Oltre due milioni e mezzo di rifugiati sul lago Ciad rischiano di morire di fame

Cornelia I. Toelgyes Rov 100Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 24 settembre 2016

Attorno al lago Ciad  è in atto una delle peggiori crisi umanitarie del momento. Il bacino è  è situato nella parte centro-settentrionale dell’Africa sui confini di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun. La zona è abitata attualmente da 21 milioni di persone.

Gli abitanti sono quasi triplicati negli ultimi due anni, sono in molti ad essersi rifugiati qui dalla nord-est ella Nigeria.  Hanno dovuto lasciare i loro villaggi, le loro povere case a causa delle continue incursioni e gli attacchi kamikaze dei sanguinari jihadisti Boko Haram.

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Due milioni e 600 mila persone tra sfollati e rifugiati hanno cercato protezione nell’area e sono stati accolti per lo più dalle comunità locali, anche loro tra le più povere al mondo. Nove milioni e 200 mila  hanno bisogno di assistenza, 6,3 milioni di persone versano in grave crisi di insicurezza alimentare e necessitano di aiuti immediati, tra loro 572.000 bambini sono colpiti da denutrizione acuta severa.

Per far fronte a questa crisi umanitaria, l’ONU e le organizzazione non governative necessitano con la massima urgenza di oltre 550 milioni di dollari.  Un appello in questo senso il 23 settembre è stato fatto proprio  dal vice-segretario generale dell’ONU Jan Eliasson. Italia, Belgio, USA, Gran Bretagna e altri hanno assicurato un impegno finanziario di 163 milioni di dollari per il supporto umanitario nel bacino del Lago Ciad.

Stephen O’Brien, sottosegretario generale di OCHA (United Nations Office for the Coordination of humanitarian affairs) ha commentato così queste donazioni: “Dobbiamo usare queste nuove, importanti risorse extra per accelerare i nostri impegni  per salvare vite, assistere e portare aiuti alle persone in questa aerea così tormentata “.

Oltre agli aiuti immediati, bisogna pianificare progetti a lungo termine per lo sviluppo dell’aerea e sradicare le cause profonde di questa crisi.

Propositi eccellenti, ma sarà un’impresa ardua fermare definitivamente i sanguinari Boko Haram, principale causa dell’emergenza nel bacino del Lago Ciad.

All’inizio di agosto il gruppo terrorista nigeriano e l’ISIS hanno comunicato un cambiamento nella leadership di Boko Haram.  Il nuovo capo ora è Abu Musab al-Barnawi, ex portavoce del gruppo jihadista, ha sostituito Abubakar Shekau, leader dal 2009. Non dimentichiamoci che i sanguinari terroristi nel febbraio 2015 hanno giurato fedeltà all’ISIS e alla fine dello scorso anno oltre duemila militanti si sono trasferiti in Libia per combattere a fianco dell’ISIS. (http://www.africa-express.info/2015/12/02/i-boko-haram-nigeriani-scendono-in-libia-per-dar-manforte-ai-miliziani-dellisis/)

Dal 2009 i Boko Haram sono responsabili di oltre 20.000 morti e di 2,1 milioni tra sfollati e rifugiati, nonché delle morti che questa crisi umanitaria senza precedenti nel bacino del Lago Ciad sta causando.

Abubakar Shekau (sinistra), il nuovo leader dei Boko Haram, Abu Musab al-Barnawi (destra)
Abubakar Shekau (sinistra), il nuovo leader dei Boko Haram, Abu Musab al-Barnawi (destra)

Gli operatori umanitari spesso trovano notevoli difficoltà nel distribuire gli aiuti umanitari proprio a causa dei continui attacchi dei terroristi. Pur avendo ripreso i territori controllati dai Boko Haram, l’esercito nigeriano e la Forza multinazionale composta da truppe ciadiane, nigerine, camerunensi e, ovviamente nigeriane, non sono ancora riusciti a “bonificare” i territori del nord-est della Nigeria, il gigante dell’Africa che sta affrontando anche una seria crisi economica dall’agosto scorso.

Sei giorni fa, nel villaggio di Kwamjilari, che dista solo una trentina di chilometri da Chibok, dove  sono state rapite le studentesse nell’aprile 2014, i militanti hanno ucciso otto persone davanti a una chiesa, molti i feriti. Uomini armati sono arrivati in bicicletta e hanno sparato contro i fedeli all’uscita della funzione domenicale. Ma non si sono accontentati di sparare, hanno incendiato le povere case del villaggio e dato fuoco ai campi di mais.

La scorsa settimana è stato attaccato anche un convoglio di camion che trasportavano merci da Damboa a Maiduguri, la capitale del Borno State, scortato da militari. Sei persone sono state ammazzate, diversi i feriti, tra loro anche tre soldati. L’imboscata ad opera dei Boko Haram, è stata confermata dal direttore per le relazioni pubbliche dell’esercito nigeriano, Sani Usman.

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Questi attacchi continui dimostrano come la popolazione non riesce a tornare alla quotidianità, quanto sia difficile sopravvivere nel nord-est della ex-colonia britannica, dalla quale sempre più persone cercano di scappare, per trovare pace e una vita nuova in occidente. Spesso una fuga inutile, visti i rimpatri collettivi che vengono effettuati sistematicamente dal nostro governo: la Nigeria è considerato un Paese sicuro. Sicurissimo, visto che nel nord-est muoiono giornalmente un gran numero di bambini per denutrizione, no diciamolo chiaramente, muoiono per fame!

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

 

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