Emergenza siccità in Africa australe: morti 300 elefanti, 600 saranno trasferiti

L’ondata di caldo, causata dai cambiamenti climatici che ha portato la siccità nel continente africano, mette a dura prova la fauna selvatica. In due mesi, in Botswana e Zimbabwe, sono morti di fame e sete 300 elefanti. In Zimbabwe 600 pachidermi saranno ricollocati in altri parchi nazionali

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 18 novembre 2019

La siccità in Africa Australe è ormai emergenza con temperature che hanno raggiunto 51°C. “In Zimbabwe sono morti di fame e sete 200 elefanti tra settembre e ottobre”. Lo ha affermato alla BBC Tinashe Farawo, portavoce del Zimbabwe National Parks e Wildlife Management Authority (ZimParks). “Le carcasse di alcuni di questi giganti sono state trovate a 50 metri dalla pozza d’acqua che non sono riusciti a raggiungere”.

africa caldissima aggiornata al 16nov2019
Africa bollente aggiornata al 16 novembre 2019 (Courtesy WeatherOnline)

Sono gli effetti evidenti del cambiamento climatico che ha colpito anche il continente africano. Agli elefanti morti dello Zimbabwe si aggiungono quelli del Chobe National Park, in Botswana. Sono più di cento, negli ultimi due mesi, uccisi da  un’epidemia di antrace che rischia di espandersi.

Una grave siccità che, oltre a minacciare emergenza alimentare a 52 milioni di persone (Rapporto Oxfam), sta decimando la fauna selvatica africana. Lo Zimbabwe, colpito dalla peggiore siccità e carestia dal 1981, sta lottando per salvare il suo tesoro naturale: ambiente e fauna selvatica. Un forziere che porta valuta pregiata grazie al turismo nel parchi nazionali e alle cascate Vittoria, ora in grave secca.

Siccità, immagine aerea delle cascate Vittoria al minimo della loro portata
Siccità, immagine aerea delle cascate Vittoria, al minimo della loro portata

“Oltre alla pesante siccità, esiste il problema della sovrappopolazione degli elefanti – ha spiegato Farawo. – Il Hwange National Park ospita 53mila elefanti ma ha spazio per 15mila. Una sovrappopolazione che ha creato gravi danni alla vegetazione del parco. Ogni elefante ha bisogno, quotidianamente, di 600/650 litri di acqua e di circa 400kg di cibo. Non c’è più cibo per loro nel parco e l’acqua ormai è scarsa per tutti gli animali.

Una situazione, questa, che intensifica il conflitto uomo-fauna selvatica mentre i pachidermi cercano cibo e acqua all’esterno del parco e distruggono le coltivazioni dei villaggi. “Da gennaio di quest’anno sono morte 22 persone a causa del conflitto tra elefanti ed esseri umani”, racconta Farawo.

ZimParks ha programmato di trasferire 600 pachidermi del Savé Valley Conservancy, parco privato di 300mila ettari, nei parchi nazionali del sudest del Paese. In quella vasta area si trovano il Northern e il Southern Gonarezhou National Park, che occupano oltre 500mila ettari. L’operazione, durante la stagione delle piogge, prevede il ricollocamento di due famiglie di leoni, 50 bufali, 40 giraffe, 2.000 impala e licaoni.

Carcassa di elefante morto a causa della siccità
Carcassa di elefante morto a causa della siccità

Le più numerose popolazioni di elefanti sono in Botswana (130mila) e in Zimbabwe (85mila). Insieme hanno un terzo della popolazione africana del maggior mammifero terrestre. Anche il Botswana afferma di avere un eccessivo numero di elefanti in proporzione alle risorse del Paese. Ha pensato di riaprirne la caccia per diminuirne il numero, tra lo sdegno degli ambientalisti e la gioia dei cacciatori.

Il governo dello Zimbabwe sta cercando di mantenere la sua popolazione di pachidermi vendendo le scorte di avorio. Per raccogliere fondi, tra le polemiche a livello internazionale, sta esportando elefanti vivi che in due anni gli hanno fruttato 2,7mln di dollari. Fondi che servono per la conservazione e per alleviare la congestione nei parchi che li ospitano.

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.