Burkina Faso, si tratta ma l’esercito dà un ultimatum ai golpisti: arrendetevi

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 21 settembre 2015

Dopo tre giorni di mediazione, affidata alla Comunità Economica dei Paesi dell’Africa occidentale (CEDEAO), rappresentata dal suo presidente, Macky Sall, capo dello Stato del Senegal e dal suo omologo del Benin, Thomas Boni Yayi, ieri sera è stato presentato un progetto di accordo politico in base alle proposte presentate dal golpista Gilbert Diendéré e dalle organizzazioni della società civile.

A Burkina Faso protestor gestures in front of burning tires as he and others take to the streets in the city of Ouagadougou, Burkina Faso, Thursday, Sept. 17, 2015. While gunfire rang out in the streets, Burkina Fasoís military took to the airwaves Thursday to declare it now controls the West African country, confirming that a coup had taken place just weeks before elections. (AP Photo/Theo Renaut)
A Burkina Faso protestor gestures in front of burning tires as he and others take to the streets in the city of Ouagadougou, Burkina Faso, Thursday, Sept. 17, 2015. While gunfire rang out in the streets, Burkina Fasoís military took to the airwaves Thursday to declare it now controls the West African country, confirming that a coup had taken place just weeks before elections. (AP Photo/Theo Renaut)

Il progetto, articolato in vari punti, sarà esaminato domani, 22 settembre 2015 ad Abuja, capitale della Nigeria, durante una riunione straordinaria, in presenza di tutti i capi di Stato dei Paesi membri del CEDEAO. Solo dopo la conferenza verranno prese delle decisioni concrete; in seguito una missione speciale vigilerà che l’accordo definitivo venga rispettato da tutte le parti interessate.

L’accordo consiste in questi punti:

  1. Liberazione incondizionata di tutti le personalità ancora in stato di fermo in seguito al colpo di Stato del 17 settembre scorso.
  2. La ricostituzione delle istituzioni di transizione e di Michel Kafando, quale presidente del governo di transizione.
  3. Il ritiro di tutti i militari dal governo.
  4. La porosecuzione del processo elettorale, compresa l’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative che dovranno svolgersi entro il 22 novembre 2015.
  5. La commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) dovrà prendere le disposizioni necessarie, tenendo conto della nuova data.
  6. Il governo si attiverà nella preparazione delle elezioni durante quest’ultimo periodo di transizione.
  7. Il consiglio nazionale di transizione non dovrà presentare altre leggi se non quelle riguardanti l’organizzazione della tornata elettorale e la messa in opera del presente accordo.
  8. Le persone, la cui candidatura è stata invalidata in base agli articoli 135 e 166 della legge elettorale
    del 7 aprile 2015, saranno autorizzate a partecipare alle prossime elezioni; le relative disposizioni saranno prese entro il 30 settembre 2015.
  9. Tutte le altre questioni che necessitano una decisione a lungo termine, come per esempio quelle riguardanti la sicurezza e la difesa, compreso l’RSP (la guardia presidenziale, ndr), verranno sottoposte al nuovo presidente e al suo governo, vale a dire dopo la tornata elettorale.
  10. Cessazione immediata delle violenze e le violazioni dei diritti umani, come la libertà di movimento e di espressione.
  11. L’esercito e le forze dell’ordine devono proteggere le persone e garantire la sicurezza su tutto il territorio nazionale.
  12. Entro il 30 settembre bisogna varare una legge di amnistia riguardante i fatti del colpo di Stato del 17 settembre 2015 e accettare le scuse.
  13. I mediatori nazionali saranno incaricati di far rispettare nei minimi dettagli quest’accordo.

Tutte le parti coinvolte hanno manifestato la loro perplessità su questa intesa e  Guy Hervé Kam, portavoce del “Balai citoyen” – la sigla ombrello sotto la quale si ritrovano diversi gruppi della società civile – ha commentato:“Queste sono solo proposte elaborate dal presidente Macky Sall. Nessuno di noi è stato consultato, né gli esponenti dei partiti e tantomeno quelli della società civile. E non si può certo chiamarlo accordo, visto che per il momento non è stato firmato dalle parti interessate. Se sarà siglato così come è stato stilato ora, non sarà altro che una legittimazione del colpo di Stato”.

Il vice-presidente del partito dell’ex-presidente Blaise Compaoré “Congrès pour la démocratie et le progrès” (CDP) Léonce Koné, sostiene i putschisti e si è espresso così: “Si cerca sempre di evitare un colpo di Stato, ma questa volta è stato necessario. Il CDP non approva la scelta di voler affidare a Michel Kafondo la presidenza del Burkina Faso fino alle prossime elezioni.Generalmente non amo l’uso della forza, ma questa volta non si poteva evitare. Il governo di transizione ha messo in pericolo il Paese, ma non bisogna dimenticare che il governo di transizione è stato instaurato dopo un golpe, dunque l’RSP ha fatto un colpo di Stato contro gli autori di quello precedente”.

contro scippo democrazia

Questa sera alle 17.30 Gilbert Diendéré, ha confermato in un comunicato stampa di voler liberare Isaac Zida, primo ministro del governo di transizione. Questa sera sono arrivati rinforzi militari da ogni parte del Paese e i capi di tutte le forze armate hanno chiesto al “Régiment de sécurité presidentielle” (RSP) di deporre immediatamente le armi. I putschisti sarebbero posizionati nel loro campo, sul retro del palazzo presidenziale di Kosyam.

La situazione, comunque potrebbe precipitare nelle prossime ore dopo che alle 19 il capo di stato maggiore Pingrenoma Zagré delle forze armate ha lanciato l’ultimatum agli uomini di Diendéré, che si troverebbero all’entrata della città a pochi chilometri dai lealisti: “Arrendetevi”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi