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Nelle montagne del Puntland, la resistenza somala contro lo Stato Islamico

Speciale Per Africa ExPress Davide Banfi* 11 aprile 2026 Attraverso...
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Accordo in Burkina Faso: i golpisti si arrendono ma non depongono le armi

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 23 settembre 2015

Durante una solenne cerimonia tenutasi questa mattina a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, è stato reinsediato il presidente della transizione, Michel Kafando, in presenza dei capi di Stato del Benin, Thomas Boni Yayi, del Ghana, John Dramani Mahama, del Nigei, Mahamadu Issoufou, il vice-presidente della Nigeria, Yemi Osinbajo.

Boni Yayi ha precisato : “Questa cerimonia simbolizza la continuità della transizione verso libere e pacifiche elezioni. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (CEDEAO) non può svolgere altro ruolo che quello di sostenere e accompagnare il popolo del Burkina Faso al proseguimento di questa fase di transizione civile”. Naturalmente erano presenti anche il premier Isaac Zida e il presidente dell’assemblea interinale, Chérif Sy.
burkina

Molte sono ancora le questioni in sospeso che il governo di transizione dovrà affrontare domani mattina, quando si riunirà nuovamente dopo il colpo di Stato della scorsa settimana. Ancora è incerta la sorte politica del primo ministro Zida e l’amnistia per i putschisti. Lo stesso Kafando si è espresso in questi termini, riferendosi al golpe di qualche giorno fa: “E’ necessario liquidare in qualche modo questa funesta barbarie”.

Altro punto cruciale è il disarmo dei militari dell’RSP, la guardia presidenziale, che ha organizzato il golpe. Per il momento sono rientrati nelle caserme, come è stato chiesto dal CEDEAO, ma ancora non hanno deposto le armi. http://www.africa-express.info/2015/09/22/burkina-faso-si-tratta-ma-lesercito-da-un-ultimatum-ai-golpisti-arrendetevi/

Secondo l’accordo sottoscritto la notte scorsa, l’RSP s’impegna a rinchiudere i propri soldati nella base a Ouagadougou e di ritirarsi dalle strade della capitale, mentre i lealisti hanno promesso che le loro unità, che generalmente sono stanziate in provincia, ma precipitatesi nella città lunedì scorso, saranno retrocesse di cinquanta chilometri . Hanno altresì garantito di proteggere i militari dell’RSP e i loro familiari.

Una situazione ancora poco chiara, che non piace nemmeno al primo ministro Zida e secondo lui “è inimmaginabile, oggi come oggi, mantenere l’RSP nello Stato”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

“Finta finta”, il calcio mozambicano raccontato in un libro, ospite oggi a Expo2015

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Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 22 settembre 2015

Come dimenticare le imprese calcistiche dell’attaccante Matateu e del centrocampista Mário Coluna soprannominato “O Monstro Sagrado”, e i favolosi gol di Eusébio, Pallone d’oro nel 1965, le azioni di Shéu, Calton Banze, Tico Tico. Tutti campioni nati in Mozambico che hanno militato nelle squadre di calcio in Europa e Africa australe ma famosi a livello internazionale.

Paola Rolletta, giornalista, scrittrice e appassionata di calcio che da anni vive in Mozambico e lavora come freelancer per diverse testate nazionali e internazionali ha scritto un libro sui calciatori del Paese africano. “Finta Finta” è il titolo del volume pubblicato da Aviani & Aviani nel quale racconta la storia del calcio mozambicano. Lo fa attraverso il ritratto di 31 giocatori e allenatori che hanno fatto conoscere il nome del Mozambico nel mondo, dagli anni 50 ai giorni nostri.Copertina-finta-finta

Il libro, 224 pagine, con prefazione dello scrittore mozambicano João Paulo Borges Coelho, è stato pubblicato in Mozambico, in edizione bilingue portoghese/inglese nel 2011. Ricco di informazioni storiche, è corredato da schede tecniche e numerose fotografie. Nel 2015 è stato tradotto e pubblicato in Italia e sarà presentato da Darwin Pastorin, giornalista e scrittore, all’Expo di Milano il 22 settembre alle ore 19.00 nello Spazio Comune nel cluster Farina Varvello.

“Finta finta” è un modo di dire dei mozambicani che significa “giocare a calcio”. È un’espressione associata alle partite di ragazzini, in spiaggia o nei campetti di periferia, partite da dove sono usciti nel passato tanti campioni.Eusebio_2

Ma il gioco del calcio non è da sottovalutare, sappiamo che anche il calcio è storia. “Attraverso un semplice pallone, il modo di giocare, di organizzare una partita – diceva José Craveirinha, il massimo poeta del Mozambico – si può conoscere la storia di un popolo.
Per l’occasione, l’ERSA (Agenzia regionale per lo sviluppo rurale) del Friuli Venezia Giulia offrirà alcuni vini del proprio territorio da degustare durante la presentazione all’Expo.

Il ricavato della vendita del libro sarà utilizzato per la realizzazione del progetto “Finta-Finta Mabilibili” promosso da Time For Africa ( www.timeforafrica.it/ )in collaborazione con la scuola comunitaria di Mabibilbili del distretto di Matutuine in Mozambico, per la realizzazione del campo sportivo necessario per favorire la pratica sportiva dei giovani.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
twitter: @sand_pin

Paola Rolletta, giornalista italiana, vive in Mozambico e lavora come freelance per diverse testate nazionali e internazionali. Il calcio è una delle sue passioni, non avendo alcun talento con il pallone, si diverte a scriverne.

foto:
“Eusebio 2” di sconosciuto – La Stampa – 06.05.1964 – numero 107 – pagina 8. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikipedia – https://it.wikipedia.org/wiki/File:Eusebio_2.JPG#/media/File:Eusebio_2.JPG
Copertina del libro “Finta Finta” di Paola Rolletta

Burkina Faso, si tratta ma l’esercito dà un ultimatum ai golpisti: arrendetevi

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 21 settembre 2015

Dopo tre giorni di mediazione, affidata alla Comunità Economica dei Paesi dell’Africa occidentale (CEDEAO), rappresentata dal suo presidente, Macky Sall, capo dello Stato del Senegal e dal suo omologo del Benin, Thomas Boni Yayi, ieri sera è stato presentato un progetto di accordo politico in base alle proposte presentate dal golpista Gilbert Diendéré e dalle organizzazioni della società civile.

A Burkina Faso protestor gestures in front of burning tires as he and others take to the streets in the city of Ouagadougou, Burkina Faso, Thursday, Sept. 17, 2015. While gunfire rang out in the streets, Burkina Fasoís military took to the airwaves Thursday to declare it now controls the West African country, confirming that a coup had taken place just weeks before elections. (AP Photo/Theo Renaut)
A Burkina Faso protestor gestures in front of burning tires as he and others take to the streets in the city of Ouagadougou, Burkina Faso, Thursday, Sept. 17, 2015. While gunfire rang out in the streets, Burkina Fasoís military took to the airwaves Thursday to declare it now controls the West African country, confirming that a coup had taken place just weeks before elections. (AP Photo/Theo Renaut)

Il progetto, articolato in vari punti, sarà esaminato domani, 22 settembre 2015 ad Abuja, capitale della Nigeria, durante una riunione straordinaria, in presenza di tutti i capi di Stato dei Paesi membri del CEDEAO. Solo dopo la conferenza verranno prese delle decisioni concrete; in seguito una missione speciale vigilerà che l’accordo definitivo venga rispettato da tutte le parti interessate.

L’accordo consiste in questi punti:

  1. Liberazione incondizionata di tutti le personalità ancora in stato di fermo in seguito al colpo di Stato del 17 settembre scorso.
  2. La ricostituzione delle istituzioni di transizione e di Michel Kafando, quale presidente del governo di transizione.
  3. Il ritiro di tutti i militari dal governo.
  4. La porosecuzione del processo elettorale, compresa l’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative che dovranno svolgersi entro il 22 novembre 2015.
  5. La commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) dovrà prendere le disposizioni necessarie, tenendo conto della nuova data.
  6. Il governo si attiverà nella preparazione delle elezioni durante quest’ultimo periodo di transizione.
  7. Il consiglio nazionale di transizione non dovrà presentare altre leggi se non quelle riguardanti l’organizzazione della tornata elettorale e la messa in opera del presente accordo.
  8. Le persone, la cui candidatura è stata invalidata in base agli articoli 135 e 166 della legge elettorale
    del 7 aprile 2015, saranno autorizzate a partecipare alle prossime elezioni; le relative disposizioni saranno prese entro il 30 settembre 2015.
  9. Tutte le altre questioni che necessitano una decisione a lungo termine, come per esempio quelle riguardanti la sicurezza e la difesa, compreso l’RSP (la guardia presidenziale, ndr), verranno sottoposte al nuovo presidente e al suo governo, vale a dire dopo la tornata elettorale.
  10. Cessazione immediata delle violenze e le violazioni dei diritti umani, come la libertà di movimento e di espressione.
  11. L’esercito e le forze dell’ordine devono proteggere le persone e garantire la sicurezza su tutto il territorio nazionale.
  12. Entro il 30 settembre bisogna varare una legge di amnistia riguardante i fatti del colpo di Stato del 17 settembre 2015 e accettare le scuse.
  13. I mediatori nazionali saranno incaricati di far rispettare nei minimi dettagli quest’accordo.

Tutte le parti coinvolte hanno manifestato la loro perplessità su questa intesa e  Guy Hervé Kam, portavoce del “Balai citoyen” – la sigla ombrello sotto la quale si ritrovano diversi gruppi della società civile – ha commentato:“Queste sono solo proposte elaborate dal presidente Macky Sall. Nessuno di noi è stato consultato, né gli esponenti dei partiti e tantomeno quelli della società civile. E non si può certo chiamarlo accordo, visto che per il momento non è stato firmato dalle parti interessate. Se sarà siglato così come è stato stilato ora, non sarà altro che una legittimazione del colpo di Stato”.

Il vice-presidente del partito dell’ex-presidente Blaise Compaoré “Congrès pour la démocratie et le progrès” (CDP) Léonce Koné, sostiene i putschisti e si è espresso così: “Si cerca sempre di evitare un colpo di Stato, ma questa volta è stato necessario. Il CDP non approva la scelta di voler affidare a Michel Kafondo la presidenza del Burkina Faso fino alle prossime elezioni.Generalmente non amo l’uso della forza, ma questa volta non si poteva evitare. Il governo di transizione ha messo in pericolo il Paese, ma non bisogna dimenticare che il governo di transizione è stato instaurato dopo un golpe, dunque l’RSP ha fatto un colpo di Stato contro gli autori di quello precedente”.

contro scippo democrazia

Questa sera alle 17.30 Gilbert Diendéré, ha confermato in un comunicato stampa di voler liberare Isaac Zida, primo ministro del governo di transizione. Questa sera sono arrivati rinforzi militari da ogni parte del Paese e i capi di tutte le forze armate hanno chiesto al “Régiment de sécurité presidentielle” (RSP) di deporre immediatamente le armi. I putschisti sarebbero posizionati nel loro campo, sul retro del palazzo presidenziale di Kosyam.

La situazione, comunque potrebbe precipitare nelle prossime ore dopo che alle 19 il capo di stato maggiore Pingrenoma Zagré delle forze armate ha lanciato l’ultimatum agli uomini di Diendéré, che si troverebbero all’entrata della città a pochi chilometri dai lealisti: “Arrendetevi”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Scontri tra gruppi opposti in Burkina Faso si tratta per tornare alla democrazia

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Africa Express
20 settembre 2015

Il messaggio arriva via facebook, sms, whatsapp: “URGENT !!!! LE GÉNÉRAL DIENDERE REFUSE DE QUITTER KOSYAM. Tous les résistants sont invités à activer les barrages et les barricades à Ouagadougou immédiatement. C’est le Colonel Kiéré, chef d’Etat major particulier de Blzise Compaoré pendant 20 ans qui est en train d’organiser les milices pour les tueries de masse des civils y compris parmi les soldats récalcitrants. Résistance … LA PATRIE OU LA MORT, NOUS VAINCRONS !!!!”

Sì, perché in mattinata ci sono stati violenti scontri nella hall dell’hotel Laico, dove si tengono i colloqui tra i golpisti e quelli che sostengono una transizione democratica libera dalle militari. Gli amici dei putschisti sono arrivati per primi e, sfondato il cordone di sicurezza, sono entrati nel palazzo. Hanno saccheggiato mobili e suppellettili e quando sono arrivati i membri della società civile che appoggiano il presidente estromesso Michel Kafando li hanno attaccati a pugni e calci. I feriti sono molti.

proteste e falò

Sabato i militari golpisti della guardia presidenziale, RSP (Régiment de Sécurité Présidentielle), guidati dal generale Gilbert Diendéré, che si erano autodefiniti CND (Conseil National pour la démocratie), avevano presentato ai mediatori inviati dall’Unione Africana, il presidente del Senegal Macky Sall e quello del Benin, Yayi Boni, un documento con una proposta chiara: “Continuiamo la transizione democratica, ma a guidarla deve essere il generale Diendéré”.

Il progetto non è stato accettato e allora i ribelli hanno ridimensionato le loro pretese: fare partecipare ai colloqui e agli incontri e alle elezioni il vecchio partito del dittatore Blaise Compaorè, che ha governato ininterrottamente per 27 anni.

Un ruolo essenziale lo sta giocando anche la Comunità Economica del Paesi dell’Africa Occidentale, CEDEAO, che ha sospeso la partecipazione di Ouagadougou e inviato i mediatori.

Ieri sera sembrava che la crisi fosse rientrata dopo che il capo dell’esercito, generale Pingrenoma Zagre, aveva ha chiesto ai militari di essere professionali e di non utilizzare la forza contro i civili. Ma più che un invito sembrava un ordine.

Michel Kafando

E’ bene ricordare, tra l’altro, che il generale Diendéré non gode di grande simpatia tra la gente, essendo stato capo di Stato maggiore dell’esercito del Burkina Faso durante i 27 anni di dittatura di Blaise Compaorè.

La società civile dell’ex colonia francese pretende di essere nuovamente guidata dal governo di transizione deposto dai golpisti. Chiedono che il presidente Michel Kafando resti al potere fino alle prossime elezioni, che erano previste per l11 ottobre ma che probabilmente dovranno slittare almeno fino a novembre.

Africa Express

Nella foto in alto una manifestazione contro il colpo di Stato. In basso Michel Kafando

Il Burkina Faso in bilico. Fortissime pressioni per far rientrare i golpisti nelle caserme

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 20 settembre 2015

Il capo dello Stato del Senegal, Macky Sall, in veste di presidente del Cédéao (acronimo francese per Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale) e il suo omologo del Benin, Thomas Boni Yayi, sono arrivati ieri a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Tenteranno di ottenere dai militari golpisti il ritorno alla democrazia, o meglio alla transizione democratica che dovrebbe portare a elezioni a metà ottobre.

I putschisti http://www.africa-express.info/2015/09/18/colpo-di-stato-burkina-faso-saltano-le-elezioni/ hanno accettato di sedersi al tavolo con loro. I mediatori sperano che si possa ritornare presto ad una vita costituzionale normale, per evitare che una fetta della popolazione contraria si scontri con l’altra, favorevole, oppure con i militari. C’è il rischio di una forte destabilizzazione in tutta la regione, molto particolare minacciata, tra l’altro, anche dai Boko Haram e dall’AQMI (Al Qaeda nel Magreb Islamico).

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Il capo di stato maggiore delle forze armate burkinabé , Pingrenoma Zagré con un comunicato ha condannato il colpo di Stato e le violenze sui civili. Le sua dichiarazioni sono il prelugio di uno scontro con i golpisti molti dei quali, assicurano alcune fonti, sono già fuggiti abbandonando le loro posizioni.

Nel frattempo l’Unione Africana (UA) ha preso posizione, sospendendo il Burkina Faso da qualsiasi attività. Mentre il coprifuoco resta in vigore, le frontiere sono state riaperte.

I vari partiti politici insistono con il loro appello alla disobbedienza civile tramite la pagina Facebook “le balai citoyen” e pertanto continua il braccio di ferro tra la popolazione civile e i militari dell’RSP (régiment de sécurité présidentielle), che hanno organizzato il colpo di Stato. A Bobo Dioulasso, la seconda città del Paese, la tensione è molto alta, come del resto in tutto il nord, sfuggito al controllo dei militari responsabili del golpe. A Ouagadougou la gente ha eretto barricate in quasi tutti i quartieri. Scontri tra l’RSP e la popolazione ha prodotto altri tre morti e feriti, tra loro alcuni gravi. Per oggi è prevista un’imponente manifestazione per chiedere che la guardia presidenziale rientri nele caserme e si arrenda.

Piazza stracolpa

In un link sul Balai Citoyen di poche ore fa si legge:”Continuate ad erigere barricate, cercate di scattare foto dei terroristi dell’RSP. Non contate sul sostegno dell’CEDEAO o della Francia. Nessuno verrà a combattere in nostra vece. Tutto il Paese è paralizzato. Nessuno obbedisce al coprifuoco all’interno della Nazione. Mobilizzazione, resistenza, lotta attiva e continua ovunque. La patria o la morte. Vinceremo”.

L’alto ieri, 18 settembre, il capo dei putschisti del colpo di Stato in Burkina Faso, Gilbert Diendéré, ha annunciato la liberazione del presidente Michel Kafando. Diendéré ha sottolineato: “Kafando è libero di muoversi”.  Mentre un portavoce del golpista ha fatto sapere che tutti ministri dell’ex-governo di transizione si trovano nelle proprie abitazioni da persone libere. Sembra invece che Isaac Zida, il primo ministro del governo dissolto dai golpisti, sia ancora in stato di fermo.

ferito

I giornalisti hanno qualche dubbio: Kafando non li  ha ricevuti, ha rifiutato di parlare con loro al telefono. Solamente qualche personalità di spicco, come Gilles Thibaut, ambasciatore di Francia a Ouagadougou, ha potuto intrattenersi con lui. Sembra dunque verosimile il comunicato di Chérif Sy: “Il presidente si trova sotto sorveglianza nel suo appartamento al palazzo presidenziale”.

Poche ore dopo il colpo di Stato, Amnesty International aveva lanciato un appello, chiedendo l’immediata liberazione dei componenti del governo di transizione, ha chiesto ai golpisti di astenersi di reprimere con la violenza i manifestazioni di piazza.

La guardia presidenziale è un corpo d’élite. I militari che ne fanno parte vengono spesso addestrati in Paesi occidentali.  Dovrebbero proteggere lo Stato e la sua Costituzione. Purtroppo, invece, hanni utilizzato le loro capacità per sovvertire l’ordine costituito e per bloccare in tutti i modi la democrazia.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Libertà di stampa, in Mozambico vince la democrazia

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Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 18 settembre 2015

“Il testo incriminato è nel quadro della libertà di espressione del cittadino. Se il Tribunale accetta questa accusa si potrebbe creare una sorta di ‘legge del silenzio’ che crea un precedente”. Queste le parole pronunciate il 15 settembre dal giudice João Guilherme, che ha assolto l’economista Carlos Nuno Castel-Branco e Fernando Mbanze, direttore della testata “MediaFax”, accusati di attentato alla sicurezza dello stato e abuso della libertà di stampa per aver criticato il presidente della repubblica Armando Guebuza attraverso un post su Facebook ripreso da Mbanze sul suo giornale.

manifestazione 600

“Nel testo non c’è ingiuria, diffamazione o calunnia alla figura del presidente della Repubblica né abuso della libertà di stampa – ha continuato il giudice – Quello che si può constatare è una critica pesante e agguerrita con espressioni che non sono condannabili penalmente. La riproduzione del testo sulla stampa non costituisce un crimine e non è compito del tribunale limitare le libertà”.

Ma il giudice Guilherme è andato oltre, mettendo un freno al tentativo di deriva autoritaria della politica: “Chi ha cariche pubbliche deve aspettarsi critiche e queste non sono considerate un crimine”.  Secondo il giudice le parole scritte da Castel-Branco su suo profilo Facebook sono dentro i confini della libertà di espressione. Inoltre, ciò che scrisse l’economista sull’allora presidente Guebuza non era calunnia ma era verità.

Stiamo con voi

La sentenza, accolta dal pubblico presente in aula con grida di gioia e un lungo scrosciante applauso, dà nuovo fiato alla democrazia mozambicana che negli ultimi anni ha subito vari attacchi da parte dei poteri forti.

“Questo processo è stato una grande lezione – ha commentato Castel-Branco intervistato subito dopo l’assoluzione – penso che oggi in nostro Paese sia più libero di ieri e la democrazia è tale solo se si sa difendere”. Mbanze, davanti ai media mozambicani e stranieri ha dichiarato che “il giudice ha assolto non solo i due imputati ma anche la libertà di stampa e di opinione del Mozambico”.Guebuza2006

Nel novembre 2013 Castel-Branco, prestigioso economista e docente all’Università “Eduardo Mondlane” di Maputo sulla sua pagina Facebook pubblicò una lettera aperta al presidente Guebuza. Il capo dello Stato veniva accusato di aver fallito la sua politica economica, di alimentare il settore privato a scapito del servizio pubblico e di restringere lo spazio politico per aumentare il controllo dei media a vantaggio delle élite politiche del Paese. Per questi motivi ne chiese pubblicamente le dimissioni. Il post venne ripreso dalle testate “MediaFax” e “Canal de Mocambique” alimentando il dibattito sempre vivo nel Paese africano. Ma Guebuza non gradì affatto le critiche e contrattaccò: Castel-Branco, criticando il presidente, stava commettendo un attentato alla sicurezza dello stato, mentre i media avevano abusato della libertà di stampa.

A difesa della Costituzione, che garantisce libertà di stampa e di opinione, si alzarono gli scudi della società civile che protestò con varie manifestazioni pubbliche e dibattiti e creò “Vozes não silenciadas” https://www.facebook.com/vozesnaosilenciadas/ (Nessuna voce sotto silenzio) un movimento di solidarietà a Carlos Nuno Castel-Branco, Fernando Mbanze e Fernando Veloso, direttore di “Canal de Mocambique”.

Anche Amnesty International si mosse con una petizione in difesa degli accusati e oggi, mentre il 15 settembre cadeva a pennello la Giornata Internazionale della Democrazia, sulla pagina Facebook di “Vozes não silenciadas” si legge che “Il nome del giudice Joao Guglielmo è come pietra miliare per la storia della libertà di espressione del Mozambico”.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
twitter: @sand_pin

Nella foto in alto manifestazione a Maputo a favore degli incriminati (Courtesy “Vozes não silenciadas” ), poi i tre difensori della libertà di stampa (da sinistra a destra Fernando Veloso, Fernando Mbanze e Carlos Nuno Castel-Branco (Courtesy “Vozes não silenciadas” )) e in basso l’ex presidente Armando Guebuza (“Guebuza2006″ di Ricardo Stuckert/PR – Agência Brasil [1]. Con licenza CC BY 3.0 br tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Guebuza2006.jpg#/media/File:Guebuza2006.jpg)

Colpo di Stato in Burkina Faso, saltano le elezioni

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Speciale Per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 17 settembre 2015

Durante la notte tra il 16 e il 17 settembre 2015 il “Régime de sécurité présidentielle (RSP) ha arrestato il presidente di transizione del Burkina Faso, Michel Kafando e il primo ministro, Issak Zida. Anche altri membri del governo sono in stato di fermo, solamente le signore con incarichi governativi sono state rilasciate.

Il potere è ora nelle mani di Gilbert Diendéré, ex-capo di stato maggiore sotto Blaise Compaoré,a sua volta  ex presidente del Paese, ora in esilio dopo il colpo di Stato del 31 ottobre 2014 (http://www.africa-express.info/2014/10/31/dissolto-il-governo-sciolto-il-parlamento-burkina-faso-campaore-rinuncia-al-terzo-mandato/) . Diendéré ha sciolto l’assemblea di transizione e il governo e ha dichiarato alla stampa di non essere assolutamente in contatto con Compaoré. Il colpo di Stato non è stato una sua regia.

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Questa mattina radio Omega, un’emittente privata del Burkina Faso, ha annunciato che Compaoré è arrivato ieri sera a Brazzaville, proveniente dal Marocco.

Nei giornali on-line di Ouagadougou, capitale della ex-colonia francese, si possono leggere solamente comunicazioni ufficiali da parte del CND, cioè il Conseil National pour la démocratie, il quale ha informato che “Gilbert Diendéré è stato insediato come presidente e come tale ha ordinato un coprifuoco e la chiusura delle frontiere”.

Cherif Sy, ex-presidente dell’assemblea di transizione, tramite la pagina face book “le balai citoyen” ha chiesto ai cittadini di mobilitarsi.

La situazione a Ouagoudougou è molto tesa. Spari ovunque. Finora sono state uccise almeno dieci persone dai militari della RSP, oltre cinquanta i feriti.

fumo

Stati Uniti, Unione Africana, Unione Europea e in particolare François Hollande, premier francese, hanno espresso la loro preoccupazione circa la situazione nel Burkina Faso e hanno chiesto l’immediata liberazione del presidente e del primo ministro burkinabé e di tutti gli altri membri del governo ancora in stato di fermo.

Hollande ha aggiunto: “Non ci può essere legalità con i putschisti”.  Mentre il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius ha invitato i suoi connazionali, residenti nella ex-colonia, di non uscire dalle proprie case.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

La speranza dei detenuti nelle carceri africane in una lettera inviata ad Africa ExPress

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Speciale per Africa Express
Andrea Spinelli Barrile
Milano, 18 settembre 2015

“Perché mai nigeriani, camerunesi, ivoriani, guineani…non prendono l’aereo come fanno tutti e arrivano invece da clandestini con i barconi?”. Questa è una domanda che si sente spesso, sempre più spesso, nei dibattiti pubblici, in televisione e nei bar di tutta Italia; a suo modo non è una domanda stupida, anzi è un buonissimo spunto per cominciare un dibattito più serio, e certamente necessario, sugli esodi dall’Africa subsahariana.

I flussi migratori di uomini e donne d’ebano dell’Africa centrale che restano ai più incomprensibili perché “lì non c’è la guerra” o quantomeno non in tutta questa vastissima area del Continente (in percentuale dove questo fenomeno incide di più). Migranti economici, li chiamano, come se non avere speranze a casa propria sia una colpa personale, un’onta non lavabile nemmeno con il sangue misto all’acqua di mare. Una delle verità, solo una, è che c’è tanta povertà e tantissima ricchezza, una forbice sociale sempre più ampia che sta decapitando, anche fisicamente, un capitale umano enorme.

GIOVANI CARCERATI 600

Africa Express vuole proporre una lettera di un detenuto nelle carceri africane, scritta quasi un anno fa, la vigilia di Natale del 2014. Questa lettera, un vero e proprio urlo di ansiosa disperazione, è stata censurata dalla famiglia di questa persona per paura che potesse rappresentare la sua definitiva condanna a morte: era infatti indirizzata, oltre che ad alcuni giornali, all’Unione Africana e rappresenta non tanto una richiesta di aiuto quanto più una vera e propria denuncia di orrori e atrocità all’interno di un sistema corrotto e crudele. Un sistema non solo carcerario ma anche economico, politico e sociale di un’area del Continente ricchissima, dove il lavoro non manca e, con esso, lo sfruttamento incondizionato della disperazione umana.

In particolare la lettera, in originale scritta in francese, si riferisce alla Guinea Equatoriale, una delle economie più ricche dell’area subsahariana, dove negli scorsi mesi migliaia di lavoratori stranieri (operai, carpentieri, agricoltori, artigiani, commercianti e colletti bianchi maliani e camerunesi) sono stati espulsi senza alcuna ragione, molti dopo aver subito carcere e torture.

In prison

Ancora oggi migliaia di cittadini stranieri, anche italiani, sono detenuti in quelle carceri, gettati nella disperazione della dimenticanza. Quando usciranno saranno stati spogliati di tutto e sbattuti al confine più vicino, dove cominceranno una lunga marcia della disperazione verso nord.

 “24 dicembre 2014
Al Presidente in carica dell’Unione Africana, con estensione di questa lettera al Segretario Generale dell’ONU […]

Vostra Eccellenza,

Signor Presidente, ho deciso, prima che sia troppo tardi, di non lasciare che il mio sacrificio resti vano per gli Africani. Il mio nome è Roberto Berardi; forse questo non vi dice nulla, è normale: sono uno degli ambasciatori sconosciuti dell’operato africano nel mondo, senza nome né vantaggi. Sono un uomo bianco che ha avuto il privilegio e l’onore di aver creato una famiglia con la vostra razza, una scelta, ve lo assicuro, molto ben riuscita.

dietro finestre

Ma oggi non vi scrivo per raccontarvi la mia storia, visto e considerato che questa ha già fatto il giro del mondo, ma per avvertirvi di una piaga che colpisce un piccolo angolo dell’Africa e che sarete tutti obbligati, prima o poi, ad affrontare: per questo desidero che anche il Presidente della Costa d’Avorio, del Burkina Faso, del Benin, del Gabon, del Mali e soprattutto del Camerun si uniscano a questa presa di coscienza in quanto sono i loro cittadini ad essere maggiormente minacciati. Molto probabilmente i vostri ambasciatori e consoli non vi informano in modo sufficientemente chiaro di ciò che accade in Guinea Equatoriale nei confronti dei vostri fratelli e delle vostre sorelle, qualcosa di DEPLOREVOLE.

Non è il caso di nasconderci dietro le parole: si tratta di immigrati, la maggior parte dei quali senza documenti…e quindi? Non sono forse ugualmente degli esseri umani? Quello che senza dubbio vi starete chiedendo è: perché questo bianco si impiccia dei nostri affari interni?

Io vi rispondo, onorevoli presidenti, che questo problema verrà a galla un giorno grazie a centinaia di testimonianze drammatiche: quel giorno cosa risponderete ai genitori, ai parenti delle vittime? “Non ne sapevamo nulla…”? Vi accuseranno di negligenza, di non aver voluto vedere, di non aver reagito, e tutto questo senza nemmeno conoscere i particolari della vicenda. Non vi lasciate ingannare dai discorsi panafricani, il cui unico intento è insabbiare il problema e nascondere la verità utilizzando sempre gli stessi argomenti: “i bianchi ci vogliono destabilizzare, le ONG sono spie internazionali, è colpa dell’intransigenza occidentale”…

camerata

No, non permettetegli di prendersi gioco della vostra intelligenza. Voi siete gli eletti di questi grandi paesi e i rappresentanti di milioni di persone, siete il simbolo della speranza e del futuro di questo maestoso Continente abitato da popoli straordinari avvezzi alla sofferenza ma generosi, ospitali, altruisti e ricchi di valori familiari, dove i vecchi non vengono abbandonati e i bambini sono sempre considerati un dono di Dio. Tutte queste ammirevoli virtù, che noi occidentali abbiamo tristemente smarrito, voi avete il dovere di difenderle, proteggerle strenuamente e impedire questo tipo di comportamento. Signor Presidente, la famiglia Obiang vi trae in inganno, tradendo la vostra fiducia. Essi non sono altro che mafiosi, nel vero senso del termine.

Dovete sapere che qui in Guinea Equatoriale questo regime trama per terrorizzare gli stranieri, soprattutto i neri: contano di salvaguardare la loro identità tribale, ma sopratutto le loro ricchezze effimere, attraverso la violenza: pratiche razziste e xenofobe che appartengono ad altri tempi. Nel corso della giornata i vostri concittadini vengono uccisi, battuti, torturati, depredati dei loro beni, imprigionati senza validi motivi, senza possibilità di difendersi.

Alcune donne vengono stuprate, altre sono obbligate a darsi alla schiavitù sessuale. E che dire delle forze di Polizia, della Gendarmeria, dei militari, per non parlare della terrificante «Fuerza Especial» che può agire del tutto impunita? Tutto questo non rappresenta assolutamente il popolo della Guinea Equatoriale, ma unicamente un piccolo cerchio di accoliti costretti a comportarsi in tale maniera per guadagnarsi la fiducia del Capo, rimediare un po’ di denaro e non farsi identificare come un ribelle dal sistema vigente. Io sono stanco, non ne posso più di vedere e sentire senza poter reagire, per questo ho deciso di parlarvene: non sono in cerca di un qualche ritorno ipocrita da parte vostra, anche perché è probabile che non esca vivo da questo inferno.

Fietro filo spinatoMa voi non dovete accettarlo. Quando è troppo è troppo!

Evitiamo ogni ipocrisia verso noi stessi e scegliamo invece di essere critici: questa famiglia regna sul paese facendo affidamento sulla forza, sulla brutalità, sull’assenza d’informazione. La loro arroganza, insieme alla grande ricchezza petrolifera, ha causato un delirio comportamentale che è quasi demoniaco.

Non ve ne lavate le mani proteggendoli, essi non vi amano: vi disprezzano.

Ne guadagnerete enormemente in senso della giustizia, questo è sicuro, ma soprattutto avrete l’occasione di mostrare a tutti la vostra migliore immagine, l’immagine che vi spetta di diritto: un’immagine positiva di un’Africa che è cambiata, di uomini e donne che si battono per riformare il loro ambiente. Una battaglia dura, per la quale tutto il mondo dovrà congratularsi.

Siate inflessibili verso i malfattori che continuano senza sosta a vanificare i vostri giusti sforzi. Date l’esempio una buona volta.

 NO, BASTA COSÍ!

Conosco bene i loro metodi: pensano che il denaro possa far tacere chiunque. NO, non questa volta! Non lo accettate, percéè conquisterete il rispetto del mondo con la dignità e le buone azioni.

Se non credete alle mie parole indagate meticolosamente, lanciate appelli per trovare testimoni nelle vostre comunità: vedrete che non ho mentito.

Vi ringrazio signor Presidente, e mi perdoni gli errori ma non padroneggio la lingua francese in tutta la sua complessità. Spero solo che un giorno qualcuno possa dire ai miei figli, di cui sono enormemente fiero: “vostro padre ha fatto qualcosa per l’Africa”. Quel giorno, io sarò ripagato di tutto. Grazie ancora.

 ROBERTO BERARDI
CELLA D’ISOLAMENTO N°13
PRIGIONE DI BATA GUINEA EQUATORIALE”

Questa lettera non è disperazione ma speranza: è una delle chiavi per comprendere, concretamente, il dramma delle popolazioni soggiogate dai terribili regimi africani, dove ufficialmente non c’è nessuna guerra, che vengono ricevuti con ogni onore alla Casa Bianca, al Parlamento Europeo e persino in udienza privata dal Papa, da quel Francesco che ha fatto della lotta alla corruzione e dei diritti degli ultimi il sigillo del suo pontificato.

dormire a terra

Questa lettera è speranza perché rappresenta l’urlo di denuncia e di dolore di un qualsiasi detenuto in una qualsiasi di queste prigioni inumane, dove violenza e terrore, menzogna e tradimento, sono le armi migliori per il mantenimento dell’ordine pubblico. Non è più la voce di Roberto Berardi, che dall’inferno è tornato il 14 luglio scorso dopo aver scontato per intero ed anche di più la sua ingiusta pena dimenticato dai media, abbandonato dalle istituzioni e derubato di ogni bene: è la voce di chi vive, ancora oggi, il dramma delle torture e delle galere di questi luoghi dimenticati, ricchissimi, con parametri economici norvegesi e parametri umanitari da schiavismo e inquisizione.

In questo senso la lettera che avete letto rappresenta la speranza, la speranza che tutti sappiano, che nessuno sia più disposto a non voler vedere, a non voler sentire: è la speranza, in un certo senso, della vita e della bellezza, del diritto e della giustizia. Ciò che manca di più, in Africa, non è né il lavoro né la salute: è la speranza. In un certo senso questa lettera colma un piccolo vuoto. Per tutti noi.

Andrea Spinelli Barrile
spinellibarrile@gmail.com
Skype: djthorandre
twitter @spinellibarrile

 

Sierra Leone: ebola riprende il suo cammino

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 16 settembre 2015

L’invisibile virus killer non da tregua. Anche se ha rallentato la sua corsa, ebola si è ripresentato nuovamente in Sierra Leone, questa volta in un villaggio vicino Makeni, città situata nel distretto di Bombali, nel nord del Paese, quasi al confine con la Guinea . Da oltre sei mesi non si erano registrati casi in questa zona.

Dopo la morte di una ragazza di soli sedici anni, seicentottanta persone del villaggio di Robureh – tra loro i genitori, i parenti prossimi e i compagni di classe – sono state messe in quarantena per ventuno giorni. Chi è stato in contattato con la giovane viene considerato ad alto rischio, anche se non mostra nessun segno evidente della malattia. Ora il team di “Ebola response” cerca di trovare l’origine della nuova trasmissione.

Cartello 2 600

Solo due settimane prima era deceduta una commerciante di generi alimentari di 67 anni,a Kambia, un distretto vicino, ma dalle indagini svolte sin d’ora sembra che i due casi non siano collegati.

Fonti ufficiali hanno riferito che attualmente in Sierra Leone sono ricoverate quattro persone affette dal virus emorragico, si pensa che siano parenti della donna deceduta due settimana fa a Kambia. Risulta invece introvabile una sua nipote a forte rischio di ebola. Secondo il National Ebola Response Centre (NERC) nei distretti di Kambia e Makeni millecinquecentoventiquattro persone sono state messe in quarantena.

soccorsi a bimbo

Dai primi di dicembre 2013, inizio di questa epidemia, in tutta l’Africa sono morte undicimiladuecentonovantuno persone – e diciamolo anche in cifre: 11.291 – mentre ventottomiladuecentoventi sono state infettate dal virus. Ovviamente questi sono i dati ufficiali, quelli registrati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Molte persone sono state contagiate durante i funerali, che si svolgono con riti particolari. Il caro defunto viene lavato, vestito e generalmente toccato per l’estremo saluto. Il virus sopravvive alla morte del contagiato, è in grado di infettare chiunque viene a contatto con il corpo dell’estinto. Spesso al rito funebre partecipano parenti e amici che giungono da villaggi e città lontane, dunque se sono state infette, il virus viaggia con loro, mettendo a rischio altri. Solo grazie all’intervento di personale specializzato nei tre Paesi maggiormente colpiti dall’ebola (Liberia, Guinea e Sierra Leone) si è potuto arginare il rischio trasmissione con “funerali sicuri”, secondo il protocollo dettato dall’OMS.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Omofobia in Ghana: “Se sarò eletto presidente fucilerò i gay in piazza”

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 14 settembre 2015

George Boateng si presenterà alle primarie del National Democratic Congress Party, indette per il prossimo novembre. Il vincitore sarà il candidato del partito alle presidenziali del 2016. Boateng è convinto di spodestare il presidente uscente, John Mahama. “Il Ghana è un Paese troppo indisciplinato. Reintrodurrò la pena di morte per i corrotti, gay e lesbiche”,  ha fatto sapere l’aspirante presidente e ha poi aggiunto: “L’esecuzione sarà un evento pubblico. Tutti devono essere presenti,  deve servire come deterrente per distogliere i cittadini del Ghana da compiere tali azioni”.

George Boateng 1

Come in quasi tutti gli Stati africani ex colonie britanniche, anche in Ghana l’omosessualità è illegale (vecchio retaggio dell’intransigenza della regina Vittoria). Il sesso tra uomini è perseguibile penalmente e prevede una detenzione di tre anni. Il testo di legge non specifica se sia applicabile anche per le lesbiche. Nel Paese gli LGBTI (acronimo per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender / Transessuali e intersessuali) subiscono spesso violenze, ma nessuno ne parla, nessuno viene perseguito.

Il Ghana, che viene considerato uno dei Paesi più democratici dell’Africa, ciononostante non riesce a superare la barriera dell’omosessualità. L’ex-colonia britannica ha la più alta concentrazione di cristiani del continente: il 71,2 per cento della popolazione, tra cui 28,3 per cento pentecostali, 18,4 per cento protestanti, 13,1 percento cattolici. L’islam è al secondo posto con il 17,6 per cento mentre solo il 5,2 per cento sono animisti (i dati si riferiscono al 2010). I ghanesi sono molto religiosi e l’omosessualità viene vista come uno stile di vita d’importazione, un’aberrazione morale.Daily Graphic

Si stima che nel Paese vivano trentamila gay. Non si hanno notizie circa le lesbiche. Secondo alcuni studi, il diciassette per cento è affetto dal virus HIV. Alcune ONG, che collaborano con Ghana AIDS Commission, distribuiscono preservativi, che vengono forniti e finanziati dalla Commissione, in punti strategici frequentati da gay. Il personale delle ONG fornisce le informazioni necessarie circa il loro uso e mette a disposizione farmaci antiretrovirali per chi è stato contagiato dal virus. Anche questi sono finanziati dalla Commissione.

La legge ghanese proibisce atti carnali innaturali, definizione che secondo i più comprende anche l’omosessualità, ma in realtà pochissime persone sono state processate per le preferenze sessuali.

gay-holocaust-ghanaAncora oggi chiese e moschee sono in prima linea nelle crociate contro i gay (su quest’argomento sono compatte e unite) e molti cittadini considerano l’amore omosessuale contrario alla cultura del Paese. C’è ancora molta strada da fare anche nel democratico Ghana. Nel frattempo gay e lesbiche devono continuare ad amarsi in silenzio e, soprattutto, in segreto.

Cornelia I. Toelgyes
@corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes