Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
19 marzo 2026
“Non è che ‘il Ruanda potrebbe ritirarsi’, ma che ‘il Ruanda si ritirerà’. Le sue truppe se ne andranno dal Mozambico se non verrà garantito un finanziamento sostenibile per le sue operazioni antiterrorismo a Cabo Delgado”. Questo è il messaggio, postato su X il 14 marzo, da Olivier Nduhungirehe, ministro degli Esteri ruandese, che ha risposto alle domande dell’Agenzia Reuters.

Sacrificio estremo
“Non abbiamo speso centinaia di milioni di dollari e i nostri soldati non hanno pagato il sacrificio estremo per stabilizzare questa regione e consentire agli sfollati di rientrare a casa, ai bambini di tornare a scuola, alle imprese di riaprire, e ai mega-investimenti nel GNL (gas naturale liquefatto, ndr) di riprendere, per poi vedere i nostri valorosi soldati costantemente messi in discussione, diffamati, criticati, incolpati o sanzionati proprio dai Paesi che traggono grande beneficio dal nostro intervento in Mozambico”, protesta Nduhungirehe.
“In effetti, siamo pronti a lasciare il Mozambico se il nostro lavoro e i nostri risultati non vengono apprezzati”. Un vero e proprio out-out a Mozambico, Francia e Unione Europea che tradotto suona così: “Se non ci pagate ce ne andiamo”.
Lunga disputa
La disputa tra Maputo e Kigali sul mancato pagamento delle truppe ruandesi presenti dal 2021, risale almeno all’agosto 2024. Ma il problema è venuto alla luce nel giugno scorso
It’s not that “Rwanda could withdraw”, it’s that “Rwanda WILL withdraw” its troops from Mozambique, if sustainable funding is not secured for its counter-terrorism operations in Cabo Delgado. We didn’t pay hundreds of millions of dollars and our RDF soldiers didn’t pay the… https://t.co/CyBQ1edoCX
— Olivier J.P. Nduhungirehe (@onduhungirehe) March 14, 2026
Quaranta milioni da UE
Per il dispiegamento della Rwanda Defence Force (RDF), l’Unione Europea, attraverso il programma European Facility for Peace aveva contribuito finanziariamente. Quaranta milioni di euro, due tranche di 20 milioni ognuna nel 2022 e poi rinnovata nel 2024.
Quest’ultima scade a maggio prossimo e, al momento, non ci sono conferme di rinnovo. Fino a giugno scorso le operazioni militari anti-jihadiste dei 4.500 soldati ruandesi a Cabo Delgado costavano tra: 1,75 e 3,5 milioni di euro mensili.
Secondo Yolande Makolo, portavoce del governo di Kigali la spesa era “almeno 10 volte superiore” ai 40 milioni stanziati dall’UE.
A Cabo Delgado, soprattutto nella penisola di Afungi dove opera TotalEnergies, la RDF è l’unica forza militare che riesce a proteggere i giacimenti di gas.
Nemmeno la missione militare (SAMIM) della Comunità dei Paesi dell’Africa meridionale (SADC) è riuscita a fermare i jihadisti di IS-Mozambico (ISM), affiliati all’ISIS.
La SAMIM, iniziata nel giugno 2021 ha chiuso per mancanza di fondi nel giugno 2024. Fino ad oggi l’esercito mozambicano (FADM) non è stato all’altezza né di difendere la popolazione da IS-Mozambico, né i cantieri della multinazionale francese. Anzi è stato accusato più volte di violenza contro i civili.
Se RDF si ritira
Il progetto TotalEnergies di Afungi ha un investimento di 20 miliardi di dollari (oltre 18 miliardi di euro). Dopo il ritiro RDF, l’area di Palma, capitale del gas attaccata dai jihadisti nel 2020, rimarrebbe senza protezione. Total potrebbe dichiarare per la seconda volta, dal 2020 la “forza maggiore” e chiudere i cantieri.
Visti i problemi di sicurezza irrisolti a Cabo Delgado riguardo al progetto Afungi, nel dicembre 2025, Olanda e Regno Unito si sono ritirati.

La produzione di GNL, prevista per il 2029, slitterebbe ulteriormente aggravando i costi già cresciuti di 4,5 miliardi di dollari. Un enorme problema per il Mozambico che attualmente si trova in una grossa crisi economica, causata dello scandalo dei “debiti occulti” e dai disordini causati dal brogli elettorali dello scorso anno.
Le FADM senza le Forze ruandesi sono inefficienti e un enorme giacimento di GNL diventerebbe inutilizzabile a causa della violenza jihadista. ISM, nonostante sia ridimenzionato, continua ad attaccare i villaggi indifesi e truppe FADM. Intanto, a causa del conflitto USA/Israele che hanno attaccato l’Iran, Europa – e l’Italia – hanno estremo bisogno di GNL.
La maggior parte del gas estratto off-shore da ENI al largo di Palma finisce soprattutto in Cina, India e Giappone. Ma con il progetto Coral North, già avviato dalla multinazionale energetica italiana, dal 2028 la produzione di GNL sarà raddoppiata
Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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