NYT: in Egitto manca ossigeno malati covid morti in ospedale, governo nega

Il ministro egiziano della Salute, dopo aver accusato Fratelli musulmani di divulgare “rumors”, ha dovuto ammettere che negli ospedali manca l’ossigeno

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Speciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
24 gennaio 2021

Almeno sei pazienti colpiti dal covid-19, ma probabilmente molti di più, sono morti per mancanza di ossigeno. Realtà negata dalle autorità egiziane che non hanno voluto ammettere i mortali incidenti. Di quattro decessi le rivelazioni del New York Times, il 18 gennaio con un servizio, mostrando ciò che le autorità non hanno voluto dichiarare.

tentativo di rianimazione paziente covid egitto
Tentativo di rianimazione di un paziente covid al Al-Husseiniya Central Hospital, Egitto

Il video virale sui social

Grazie a un video, diventato virale, girato dal nipote di una paziente deceduta è venuta a galla la verità scomoda su quanto successo all’inizio di gennaio al Al-Husseiniya Central Hospital, 135km a nord-est del Cairo. Grazie ai social network il caso ha fatto il giro del mondo, soprattutto nei Paesi arabi.

Urlo di disperazione dalle finestre dell’ospedale

Secondo il NYT tutto è iniziato quando, nella serata del 2 gennaio, dalle finestre dell’ospedale si è sentita la disperazione di un’infermiera. Gridava che i pazienti colpiti da Covid nella terapia intensiva stavano boccheggiando. Un uomo, Ahmed Nafei, che aveva la zia 62enne ricoverata è immediatamente salito nel reparto.

Ha trovato la parente morta e, con il suo smartphone, con rabbia ed emozione ha filmato la terribile situazione. Il personale sanitario cercava disperatamente di rianimare i pazienti con il ventilatore manuale. I monitor emettevano un segnale di allerta a causa della mancanza di ossigeno sceso sotto il due per cento. Si vede un’infermiera in crisi nervosa rannicchiata in un angolo. Il video di 47 secondi è stato postato su Facebook e ripreso dal NYT e dai media di tutto il mondo.

Ministro egiziano della Salute: “rumors dei Fratelli musulmani”

Hala Zayed, ministro egiziano della Salute, ha dichiarato che i pazienti non sono morti per mancanza di ossigeno accusando la Fratelli musulmani di divulgare “rumors”. Ma poi, a causa delle decine di migliaia di critiche sui social, ha ammesso che negli ospedali c’è una crisi di ossigeno.

Anche il direttore dell’ospedale aveva preso le posizioni del ministro affermando che pazienti erano morti per cause naturali, vecchiaia o altre malattie croniche. Affermazioni smentite dal personale sanitario.

Un medico smentisce dichiarazioni ufficiali

Un medico dell’ospedale, che ha voluto restare anonimo ha detto al NYT: “Non abbiamo intenzione di seppellire la testa nella sabbia e fingere che sia tutto a posto. Il mondo intero può ammettere che c’è un problema, ma non noi.”

Oltre che Facebook, anche Twitter ha reso virale la notizia. “La triste foto di un’infermiera nell’angolo di una stanza del reparto di terapia intensiva dell’ospedale centrale Al-Husseiniya, Egitto – si legge nel tweet – dopo la mancanza di ossigeno per i pazienti Covid per loro non c’è più nulla da fare”.

Gli agenti di sicurezza però hanno fermato e interrogato Nafei, autore del video. È stato accusato di aver violato le regole che vietano visite e riprese all’interno degli ospedali.

Caso simile anche in altro ospedale egiziano

Il filmato, aggiunto ad altri, è stato pubblicato anche dal Middle East Eye. Denuncia un caso simile al Zefta General Hospital, 90 km a sud del Cairo. Ha postato il video su Facebook collezionando quasi 1,5 milioni di visualizzazioni. Tra i 1400 commenti al video se ne leggono molti estremamente critici verso il sistema sanitario del governo militare del generale Al-Sisi. I social network hanno aggirato la censura egiziana.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.