figli. Vi sono grato per le vostre parole e sono a vostra disposizione per ogni iniziativa. Non tutti gli artisti italiani hanno svenduto la loro razionalità e la loro onestà ai guerrafondai nostrani e internazionali.
    Lello Voce – poeta e scrittore

  53. Condivido, non solo tutta la Vs. lettera, ma specialmente questo: “la propaganda ha solo una vittima, il giornalismo”

  54. Sono estremamente in linea con quanto espresso da Voi in questa lettera. Sono più di 2 anni che siamo vittime di un soffocamento culturale, sociale e psicologico messo in moto da una macchina mediatica luciferina e da governanti pericolosi che hanno venduto e vendono il popolo italiano così come lo stesso zelensky sta vendendo il suo popolo.
    Oggi siamo a rischio di una guerra mondiale e non possiamo restare in silenzio.
    Ornella. Sociologa

  55. Una deriva, questo giornalsmo attuale, che arriva da lontano e oggi ne vediamo le conseguenze con il conflitto in Ucraina.

    Toti Bello, fotogiornalista

  56. Condivido le riflessioni e le preoccupazioni che ne derivano circa la capacità di analisi e scelte politiche italiane ed europee in merito al conflitto in corso e al destino futuro delle sorti politiche e sociali dell’Italia e dell’Europa.

  57. Conoscendo nemmeno troppo approfonditamente il passato di queste regioni ed il comportamento tenuto della NATO e dagli Stati Uniti dal dopo guerra, e soprattutto dalla caduta del muro di Berlino, ad oggi, anche ad un perfetto ignorante come me, ma in grado di ragionare logicamente, sorge più di qualche dubbio su quale sia la realtà dei fatti.
    Per usare un esempio lampante utilizzo quello di Massimo Mazzucco, e fra l’altro a questo proposito consiglio vivamente di vedere il suo ultimo documentario pubblicato proprio prima di Pasqua 2022, che dice che è come se la maggior parte dell’opiniuone pubblica avesse appreso la notizia di un cane feroce che ha improvvisamente aggredito un “inerme passante”… se però si va a vedere un po’ indietro si scopre che erano anni e anni che “l’inerme passante” pestava la coda al cane feroce, come a volerne provocare apposta la reazione.
    Se vai al cinema e vedi gli ultimi 5 minuti del film, non lo puoi giudicare.
    Yader

  58. Il giornalismo è sicuramente una vittima della propaganda, e concordo con quanto sopra, ma non lo sono meno coloro che provano a pensare con la loro testa, e non solo in questo frangente. Purtroppo ormai l’nformazione (quella ufficiale) è diventata un mezzo potente per assoggettare al pensiero unico e trova terreno fertile nell’ignoranza generale della realtà, nell’illusorio benessere di plastica al quale ci siamo abituati troppo facilmente e che pochi sono disposti ad abbandonare. Grazie di cuore a tutti coloro che ancora si adoperano per far emergere un po’ di obbiettività, spesso anche a discapito della loro stessa sicurezza. Accendo la scatola delle balle ogni tanto, giusto per capire da che parte mi arriveranno le nuove fandonie, per fortuna esistono altri e più seri canali di informazione.

  59. Sono un semplice impiegato, ma non posso non condividere questa lettera di buon senso, un vecchio adagio dice: “Se vuoi bastonare il cane lasciagli la porta della stalla aperta” in poche parole non mettiamo con le spalle al muro Putin. Informazione libera da propaganda e stop alla guerra

  60. Aderisco in pieno alla denuncia delle palesi e comprovate distorsioni di molta parte dei media nella narrazione passata e presente dei fatti di guerra in Ucraina

  61. Non ci sono più reporter di guerra di una volta come Toni Capuozzo (che rischiano e fanno vedere e descrivono una realtà molte volte scomoda vedasi anche Ilaria Alpi e il suo operatore) né reportage seri ed obiettivi su una guerra dai plurimi interessi economici e politici in cui siamo inconsapevolmente pedine in uno scacchiere mondiale.
    Così come non c’è più un’informazione imparziale su ciò che ci sta succedendo intorno (e non parlo solo di un conflitto che temo avrà gravissime ripercussioni anche sul nostro vivere quotidiano nel breve termine).
    Oggi esistono solo comparse di talk show schierati dal mainstream che avviliscono l’informazione o coloro che si spacciano (o meglio vengono spacciati) per super esperti dal Covid, alla crisi economica, ai piatti di cucina, ad una guerra nel cuore d’Europa… tutto alla stessa stregua.
    Una guerra appunto che oggi deve essere solo raccontata in un modo e la fase storica che ha condotto alla stessa che deve essere omessa; questo non è il libero pensiero di una democrazia e se non lo è il regime di Putin peggior cosa è chi spaccia il nostro sistema (occidentale ed italiano nello specifico) per tale.

  62. Condivido pienamente la Vostra lettera aperta con la quale denunciate la piega distopica del mondo della informazione che oggi direi essere diventata solo comunicazione di ciò che il mainstream intende passare per verità. Purtroppo temo che, nella maggiornanza dei casi, questo Vostro grido possa rimanere inascoltato, anche nell’ottica di quanto si vuole far passare per assodato ovvero che “la storia non esiste ed perchè è un concetto lineare”. Trovo tutto ciò disonesto e per quanto riguarda i “professionisti” delle varie testate fuori da ogni deotologia.
    AD MAIORA

  63. Concordo pienamente con ciò che è espresso in questa lettera e ringrazio chi la ha scritta, auspico che il giornalismo ritorni ad essere umile e faticosa ricerca della verità.

  64. Vorrei aderire alla lettera aperta “La guerra di propaganda fa un’altra vittima eccellente: il giornalismo” e ringraziare i giornalisti che con coraggio si sono esporti per ristabilire un po’ di buon senso e di senso critico all’interno di una dialettica “propagandistica” che ha perso ogni connessione con la Verità e la ricerca della Pace. “Un patriota deve sempre essere pronto a difendere il suo Paese anche dal suo Governo.” (Edward Abbey) Ecco, qui rischiamo seriamente un escalation che possa sfociare in Terza Guerra Mondiale, ed è il dovere di qualunque “uomo di buona volontà ” di cercare con i mezzi a disposizione di fermare questa follia.

  65. Sono d’accordo anche se la lettera si ferma col dire che Putin ha invaso brutalmente l’Ucraina e nel non aggiungere altro è essa stessa fuorviante, avrei specificato che l’invasione si è resa necessaria a causa degli altrettanto brutali bombardamenti ucraini sulle regioni russofone del Donbuss che da 8 anni fanno massacro delle popolazioni civili.

    • Ti ringrazio per la precisazione che condivido,
      e aggiungo: …stante la reiterata minaccia di adesione alla NATO dell’Ucraina, prospettata come possibile, se non auspicabile, da governi europei irresponsabili, e da una Amministrazione USA sempre più aggressiva e criminale. Quest’ultima palesemente interessata a provocare la reazione della Russia, oggi in atto, per trarne, evidenti vantaggi in ambito economico e politico-strategico. L'”accerchiamento” sempre più stringente operato dalla NATO nei confronti della Russia rappresenta una inaccettabile provocazione e una chiara minaccia alla sua sicurezza. E come non vergognarsi del Parlamento Italiano che accoglie e osanna come un eroe il primo ministro Ucraino, filo-nazista e complice delle persecuzioni criminali contro il suo stesso popolo…Draghi, Mattarella, … Mi aspetterei più coraggio di fronte a troppe evidenze.

  66. Come come cittadina italiana e come insegnante sono indignata per come vengono costantemente distorti e manipolati i fatti, senza tener presente le ragioni storiche , politiche e di contesto per cui i fatti stessi sono avvenuti. È intollerabile ormai che questa propaganda a favore di “falsi buoni” continui oltre.
    Non mi schiero e sono assolutamente a favore della verità e della pace.
    Grazie a tutti coloro che si battono per la ricerca della verità, ad ogni costo.

  67. Grazie per la vostra testimonianza; mai come in questo momento è imrtante dire la verità .
    E’ inquietante constatare quanto i media siano pilotati allo scopo di reclutare tifosi per la squadra dei guerrafondai contro l’interesse dell’Umanità .

  68. Concordo con i contenuti e appoggio questa importante iniziativa. Per affrancarsi da politiche di riarmo, che avrebbero come unico risultato l’inasprimento del conflitto in Ucraina e una carneficina sociale nel nostro paese, occorre che tutti i cittadini abbiano la volontà di capire a fondo e non solo di lasciarsi trascinare su un’onda emotiva verso un baratro senza fondo. Possiamo essere molto più utili rimanendo neutrali. Se proprio dobbiamo fare tagli alla spesa pubblica (e quindi sociale) meglio utilizzare quei soldi x aiuti umanitari a favore del popolo ucraino (tutto) e non per acquistare armi che ingrassano pochi potenti.

  69. Mi chiamo Nicola Arcuri condivido ogni parola e vorrei sottoscrivere la petizione.
    Questo modo di fare giornalismo è parte integrante dell’escalation che stiamo vedendo e comporterà un conflitto ancora più lungo e sanguinoso. Chi produce questa informazione “delle emozioni” sui fatti, ha le mani sporche di sangue. La pace è l’unica soluzione!! Pace, pace, pace e no alla base militare al San Rossore. ☮️

  70. Buongiorno
    Sono Marco Canzoneri, da Palermo. Sono Curatore Artistico e lavoro alla Direzione Artistica di Eur Culture per Roma, MEF Ministero dell’Economia e della Finanza. Aderisco senza se e senza ma alla Lettera aperta contro la propaganda e mi rendo firmatario.
    Cordialmente con stima
    Marco Canzoneri.

  71. Sottoscrivo in pieno l’appello ad abbandonare l’imperante narrazione manichea, ricordando contestualmente che, già per i nostri antenati, “Veritatem laborare nimis saepe aiunt, extingui numquam” (Si dice che la verità soffra spesso, ma non muoia mai).

    Mirko Ciminiello
    Giornalista RomaIT (https://www.romait.it/)

  72. Aderisco all’appello perché da subito ho percepito una narrazione a senso unico. Grazie per aver avuto il coraggio di denunciarlo

  73. Grazie ad Africa Express e ai sottoscrittori per questa iniziativa. Aggiungo volentieri anche la mia firma, perché penso che la verità sia un processo, non un punto fermo.
    I punti fermi del giornalismo, secondo me, sono la lotta ai propri preconcetti e la verifica continua.
    Alessandro Tagliati, giornalista pubblicista in pensione.

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