Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
10 luglio 2026
I più generosi donatori del pianeta non sono gli opulenti Stati Uniti, nemmeno il Canada, il tecnologico Giappone o i Paesi europei, nonostante siano ricchi. Lo sono, invece, i popoli di molte Nazioni africane che hanno redditi bassi rispetto alle economie occidentali e dell’Estremo oriente.

La generosità degli africani emerge dal World Giving Report 2026 (WGR). O meglio, sono molto altruisti in quantità di denaro donato nonostante abbiano redditi più bassi rispetto ai ricchi stipendi occidentali. Il report, in 27 pagine, analizza i dati raccolti su oltre 60.000 intervistati in 105 Paesi. Un lavoro redatto in collaborazione con un network di oltre 30 organizzazioni non-profit nel mondo.
La classifica
Nei primi 20 della classifica ci sono 11 Stati africani. La Nigeria, con il 2,83 per cento del reddito donato, è il primo in assoluto a livello globale. Non solo per quantità di denaro pro capite ma anche per volontariato.

Seguono al 2°posto Egitto con il 2,45 per cento; al 4° Ghana con 2,19; al 5° Kenya (2,13); Uganda con 2,04 al 6° posto. Al 10° troviamo il Malawi (1,80); al 14° la Tanzania (1,69); Costa d’Avorio al 15°; Sierra Leone al 16° (1,67); al 19° Zambia (1,62) e al 2* Ruanda con 1,60 per cento.
In Nigeria il reddito medio effettivo della popolazione (quello del cittadino comune), è intorno a 1.200.000 naira all’anno, (720 euro). La donazione del 2,83 per cento è pari a circa 20,38 euro all’anno. Poco, direbbe il lettore.
Italia e Europa
Allora facciamo un po’ di conti con il reddito in Italia. Nel Belpaese l’introito medio lordo di un lavoratore dipendente è intorno ai 31.200 € all’anno. L’equivalente di una donazione annua come quella nigeriana dovrebbe essere di 883 euro. Invece la media europea delle donazioni, Italia compresa, è tra 0,6 e 0,7 per cento. Su base annua risulta essere tra i 192 e i 224 euro.
I pilastri della generosità
Gli analisti del settore hanno individuato i pilastri della generosità africana, nonostante la fragilità delle economie. Nell’Africa sub-sahariana esiste la filosofia Ubuntu, parola delle lingue sudafricane Zulu e Xhosa che può essere tradotta come “Io sono perché noi siamo”.
Ampliando la spiegazione indica che fare del bene a qualcuno, significa fare del bene a sé stessi e alla comunità. Ma anche che se danneggi qualcuno, stai sminuendo anche la tua stessa dignità. Il benessere del singolo è indissolubile con quello della comunità. Questo vuol dure che la condivisione delle risorse e l’aiuto reciproco sono norme sociali quotidiane.
L’altissimo tasso di donazioni spontanee si spiega perché risorse, successi e difficoltà si affrontano insieme. Se una persona nella comunità ha bisogno, è responsabilità collettiva aiutarla . L’empatia è sapersi mettere nei panni di chi soffre o gioisce. La filosofia Ubuntu è stata, infatti, nel Sudafrica del dopo apartheid la pietra miliare della transizione pacifica, guidata da Nelson Mandela e dall’arcivescovo Desmond Tutu.

Aiuto diversificato e fiducia
Per rispondere a bisogni locali urgenti i benefattori africani riescono a diversificare il proprio aiuto. In Nigeria riescono a sostenere una media di 4,3 cause diverse contemporaneamente. È il dato più alto al mondo mentre la media europea è di 2,5 cause. Queste cause spaziano dal sostegno ai giovani fino alla tutela ambientale.
L’Africa, per le donazioni, non si serve dei canali istituzionali formali tipici dell’Occidente. Ha fiducia soprattutto nelle ONG, che hanno forte presenza sul territorio. La maggioranza dei donatori preferisce il contatto diretto “da persona a persona” o attraverso reti comunitarie e religiose.
Non solo denaro
Ma il denaro non è la sola generosità dei popoli africani. A supporto delle comunità locali c’è anche il volontariato. Ruanda e il Kenya registrano medie altissime di ore di volontariato pro capite: rispettivamente 26,6 e 20,6 ore all’anno per persona.
Con il World Giving Report salta così il vecchio stereotipo secondo cui la filantropia si muove solo dai Paesi ricchi verso quelli poveri. La filosofia Ubuntu è vincente. Un esempio da imitare per migliorare il mondo.
(Questo articolo è stato redatto con il supporto dell’Intelligenza Artificiale per la ricerca delle fonti e l’editing delle immagini. Tutti i contenuti e i dati sono stati interamente verificati e approvati dall’autore e dalla redazione)
Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
X (ex Twitter): @sand_pin
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