Sahel, Nigeria, Camerun: terroristi più attivi che mai in tempo di coronavirus

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
10 aprile 2020

I gruppi terroristi attivi in Africa non seguono le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per combattere la pandemia COVID-19, figuriamoci quelle dei governi del continente. Ieri sono stati registrati 11.424 casi positivi al coronavirus, mentre le vittime sono salite a 572.

Niente lockdown, i gruppi armati continuano senza sosta i loro attacchi mortali, mettendo a dura prova la popolazione civile, forze armate nazionali e internazionali (caschi blu dell ONU in Mali e Operazione Barkhane, francese, operativa in tutto il Sahel) in diverse regioni.

Lunedì mattina un nutrito gruppo di uomini armati sono arrivati in sella alle loro moto, altri in macchina al campo militare maliano di Bamba, nella regione di Gao, nel nord della ex colonia francese. Le perdite sono state pesanti: una ventina di soldati sono stati uccisi, parecchio materiale bellico è stato distrutto. Secondo alcune fonti ufficiali durante i combattimenti hanno perso la vita anche alcuni jihadisti. Bamba è un’area strategica, la presenza di un campo militare non è gradito nè dai trafficanti e tanto meno dai jihadisti, che hanno tentato di allentare la morsa.

Due settimane fa è stato rapito il capo della raggruppamento politico Unione per la Repubblica e la Democrazia, maggiore partito dell’opposizione maliana, Soumaïla Cissé a Niafunké, la sua roccaforte vicino a Tumbuktu, durante un comizio elettorale in vista del primo turno delle legislative. Undici membri del suo staff, sequestrati insieme a lui, sono stati liberati, mentre Cissé è ancora in mano ai suoi aguzzini. Un dirigente del partito ha detto che finora non sono state fornite prove che il leader sia ancora vivo, ma si è detto fiducioso. Le trattative con i sequestratori sono state avviate.

Secondo il ministro degli esteri di Bamako, Tiébilé Dramé,diversi indizi fanno pensare che i rapitori appartengano alla formazione terrorista Front de libération du Macina (FLM), fondato nel 2015 da Amadou Koufa (nome di battaglia Amadou Diallo), un predicatore estremista fulani. Nel 2017 l’FLM, insieme a altri quattro formazioni terroriste, ha fondato il “Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani”, guidato da Iyad Ag-Ghali, vecchia figura indipendentista tuareg, diventato capo jihadista e fondatore di Ansar Dine – in italiano: ausiliari della religione (islamica) – operativo per lo più nel nord del Mali. Nel Paese sono stati registrati finora 41 casi positivi al coronavirus.

Anche il Burkina Faso deve combattere su più fronti. Fortemente toccato dalla pandemia (345 positivi al test e 17 vittime), oltre a essere tra i Paesi più poveri del continente, deve affrontare incessantemente attacchi terroristi. L’ultimo della lista risale ieri mattina. Secondo quanto riportato da fonti della sicurezza burkinabè, un reparto militare distaccato a Sollé, nella provincia di Loroum, nel nord, è stato aggredito verso le 3 del mattino, ora locale, da un gruppo di uomini armati. Il bilancio provvisorio è di almeno 5 soldati uccisi e 3 feriti, mentre altri 4 risultano dispersi. Oltre a aver apportato importanti danni al campo, i terroristi hanno rubato diverse moto e autovetture e sono poi fuggiti verso il vicino Mali.

Terroristi nel Sahel

Il Ciad invece, dove attualmente i malati di COVID-19 sono 10, ha fatto sapere di aver ucciso pressochè 1000 miliziani Boko Haram nella regione del Lago Ciad. Un portavoce militare, Azem Bermendoa Agouna, ha aggiunto che durante l’Opération Colère de Bohoma hanno perso la vita anche 52 soldati ciadiani. L’intervento militare ha preso il via il 29 marzo scorso nella regione del Lago Ciad del Paese. (Il bacino del Lago Ciad è situato nella parte centro-settentrionale dell’Africa sui confini di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun)

L’operazione è stata lanciata dopo l’ultima offensiva dei terroristi nigeriani il 23 marzo in cui sono stati ammazzati oltre 90 soldati ciadiani della base di Bohoma. I militari di N’Djamena hanno rastrellato sopratutto la parte lagunare del bacino del lago Ciad e il presidente, che si è recato personalmente sul posto ha specificato: “Ora non c’è più un miliziano Boko Haram sul nostro territorio. I pochi sopravvissuti sono scappati in Niger, Nigeria e Camerun. I nostri soldati sono ora nei Paesi confinanti, dove noi continuiamo a dare la caccia ai terroristi. Siamo stati lasciati soli. Noi senza aiuti portiamo avanti la lotta contro i Boko Haram”. Eppure i 4 Paesi (Nigeria, Niger, Ciad e Camerun) maggiormente attaccati dal gruppo armato, avevano formato una task force congiunta Forza Multinazionale Mista FMM) nel 2015.

Lo scorso fine settimana Boko Haram ha nuovamente attaccato la regione dell’Estremo Nord del Camerun, vicino alla frontiera con la Nigeria. Durante un doppio attentato, il primo a Amchidé e un secondo a Zigagué hanno preso la vita civili e militari. Secondo fonti locali, un kamikaze si è fatto esplodere a Amchidé, uccidendo 9 persone, tra esse anche due adolescenti, e ferendo altre 15 persone. Mentre solo poche ore più tardi, alcuni militari sono caduti in un’imboscata tesa dai terroristi. Due soldati sono morti.

Il Camerun conta già 685 persone che hanno contratto il micidiale virus, 9 sono state finora le vittime.

I sanguinari guerriglieri islamici Boko Haram, attivi soprattutto nel nord della Nigeria

Paul Biya, l’ 87enne presidente del Paese, in carica dal 1982, ha anche altri grattacapi di non facile soluzione. Dalla fine del 2016 è in atto un conflitto nelle zone anglofone. Allora il presidente Biya aveva proclamato di voler spostare gli insegnanti francofoni nelle scuole anglofone. Ma, secondo un accordo sull’educazione scolastica del 1998, i due sotto-sistemi, quello anglofono e quello francofono, sarebbero dovuti restare indipendenti e autonomi. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International del febbraio 2020, dall’inizio dell’insurrezione sono morte oltre 3.000 persone, altre 700.000 hanno dovuto lasciare le loro case.

In base al rapporto mensile di International Crisis Group (ICG), pubblicato il 4 aprile, nel mese di marzo sono state uccise al meno 44 civili, 15 militari e una quarantina di militanti separatisti.

Il governo nigeriano ha fatto sapere ieri sera che i casi di COVID-19 sono saliti a 288, mentre le vittime sono 8. Anche nella ex colonia britannica i Boko Haram sono sempre attivissimi. A fine marzo, durante un’imboscata hanno ucciso una cinquantina di soldati nigeriani vicino al villaggio di Goneri, nel nord di Yobe State, molti anche i feriti, che sono stati trasportati negli ospedali di Damaturu e Maiduguri (il primo è il capoluogo di Yobe, il secondo quello del Borno State). L’aggressione ha avuto luogo mentre era in atto un’offensiva lanciata dal governo nigeriano nella lotta contro i terroristi locali.

Cornelia I. Toelgyes
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