Burkina Faso: rilasciato medico australiano rapito 7 anni fa, mentre i jihadisti massacrano senza sosta

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
20 maggio 2023

Giovedì sera, l’88enne medico australiano, Kenneth Arthur Elliott, ha potuto finalmente riabbracciare la moglie Jocelyn e i figli. E’ rientrato dal Sahel, dove era stato sequestrato insieme alla moglie il 15 gennaio 2016. La coppia era stata rapita a Djibo, nel nord del Burkina Faso, al confine con il Mali. L’anziana consorte era poi stata rilasciata poche settimane dopo la cattura, mentre il marito è rimasto in ostaggio dei suoi aguzzini lunghissimi 7 anni e poco più.

I coniugi Elliott nuovamente riuniti

Poco dopo il rilascio di Jocelyn, Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) aveva hanno rivendicato il rapimento

La coppia risiedeva a Djibo dal 1972, dove aveva aperto un ospedale di 120 letti Erano i medici dei poveri e molto amati e stimati dalla popolazione locale.

La liberazione di Elliott non ha suscitato il solito clamore mediatico, tutto si è svolto nel massimo riserbo, e il governo australiano ha comunicato il suo rilascio nella notte tra il 18 e il 19 maggio scorso.

Non sono stati resi noti dettagli, tantomeno la data esatta della rimessa in libertà dell’ostaggio. Il Niger ha avuto un ruolo importante nei negoziati e le autorità di Niamey hanno rispettato la volontà della controparte australiana; non hanno divulgato nulla sulle modalità della scarcerazione dell’ostaggio.

Poche settimane fa è stato rimesso in libertà anche un ostaggio francese, il giornalista Olivier Dubois.  A tutt’oggi sono ancora 5 gli occidentali in mano ai jihadisti, tra loro anche tre italiani, sui quali è calato il silenzio stampa persino da noi.

Nel maggio 2022, uomini armati hanno rapito tre italiani: Rocco Antonio Langone, la moglie Maria Donata Caivano, il 43enne Giovanni, figlio della coppia e un cittadino togolese, autista della famiglia. I quattro sono stati prelevati da uomini armati dalla loro casa vicino a Koutiala (regione di Sikasso) nel sud del Mali. Da allora di loro non si hanno più notizie.

Anche del reverendo Hans-Joachim Lohre, un sacerdote tedesco rapito nel novembre dello scorso anno nella capitale del Mali, Bamako, non è stato più trapelato nulla, stessa discorso per quanto concerne il cittadino rumeno, Iulian Ghergut, portato via con la forza da uomini armati mentre si trovava in una miniera in Burkina Faso nel 2015.

Nuovi attacchi terroristi in Burkina Faso

E intanto anche questa settimana non si sono fermate le incursioni dei terroristi del Sahel. Durante diversi attacchi perpetrati nel nord e nel centro-est del Paese, sono morte una cinquantina di persone.

Gli assalitori, arrivati in sella alle loro moto, avrebbero ucciso almeno venti persone prima di essere inseguiti dai militari, accompagnati dai Volontari per la Difesa della Patria, un corpo ausiliario di giovani.

Secondo alcune fonti, per rappresaglia è stato effettuato anche un attacco aereo sulla foresta di Barga (nella regione del Nord), dove si sono rifugiati gli aggressori. Alcuni di loro sarebbero stati uccisi. Per ora, però non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali in merito.

Altri due attacchi hanno avuto luogo lunedì e mercoledì nella provincia di Koulpélogo, nella regione del Centro-Est, al confine con il Togo e il Ghana. Durante le due aggressioni sono state uccise una decina di persone a Kaongo, lunedì, e altre dieci a Bilguimdouré, mercoledì.

Secondo AFP, tra le vittime ci sarebbero donne e bambini. Oltre a case e negozi incendiati, i terroristi avrebbero rubato anche parecchio bestiame.

E poche ore fa è giunta la notizia di un’altra aggressione, presumibilmente a opera dei terroristi. Venerdì sera, un folto gruppo di uomini armati ha circondato il villaggio di Kie, nell’est del Paese, al confine con il Mali. Agli abitanti è stato ordinato di sgomberare l’area, prima di dare fuoco ad alcune case. Secondo i testimoni, il bilancio è di 14 morti e diversi feriti.

Finora gli ultimi attacchi non sono stati rivendicati, sta di fatto che sono stati perpetrati in aree frequentate da gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda.

Solo una settimana fa il Consiglio nazionale di soccorso e riabilitazione (Conasur) ha fatto sapere che il Paese ha raggiunto i 2 milioni di sfollati alla fine di marzo.

Molti abitanti, soprattutto bambini, delle regioni del Sahel, del Centro-Nord e del Nord sono fuggiti dalle loro case a causa della minaccia di gruppi terroristici armati. Si sono trasferiti nelle città circostanti, ma spesso vivono in grande insicurezza.

Eppure Ibrahim Traoré, presidente di transizione dopo il colpo di Stato del 30 settembre 2022 – il secondo in otto mesi – si è posto l’obiettivo di “recuperare i territori occupati dalle orde di terroristi”, ma finora il problema non è stato risolto. Un terzo del Paese è ancora controllato da vari gruppi armati legati ad Al-Qaeda e all’organizzazione dello Stato Islamico.

 

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
Twitter: @cotoelgyes
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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