Uganda: arresti, omicidi, sparizioni prima, durante e dopo le elezioni

La corrucciata espressione del premier ugandese Yoweri Museveni

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
9 giugno 2021

Già durante la campagna elettorale sono stati arrestati arbitrariamente membri e supporter dei partiti dell’opposizione. Molti di loro sono ancora dietro le sbarre, senza alcun processo. La denuncia è stata fatta da Amnesty international proprio il giorno delle celebrazioni per il nuovo insediamento di Yoweri Museveni. Ma ora le accuse sono state rafforzate dal maggiore oppositore del neo rieletto presidente.

Il 12 maggio scorso il 76enne presidente ugandese, Yoweri Museveni, al potere dal lontano 1986, ha prestato giuramento per il suo sesto mandato.

Le elezioni si sono svolte il 14 gennaio e, secondo la Commissione elettorale il presidente uscente si é aggiudicato il 58,64 per cento delle preferenze, mentre il maggiore leader dell’opposizione, il cantante Bobi Wine, al secolo Kyagulanyi Ssentamu, ha raccolto solamente il 34,83 per cento dei consensi.

I risultati elettorali erano stati fortemente contestati dall’opposizione e Bobi Wine, già all’indomani del voto, aveva denunciato brogli.

Il direttore regionale di Amnesty, responsabile per l’Africa dell’est e australe, Deprose Muchena, aveva specificato che molti tra gli arrestati hanno denunciato maltrattamenti e torture. Altri sono detenuti in totale isolamento, altri ancora, sono stati portati davanti a tribunali militari, malgrado siano civili. Situazioni che calpestano le leggi internazionali sui diritti umani, cui anche l’Uganda è firmataria.

Insomma l’organizzazione accusa le forze dell’ordine ugandesi di omicidi extragiudiziali, pestaggi, sparizioni, detenzioni arbitrarie e violazioni dei diritti umani prima, durante e anche dopo le elezioni.

 

Bobi Wine, candidato alle presidenziali

Pochi giorni prima del giuramento di Museveni, la polizia ha arrestato un centinaio di attivisti, sospettati di voler interrompere la cerimonia. Alcuni sono stati poi rilasciati, altri sono stati portati in tribunale, mentre altri ancora sono tutt’ora in galera. Basti pensare che lo stesso Wine è stato piantonato in casa per diversi mesi e anche ora, che è libero di muoversi, è costantemente seguito dagli agenti.

Operazioni di polizia hanno portato all’arresto di giovani militanti in tutto il Paese. E Luke Owoyesigire, vice-portavoce della polizia metropolitana di Kampala ha detto che gli agenti continueranno a svolgere il loro lavoro. Non appena abbiamo sentore di sabotaggi, fermiamo le persone coinvolte. “Coloro che non sono direttamente responsabili, li lasciamo andare, mentre agli altri proponiamo di collaborare con il governo”, ha aggiunto Owoyesigire.

Molti familiari non hanno più notizie dei propri cari da mesi e hanno riferito che chi è sospettato non può comunicare con i congiunti e i propri avvocati, non ha nemmeno diritto a ricevere cure mediche.

Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda

L’esercito ugandese ha negato la responsabilità di qualsiasi abuso e anche Museveni ha difeso i suoi uomini, dicendo che nessuno è implicato in questa storia di detenzioni arbitrarie. Eppure il presidente ha ammesso che i servizi di sicurezza hanno trattenuto un duecento persone, perchè coinvolte in “schemi criminali, gestite dall’opposizione, istigati da parassiti locali e finanziati da stranieri”.

Le evidenti e crescenti prove di abusi sistematici dei diritti umani nel Paese, hanno irritato Washington e altri Paesi. All’inizio del mese Antony Blinken, segretatio di Stato USA, ha annunciato restrizioni di visto per i responsabili. Basti pensare che l’ambasciatrice USA, accreditata a Kampala, Natalie E. Brown, a gennaio non ha potuto incontrare Bobi Wine. Una volta arrivata davanti al cancello della sua abitazione, la donna è stata bloccata dalle forze di sicurezza che le hanno intimato di andarsene. Allora le autorità ugandesi avevano accusato gli Stati Uniti di interferenze post elettorali.

Va precisato che dal suo arrivo a Kampala, la Brown ha criticato più volte il comportamento del potere nei confronti degli avversari politici durante la campagna elettorale e non ha nemmeno apprezzato gli arresti domiciliari ai quali era sottoposto Wine in quel periodo.

L’Uganda è destinataria di aiuti finanziari importanti; solo Washington versa ogni anno un miliardo di dollari, mentre la Gran Bretagna 174.500 milioni di euro e anche altri Stati occidentali supportano l’economia del Paese.

Pochi giorni fa il presidente ha preso nuove misure restrittive, volte a contenere i contagi da Covid-19: scuole chiuse per sei settimane, vietati gli spostamenti da un distretto all’altro, salvo le vetture per  soccorsi, turismo e quelli commerciali; coprifuoco dalle 21.00 alle 05.30, sospesi assembramenti, tranne quelli per funerali o matrimoni. I negozi possono rimanere aperti, ma devono rispettare le misure di sicurezza. Nelle ultime due settimane l’Uganda ha visto una crescita esponenziale dei contagi: e nelle terapie intensive i posti sono esauriti. Le vaccinazioni procedono a rilento. Finora 750mila persone hanno ricevuto una sola dose, mentre 35mila hanno fatto anche il richiamo. Niente, per un Paese che conta 45 milioni di abitanti.

Lunedì l’ “Entebbe Referral Hospital” ha bloccato i ricoveri a causa della pandemia. “Per il momento, ha detto il direttore sanitario, Moses Muwanga, restano aperti gli ambulatori. Dobbiamo riorganizzare i reparti per poter accogliere un maggior numero di pazienti affetti da coronavirus e contemporaneamente proteggere gli altri ricoverati, specie la madri nel reparto di ostetricia”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.