Nigeria: sevizie e violenze nella casa degli orrori e a scuola con le catene alle caviglie

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
28 settembre 2019

Quando la polizia nigeriana è entrata nell’edificio situato nell’area di Ragasa a Kaduna, nel Nord della Nigeria, non ha voluto credere ai propri occhi: centinaia di persone trattenute in stato di totale degrado, alcune vittime erano addirittura in catene. Tra loro anche parecchi bambini.

La casa degli orrori ospitava una scuola coranica, frequentata da allievi di diverse nazionalità e, secondo quanto ha riferito il portavoce della polizia del Kaduna State, Yakubu Sabo, il singolare violento metodo di insegnamento del Corano era volto a “raddrizzare” i giovani. Sabo ha precisato che gli agenti avrebbero fatto irruzione nella scuola durante la notte tra govedì e venerdì.  Il proprietario dell’edificio e sei assistenti sarebbero stati arrestati, mentre le vittime sarebbero state portate in un campo sportivo di Kaduna, rifocillati e curati in attesa dell’arrivo dei familiari.

Ragazzo incatenato, Nigeria

Sabo ha aggiunto: “Un centinaio delle vittime, tutti maschi, erano rinchiusi in una piccola stanza. Tra loro c’erano anche bambini, non più grandi di nove anni. Molti avevano cicatrici sulla schiena. Sono stati maltrattati, torturati. Alcuni hanno confessato di essere stati anche violentati dai loro insegnanti”.

La polizia ha fatto irruzione nella casa dietro segnalazione dei vicini perchè insospettiti da alcuni comportamenti anomali. Il portavoce ha precisato che le vittime non erano tutte nigeriane, erano presenti persone di diverse nazionalità. Due di loro avrebbero affermato di essere burkinabè e di essere stati condotti nella scuola dai loro genitori.

La scuola coranica è stata aperta una decina di anni fa, ma non insegnava solamente l’approfondimento del libro sacro della religione islamica, i genitori portavano qui i loro figli perchè fossero rimessi sulla “retta via”. L’istituto ospitava per lo più giovani discoli, piccoli delinquenti, a volte consumatori di droghe e quant’altro. Nel nord della ex colonia britannica, per lo più musulmano, è presente un gran numero di istituti privati del genere, meglio chiamarli riformatori, in assenza di strutture pubbliche.

Alcuni familiari delle vittime, originari di Kaduna, accorsi immediatamente dopo essere stati informati dalla polizia, sono rimasti inorriditi nel vedere i loro figli in questo stato. Non avevano idea delle sofferenze che erano costretti a sopportare. Portavano regolarmente cibo al loro congiunto, che potevano vedere una volta ogni tre mesi. Il portavoce ha fatto sapere che durante le visite i genitori non erano autorizzati ad entrare all’interno della casa. Gli ospiti venivano condotti all’esterno e potevano restare con i propri cari solo pochi istanti.

Una delle vittime ha raccontato che la scuola ospitava piccoli spacciatori, ladruncoli, omosessuali. Chi cercava di fuggire, veniva appeso con catene. Mentre un altro giovane ha detto di essere stato in Gran Bretagna per sedici anni, si era sposato con una ragazza cristiana e anche lui si era convertito al cristianesimo. “Quando sono tornato in Nigeria e ho confessato questo alla famiglia allargata, una mattina mi sono risvegliato in questo luogo. Sono stato qui per due lunghi anni”.

La Nigeria, il colosso dell’Africa, è un Paese complesso, dove giornalmente si consumano innumerevoli tragedie. Mercoledì scorso l’Agenzia internazionale Action Against Hunger (ACF) con base a Parigi e attiva in 47 Paesi, ha chiuso quattro uffici nel nord-est dopo l’uccisione di un ostaggio da parte di ISWAP (acronimo per Islamic State West Africa Province), una fazione di Boko Haram, capeggiata da qualche mese da un nuovo leader, Abu Abdullah Ibn Umar Al Barnawi. Quest’ultimo è stato nominato direttamente da Abubakar Al Baghdadi, che ha dato il ben servito a Abu Mus’ab Al Barnawi, conosciuto anche come Habib Yousuf, secondogenito di Mohammed Yusuf, che aveva fondato il gruppo Boko Haram nel 2002. Habib Yousuf si era staccato nel 2016 dal nucleo storico guidato dal 2009 da Abubakar Shekau.

ACF aveva confermato a luglio il sequestro di sei operatori umanitari, tra loro autisti, sanitari e un membro del loro staff. I sei sono stati rapiti vicino Damasak, nel Borno State, quando un convoglio dell’organizzazione è stato attaccato da un gruppo armato. Uno degli autisti è stato ucciso subito. Mentre pochi giorni fa è stato brutalmente ammazzato un altro ostaggio. ACF non ha comunicato le generalità della vittima.

Nel suo documento ACF condanna l’uccisione del sequestrato e chiede l’immediata liberazione degli altri ostaggi ancora in mano ai terroristi e ha precisato che sta facendo il possibile per il loro rilascio.

Lo scorso luglio ISWAP aveva rilasciato un video nel quale sono state riprese sei persone, cinque uomini, alcuni con il capo abbassato, e una donna, che indossa un hijab azzurro. Nel filmato la donna si rivolge al governo nigeriano e a ACF affinchè intervengano per il loro rilascio.

Nel 2018 i terroristi avevano rapito e poi ucciso due operatrici umanitarie del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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