Egitto, torna su piazza Tharir: “Via al Sisi e il suo regime corrotto

Speciale per Africa ExPress e per il Fatto Quotidiano
Massimo A. Alberizzi
27 settembre 2019

Un’ondata di proteste ha investito l’Egitto nei giorni scorsi. L’ultima grande manifestazione si è tenuta ieri al Cairo. Ma i dimostrantisi sono riuniti non solo in piazza Tahrir, nella capitale, dove nel 2011 i sit-in costrinsero alle dimissioni il presidente Hosny Mubarak, sono state invase dai dimostranti anche le strade di Mahalla, Alessandria,Suez, Damietta. E stavolta le piazze a differenza della scorsa settimana si sono riempite di gente. Sono stati scanditi slogan per chiedere le dimissioni del dittatore Abdel Fattah al-Sisie la fine del suo regime.

In Egitto le dimostrazioni sono cominciate dopo che un attore, famoso con lo pseudonimo di Mohamed Ali, aveva postato sui social una serie di interventi durissimi contro il regime accusato di corruzione, appropriazione indebita, furto e, ovviamente, “cieca repressione” e violazione dei diritti umani.Ma Mohammed Ali non è solo un attore. E’ un costruttore edile cui la dittatura militare, ha appaltato una serie di lavori realizzati a tempo di record ma – secondo le accuse – mai pagati. Si tratta di fatture per 13 milioni di dollari.

Naturalmente il presidente ha negato ogni addebito liquidando le critiche come “bugie e calunnie”. Mentre l’attore non solo ha insistito postando in continuazione dalla Spagna, suo “volontario esilio”, come lui stesso lo chiama, video ricolmi di accuse, mala scorsa settimana ha lanciato un appello a scendere in strada per protestare.Così è stato venerdì scorso e così ieri.

Il regime ha risposto con il pugno di ferro. Le forze dell’ordine più volte hanno caricato i manifestanti con manganelli e lanciato candelotti lacrimogeni. La settimana scorsa sono state arrestate più di duemila persone e infatti ieri una delle richieste dei dimostranti era la liberazione incondizionata di tutti coloro finiti dietro le sbarre.

Il regime di Al Sisi, al potere dal 2013, controlla almeno il 70 per cento di tutte le attività economiche del Paese o direttamente o attraverso società controllate dai generali e dagli alti ufficiali. La maglie della struttura sociale egiziana sono strettissime in una sorta di organizzazione mafiosa. In Egitto chiunque vuole lavorare deve fare i conti con i militari. In questo contesto le manifestazioni attuali stanno profondamente spaccando il Paese.

Da una parte le dimostrazioni contro il governo hanno provocato una reazione opposta; infatti anche ieri c’è stata una contro manifestazione a difesa del regime. Molti egiziani, specialmente nelle classi medio-alte e benestanti, ricordano come le rivolte del 2011 abbiano portato al caos politico ed economico, sconvolgendo l’importante industria turistica della nazione, fonte di ricchezza un po’ per tutti. Dopo le proteste della scorsa settimana la borsa e i mercati azionari sono crollati, suscitando parecchia apprensione.

Una preoccupazione, però, alimentata anche da governo che ha orchestrato una campagna di paura attraverso i giornali e le televisioni gestiti dallo stato, oltre che sui social media, per dipingere Al Sisi come onesto e affidabile.

Ma non si può pensare che alla base della protesta ci siano solo gli appelli alla protesta lanciati da Mohamed Ali. I video dell’attore/costruttore hanno trovato un terreno fertile su cui attecchire. Il malcontento ormai è salito a livelli di guardia con un egiziano su tre che vive sotto la soglia di libertà. I più poveri si arrabattano con reddito di un dollaro e mezzo al giorno.

Da quando è salito al potere Al Sisi ha proibito tutte le manifestazioni e varato sanzioni severissime per chi viola il divieto. Probabilmente per questo motivo sono scesi in piazza i più coraggiosi. La maggior parte della popolazione dissidente è rimasta in casa, terrorizzata: “Molti di coloro che intendevano scendere in piazza sono stati bloccati dalla polizia appena usciti di casa – rivela uno dei dimostrati raggiunto al telefono -. Le notizie degli arresti si sono subito diffuse e quindi indotto chi intendeva partecipare di restare chiuso in casa”.

Il governo nei giorni scorsi ha avvertito i corrispondenti stranieri di coprire adeguatamente gli eventi, e giovedì ha diffuso una seconda dichiarazione sostenendo di aver permesso a centinaia di corrispondenti stranieri di operare liberamente.

Massimo A. Alberizzi
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