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Tutto pronto per l’evacuazione dei canadesi dal Libano

Speciale per Africa ExPress
Federica Iezzi
29 giugno 2024

In risposta alla sempre più incalzante escalation lungo il confine libanese, il Canada si sta preparando per quella che potrebbe essere la sua più grande operazione di evacuazione, volta a salvaguardare circa 45.000 cittadini canadesi attualmente residenti in Libano.

Confine Israele-Libano [Photo credit Arab News]
E’ quanto discusso dal ministro degli esteri canadese, Mélanie Joly, con la sua controparte israeliana, Israel Katz. Joly ha informato Katz che Ottawa ha già inviato forze militari nella regione, sottolineando la serietà con cui il Canada vede la potenzialità di un conflitto.

Le misure di pianificazione adottate nei confronti dei cittadini canadesi in Libano non sono cambiate di recente. Le stesse misure sono in vigore dall’inizio delle tensioni al confine meridionale del Libano.

Katz, a sua volta, con il consueto vocabolario ispirato alla propaganda dell’odio, ha esortato il Canada a esercitare pressioni diplomatiche sull’Iran, il principale sostenitore di Hezbollah, per prevenire un’ulteriore progressione delle ostilità.

Sebbene i piani per l’evacuazione dei canadesi dal Libano siano ben avviati, non è ancora chiaro se siano in corso preparativi simili per i circa 35.000 cittadini canadesi residenti in Israele.

Il Kuwait, seguendo la rotta delineata dal Canada, sta esortato i suoi cittadini a lasciare il Libano. Così come anticipato dal Canada, in uno sviluppo correlato, il ministero degli esteri del Kuwait ha rinnovato il suo appello ai cittadini per evitare di recarsi in Libano, a causa degli sviluppi relativi alla sicurezza regionale.

L’accresciuta tensione fa seguito all’approvazione, da parte dell’esercito israeliano, di piani operativi per un attacco su larga scala in Libano. In risposta, Hassan Nasrallah, leader della milizia sciita, ha minacciato di combattere contro lo Stato israeliano “senza restrizioni né limiti”.

Qualsiasi decisione irresponsabile, da parte del regime occupante israeliano, potrebbe far precipitare la regione in una nuova guerra, la cui conseguenza sarebbe la distruzione di ampie aree lungo il confine tra il Libano e le alture del Golan in Siria, occupate illegalmente da Israele dal 1967 (RES/497 – 1981).

Amos Hochstein, inviato speciale della Casa Bianca per il Medio Oriente, avrebbe avvertito Beirut che se Hezbollah non cessa i suoi attacchi al nord di Israele, potrebbe affrontare un’operazione israeliana limitata, sostenuta dagli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti stanno cercando di raggiungere un accordo tra Israele e Libano, che comporterebbe il ritiro di Hezbollah dalle zone contese e il riposizionamento oltre il fiume Litani, a circa 30 chilometri a nord del confine. Per il momento, Hezbollah ha rifiutato l’opzione e insiste sulla difesa transfrontaliera, contro Israele, fino ad un completo cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza.

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato l’allarme, avvertendo che il rischio di estensione del conflitto in Medio Oriente è reale e criticando la retorica belligerante di Israele e Hezbollah.

Federica Iezzi
federicaiezzi@hotmail.it
Twitter @federicaiezzi
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Gaza: oltre due milioni di persone stanno morendo di fame

Speciale per Africa ExPress
Alessandra Fava
Giugno 2024

Gaza sta morendo di fame. Lo scriviamo da mesi. Già a febbraio si prevedeva che mancasse del cibo. Siamo a luglio. OXFAM calcola che manchi cibo al 96 per cento della popolazione. L’organizzazione la cataloga come “malnutrizione acuta” e riguarda ora 2 milioni e 150 mila persone.

Israele ha un po’ aperto i rubinetti facendo entrare alimenti diretti a nord, ma a sud, al varco commerciale di Kerem Shalom, i cronisti contano più di mille TIR di aiuti fermi sotto il sole e in fase di controllo. Il poco che entra è saccheggiato dalla popolazione, esasperata per le condizioni disumane in cui è costretta a vivere, e/o dalle gang di Gaza. Non è chiaro – sottolinea la BBC – se i cartelli della criminalità organizzata siano affiliati ad Hamas o ai clan gazawi.

Gente in fila per ritirare cibo

La BBC riporta che secondo il coordinatore degli Affari commerciali dell’agenzia delle Nazioni Unite, OCHA, Georgios Petropoulos, la scorsa settimana in una sola giornata siano stati rubati tre quarti delle merci in entrata a Gaza. E si continuano a registrare bambini morti per fame . Gli ultimi tre a Beit Lahiya nel nord della Striscia. Così al 26 di giugno il governo di Hamas calcola che i decessi siano saliti a 37.718.

https://www.bbc.com/news/articles/cv22ymmp46ro

Israele dichiara che i varchi sono aperti ma la merce non entra. A Gaza mancano sia l’acqua sia la benzina. Il carburante serve per distribuire gli aiuti ma anche per soccorrere i feriti dopo i bombardamenti. Da Gaza non escono neppure i malati. Secondo Rik Peeperkorn, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per l’enclave palestinese e la Cisgiordania, da Gaza andrebbero evacuate almeno diecimila persone per cure mediche urgenti: si tratta di vittime di guerra o di malati gravi. “Abbiamo bisogno di più percorsi per l’evacuazione di emergenza medica: vorremmo vedere Kerem Shalom e altri valichi aperti”, ha commentato Peeperkorn.

A Gaza manca l’acqua potabile (fonte Ocha)

Per altro continuano i bombardamenti nella zona sud di Rafah ma anche in altre aree, mentre il governo Netanyahu prevede di proseguire fino alla sconfitta finale di Hamas.

Per quanto riguarda gli ostaggi, non si fermano le manifestazioni a Tel Aviv e in altre città israeliane, dopo la minaccia di aprire un secondo fronte contro Hezbollah in Libano. Secondo fonti americane, gli ostaggi sopravvissuti a Gaza sarebbero una cinquantina.

E mentre in Europa si susseguono manifestazioni contro il traffico di armi, come quella del 25 luglio a Genova, Al Jazeera mostra prove di forniture di razzi ed esplosivi ad Israele da parte di un’azienda indiana, proprio per la guerra a Gaza. Il Solidarity Network Against the Palestinian Occupation (Rescop), con sede in Spagna, ha monitorato un cargo Borkum, bloccato a maggio nella penisola Iberica, dopo aver caricato esplosivi a Chennai in India. Stesso viaggio e stesso tragitto per il Marianne Danica.

A Gaza avrebbero trovato un missile esploso con la scritta: made in India. E in effetti l’azienda indiana Premier Explosives Limited T Chowdary, avrebbe ammesso con gli azionisti forti incrementi di esportazioni verso Israele negli ultimi mesi. Al Jazeera sostiene che sia coivolta nel traffico anche Adani Elbit Unmanned Aerial Vehicles Complex (UAV) di Hyderabad, una joint-venture tra l’Adani Defence & Aerospace, il ramo difesa dell’azienda Adani Enterprises, e l’israeliana Elbit Systems.

Alessandra Fava
alessandrafava2015@libero.it
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In Kenya la gente ha vinto: le proteste di piazza organizzate sui social (Instagram e TikTok)

NEWS ANALYSIS
Michael Backbone
Nairobi, 25 giugno 2024

Il Kenya è stato investito nei giorni scorsi da un’ondata di proteste di strada e manifestazioni in risposta alla proposta di legge finanziaria che il Parlamento avrebbe dovuto approvare entro la fine di giugno.

Kenya, Nairobi incendiate alcune ale del Parlamento

La legge finanziaria, che definisce l’ossatura della politica economica di un Paese per l’anno a venire, avrebbe dovuto entrare in vigore 1° luglio 2024 ma le manifestazioni di piazza hanno indotto il presidente William Ruto a soprassedere e non promulgarla.

La società civile ha segnalato il suo malcontento, facendo eco a un’ondata generalizzata di insoddisfazione che covava dal primo momento in cui il progetto di legge è stato pubblicato.

La situazione economica del Kenya ha sofferto parecchi rovesci nell’ultimo anno, primariamente dettati da un allineamento forzato ai dettami di politica fiscale “suggeriti” dal Fondo Monetario Internazionale dall’insediamento del nuovo Presidente Ruto nell’agosto del 2022: il debito estero del Paese assestandosi a circa 45 Miliardi di dollari accoppiato a un crollo del tasso di cambio dello scellino keniota contro le valute forti, ha creato una spirale inflazionistica che ha forzato il governo economico del Paese ad adottare misure impopolari nel corso del 2023/24 quali l’aumento del prezzo dei carburanti e dell’elettricità, seguiti nella legge finanziaria in via di approvazione da una politica fiscale di aumentato rigore per adeguarsi alle direttive FMI e così potere rifinanziare il debito sovrano del Paese.

Kenya: inflazione galoppante

Bisogna sapere che le importazioni keniote, dalle fonti di energia fossile all’alimentazione ai farmaci sono circa tre volte in valore di quelle esportate, primariamente prodotti della floricoltura e agricoltura: in sostanza per ogni container in partenza dal Kenya verso l’estero, tre entrano nel Paese.

Lo squilibrio e la dipendenza dal commercio estero sono stati la misura che ha spinto il Governo a politiche fiscali draconiane, quali l’applicazione dell’IVA a generi di prima necessità quali il pane.

La percezione della società civile, delle associazioni di categoria e industriali, della stampa del Paese e perfino dal clero, è stata che la politica economica era sospinta da un correre ai ripari stangando il contribuente Keniota con tasse e balzelli, per ricercare fonti di introito per ripianare parzialmente il debito estero, vicino al 40 per cento del prodotto interno lordo.

I giovani in particolare hanno organizzato manifestazioni pacifiche di protesta nelle strade della Capitale e di Mombasa represse con difficoltà dalle forze dell’ordine mediante lacrimogeni e idranti, ma la cosa interessante è che per la prima volta queste manifestazioni sono state chiamate tramite i social, TikTok e Instagram in particolare. I social in Kenya sono diffusissimi. Secondo recenti dati, li usa il 94 per cento della popolazione.

I primi dunque a manifestare il malcontento pubblicamente sono coloro i quali si sentono maggiormente esclusi dalle politiche del Governo, senza accesso al mondo del lavoro, con prospettive di crescita smorzate dall’incombente legge finanziaria e delusi dalla leadership del Presidente Ruto, il quale aveva fatto dei giovani della “GenZ” un gran pilastro del suo manifesto politico e visione del futuro.

E i giovani stanno rispondendo, facendo sentire la loro voce e finalmente influenzando il dibattito politico che sarà giudicato proprio su quanto gli interessi dei cittadini siano veramente a cuore della classe politica dominante.

In queste condizioni le scelte del presidente e della sua compagine politica sono state limitate: pur avendo la maggioranza assoluta in Parlamento, non ha voluto inimicarsi la fetta sempre più consistente di primi elettori che lo ha beneficiato con la Presidenza e non si è piegato ai diktat del ministro delle Finanze Njuguna Ndung’u e soprattutto dell’elefante nella stanza, poiché il Paese l’anno scorso si è presentato all’FMI con il cappello in mano chiedendo assistenza tecnica per l’elaborazione di un programma definito MTRS ovvero “Medium Term Revenue Strategy”. Il Kenya è in ostaggio della politica dei “prestiti-contro-riforme” necessaria per rintuzzare il debito.

C’è chi dice che il presidente sia ostinato, che non ascolti i suoi consiglieri, altri che invece affermano che la proposta di austerità contenute nella finanziaria avrebbero richiesto alla popolazione troppi sacrifici: rimane certo che le premesse sulle quali questa legge è stata preparata hanno enormemente sopravvalutato la capacità di reazione dell’economia keniota, definendo obiettivi irrealistici sia in crescita, ma soprattutto nei conseguenti ricavi da reddito fiscale.

Nel frattempo, la GenZ dice la sua in modo pervasivo e capillare tramite le reti sociali e la resistenza civile.

È difficile ipotizzare come evolverà questo scenario perché la situazione è estremamente fluida: per il momento gli scontri di piazza hanno messo in evidenza la forza repressiva del Governo, che però ha reagito alle lamentele proveniente da tutti i settori della società. Ma questo malcontento potrebbe degenerare, a meno che sia il Governo sia i suoi finanziatori non optino per misure meno coercitive e maggiormente diluite nel tempo.

Forse sarebbe ora che le politiche fiscali dettate a tavolino dagli esperti “dell’assistenza tecnica” FMI tenessero maggior conto del potenziale industriale da creare sul continente per renderlo maggiormente sovrano: forse in questo senso la filosofia del Piano Mattei ha i suoi meriti.

Michael Backbone
michael.backbone@gmail.com
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Grave crisi economica affligge il Kenya, sull’orlo del collasso

In Kenya vince la protesta: Ruto non promulga la nuova legge finanziaria

I manifestanti contro la finanziaria assaltano il parlamento: almeno 5 morti uccisi dalla polizia in Kenya

 

In Kenya vince la protesta: Ruto non promulga la nuova legge finanziaria

Africa ExPress
26 giugno 2024

Dopo i toni accesi di ieri, oggi il presidente del Kenya, William Ruto, ha usato parole più concilianti durante il suo discorso alla nazione, il secondo in meno di 24 ore.

Proteste in Kenya 25 giugno 2024

Il capo di Stato ha

annunciato di non aver firmato la controversa legge Finance Bill 2024, che ieri è stata approvata dai deputati, mentre le proteste incalzavano in tutto il Paese.

I manifestanti hanno fatto irruzione in Parlamento, vandalizzando gli interni e incendiando parti del complesso. La mazza cerimoniale, simbolo dell’autorità del potere legislativo, pare sia stata rubata.

Ieri la polizia, che nella serata ha ricevuto rinforzi dall’esercito, ha cercato di disperdere i manifestanti dapprima con gas lacrimogeni, idranti e pallottole di gomma. Più tardi, quando i giovani si sono avvicinati al Parlamento, hanno iniziato a utilizzare pallottole vere. Il bilancio di martedì è davvero pesante. Secondo la Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Kenya (KNHRC), finanziata dallo Stato, durante le proteste di ieri, sono state uccise almeno 22 persone.

Durante il suo discorso odierno Ruto ha spiegato in modo chiaro perché ritiene necessario l’aumento delle tasse. La proposta di legge fa parte degli interventi del governo per ridurre l’enorme debito del Paese, che ammonta a più di 80 miliardi di dollari e che costa al Paese più della metà del suo gettito fiscale annuale.

Nuova manifestazione indetta per domani, 27 giugno 2024

Il presidente ha poi aggiunto che la sua amministrazione ha fatto grandi passi in avanti ed è in procinto di “affermare la sovranità” rimborsando i debiti. “Ma, ha sottolineato, sono anche alla guida dei kenyani, e il popolo si è espresso contro la legge finanziaria”.

 

Malgrado “le buone intenzioni” del capo di Stato, che ha dichiarato di essere pronto al dialogo, pare che le proteste continueranno. La prossima manifestazione è stata annunciata per domani. I giovani non si fidano del presidente, gli slogan “Ruto must go” continuano a echeggiare sui social network. Anche se il leader del Kenya ha dichiarato di non aver firmato la legge finanziaria, non significa che questa sparisca nel nulla. Secondo la Costituzione del Kenya il presidente non ha il potere di ritirare una legge. E’ un compito che spetta esclusivamente al Parlamento.

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I manifestanti contro la finanziaria assaltano il parlamento: almeno 5 morti uccisi dalla polizia in Kenya

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I manifestanti contro la finanziaria assaltano il parlamento: almeno 5 morti uccisi dalla polizia in Kenya

Africa ExPress
25 giugno 2024

La polizia kenyota ha aperto il fuoco sui manifestanti che hanno assalito il parlamento per protestare contro il Finance Bill 2024. Finora si parla di 5 morti accertati, ma il bilancio potrebbe salire. I feriti sono oltre 50, qualcuno anche in modo grave.

Manifestazioni in Kenya contro la nuova legge finanziaria: Parlamento in fiamme

Proteste massicce erano previste per la giornata odierna, scuole e uffici pubblici chiusi, ma nessuno poteva immaginarsi una svolta del genere. Le forze dell’ordine hanno dapprima usato gas lacrimogeni, idranti e pallottole di gomma per disperdere i manifestanti. Poi hanno aperto il fuoco contro le centinaia di persone che tentavano di entrare in Parlamento, mentre i deputati stavano per approvare la nuova legge finanziaria.

I parlamentari della maggioranza di governo sono riusciti a fuggire attraverso un tunnel, e i manifestanti hanno permesso a quelli dell’opposizione, che hanno votato contro la legge, di uscire dall’edificio assediato.

 

Le emittenti locali hanno diffuso filmati con scene caotiche e raccapriccianti: manifestanti che tentano di sopraffare gli agenti per prendere d’assalto l’edificio parlamentare. Alcune ali della struttura sono state incendiate. Ora stanno per essere chiuse tutte le maggiori vie d’accesso per la capitale.

Da un momento all’altro potrebbe essere dichiarato lo stato di emergenza.

Aggiornamento mercoledì, 26 giugno 2024 ore 01.00

Durante un discorso alla nazione trasmesso alla televisione, il presidente William Ruto ha classificato l’assalto al parlamento di martedì una minaccia per la sicurezza nazionale e ha giurato che tali disordini non si ripeteranno mai più. Il presidente ha affermato che il dibattito sulle tasse è stato “dirottato da persone pericolose”. Non è normale o concepibile, che dei criminali che si spacciano per manifestanti pacifici possano far regnare il terrore contro il popolo…”.

E il ministro della Difesa, Aden Duale, ha sguinzagliato l’esercito per sostenere la polizia “durante l’emergenza sicurezza e il danneggiamento di infrastrutture critiche”. Ovviamente internet ha subito un notevole rallentamento.

Altri scontri sono scoppiati a Mombasa e manifestazioni si sono tenute a Kisumu, sul lago Vittoria, e a Garissa, nel Kenya orientale, dove la polizia ha bloccato la strada principale per il porto somalo di Kismayu.

Anche a Eldoret, città natale di Ruto nel Kenya nord occidentale, la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro manifestanti. Molte attività commerciali sono state chiuse per paura di violenze.

E a Nairobi, poche ore prima dell’escalation delle violenze, la gente scandiva a suon di musica, proveniente da altoparlanti: “Ruto deve andarsene” e “Tutto è possibile senza Ruto”. Infatti, se inizialmente l’attenzione delle proteste era concentrata su Finance Bill 2024, (cioè la legge finanziaria) ora hanno chiesto le dimissioni del presidente, cosa reclamata anche di deputati dell’opposizione.

La Commissione per i diritti umani del Kenya ha invitato Ruto a dare ordine immediato per fermare le uccisioni da parte delle forze di sicurezza. Il presidente, invece, ha fatto sapere di aver mobilitato tutte le risorse per garantire l’ordine.

Gli ambasciatori e gli alti commissari di Paesi come la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Germania, in una dichiarazione congiunta hanno espresso preoccupazione per le violenze, invitando tutte le parti alla moderazione. Mentre da Washinton la Casa Bianca ha riferito che gli Stati Uniti stanno monitorando attentamente la situazione a Nairobi.

Sono soprattutto i giovani ad essere scesi nelle piazze e nelle strade nelle città di tutto il Paese. Due anni fa erano stati derisi è bollati poco impegnati per non essere andati a votare alle elezioni per il presidente. Ora, invece sono animati dalla rabbia per l’arroganza, la corruzione e la lunga negligenza dello Stato nei confronti delle esigenze della gente.

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Notizia in aggiornamento

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https://www.africa-express.info/2024/06/22/la-guerra-del-pane-manifestazioni-in-tutto-il-kenya-contro-la-nuova-legge-finanziaria/

 

Rianimare un giornalismo ormai senza autorevolezza e prestigio

Africa ExPress e Senza Bavaglio
Milano, 23 giugno 2024

L’informazione del nostro Paese ha subito una regressione impressionante. Gli editori danno la colpa al mercato e alle vendite che sono calate in modo impressionante. Ma uno dei motivi che invece potrebbe essere alla base di questa recessione va ricercato nel fatto che il prodotto giornale non è più curato come lo era solo fino a trent’anni fa, la qualità è quindi crollata, trascinando nel gorgo prestigio e autorevolezza: il pubblico lo ha capito e quindi il malumore si è riversato sul numero delle copie che è paurosamente sceso.

Il problema (non solo italiano, però) è la commistione tra economia, politica e media. Come la Rivoluzione francese ha stabilito un principio ormai riconosciuto universalmente – la separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario – oggi gli obbiettivi della rivoluzione liberale degli anni 2000 deve proporre e sancire la separazione tra potere politico, economico e dei media. Un obiettivo ambizioso, lo sappiamo, ma occorre cominciare a parlarne perché l’opinione pubblica ne prenda coscienza.

In questi giorni abbiamo assistito a comportamenti e affermazioni imbarazzanti di esponenti politici del nostro Paese. Obbiettivo colpire l’informazione libera. La giunta municipale di Milano ha querelato il giornalista Gianni Barbacetto, reo di aver posto domande scomode sulla situazione delle concessioni edilizie nel capoluogo milanese.

Domande, mica insulti o affermazioni calunniose. Quelle domande, sono la motivazione della querela, danneggiano la reputazione del Comune e dei funzionari che lavorano nei suoi uffici. Un chiaro tentativo di intimidazione per far sì che Barbacetto, un giornalista impegnato in ricerche di giornalismo investigativo, e quelli come lui la smettano di scrivere e indagare.

Altrettanto inquietanti le giustificazioni addotte da diversi politici che, a chi chiedeva loro un parere sull’inchiesta di Fanpage sulle organizzazioni giovanili di destra, hanno risposto tutti più o meno così: “Sono state intervistate persone colte di sorpresa a loro insaputa, la giornalista non si è rivelata tale e questo squalifica il suo lavoro”. Nessuno – per quanto ne sappiamo noi – ha risposto nel merito, ma tutti hanno attaccato un giornalismo secondo loro scorretto.

A costoro noi rispondiamo citando una delle massime care a Joseph Politzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”.

Noi di Africa ExPress e Senza Bavaglio riteniamo invece che sia importante recuperare il valore di questo concetto: svelare i segreti, fornire all’opinione pubblica tutte le informazioni – soprattutto quelle inconfessabili – perché il pubblico si possa creare una coscienza e possa giudicare le decisioni politiche per quello che sono in realtà non per quello che sembrano.

Africa ExPress e Senza Bavaglio
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Perché Africa ExPress e Senza Bavaglio? Perché c’è bisogno di un giornalismo nuovo

Oppositori al regime militare in Niger vanno all’attacco con sequestri e sabotaggi

Africa ExPress
24 giugno 2024

“Eppur si muove”, citando Galileo, l’opposizione al regime militare di transizione non si lascia intimidire e riemerge dal silenzio.

Regione di Agadez,Niger: sequestro del prefetto di Bilma

Un nuovo gruppo politico militare, finora sconosciuto, è apparso nel travagliato cielo del Niger. Il Front patriotique pour la justice (FPJ), capeggiato da Mahamato Tori, ha rivendicato l’attacco al convoglio del prefetto di Bilma (comune nella regione di Agadez), il sequestro dell’alto funzionario, del comandante Amadou Torda e di tutto l’apparato di sicurezza al seguito. L’aggressione è avvenuta proprio nella regione desertica di Agadez, che confina con la Libia e l’Algeria.

In un comunicato, pubblicato sabato scorso, Tori avverte: “Continueremo a lottare finché il presidente Mohamed Bazoum non verrà liberato”. E, secondo quanto afferma FPJ, durante l’attacco al convoglio del prefetto, sarebbero morti due militari nigerini.

FPJ è il secondo movimento d’opposizione armato passato all’azione nel giro di pochi giorni in Niger. Il 16 giugno scorso il Front Patriotique pour la Libération (FPL) capitanato da Mahmoud Sallah, aveva rivendicato il sabotaggio dell’oleodotto che porta il greggio dal Niger a Cotonou in Benin. I ribelli dell’FPL avevano minacciato da tempo che avrebbero fatto esplodere l’oleodotto se non fossero state soddisfatte le loro richieste, cioè  il ritorno dell’ordine costituzionale dopo il colpo di Stato del luglio 2023.

Sabotaggio dell’oleodotto Niger-Benin

Il 17 giugno l’FPL aveva chiesto alla società petrolifera cinese WAPCO – filiale di China National Petroleum Corporation (CNPC) – di annullare il prestito di 400 milioni di dollari concesso alla giunta militare di transizione. In caso contrario tutti gli impianti petroliferi sarebbero stati paralizzati.

A metà maggio il Fronte patriottico di liberazione ha rivendicato la responsabilità dell’attacco a una postazione militare a Séguédine, nel nord del Paese, non lontano dal confine libico. Diversi soldati sono stati uccisi e molte attrezzature sono state distrutte.

Il 40enne Mahmoud Sallah, leader di FPL ha conseguito un master in economia presso l’Università di Niamey. L’attivista politico si era rifiutato di aderire all’ex partito di governo di Mohamed Bazoum, il PNDS (Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo). Sallah è stato poi imprigionato nel 2016 e nel 2019. Al termine della pena, ha fondato l’Union des Forces Patriotiques et Révolutionnaires (UFPR), poi diventata l’attuale FPL, composto principalmente da giovani Toubou, il suo gruppo etnico. Originario del Kawar, regione ricca di petrolio del Niger, il leader di FPL si sposta tra il suo Paese, il Ciad e la Libia. FPL si è alleato con l’ex leader dei ribelli touareg, Rhissa Ag Boula.

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Gli americani se ne vanno, bye bye Niger

 

La guerra del pane: manifestazioni in tutto il Kenya contro la nuova legge finanziaria

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
23 giugno 2024

Il Kenya è ancora sotto shock dopo l’uccisione di un 29enne durante la manifestazione di giovedì scorso contro la nuova legge finanziaria. Rex Kanyike Masai è morto nel centro di Nairobi a causa di ferite d’arma da fuoco durante le proteste.

Proteste in Kenya contro Finance Bill 2024

La polizia è andata giù pesante: ha usato lacrimogeni e cannoni d’acqua contro la gente, che, in gran parte, manifestava pacificamente nei pressi del parlamento, dove i legislatori stavano appunto discutendo sull’introduzione di nuove tasse.

Le proposte di legge del Finance Bill 2024  prevedono, tra l’altro, nuovi prelievi sull’assicurazione medica, tasse sull’olio vegetale e un ulteriore accisa sui carburanti. Ciò che la gente sta contestando maggiormente è l’imposta sul valore aggiunto sul pane – che in precedenza era a tasso zero – e un’altra di tipo ecologico che influenzerà i prezzi di assorbenti e pannolini. Insomma dopo le alluvioni, l’inflazione galoppante che su base annua si attesta al 5,1 per cento, la gente è allo stremo, anche a causa della disoccupazione giovanile. Sebbene il tasso di disoccupazione complessivo in Kenya sia del 12,7 per cento, mentre quello giovanile (15-34 anni, che costituiscono il 35 per cento della popolazione), è attorno al 67 per cento.

Amnesty International e altre quattro organizzazioni per i diritti umani, in un comunicato congiunto hanno denunciato giovedì scorso la violenta repressione della polizia antisommossa. Durante le manifestazioni sono state ferite almeno 200 persone, mentre oltre 100 sono state arrestate durante le proteste che si sono svolte non solo nella capitale, ma anche in altre città del Paese.

Si parla di 200 feriti nella sola Nairobi. Molti hanno riportato lesioni ai tessuti molli, altri, invece, problemi respiratori dovuti all’inalazione di gas lacrimogeni. Sei sono stati urtati dalle auto mentre scappavano dalla polizia e cinque sono stati colpiti da proiettili di gomma.

Proteste in Kenya: polizia usa idranti e gas lacrimogeni contro manifestanti

La mamma del giovane ucciso ha raccontato ai giornalisti che il figlio era insieme ad alcuni amici quando è caduto, riverso in una pozza di sangue, dopo essere stato colpito.

La Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ, organizzazione non governativa che si pone come obiettivo la promozione e la protezione dei diritti umani attraverso lo Stato di diritto) ha chiesto all’Independent Policing Oversight Authority di indagare sugli episodi di violenza della polizia durante le proteste. “Ribadiamo che l’uso di proiettili veri contro i manifestanti è sproporzionato e illegale”, ha dichiarato il presidente dell’ICJ,  Protas Saende.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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Piogge torrenziali e alluvioni: violenta crisi umanitaria in Kenya

Zambia, elefante calpesta a morte una turista americana

Africa ExPress
22 giugno 2024

Una 64enne turista statunitense, Juliana Gle Tourneau, originaria del Nuovo Messico, è morta, calpestata da un elefante, durante la sua vacanza in Zambia. E’ la seconda vittima americana uccisa da un pachiderma nel Paese nel giro di pochi mesi.

Zambia: elefante calpesta a morte turista americana

Il commissario di polizia della Southern Province, Auxensio Daka, ha confermato che l’incidente del quale è riasta vittima Juliana è accaduto mercoledì scorso a Livingston, sul Maramba cultural bridge. La città porta il nome dell’esploratore scozzese David, il primo europeo ad essersi addentrato nella zona. Dista solo pochi chilometri dalla Cascate Vittoria sul fiume Zambesi. Un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e considerato uno delle sette meraviglie naturali del mondo.

Cascate Vittoria

La donna si trovava insieme a altri turisti su una macchina per osservare una mandria di elefanti, quando improvvisamente uno dei pachidermi ha attaccato la vettura, scaraventando Juliana all’esterno, per poi calpestarla a morte.

“Il fatto è successo verso le 18.00, mentre i turisti stavano tornando nel loro albergo”, ha spiegato il commissario di polizia. “Ma la comitiva si è dovuta fermare, in quanto il traffico sul ponte era bloccato a causa del passaggio del branco degli elefanti. La donna è stata soccorsa immediatamente e portata nel centro medico più vicino, dove è però deceduta subito dopo il suo arrivo”, ha puntualizzato infine il funzionario.

Elefanti nel parco nazionale del Kafue, Zambia

In marzo la 79enne statunitense, Gail Mattson, era morta in un incidente simile nel parco nazionale del Kafue, il secondo per grandezza in Africa e che ospita oltre 55 specie di animali. Anche allora un elefante maschio aveva caricato improvvisamente la vettura sulla quale viaggiavano 6 turisti con la loro guida. Un’altra donna era stata ferita e trasportata in ospedale, mentre i restanti componenti del gruppo avevano riportato solo lesioni minori. Allora le autorità avevano dispiegato sulla scena dell’incidente anche un elicottero e aperto un’inchiesta.

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Burkina Faso: carneficina jihadista (oltre 100 morti) e il leader della giunta riappare in pubblico e rassicura il Paese

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
20 giugno 2024

Il Consiglio dei ministri del Burkina Faso, previsto in un primo tempo per mercoledì 19 giugno, si è tenuto finalmente questa mattina a Ougadougou, presieduto dal leader della giunta militare, Ibrahim Traoré, al potere dal 2022 dopo un colpo di Stato.

Burkina Faso, Mansila, attacco dei jihadisti di JNIM

Durante l’attacco jihadista dell’11 giugno scorso a Mansila, nel nord-est del Burkina Faso, al confine con il Niger, sono morti oltre 100 soldati burkinbé e parecchi civili. Dopo il sanguinoso assalto sono circolate voci di malcontento da parte delle truppe e Traoré non è più apparso in pubblico per diversi giorni.

La carneficina di Mansila è poi stata rivendicata qualche giorno dopo da JNIM (Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani), costituito nel marzo 2017. Il movimento ora è guidato da Iyad Ag-Ghali, vecchia figura indipendentista tuareg, diventato capo jihadista e fondatore di Ansar Dine, in italiano: ausiliari della religione (islamica). Il “consorzio” comprende diverse sigle, tra questi Ansar Dine e Katiba Macina, AQMI (al Qaeda nel Magreb Islamico) e altri.

Durante il Consiglio odierno, il capo del regime militare di transizione ha smentito qualsiasi “sbalzo di umore” all’interno dell’esercito. “Sono notizie false”, ha poi sottolineato Traoré durante un servizio trasmesso dalla TV di Stato RTB. L’intervento del leader del regime militare è stato girato nel cortile dell’edificio dell’emittente RTB, dove il 12 giugno scorso – un giorno dopo la sanguinosa aggressione jihadista a Mansila – era caduto un razzo. La presidenza aveva classificato il fatto come incidente.

E Traoré, che non apprezza le critiche da parte di nessuno, ha nuovamente attaccato i media occidentali, definendoli “bugiardi e manipolatori”. Il 18 giugno scorso, il Consiglio Superiore della Comunicazione (CSC) ha sospeso per sei mesi le trasmissioni di TV5 Monde Afrique e ha multato l’emittente di 50 milioni di CFA (circa 76.500 euro). Già martedì l’esercito aveva negato “sbalzi di umore e voci di ammutinamenti” in alcune caserme.

Oggi il capo del regime militare di transizione ha inoltre spiegato di aver lanciato un’operazione a Mansila subito dopo l’attacco. Peccato solo che finora le autorità di Ouagadougou non abbiano rilasciato nessun comunicato ufficiale per quanto riguarda il bilancio della carneficina nel nord-est del Paese. Una fonte della sicurezza ha fatto sapere che mancano davvero molti soldati all’appello. I distaccamenti militari dispiegati in Burkina Faso comprendono generalmente circa 150 uomini.

Traoré ha poi spiegato che sono arrivati 6 aerei russi Ilyushine dal Mali a Ougadougou, con materiale proveniente dalle ex basi di MINUSMA di Gao e Timbuctù. Secondo alcune fonti attendibili, insieme all’equipaggiamento sarebbero arrivati anche parecchi “istruttori russi”, precedentemente di stanza in Mali.

Ibrahim Traoré, golpista Burkina Faso

Finora nessuna conferma ufficiale sull’arrivo di altri mercenari. I russi sono presenti da tempo nei tre Paesi (Mali, Niger e Burkina Faso) dopo la presa di potere da parte dei militari che hanno dato il benservito ai loro partner occidentali.

Il Burkina Faso, come i suoi vicini del Mali e del Niger, da oltre 10 anni è soggetto a continui attacchi dei terroristi. Finora le aggressioni hanno ucciso 20mila civili, oltre due milioni sono sfollati. Parte dei territori sono ancora fuori dal controllo dello Stato centrale, e, malgrado le forze messe in campo dalla giunta militare ad interim, i jihadisti continuano indisturbatamente le loro aggressioni contro la popolazione e le truppe di Ouagadougou.

Cornelia I. Toelgyes
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