22.9 C
Nairobi
martedì, Aprile 7, 2026

Chiusura Stretto di Hormuz: gravi ripercussioni economiche per l’Africa

Speciale per Africa ExPress Amedeo Cortellezzi 6 aprile 2026 La...

Caso Al Masri: la portata internazionale dello schiaffone della Corte Internazionale all’Italia

EDITORIALE Valerio Giacoia 5 aprile 2026 Sarebbe gravissimo sottovalutare –...

Colpo grosso messo a segno da Trump: diplomatico USA capo della missione ONU in Congo-K

Africa ExPress 4 aprile 2026 Dall'inizio di marzo il nuovo...
Home Blog Page 112

Zimbabwe, smascherato da Al Jazeera ambasciatore-profeta che contrabbandava oro e riciclava denaro

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
27 marzo 2023

“Abbiamo un uomo di Dio che lavora per noi. È il mio primo ambasciatore itinerante incaricato di promuovere il marchio Zimbabwe”.  Sono le parole di Emmerson Mnangagwa, presidente dello Zimbabwe alla presentazione pubblica di Uebert Angel nominato ambasciatore nel marzo 2021.

“È stato necessario sottoporre questo giovane a una formazione diplomatica. È difficile formare un profeta e ci ha sorpreso che lo abbia fatto bene”, continua il presidente fiero del suo prezioso collaboratore.

Contrabbando di oro Ueber Angel e il presidente dello Zimbabwe Mnangwagwa
Contrabbando di oro. a sin. Ueber Angel e il presidente dello Zimbabwe (Courtesy Al Jazeera)

Prezioso di fatto perché il compito di Angel è trovare soldi. Gente che porti denaro contante nell’ex Rhodesia disastrata economicamente dall’iperinflazione e dalle sanzioni internazionali. Ma anche dalla corruzione.

E Gold Mafia – un’indagine dell’emittente TV qatarina Al Jazeera – ha scovato diverse bande di contrabbandieri d’oro nell’Africa australe. I centri più importanti sono Zimbabwe e Sudafrica.

In Zimbabwe accende i riflettori su Uebert Angel. Infatti, l’ambasciatore è uno dei protagonisti principali del contrabbando di oro e del riciclaggio di denaro sporco nell’ex colonia britannica.

Lo scoop

Lo scoop è di due giornalisti sotto copertura dell’Unità investigativa di Al Jazeera (I-Unit). Interpretano i ruoli del gangster cinese Mr. Stanley e Ms. Sin, consigliere finanziario che contattano l’ambasciatore Angel per ripulire grandi quantitativi di soldi sporchi.

Angel, si dichiara ambasciatore plenipotenziario con l’autorizzazione del presidente Mnangagwa di fare un accordo con Mr. Stanley e Ms. Sin. “Sono in grado di firmare trattati – che saranno vincolanti – con i governi senza coinvolgere direttamente il presidente – dice ai giornalisti – Sono il Numero Due con ampi poteri decisionali dopo il presidente”.

“Volete l’oro, possiamo fare la telefonata subito, ed è fatta – dice Uebert Angel, ai due giornalisti -. Arriverà in Zimbabwe ma non si non può toccare finché non arrivo a casa mia. Quindi, è necessario un piano diplomatico”. La telefonata in viva voce è con Henrietta Rushwaya.

Contrabbando di oro Zimbabwe
Contrabbando di oro in Zimbabwe. Da sin. Ueber Angel e Rikki Doolan (Courtesy Al Jazeera)

La nipote del presidente e 100 kg d’oro alla settimana

Henrietta Rushwaya è presidente della Federazione dei minatori dello Zimbabwe oltre che nipote del presidente Mnangagwa. Durante una telefonata ha detto ad Angel e ai giornalisti che contrabbandare 100 kg d’oro alla settimana non sarebbe stato un problema.

La lava-soldi perfetta e il Billion Group

La proposta da Henrietta prevedeva un investimento iniziale di denaro sporco per 10 milioni di dollari a Fidelity, la raffineria d’oro del governo. Ai clienti viene anche fatto uno sconto del 4 per cento. Per tutta la durata della truffa, cinque milioni vengono trattenuti da Fidelity, i restanti cinque vengono utilizzati per l’acquisto settimanale dell’oro. Che vola a Dubai per essere venduto.

I restanti cinque milioni di dollari vengono usati per comprare oro fino all’esaurimento del contante da riciclare. In questo modo tutto l’oro potrà essere venduto a livello internazionale in cambio di denaro pulito.

La conferma viene data ai giornalisti al telefono sempre da Rushwaya: “Siamo l’unico settore del Paese che paga in valuta estera in contanti”.

Doolan, socio di Uebert Angel, ai giornalisti conferma: “Buona lavatrice, giusto?”. Ovviamente il metallo prezioso non viene preso dalle multinazionali che sarebbero controllabili ma da cercatori d’oro indipendenti.

“Noi siamo quelli del Billion Group, di cui sono proprietario. Ha base in Zimbabwe e opera in Zimbabwe – dice orgogliosamente Angel ai giornalisti -. Quando hai bisogno di un’impresa non ti affidi a qualcuno che non conosci”.

Contrabbando di oro in Zimbabwe
Contrabbando di oro in Zimbabwe. Al centro Ueber Angel, a destra Rikki Doolan (Courtesy Al Jazeera)

Chi è Uebert Angel

È leader della congregazione Good News Church (Chiesa della Buona Novella) presente in 15 Paesi con 85 sedi. Ha 44 anni, cittadino britannico-zimbabweano, telepredicatore evangelico che si definisce profeta ma è soprattutto un uomo d’affari e un istrione.

Nel 2007, nel Regno Unito, ha fondato la congregazione pentecostale Spirit Embassy, diventata Good News Church nel 2015. La società madre dei suoi interessi commerciali si chiama The Angel Organisation.

Ha scritto una quindicina di libri diventati best-seller tra i quali Il denaro sta arrivando, Il più grande segreto che Dio mi ha rivelato sul denaro, Come sconfiggere il demone della povertà. Titoli che i suoi credenti comprano aspettando il miracolo.

“Alla richiesta di una risposta all’inchiesta – si legge sul sito di Al Jazeera – Fidelity ha negato ogni coinvolgimento nel riciclaggio di denaro o nel contrabbando. Mnangagwa, Angel, Doolan e Rushwaya non hanno risposto alle nostre domande”.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

Twitter:
@sand_pin
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Lo Zimbabwe di Mnangagwa: speranza nell’inizio di una nuova era

Zimbabwe, Mnangagwa accusato di brogli ha giurato come presidente

Elezioni in Zimbabwe, Mnangagwa vince con un margine sottile e Chamisa accusa: “Brogli”

Zimbabwe, Mnangagwa riabilita i farmer bianchi: le terre per 99 anni

Zimbabwe, anziani presi a calci e fustigati perché partecipano a raduno dell’opposizione

Zimbabwe, salari svalutati oltre il 90 per cento: medici e 230mila statali in sciopero

La Chiesa Valdese finanzia in Sierra Leone gli ospedali di Emergency e MSF

Africa ExPress
Milano, 25 marzo 2023

Per i paesi del Sud del mondo, e specialmente per quelli africani, quasi sempre le ricchezze del suolo e dell’ambiente si sono rivelate una maledizione.

Tali risorse hanno infatti stimolato gli appetiti del mondo cosiddetto sviluppato, i cui trafficanti non si sono mai fatti scrupolo di depredare i territori africani, portando violenza e povertà alle popolazioni.

Cercatori di diamanti alluvionali nei fiumi della Sierra Leone (la foto in alto di Massimo Alberizzi)

Nel caso del piccolo Stato della Sierra Leone, ex-colonia britannica affacciata sulla costa occidentale del continente africano, questa ricchezza maledetta è rappresentata dai diamanti: anche se con toni diversi, lo hanno ben raccontato, nel corso di un incontro organizzato a Milano dall’Ufficio Otto per Mille della Tavola Valdese, il direttore di Africa ExPress, Massimo Alberizzi, che ha viaggiato a lungo in terra d’Africa come inviato del Corriere della Sera, e Abdul Hassan, presidente della Sezione Lombardia di UCAI (Unione Comunità Africane d’Italia) e rappresentante della comunità sierraleonese.

Un gruppo di guerriglieri Kamajor durante la guerra civile (foto Massimo Alberizzi)

Violenza e povertà, dunque. E, di conseguenza, un destino di emigrazione per chi se lo può permettere, con tutto il suo fardello di dolore e pericoli, e un’alternativa di insicurezza, personale e sociale, per chi resta. Una precarietà che si manifesta prepotentemente sotto il profilo sanitario: i medici sono pochi e quelli più bravi emigrano, le cure sono costose e quindi riservate a pochi.

I dati sulla mortalità sono impressionanti e impietosi. “La Sierra Leone, ha spiegato Elda Baggio, vicepresidente MSF Italia, è uno tra i paesi con il più alto tasso di mortalità materno infantile nel mondo: 78 bimbi muoiono alla nascita ogni 1000 nati vivi.

Un gruppo di detenuti del carcere di Freetown, capitale della Sierra Leone

In particolare, nel distretto di Kenema la mortalità dei bambini con meno di cinque anni è molto alta: tra le cause, malnutrizione, gastroenteriti acute e infezioni respiratorie”. È per questo motivo che due tra le principali organizzazioni non governative internazionali, Emergency e Medici Senza Frontiere hanno deciso di intervenire, realizzando strutture ospedaliere di prim’ordine, aperte a tutti e portatrici anche di opportunità lavorative per la popolazione locale.

Le strade di Kenama, centro minerario in Sierra Leone, sono piene di negozi di commercianti di diamanti, come nostra anche le foto più in basso. (foto Massimo Alberizzi)

“Nel Centro chirurgico che abbiamo realizzato a Goderich, Freetown, ha spiegato Daniele Giacomini, Direttore Area Emergenza e Sviluppo di Emergency, nel solo 2022 abbiamo effettuato oltre 18 mila visite ambulatoriali, per un totale di circa 1.600 ricoveri e quasi 2500 operazioni.

Sono ormai più di venti anni che il nostro ospedale è un importante punto di riferimento per la traumatologia e la chirurgia d’urgenza nel paese; trattiamo gratuitamente pazienti che, a causa della difficile situazione economica e dell’alto costo delle cure, non vedrebbero altrimenti riconosciuto il proprio diritto alla salute e rischierebbero di perdere la vita”.

Abbondanza di pesce, per fortuna, sulla costa atlantica della Sierra Leone

“Con i progetti in Sierra Leone, gli ha fatto eco Elda Baggio, Medici Senza Frontiere supporta la popolazione locale offrendo cure mediche per pazienti che necessitano di ricovero o gestiti nella comunità. Qui, abbiamo costruito un ospedale con focus pediatrico e materno-infantile, innovativo anche per la sua attenzione all’impatto ambientale e per la sua sostenibilità grazie a un sistema di pannelli solari”.

“Come tanti paesi del Sud del Mondo, commenta Manuela Vinay, la Sierra Leone vive lontano dai riflettori dei media internazionali: per questo motivo abbiamo voluto organizzare un momento di conoscenza e approfondimento sulla realtà di questo paese, in cui sono più che mai necessari gli interventi delle organizzazioni non governative italiane e internazionali che noi, come Chiesa Valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi, sosteniamo con il contributo dell’8×1000”.

Africa ExPress
@africexp
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Lettera tra il serio e il faceto del capo della Wagner al segretario di Stato americano: “Salviamo insieme l’Africa”

Africa ExPress
Mosca, 24 marzo 2023

Si fa la guerra ma si passa anche all’ironia alla satira e alla farsa. se non ci fossero centinaia di molti miliardi di euro di distruzione, ci sarebbe anche da sorridere leggendo il messaggio attribuita al fondatore e proprietario della società di sicurezza (legge mercenari) Wagner Group, Yevgeny Prigozhin

Tra il serio e il faceto i capo della Wagner ha scritto una lettera mercoledì al segretario di Stato americano Antony Blinken offrendo di finanziare assieme un progetto di sicurezza comune in Africa.

Il testo della lettera è stato pubblicato dall’agenzia di notizie turca Anadolu

Commentando le accuse di Blinken, secondo cui Wagner seminerebbe “violenza e instabilità” in Africa, Prigozhin ha affermato di aver notato che mentre il suo gruppo è “impegnato” in Ucraina, gli Stati Uniti e altri Paesi stanno “cercando attivamente di dividere la torta africana” e di imporre sanzioni a chiunque ostacoli questo processo.

Prigozhin ha affermato che “i tentativi a lungo termine degli Stati Uniti e dei loro satelliti” di ripristinare l’ordine e garantire la sicurezza in Africa “non hanno portato a nulla”, mentre nel 2017-2018, quando Wagner ha iniziato a operare attivamente in Africa, “è riuscito a ottenere grandi risultati nello stabilire la sicurezza e l’ordine in ogni Paese in cui siamo stati presenti”.

“Pertanto, vi suggerisco di sostenere gli sforzi della Wagner – continua la lettera – nel garantire la sicurezza in Africa e di finanziare un nuovo progetto Wagner denominato Wagner Safe Africa (WSA), dove potrete diventare uno degli investitori del progetto e quindi risparmiare le risorse dei contribuenti statunitensi”. ha scritto Prigozhin.

Il capo di Wagner si è impegnato “a fare tutto ciò che è più efficace dei proxy americani, che ricevono una grande quantità di denaro ma non forniscono sicurezza in Africa”.

“Poiché la maggior parte degli africani non si fida delle politiche della Francia e degli Stati Uniti, e il loro indice di fiducia è molto basso, vi suggerisco di abbandonare il tentativo di influenza politica in Africa e di concentrarvi esclusivamente sulla sicurezza che Wagner può fornire”, ha quindi consigliato.

Prigozhin ha osservato che se il progetto Wagner Safe Africa avrà successo, l’esperienza potrebbe essere estesa ad altri continenti.

“Se il progetto congiunto WSA dovesse avere successo – ha concluso – suggerisco di estenderlo al continente americano. Inoltre, in caso di cooperazione proficua, potremmo espandere la nostra area di influenza e lanciare i progetti WSA-2 — Wagner Safe America, WSA-3 — Wagner, Safe Asia, WSA-4 — Wagner Safe Australia e WSA-5 — Wagner Safe Antartide. Vi preghiamo di inviare un vostro rappresentante per discutere di questo tema”.

Africa ExPress
@africexp
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Febbre di Marburg appare per la prima volta in Tanzania, mentre continua a mietere morti in Guinea Equatoriale

Africa ExPress
Dar Es Salaam, 23 marzo 2023

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ha confermato due giorni fa: la febbre di Marburg è arrivata in Tanzania. Il ministero della Sanità tanzaniano ha lanciato l’allarmi: “I test di laboratorio – ha comunicato – hanno dimostrato senza ombra di dubbio che nella regione di Kagera, nel nord-ovest del Paese, alcune persone sono già morte” a causa del terribile virus.

Febbre di Marburg in Tanzania

Finora sono stati confermati ben otto casi; cinque pazienti sono già deceduti per il letale virus, che si presenta con sintomi come febbre alta, vomito, emorragia e insufficienza renale.

Tra i deceduti c’è anche un operatore sanitario. I tre malati sopravvissuti sono ora ricoverati in reparti specializzati, mentre 161 persone, entrate in contatto con il virus, sono sotto costante monitoraggio.

Il direttore regionale dell’OMS per l’Africa, Matshidiso Moeti, ha detto che l’organizzazione sta lavorando con il governo tanzaniano per incrementare rapidamente le misure di controllo,  per fermare la diffusione del virus.

Raccomandazioni del ministero della Sanità della Tanzania

La grave patologia, che è molto simile all’ebola anche se un pochino più leggera, è stata identificata per la prima volta nel 1967 a Francoforte, Germania e a Belgrado, nell’allora Jugoslavia, dopo una ricerca su scimmie verdi africane importate dall’Uganda. Allora alcuni ricercatori ne furono contagiati.

Il virus è poi riapparso nel 1975 in Sudafrica, nel 1980 e nel 1987 in Kenya, con pochissimi casi, subito isolati. Epidemie più violente sono poi state registrate nella Repubblica Democratica del Congo tra il 1988 e il 2000 e nel 2004 in Angola, con più di un centinaio di morti.

Nel 2021 il virus è riapparso in Guinea, e lo scorso anno in Ghana e è tutt’ora presente in Guinea Equatoriale, dove è attivo dallo scorso febbraio.

Ora i test di laboratorio hanno riscontrato la presenza certa della febbre emorragica in altri nuovi otto pazienti, mentre i casi probabili sarebbero venti. E ben venti sarebbero già morti dallo scorso febbraio, tra loro anche due operatori sanitari.

Gli otto nuovi casi riscontrati in Guinea Equatoriale sono in zone distanti almeno 150 chilometri tra loro: due sono stati segnalati nella provincia di Kie-Ntem, mentre quattro nella provincia di Litoral e due in quella di Centre-Sur. Secondo l’OMS, la trasmissione del virus è più ampia del previsto.

E Moeti ha raccomandato vivamente alle comunità di effettuare sepolture sicure e di evitare  un’eccessiva presenza di partecipanti ai funerali.

Va ricordato che il mese scorso sono stati segnalati due casi del virus killer anche in Camerun, nonostante la limitazione dei movimenti lungo il confine per evitare il contagio.

Africa ExPress
@africexp
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

 

 

 

 

Oltre 17 milioni di affamati in Nigeria: troppe bocche da sfamare, le famiglie costrette a mandare via i figli

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
22 marzo 2023

Attualmente sono ben 17 milioni i nigeriani a rischio insicurezza alimentare. Si prevede che fra qualche mesi saranno ancora molti di più.

In base all’analisi Cadre Harmonisé, dell’ottobre 2022, Unicef ritiene che i nigeriani a rischio potrebbero raggiungere facilmente i 25 milioni tra giugno e agosto. L’indagine alimentare viene pubblicata due volte all’anno dal governo di Abuja con il sostegno delle Nazioni Unite.

Sfollati nel Borno State

Il Paese è ricchissimo grazie ai proventi ricavati dal petrolio, ma la ricchezza è in mano a pochissime famiglie. Ma gli incessanti conflitti che flagellano da anni la ex colonia britannica, i cambiamenti climatici, l’inflazione galoppante e l’aumento dei prezzi dei generi alimentari hanno creato una situazione allarmante: la povertà avanza in misura esponenziele.

Inoltre, l’accesso al cibo diventa sempre più difficile a causa delle persistenti violenze, che si consumano nel Borno, Adamawa e Yobe State. e del banditismo armato e dei rapimenti a fini di riscatto in altri Stati della Federazione nigeriana, come Katsina, Dokoto, Kaduna, Benue e Niger.

Se aggiungiamo anche i cambiamenti climatici estremi che hanno provocato diffuse inondazioni, distruggendo centinaia di migliaia di ettari di terreno coltivabile, il quadro della situazione è davvero drammatico. Con la crescente diminuzione dei raccolti, aumenta il rischio insicurezza alimentare per le famiglie in tutto il Paese.

In alcuni casi l’insicurezza alimentare ha assunto caratteri talmente drammatici, che i genitori sono costretti a mandare via i figli da casa. Il cibo non basta più per tutti.

Aisha si dispera, piange, urla quando parla dei suoi nipotini, che fino a non molto tempo fa vivevano con lei  nella periferia di Maiduguri (Borno State), in un insediamento informale, popolato  da sfollati interni, fuggiti dalla furia dei terroristi Boko Haram. La figlia e il marito sono stati brutalmente ammazzati qualche anno fa a Baga durante l’incursione dei jihadisti, lasciando i cinque figli orfani.

Studenti delle scuole islamiche costretti a chiedere l’elemosina

L’anziana donna ha cresciuto da allora i quattro maschietti e la bambina, ma ora non sa davvero più cosa fare. Da mesi non riceve più alcun sostegno, tantomeno cibo.

Aisha ha tenuto con sé la bimba, ancora troppo piccola per trovarle un’altra sistemazione, mentre si è vista costretta a mandare i quattro ragazzini in uno dei tanti controversi collegi islamici. Non aveva altra scelta, le bocche da sfamare erano troppe.

Localmente queste scuole vengono chiamate Tsangaya. Alcune sono ben gestite e frequentate anche da stranieri, ma gran parte questi istituti ospitano solo pochi alunni e sono rette da un solo insegnante, il mallam.

In questi casi si tratta di scuole molto informali e gli studenti, invece di apprendere, vengono mandati nelle strade e nei mercati per chiedere elemosina, soldi che servono per il mantenimento del maestro.

Il racconto di Aisha e della sua famiglia è una storia nella storia. Genitori e parenti sfollati come lei, costretti a vivere in accampamenti informali, devono spesso rinunciare ai  figli, per dargli un’altra chance, perché possano sopravvivere. In caso contrario rischierebbero di ammalarsi e di morire.

Basti pensare che attualmente 6 dei 17 milioni di nigeriani che necessitano aiuti umanitari urgenti, sono bambini sotto i cinque anni. Sono piccoli a rischio, poiché molti di loro soffrono già di malnutrizione grave.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
Twitter: @cotoelgyes
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online

Nigeria: sevizie e violenze nella casa degli orrori e a scuola con le catene alle caviglie

Dramma siccità in Somalia: nel 2022 morte 43mila persone, metà erano bambini

Africa ExPress
Mogadiscio, 21 marzo 2023

Secondo l’ultimo rapporto redatto dal ministero della Sanità di Mogadiscio, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF, la siccità che ha colpito la Somalia, nel 2022 potrebbe aver ucciso 43.000 persone, metà bimbi sotto i cinque anni d’età.

Somalia, siccità e carestia

I ricercatori avvertono: questa crisi è ben peggiore dell’ultima grande siccità del 2017-2018 e, nel fascicolo presentato ieri, gli esperti hanno cercato di stimare le morti causate dalla siccità in tutto il Paese.

In base a uno studio condotto dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine,  il tasso di mortalità potrebbe ancora aumentare nella prima metà del 2023, proiettando il totale dei decessi per tale periodo da 18.100 a 34.200.

“Questi risultati presentano un quadro desolante della devastazione che la siccità ha portato ai bambini e alle loro famiglie”, ha sottolineato Wafaa Saeed dell’UNICEF, durante la presentazione del rapporto.

Sia la Somalia che  le regioni confinanti di Etiopia e Kenya sono alla sesta stagione consecutiva di piogge  assolutamente insufficienti se non assenti. E, secondo l’ONU i tassi di mortalità più elevati sono stati registrati nella Somalia centro-meridionale, in particolare nelle regioni di Bai, Bakool e Banadir, epicentro della siccità.

Somalia: i cespugli non hanno foglie a causa dell’assenza di piogge

Secondo le Nazioni Unite, in Somalia la scarsità di precipitazioni ha portato quasi cinque milioni di persone a una grave carenza di cibo e quasi due milioni di bambini a rischio malnutrizione.

Un nutrizionista del Comitato della Croce Rossa Internazionale, di stanza all’ospedale di Baidoa, nella regione di Bai, ha spiegato: “Spesso i bimbi sono già così deboli quando arrivano all’ospedale che non si può più fare nulla per salvarli. E’ terribile. Altri, invece, muoiono nelle braccia delle loro mamme strada facendo”.

I piccoli, affetti da malnutrizione grave, rischiano di sviluppare anche altre patologie, come diarrea acuta, problemi respiratori, anemia, infezioni cutanee, polmoniti, in quanto hanno le difese immunitarie indebolite. Anche malattie infantili comuni possono diventare rapidamente letali.

Tra gennaio e ottobre dello scorso anno sono stati ammessi 2.395 piccoli pazienti, un numero tre volte più elevato dell’anno precedente. Malgrado tutti gli sforzi messi in campo, nell’ospedale di Badoia sono morti 63 bimbi.

Africa ExPress
@africexp
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Dal Nostro Archivio:

Nuovo allarme siccità nel Corno d’Africa: milioni di bambini a rischio malnutrizione

Manifestazioni in Kenya contro il carovita e il regime del presidente Ruto, il rivale contesta le elezioni

Africa ExPress
Kenya, 20 marzo 2023

Appena archiviata la visita del presidente Sergio Mattarella, la gente scende nelle strade e nelle piazze di Nairobi, ma anche in altre città, per protestare contro il galoppante rincaro dei prezzi e le elezioni “rubate” del 9 agosto scorso.

Manifestazioni contro il carovita e le elezioni di Ruto

La folla ha invaso diversi quartieri di Nairobi e la polizia ha usato gas lacrimogeni e idranti per disperdere i manifestanti. Almeno uno studente dell’università di Kisumu, nella parte occidentale del Paese, roccaforte del leader dell’opposizione, Raila Odinga, è stato colpito da un proiettile e diversi suoi fedeli, membri dell’Assemblea nazionale e del Senato sono stati arrestati a Nairobi.

Il 78enne Odinga, leader di Azimio la Umoja, che ha perso le presidenziali del 2022, ritiene il governo di Ruto illegittimo. Il nuovo presidente ha vinto le elezioni di agosto per meno di due punti percentuali su Odinga e quattro membri dell’IEBC (acronimo inglese per Independent Electoral and Boundaries Commission) , composta da sette, hanno contestato i risultati ufficiali in tribunale. La Corte Suprema ha poi confermato il conteggio finale, in quanto il ricorso presentato dal partito Azimio è stato rigettato per mancanza di sufficienti prove.

L’appello di Odinga alle manifestazioni odierne è stato accolto da moltissimi kenioti, scontenti dell’inflazione, che lo scorso febbraio ha raggiunto il 9,2 per cento. Prezzi saliti alle stelle, in particolare il carburante, l’olio da cucina, la corrente elettrica e le spese scolastiche.

Rayla Odinga, leader di Azimio la Umoja

A Kibera, la più grande bidonville del Paese, i partecipanti alle proteste hanno urlato slogan come “Ruto te ne devi andare”. A tutta risposta la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Non tutti i manifestanti sono supporter di Odinga. Molta gente comune ha partecipato alle proteste. Una donna, che ha preferito mantenere l’anonimato, ha chiarito: “Siamo qui, perché stiamo soffrendo, siamo stanchi del regime di Ruto.

Ma il presidente si difende:  “Il mio governo sta gettando le basi per un’economia più sana, stiamo cercando di ridurre la dipendenza dai prestiti”.

Odinga, malgrado  i meeting di protesta che organizza ogni settimana settimanali , sembra che finora non abbia avuto molta risonanza tra la popolazione dopo le elezioni della scorsa estate. Ora, la crisi economica in atto nel Paese, potrebbe permettere a “Baba” di iniettare una nuova dinamica al suo movimento.

Ma secondo alcuni osservatori è troppo presto per dire se le azioni odierne possano essere considerate come un successo. E, Mutahi Ngunyi, analista politico keniota, ha aggiunto: “Il movimento di Raila Odinga manca di sostegno popolare, nonostante alcune recenti manifestazioni nella sua roccaforte di Kisumu. Improvvisando un discorso durante la manifestazione, il leader dell’opposizione ha promesso comizi ogni lunedì. Ma il fatto che stia ancora chiedendo l’annullamento delle elezioni sei mesi dopo la loro convalida da parte della Corte Suprema dimostra le difficoltà di Raila Odinga a mobilitarsi”.

Sta di fatto che, dopo sei mesi di presidenza, questo è il primo banco di prova per Ruto.

Africa ExPress                          
@africexp
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Atletica: l’Uganda conquista la grande Mela, mentre il Kenya, la Madonnina

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
19 marzo 2023

Ha colto con facilità la prima (mezza) Mela. Dagli altopiani orientali dell’Uganda ai saliscendi delle strade di New York. Dal mondo agro-silvo-pastorale e di abigeatari del suo popolo, i sebei, ai grattacieli di Manhattan e alla 7a Avenue.

L’Uganda trionfa alla mezza maratona di New York

Jacob Kiplimo, 22 anni, ha dominato la mezza maratona di New York (km 21,097, in 1:01:31) confermandosi il ragazzo prodigio dell’atletica ugandese e mondiale.

Da bambino andava a scuola di corsa a piedi nudi per 4 chilometri. A 15 anni, nel 2016, è stato il più giovane atleta a qualificarsi alle Olimpiadi. A 18 anni è diventato campione mondiale di cross, a 20 medaglia di bronzo ai Giochi di Tokio e ai Mondiali sui 10 mila metri, a 21 recordman della mezza maratona a Lisbona in 57’31”. E ieri, alla sua prima discesa in campo nelle strade della Grande Mela, ha vinto la 16a edizione della United Airlines New York City Half Marathon (ben oltre 25 mila gli iscritti!) intascando i 20 mila dollari di premio.

Jacob ha sconfitto il vento e il freddo, ma soprattutto il suo grande amico-rivale, il connazionale, quasi…compaesano, Joshua Kiprui Cheptegei, 26 anni, campione mondiale dei 10mila metri.

Joshua è originario del distretto Kapchorwa, confinante con quello di Bukwo, dove è nato Jacob. Entrambi i corridori, infatti, appartengono allo stesso gruppo etnico, i sebei, appunto. Una popolazione di poco più di 300 mila persone da dove è sbocciato un numero straordinario di campioni: bastino per tutti i nomi di Oscar Chelimo, Stephem Kiprotich, Victor Kiplangat… Chepetegei, però, ha avuto un’infanzia e una giovinezza meno dure: ha studiato lingue e poi si è arruolato in Polizia.

La rivalità (amichevole) fra i due è ormai nota. L’ultima loro sfida risale a circa un mese fa in Australia al “World Athletics Cross Country Championships Bathurst 23”. Anche in questa occasione l’aveva spuntata il più giovane Jacob: Joshua si era dovuto accontentare del terzo posto. A New York è giunto secondo col tempo di 1:02:09 e con 10 mila dollari di premio.

Insomma, re e viceré di New York con i colori giallo-rosso-nero dell’Uganda. Terzo si è piazzato il marocchino Zohuair Talbi, 27 anni, in 1h02’18” e a lui sono andati 5 mila dollari.

Gloria anche al Kenya, però, sulle strade americane. Fra le donne ha conquistato la mezza maratona Hellen Obiri, 33 anni, due volte campionessa mondiale sui 5000 metri. Ha battuto dopo un serrato duello l’etiope Senbere Teferi, 27, giunta prima nel 2022.

Il Kenya stravince alla Stramilano 2023

Il Kenya per la verità è sugli scudi anche in Italia, dove ieri si è corsa la 50° edizione della (mezza maratona) Stramilano. Il podio, infatti, è interamente targato Nairobi: l’oro sfavilla sul 19enne debuttante Cosmas Mwangi Boi con un tempo di 59’40”, seguito da Isaac Kipkemboi Too, 28 anni, (1h01’05”). La medaglia di bronzo va a Bernard Musau Wambua (1h04″57”). Podio doppio, in verità, perché brillano anche le donne del Kenya: al primo posto la giovane Gladys Cherop Longari.

Un etiope, sempre ieri, ha invece conquistato la maratona di Seoul: è Amedework Waleleng, 24 anni, che aveva dominato sempre nella capitale coreana appena 4 mesi fa e che al traguardo ha preceduto ben 4 suoi connazionali!

Insomma: da Ovest a Est, passando per il Nord (Italia) dovunque si corra non tramonta il sole africano.

Costantino Muscau
musost@gmail.com
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

DAL NOSTRO ARCHIVIO

Con il trionfo africano in Qatar cala il sipario sui campionati mondiali atletica

Cardinale rapito in Centrafrica: insorge la gente e dopo poche ore viene liberato

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
18 marzo 2023

Ieri, durante la riunione ordinaria dei capi di Stato di CEMAC (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale) a Yaoundé, capitale del Camerun, Paul Bitya ha passato lo scettro dell’organizzazione – in base alla successione alfabetica – al presidente della Repubblica Centrafricana, Assange Touadéra.

Il cardinale centrafricano,Dieudonné Nzapalainga

Poche ore dopo, durante la notte tra il 17 e il 18 marzo si è poi sparsa la voce del rapimento del cardinale centrafricano, Dieudonné Nzapalainga, in occasione di una visita pastorale nella prefettura Haute Kotto, nella parte centro-orientale del Paese. Secondo quanto riferito, l’alto prelato è stato sequestrato da un gruppo di uomini armati, presumibilmente appartenenti a Coalition des patriotes pour le changement (CPC).

Pare che il cardinale e i membri della sua delegazione – tra questi il vescovo di Bambari e il parroco di Bria (capoluogo della prefettura Haute Kotto) – avessero rifiutato la scorta dei caschi blu di MINUSCA, la missione dell’ONU presente nella ex colonia francese dal 2014.

Il convoglio è stato fermato dai criminali all’una di notte all’uscita della città di Ouatta, per dirigersi verso  Ouanda Djallé, che dista un centinaio di chilometri. Secondo alcune fonti, gli uomini armati avrebbero chiesto un riscatto di 5 milioni di CFA ( poco più di 7.500 euro).

La popolazione, appena ha appreso la terribile notizia, si è mobilitata per la liberazione del cardinale, mentre i vertici di MINUSCA avrebbero intavolato subito trattative con il gruppo armato.

Dieudonné Nzapalainga, anno 1967, è stato nominato arcivescovo di Bangui da Benedetto XVI nel 2012, mentre è stato chiamato alla carica di cardinale da Papa Francesco nel novembre 2016.

Intanto Nzapalainga non si ferma e continua la sua lotta per la pace nel suo travagliato Paese, dove dal 2013 si consuma un sanguinario conflitto interno.

Il primo ministro di Bangui, Félix Moloua, ha detto che sta seguendo il caso e ha precisato: “Il cardinale proseguirà la sua missione pastorale”.

Uomini di Wagner controllano casa per casa in un villaggio in Centrafrica

Malgrado la massiccia presenza dei mercenari russi del gruppo Wagner, le aggressioni alla popolazione civile sono all’ordine del giorno. I mercenari mostrano gran interesse verso le risorse minerarie del Paese e non hanno a cuore la sorte della gente e la tutela dei diritti umani.

Human Rights Watch in un rapporto dello scorso maggio, accusa i mercenari di crimini di guerra perpetrati nella Repubblica Centrafricana.

Bangui è sempre più vicino a Mosca. L’insegnamento della lingua russa è diventato obbligatorio nelle università con l’anno accademico in corso e non si esclude che con la revisione della  Costituzione, tanto voluta da Touadéra, la lingua di Putin possa diventare una delle tre lingue ufficiali, accanto al francese e il sango.

Ma non solo il Centrafrica, anche altri Paesi del continente, per lo più ex colonie francesi, subiscono il fascino di Mosca e dei Wagner.

Corbeau News Centrafrique, quotidiano ben informato sui fatti del Paese, ha annunciato che il presidente di transizione del Ciad, Mahamat Idriss Deby, si recherà nei prossimi giorni a Bangui. Durante il suo soggiorno avrà colloqui con il suo omonimo centrafricano, ma sarà anche l’occasione per incontrare il capo militare del gruppo Wagner in Centrafrica.

Aggiornamento:

Una volta giunti a Ouanda Djallé, dove il porporato e i membri della sua delegazione sono stati accolti da una folla immensa, il gruppo ribelle CPC ha categoricamente smentito il sequestro di persona e il suo portavoce, Aboubacar Sidik ha spiegato: “La zona è molto pericolosa e siamo sempre in stato di allerta. Non siamo stati informati dell’ arrivo di una delegazione di religiosi, pertanto abbiamo dovuto metterli in sicurezza in attesa di controlli e dell’autorizzazione dei capi”.

Dopo lunghe trattative che si sono svolte durante la notte, il cardinale e i suoi accompagnatori hanno potuto proseguire il viaggio. E Richard Appora, vescovo di Bambari, uno dei membri della missione, ha confermato: “Sono sorpreso che si parli di sequestro. Non c’è stato nessun rapimento, nessuna richiesta di riscatto. Abbiamo inviato una delegazione di parroci con uno o due leader della comunità alla base di CPC per perorare la nostra causa e chiedere di lasciarci passare”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
Twitter: @cotoelgyes
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Dal Nostro Archivio:

In Centrafrica il tribunale boccia revisione della Costituzione, addio al terzo mandato di Touadéra

Missionario italiano “salta” su una mina in Centrafrica: ferito gravemente rischia di perdere una gamba

I mercenari di Putin alla conquista delle ricchezze della Repubblica Centrafricana

Cambiamenti climatici: il ciclone Freddy semina distruzione e oltre 400 morti nell’Africa meridionale

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
17 marzo 2023

Il ciclone tropicale Freddy ha terminato la sua corsa di morte alle 6 della mattina del 15 marzo al confine tra Mozambico e Malawi.

Durante i suoi 38 giorni di attività, nel suo ping-pong tra Madagascar e Mozambico, ha seminato distruzione e disperazione. Fino ad oggi si contano oltre 400 morti nei tre Paesi dell’Africa meridionale colpiti dalla sua folle corsa.

Il bilancio provvisorio in Mozambico è di 73 decessi e 17 in Madagascar ma il Paese più colpito è il Malawi, ultima tragica tappa di Freddy che ha causato anche 183.000 sfollati.

Ciclone Freddy alcune bare dei morti in Malawi
Ciclone Freddy alcune bare dei morti in Malawi

Dopo essere tornato violentemente per la seconda volta nel Mozambico centrale è entrato pesantemente nel confinante Malawi fino a Blantyre, seconda città del Paese.

Il governo malawiano ha confermato 326 morti ma si teme che il numero sia molto più alto. Nel comune di Chilobwe una famiglia ha perso dodici membri contemporaneamente.

“Davanti ai cambiamenti climatici siamo senza aiuto. Mi sento triste e devastato per ciò che è successo” – ha affermato Lazarus Chakwera, presidente del Malawi in visita a Blantyre. Il capo dello Stato ha dichiarato lo stato di calamità in 10 distretti colpiti dal ciclone.

Secondo i media malawiani, nell’attuale situazione, alcuni feriti gravi potrebbero morire a causa dell’impossibilità di accoglienza nelle strutture sanitarie. Secondo il Dipartimento per le gestione dei disastri (DoDMA) il ciclone ha fatto sfollare oltre 4.300 famiglie e fino ad oggi, nella sola Blantyre risultano circa 800 feriti. I soccorritori continuano a cercare i dispersi sotto le macerie e le montagne di fango: all’appello mancano almeno 41 persone.

Ciclone Freddy
Il ciclone Freddy entra in Zambesia (Courtesy ZoomEarth)

Il secondo impatto di Freddy

Il 10 marzo la perturbazione da 257.000 Kmq (grande quasi quanto tutta l’Italia) che anticipava Freddy, è entrata in Mozambico. Il ciclone, di quasi 40.000 Kmq, era al suo interno. Freddy, in meno di tre settimane ha toccato per la seconda volta le coste mozambicane.

Il giorno successivo il ciclone tropicale ha colpito la città di Quelimane in Zambesia, con venti a 170 km orari. Ha spazzato via case, linee elettriche e telefoniche lasciando senza elettricità centinaia e comunicazioni telefoniche migliaia di persone. Nell’area di Quelimane, circa 250.000 persone hanno bisogno di aiuto.

Oltre 400 morti dal 20 febbraio ad oggi

Da quando il ciclone tropicale Freddy, il 20 febbraio, per arrivare sul continente africano ci sono stati oltre 400 morti.

Si è formato nell’Oceano Indiano il 3 febbraio a nord ovest dell’Australia sotto l’Indonesia crescendo di intensità. Ha viaggiato per oltre 8.000 km  passando pericolosamente vicino a Mauritius e La Reunion con venti tra i 150 e 260 km orari fino alle coste centro-orientali del Madagascar.

Superata l’Isola Grande e il Canale del Mozambico è entrato nell’ex colonia portoghese da Inhambane sulla costa mozambicana. La previsioni meteo lo davano esaurito entro il 23 febbraio al confine sudafricano ma ha ripreso forza.

Ha riattraversato il Canale del Mozambico per colpire nuovamente la costa sud-occidentale del Madagascar il 7 marzo. È quindi rimbalzato per tornare verso il Mozambico entrando da Quelimane l’11 marzo per esaurirsi nella devastazione del Malawi.

Freddy ha superato il record dell’uragano John

Il ciclone Freddy, nei suoi 38 giorni di vita e quasi 11.000 km è diventato il più longevo della storia superando l’uragano/tifone John del 1994. John ha mantenuto il record di 31 giorni prima di esaurirsi nell’Oceano Pacifico all’altezza dell’America Centrale.

Ma Freddy è anche il ciclone che ha prodotto la maggiore energia e il primo ciclone di categoria 5 del 2023. Il ciclone Freddy è quello che ha avuto il più insolito tragitto nell’Oceano Indiano.

Freddy
Il disturbo tropicale “92S” (Courtesy ZoomEarth)

Purtroppo, nel momento in cui scriviamo, a circa 700 km a est del Madagascar si sta formando un disturbo tropicale chiamato “92S”. La speranza è che non diventi un nuovo mortale ciclone.

L’appello arrivato ad Africa ExPress per sostegno urgente

Alla redazione di Africa ExPress, tramite David Mutua, dell’Ufficio stampa dell’ong CARE International per l’Africa meridionale è arrivata una richiesta di aiuto alle popolazioni colpite, che pubblichiamo.

In Malawi, il fiume Shire si sta ingrossando e l’acqua si sta spostando nell’entroterra verso le case, mentre il Paese è alle prese con un’epidemia di colera. Di seguito riportiamo una citazione del nostro direttore regionale dell’Africa meridionale:

La tempesta tropicale Freddy ha portato con sé inondazioni devastanti, distruzione e morte in Mozambico e Malawi. Strade e ponti sono stati spazzati via, impedendo alle comunità di ricevere il sostegno di cui hanno bisogno. Case e abitazioni sono state distrutte, lasciando le famiglie bloccate e al freddo.

“Mentre proseguono le operazioni di soccorso, si prevede che il bilancio delle vittime sia destinato a salire. In Malawi, siamo preoccupati per i bisogni immediati delle persone colpite, ma anche per la recrudescenza del colera in Mozambico, dove stavamo già rispondendo agli effetti del ciclone che ha toccato terra il 24 febbraio, il numero di persone bisognose aumenterà”.

È necessario un sostegno urgente per raggiungere le persone colpite. CARE sta già lavorando a fianco del governo, dei nostri partner locali e dei leader delle comunità. Abbiamo distribuito cibo e kit di accoglienza in Mozambico e Malawi”, ha dichiarato Mathew Pickard, direttore regionale di CARE International per l’Africa meridionale.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com

Twitter:
@sand_pin
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero +39 345 211 73 43 e ti richiameremo. Specifica se vuoi essere iscritto alla Mailing List di Africa Express per ricevere gratuitamente via whatsapp le news del nostro quotidiano online.

Allarme rosso in Madagascar e Mozambico: il ciclone tropicale Freddy minaccia distruzione e morte

Ciclone Freddy gioca a ping-pong tra Madagascar e Mozambico seminando morte e distruzione

Altro ciclone causa ancora morti e distruzione nel sud Madagascar

Ciclone tropicale Eloisa devasta il Mozambico: colpite 250 mila persone

Mozambico, Zimbabwe e Malawi: oltre mille i morti per il ciclone Idai