Sudan, corruzione in campo profughi: 40 mila dollari per andare in Occidente

La corruzione arriva nei campi profughi UNHCR del Sudan. L’indagine è di Sally Hayden, giornalista freelance per il giornale “The New Humanitarian”. Intanto l’Agenzia ONU per i rifugiati sta indagando

Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 12 settembre 2019

Hanno dovuto pagare fino a 40mila dollari per essere reinsediati in un Paese occidentale. Il principio è: “Vuoi saltare la coda per il reinsediamento? Se paghi vai in cima alla lista”. Questo sporco business è praticato nel campo profughi dell’UNHCR (Alto Commissariato per i Rifugiati) perpetuato da alcuni funzionari corrotti che lavorano per l’agenzia ONU.

Foto satellitare del campo per rifugiati Shagarab I dell'UNHCR (Courtesy Google Maps)
Foto satellitare del campo per rifugiati Shagarab I dell’UNHCR (Courtesy Google Maps)

Per chi è costretto a scappare da guerre e carestie, disastri umanitari e ambientali, l’accoglienza, il soggiorno e la ricollocazione è gratuita. Ma c’è chi approfitta della situazione di bisogno e vulnerabilità dei rifugiati per abusi sessuali e per arricchirsi in modo illecito.

La denuncia sulla corruzione in un campo profughi del Sudan è di Sally Hayden, giornalista freelance per il giornale “The New Humanitarian” (già IRIN). La giornalista, specializzata in crisi umanitarie e migrazioni, ha intervistato profughi e personale del campo sudanese per un periodo di dieci mesi. Ha svelato come importanti decisioni che cambiano la vita delle persone sono spesso prese sulla base di tangenti invece che dell’ammissibilità.

Secondo l’indagine i profughi, per andare in cima alle graduatorie di reinserimento in Paesi occidentali hanno pagato cifre altissime. Denari ottenuti tramite parenti in Europa per un ammontare che va da 15mila a 35-40mila dollari se il reinserimento riguarda un’intera famiglia.

Ingresso del campo profughi di Shagarab
Ingresso del campo profughi di Shagarab

IRIN, da luglio 2017, è in contatto frequente con i rifugiati a Khartum, capitale del Sudan, e altri ex profughi che attualmente vivono in Europa. Molti di loro parlano di un “radicato sistema di corruzione a Khartum associata al programma di reinsediamento dell’UNHCR”.

Secondo un dipendente dell’Alto Commissariato questa presunta corruzione è in atto da molto tempo, ma è notevolmente peggiorata negli ultimi quattro anni. È gravissimo che “ad oggi non risulta sia stata presa alcuna azione apparente per affrontarla”. Nonostante molti sappiano, nessuno vuole parlare per non perdere il lavoro.

Babar Baloch, portavoce UNHCR, ha confermato che l’Ufficio dell’ispettorato generale (IGO) dell’agenzia ONU, sta conducendo le indagini. Su un totale di 22,5 milioni di rifugiati nel mondo, in Sudan ce ne sono 1,2 milioni, per lo più fuggiti dall’Eritrea. La maggior parte di loro aspira ad una nuova vita in un Paese occidentale ma, ogni anno, meno dell’uno per cento di coloro che sono registrati ci riesce.

Baloch ha affermato che a livello globale, dal 2015, il Servizio investigativo dell’IGO ha effettuato 59 indagini relative a frodi nel reinsediamento e nella determinazione dello status di rifugiato. Le accuse sono state confermate in 25 casi.

Sudan, Shagarab Refugee Camp
Sudan, Shagarab Refugee Camp

La giornalista conferma che nel 2017, in tutto il mondo sono state fatte quasi 400 denunce di cattiva condotta da parte del personale dell’UNHCR. La maggior parte erano relative a frodi, sfruttamento e abusi sessuali che nella metà dei casi sono state confermate.

“L’UNHCR fa di tutto per garantire l’integrità del programma di reinsediamento” – ha dichiarato Baloch. “È assolutamente vitale mantenere la fiducia dei rifugiati e degli Stati coinvolti”.

Una fiducia sempre più sottile
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Sandro Pintus
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.