Gli errori della nostra politica li risolve l’ENI: accordo per comprare gas dall’Egitto alla faccia di Giulio Regeni

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Africa ExPress
17 aprile 2022

In Scienza delle Finanze esiste una teorica economica abbastanza certa, che esprime un concetto molto semplice: la “diversificazione”. E’ lo strumento principale per ridurre i rischi.

Per chi investe in Borsa ad esempio, “diversificare” significa investire in un numero ragionevolmente ampio di prodotti finanziari tale per cui se si affronta una grave crisi imprevista il complesso del portafoglio finanziario non dovrebbe subirperdite irreparabili.

Luigi Di Maio in Congo-Brazzaville lo scorso marzo

Nei processi di approvvigionamento delle grandi industrie vale la stessa filosofia. L’Italia ha applicato alla lettera questa teoria economica, infatti con lungimiranza ha accresciuto la sua dipendenza dalle sole importazioni di gas russo (dal 27% è cresciuta fino al 40% di inizio 2022). Alla faccia della ‘diversificazione’.

Cosicchè ora siamo in balia dei capricci dello Zar di tutte le russie, Vladimir Putin. Se decidesse di tagliarci il suo 40 per cento saremo alla canna del gas. Qualcuno si è chiesto di chi è la colpa.

All’intrigante quesito ha risposto l’Ing. Carlo De Benedetti (intervistato da Corrado Formigli alla trasmissione Piazza Pulita): L’Italia ha delegato in esclusiva tutta la sua politica energetica all’ENI, il risultato è che ora dipendiamo dal gas russo. La colpa è di chi ha lasciato che ci mettessero questo cappio al collo”.

Quindi ora, giocoforza, dobbiamo fare ciò che non s’è fatto prima, ossia ‘diversificare’ le fonti di approvvigionamento, per svincolarci dalla dipendenza del gas russo. Così è iniziato il “giro delle 7 chiese” africane per elemosinare un po’ di gas.

La tournee li ha portati anche in Algeria proprio questa settimana, dove la compagnia di Stato Sonatrach ha garantito 1-2 miliardi di metri cubi di gas (per arrivare a 9 miliardi nel 2023-2024).

Il tour dell’Amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi si è spostato anche all’ombra delle piramidi a marzo, in Egitto. L‘Eni si può dire ha giocato in casa, la IEOC (società controllata dall’Eni) è attiva nel paese sin dal 1954. A dir il vero è stata una tappa un po’ imbarazzante, vista la negata collaborazione delle omertose autorità egiziane.

Le Procure della Repubblica infatti stanno ancora aspettando dal Cairo i riferimenti personali degli 007 di Al Sisi per poter notificare gli atti giudiziari.

Un’adempimento necessario per aprire il processo a carico del commando egiziano che ha ordinato/eseguito l’omicidio del povero ricercatore italiano Giulio Regeni.

Ma sul versante giudiziario l’Egitto ha dato prova di non avere alcuna intenzione di collaborare con la Giustizia italiana. Per venderci il suo gas invece, l’Egitto ha collaborato alla grande.

Il Gruppo Eni infatti, proprio 2 giorni fa, ha sottoscritto un’accordo col Governo egiziano che prevede forniture di GNL (gas naturale liquefatto) per 3 miliardi di metri cubi. Gas che dovrà poi essere trasportato con navi gasiere via mare per essere convertito dai tre rigassificatori operativi in Italia (la Spezia, Rovigo e Livorno).

Il viaggio della delegazione italiana si è già spostata in altri Paesi africani. La comitiva è andata a bussare in altri Paesi, come Angola e Congo, dove l’Eni, anche qui è proprio di casa, casa (la consorte del CEO Descalzi è congolese e amica del presidente Denis Sassu Nguesso). Se tutto il gas africano non dovesse bastare per sostituire quello macchiato di sangue, saremo nella peste più nera.

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