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I militanti di Raila aggrediscono i giornalisti e lui ribatte: “Datemi le riprese TV che li punirò”

franco nofori francobolloDal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 31 ottobre 2017

Nella conferenza stampa tenuta alle 16 di oggi, il leader del NASA, Raila Odinga, ha ribadito che ritiene scandalosa la proclamazione di Uhuru Kenyatta. “Gli elettori che rappresento ed io, non lo riconosceremo mai come il nostro presidente e metteremo in campo tutte le necessarie azioni pacifiche affinché in Kenya sia ristabilita la democrazia”. Il leader del NASA è tornato ad accusare l’IEBC di essere al soldo di Kenyatta e ha detto di considerare inaccettabile che a una Commissione Elettorale squalificata dalla Corte Suprema, sia stato concesso di procedere alla proclamazione.

Raila Odinga durante la conferenza stampa di oggi
Raila Odinga durante la conferenza stampa di oggi

Non è ben chiaro in cosa consisteranno le “azioni pacifiche” annunciate da Odinga, probabilmente una di queste potrebbe essere quella di ricorre nuovamente alle Corti di giustizia, mettendo nel contempo in atto quello che noi definiamo uno “sciopero bianco”, cioè, soprattutto nel pubblico settore, operare in stretta osservanza delle norme, applicandole alla lettera. Minaccia, questa, che considerata l’enorme e bizantina burocrazia del Paese, non è certamente da poco. Ma una delle azioni che Odinga ha ben definito è stata quella del boicottaggio economico senza però precisare i settori e le modalità con cui tale sabotaggio dovrebbe avvenire.

Un momento dell’aggressione ai giornalisti

Un momento dell’aggressione ai giornalisti
Un momento dell’aggressione ai giornalisti

Un momento dell’aggressione ai giornalisti

Intanto in questo stesso pomeriggio, poco prima della conferenza di Raia, alcuni sostenitori del NASA hanno dato vita a un episodio spiacevole, presso il loro quartier generale di Lavington, Nairobi. Il Giornalista della NTV, Francis Gachuri, che trasmetteva in diretta è stato malmenato e costretto a interrompere il collegamento, mentre la sua cameralady, Jane Gatwiri, il suo collega della KTN ed altri della rete Citizen, sono stati ripetutamente schiaffeggiati con la distruzione delle attrezzature di ripresa. Gachuri ha riferito che alcuni leader del NASA intervenuti nella mischia, anziché calmare gli animi degli aggressori, li avrebbero incitati a proseguire.

Dai nomi degli aggrediti è facile presumere che si trattasse di kikuyu e questo darebbe una connotazione a sfondo etnico allo spiacevole episodio. Il Segretario Generale dell’Unione Giornalisti del Kenya, Erick Oduor, ha energicamente condannato l’episodio chiedendo che siano prese severe e immediate azioni contro i responsabili, diversamente l’associazione che dirige consiglierà i suoi iscritti a disertare tutte le riunioni e i meeting di natura politica.  

Comunque, all’apertura della conferenza stampa, poco dopo l’incidente, il responsabile delle comunicazioni dell’ODM (Orange Democratic Movement, il più grosso dei partiti della coalizione NASA che sostiene Raila Odinga), parlando per conto dell’intera alleanza NASA, ha condannato l’episodio che ha definito “barbaro e incivile” e si è scusato con i giornalisti che l’hanno subito. Lo stesso ha fatto Raila Odinga appena salito sul podio. Il NASA ha anche chiesto alle emittenti televisive coinvolte nell’aggressione, di rendere disponibili le riprese video in modo da accertare i responsabili ed agire severamente nei loro confronti.

Franco Nofori
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La polizia spara contro gli studenti in rivolta ad Asmara

Africa ExPress
Nairobi, 31 ottobre 2017

Nel primo pomeriggio di oggi gli studenti di una scuola privata situata ad Acria, una zona nella periferia di Asmara, la capitale dell’Eritrea, hanno manifestato davanti agli uffici del presidente Isaias Afworki. [embedplusvideo height=”309″ width=”550″ editlink=”http://bit.ly/2yjD88M” standard=”http://www.youtube.com/v/n5DVaWxhcZA?fs=1″ vars=”ytid=n5DVaWxhcZA&width=550&height=309&start=&stop=&rs=w&hd=0&autoplay=0&react=1&chapters=&notes=” id=”ep9569″ /]

L’esercito è intervenuto per reprimere la protesta. Dapprima i soldati hanno sparato alcuni colpi in aria, in seguito hanno arrestato diversi manifestanti, altri sono stati feriti.

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Poco ore dopo, i militari si sono riversati nella periferia di Acria per una rettata. La popolazione è in agitazione in tutta la città.

L’Ambasciata degli Stati Uniti d’America ha diramato una avviso ai suoi cittadini residenti in Eritrea e conferma le sparatorie nella capitale.

https://er.usembassy.gov/security-message-u-s-citizens-protests-asmara/#.WfjAHVIHJ50.twitter

 

Seguono aggiornamenti

Africa ExPress

Orma enorme scoperta nel Lesotho conferma che i dinosauri carnivori vivevano in Sudafrica

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Africa ExPress
Maseru, 31 ottobre 2017

Grazie al casuale ritrovamento delle orme di zampe con tre dita, appartenenti ad un dinosauro, gli scienziati hanno potuto stabilire che già duecento milioni di anni fa il Kayentapus ambrokholohali viveva sulle montagne dei Drakensberg, la principale catena montuosa dell’Africa meridionale, che circonda il piccolo Regno del Lesotho, dove è stata fatta questa importante scoperta.

“Con un’altezza di 2,7 e una lunghezza di quasi nove metri, si tratta certamente di uno tra i più grandi dinosauri mai esistiti nel Continente africano”,  ha fatto sapere il team di ricercatori nella loro pubblicazione sul “Plos One Journal”. Gli scienziati hanno definito il ritrovamento “inaspettato e senza precedenti”. Con questa scoperta è stato dimostrato che questi grandi dinosauri carnivori hanno vissuto solamente in due parti del mondo duecento milioni di anni fa: in Polonia e in Sudafrica.

Orme di dinosauro ritrovate nel Lesotho
Orme di dinosauro ritrovate nel Lesotho

Fabien Knoll, ricercatore dell’Università di Oxford e membro del team leader dell’Università della Città del Capo ha evidenziato l’importanza di tale ritrovamento. Significa infatti il punto di partenza per poter riuscire a comprendere quali tipi di dinosauri popolavano la terra nel periodo del Giurassico inferiore, cioè due milioni di anni fa.

Prima di questa sensazionale scoperta, si credeva che nel Giurassico inferiore i teropodi, o dinosauri carnivori bipiedi, fossero ben più piccoli. I ritrovamenti fatti finora indicavano misure ben inferiori – dai tre, al massimo cinque metri di lunghezza – mentre le orme di quest’ultimo rivelano una lunghezza di ben nove metri.

In base ai resti fossili ritrovati finora, gli scienziati erano convinti che grandi teropodi, come il Tyrannosaurus rex, fossero vissuti solamente dal Cretaceo in poi, un periodo più recente, ossia centoquarantacinque milioni di anni fa.

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Knoll ha fatto sapere che queste sono le più grandi orme mai ritrovate ricollegabili al Giurassico inferiore in tutto il Gondwana, il supercontinente che si ritiene sia esistito per circa 330 milioni di anni, approssimativamente da 510 a 180 milioni di anni fa; si frammentò in seguito nel Mesozoico, dando così origine agli attuali continenti dell’emisfero australe: Sudamerica, Africa, India, Medio oriente, Antartide e Australia.

Tali orme sono state scoperte casualmente all’inizio dello scorso anno nella Roma Valley, ad una trentina di chilometri dalla capitale, poco distante dall’Università nazionale del Lesotho. Gli scienziati sono poi ritornati svariate volte per durante questo periodo per effettuare indagini e test per poter stabilire la datazione di queste orme.

Il piccolo Regno è tra i Paesi con la più grande concentrazione di orme e fossili di dinosauri.

Africa ExPress

Il voto non è stato trasparente ma Kenyatta rieletto presidente del Kenya

francoDal nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 30 ottobre 2017

Alle 18,07 di oggi, con il solito endemico ritardo, rispetto all’ora stabilita, il presidente della Commissione Elettorale (IEBC) Wafula Chebukati, ha nuovamente proclamato vincitore alla corsa presidenziale Uhuru Kenyatta dell’alleanza Jubilee. Se esistesse un Nobel per l’arte di saper creare confusione, il Kenya potrebbe candidarsi al podio con robuste speranze di vittoria.

Sin dal voto dell’8 agosto le notizie fornite al pubblico dalle istituzioni preposte, sono state contrassegnate da una ridda di affermazioni, smentite e riaffermazioni: “Le elezioni sono valide, le elezioni non sono valide e occorre rifarle; La nuova tornata elettorale si terrà il 17 ottobre, la nuova tornata elettorale si terrà il 26 ottobre; Raila ritira la propria candidatura, Raila (forse) non la ritira, Raila conferma che la ritira; Nei seggi in cui non si è votato il 26 ottobre si voterà il 28 ottobre, nei seggi in cui non si è votato, non si voterà più… “

Uhuru Kenyatta e il suo vice William Ruto mostrano i certificati che li confermano nelle rispettive cariche
Uhuru Kenyatta e il suo vice William Ruto mostrano i certificati che li confermano
nelle rispettive cariche

L’immagine che il Kenya sta fornendo al mondo è un’immagine del tutto deludente. Non ha saputo organizzare un efficiente sistema di sicurezza che garantisse l’esercizio del diritto al voto e malgrado questo ha pagato un alto costo in vite umane. La gestione del processo elettorale, benché in preparazione da più di un anno, non è stata in grado di fornire riscontri trasparenti ed oggettivi, condita dal solito pasticcio di schede sbagliate, materiale inviato nei seggi diversi da quelli cui erano destinati e vari ritardi nell’approvvigionamento.  

Ma ciò che crea più sconcerto è che la Corte Suprema, nel decretare l’annullamento dei primi risultati, non è stata capace (o non ha voluto) spiegare chiaramente al pubblico i motivi dell’annullamento, né chi era responsabile per le irregolarità riscontrate. Del resto, che l’atteggiamento della Corte sia stato caratterizzato da una timidezza un po’ sospetta, è stato confermato il 25 scorso, quando è riuscita a deliberare sulla petizione che chiedeva un rinvio delle elezioni perché cinque membri su sette erano assenti. Le ragioni? Chi aveva perso l’aereo, chi era troppo lontano, chi non si sentiva bene…  

elezioni

Uhuru Kenyatta è ora formalmente autorizzato a governare. Ma con il Paese spaccato in due e con troppa polvere sotto il tappeto, avrà la forza sufficiente per tenere unite le due fazioni avversarie? Perché il punto è solo questo. Se il Kenya dovrà procedere verso il traguardo di emancipazione sociale ed economica, di cui ha disperato bisogno, non potrà certo farlo in quel clima di permanente conflitto che i sostenitori del NASA hanno promesso. Forse la soluzione potrebbe davvero risiedere in quel governo di coalizione proposto da Raila Odinga. Certo, non è questa una soluzione che soddisfi pienamente le parti e non è neppure una soluzione oggettivamente giusta, ma la democrazia africana si regge su equilibri ancora molto diversi da quelli occidentali e qui il bene comune deve ancora prevalere sui diritti personali, posto che questi siano ben definiti e verificati, cosa che, nella fattispecie, lascia ancora molti dubbi.

Kenyatta ha formalmente vinto. Il risultato era peraltro scontato dopo la defezione del NASA dal voto.  Da domani il Kenya, si leccherà le molte ferite e tenterà di riprendere i suoi normali ritmi di vita, Non sarà facile perché le tensioni sono tutt’altro che sopite. Del resto per nessun paese al mondo sarebbe facile accettare un risultato elettorale prodotto senza la partecipazione di quattro intere contee. Sarebbe come se in Italia un partito conquistasse il potere, malgrado che quattro province non abbiano potuto votare. Infine, un’affluenza alle urne del solo 30 per cento degli iscritti al voto, limita certamente la rappresentatività di chi ha il difficile compito di governare. Le ore a venire ci diranno se la lunga agonia sofferta dal paese in questi mesi è davvero finita.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@Franco.Kronos1

In Etiopia la repressione colpisce gli oromo: almeno dieci morti e venti feriti

Cornelia I. Toelgyes Rov 100Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 28 ottobre 2017

Ad Ambo, una città situata nella Zona di Mirab Shewa nella regione di Oromia, che dista centotrenta chilometri da Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, sono morte una decina di persone, altre venti sono state ferite durante degli scontri che si sono verificati giovedì scorso tra le forze dell’ordine e i manifestanti. In molti hanno bloccato la via principale della città, perché scontenti della mancanza di zucchero nella regione.

Nelle aree centro-occidentali del Paese, l’Oromia e l’Amhara, risiedono le due più grandi etnie, che rappresentano due terzi della popolazione etiopica.

Gadisa Desalenge, portavoce del governo regionale, ha ammesso ai reporter di Voice of America (VOA) che l’esercito e le forze speciali “AGAZI” sono stati dispiegati nella zona e sono responsabili dell repressione.

Proteste durante l'Irreecha, la festa del ringraziamento
Proteste durante l’Irreecha, la festa del ringraziamento

Una settimana fa, invece, si sono verificati incidenti tra gli oromo e gli amhara. Addisu Arega Kitessa, un altro portavoce del governo regionale ha fatto sapere che otto oromo e tre amhara hanno perso la vita durante questi scontri.

Altre otto persone sono state uccise in occasione di diverse manifestazioni di protesta il 12 ottobre in due città nella regione dell’Oromia: cinque quelle morte a Shashemene (la città che ospita un’imponente comunità rasta), altre trenta hanno riportato ferite, mentre tre sono decedute a Bookeeti e anche in questa città i feriti sono stati una trentina.

L’ondata di proteste è iniziata nel novembre 2015 nella città di Ginchi nell’Oromia perché il governo centrale aveva predisposto l’esproprio di molti terreni agricoli per destinarli all’espansione della capitale Addis Ababa. Numerosi agricoltori si sarebbero così trovati in difficoltà senza la loro terra e senza lavoro. C’era il pericolo che si potessero trasformare in sfollati. Tale progetto fortunatamente non è stato messo in atto, ma le proteste si sono protratte, perché molti manifestanti non sono stati rimessi in libertà.

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A maggio 2016 si sono svolte le elezioni parlamentari, vinte della coalizione al potere, il Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front (EPRDF), che si è aggiudicata una valanga di voti. Gli oppositori e i critici hanno manifestato il loro disappunto per questa schiacciante vittoria parlano di brogli. Il governo aveva dichiarato lo stato di emergenza nell’ottobre dello scorso anno, dapprima per solo sei mesi, poi esteso fino l’inizio di agosto.

Quest’anno la più grande festività degli oromo, l’irreecha, che segna la fine della stagione delle piogge è stata celebrata il 1° Ottobre, l’anno scorso in occasione di questa celebrazione furono uccise cinquantacinque persone secondo il governo, molte di più avevano denunciato gli esponenti dell’opposizione e l’Organizzazione Human Rights Watch aveva parlato addirittura di centinaia di morti. A Bishoftu, vicino al lago Horsada, il ricordo di questa tragedia è ancora viva e presente nella memoria della gente e quest’anno la partecipazione al festival è stata minore. In molti avevano paura, madri e bambini sono rimasti chiusi in casa. Molti dei presenti indossavano una maglietta nera, in segno di lutto, in pochi con la tradizionale veste con bande nere, rosse e bianche.

La folla al festival era rappresentata per lo più da giovani, arrabbiati e agitati.  Oromo e Amhara si sentono oppressi, messi in disparte, i posti chiave nel governo sono tutti in mano alla minoranza tigrina. Un giovane contabile di una ventina d’anni dà sfogo alla sua rabbia: “Questa è una dittatura, non c’è uguaglianza, giustizia, libertà”. Ma anche gli altri giovani concordano: “Non amiamo questo governo, non sappiamo nemmeno quanti siano i nostri ancora in prigione, arrestati durante lo stato d’emergenza”.

In occasione del festival si è svolta anche una marcia pacifica ad Ambo, dove migliaia di giovani, scesi nelle piazze cantavano “down, down Woyane”, ovviamente riferendosi al Fronte di Liberazione del Tigray, oggi la spina dorsale dalla forte coalizione al governo, il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF). Altrettanto è successo nella città di Dodola, dove le forze della polizia, amministratori locali e comuni cittadini si sono uniti alla marcia pacifica dei giovani. In tale occasione sono stati lanciati dei messaggi con cui si chiede la liberazione di prigionieri politici, tra loro anche Merera Gudina leader dell’Oromo Federalist Congress (OFC), a tutt’oggi in galera.

Adbulah Gemeda
Adbulah Gemeda

Dopo i primi incidenti che si sono verificati in questo mese, Abadulah Gemeda, portavoce della Camera bassa del Parlamento etiopico, ha rassegnato le dimissioni, sottolineando che la sua decisione è stata presa per la mancanza di rispetto nei confronti degli oromo. Gemeda, lui stesso un membro dell’etnia oromo, è il funzionario di più alto grado a lasciare la propria posizione da quando la coalizione EPRDF è al governo, precisamente dal 1991. L’ormai ex portavoce è un ex capo di Stato maggiore dell’esercito, nonché cofondatore dell’Oromo People’s Democratic Organisation (OPDO) che rappresenta gli oromo nella coalizione EPRDF.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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Teste di cuoio nell’hotel assalito in Somalia: 25 morti morti uccisi anche 3 bimbi

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Africa ExPress
Mogadiscio, 29 ottobre 2017

Nella notte le forze di sicurezza somale hanno fatto irruzione nell’hotel Nasahabod 2 uccidendo i tre terroristi che si erano asserragliati tenendo una trentina di persone in ostaggio. Altri due assalitori, ha sostenuto un portavoce della polizia sentito al telefono da Africa ExPress, sono stati catturati vivi. Quello che le teste di cuoio hanno trovato è raccapricciante: 25 morti tra cui tre bambini, uno di essi neonato e gli altri presumibilmente di tre o quattro anni di età, ammazzati a sangue freddo con un colpo di fucile mitragliatore alla testa.

Bomba al Nasa Hablood

L’attacco – che mentre era in corso è stato rivendicato dal gruppo fondamentalista Al Shebab – è cominciato sabato pomeriggio quando un terrorista ha fatto esplodere la sua autobomba davanti all’ingresso principale dell’Hotel Nasaablod 2, nei pressi del parlamento somalo. Immediatamente, sparando all’impazzata e prendendo di sorpresa le guardie armate, un commando di suoi complici, che indossavano le uniformi dell’esercito somalo, ha fatto irruzione nel palazzo asserragliandosi al primo e al secondo piano e prendendo in ostaggio una cinquantina di persone. Una ventina di esse è riuscita a scappare e a mettersi in salvo dopo un aio d’ore. 

Bomba al Nasa Hablood 4

L’obiettivo dell’attacco era probabilmente il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Farmajo, che doveva partecipare a una riunione ad alto livello assieme a funzionari e rappresentanti governativi attesi al Nasahablod da tutta la Somalia. Farmajo ha tardato e può essere che sia scampato proprio per questo. Si è salvato anche il ministro dell’elettricità e dell’acqua potabile, Salim Albyow Ibrow, rimasto sano e salvo perché si era nascosto in un’ala dell’albergo dove i terroristi non sono riusciti ad arrivare. Hanno perso la vita un colonnello della polizia e un ex ministro trovati uccisi assieme a una donna e i suoi tre figli piccoli, uno dei quali neonato, appunto. 

Bomba al Nasa Hablood 3

Due settimane fa un altro albergo, il Safari Hotel, era stato attaccato dai terroristi. L’auto bomba utilizzata per seminare il terrore era talmente imbottita di esplosivo che aveva distrutto un intero isolato con i palazzi vicini che erano crollati. Il bilancio dei morti non è ancora chiaro. per ora si è fermato a 358 ma poiché ci sono 52 disperso è destinato a salire e a superare quota 400. Forse perché troppo alto, nessuno ha ancora rivendicato l’azione. Chi si prenderà la paternità del massacro, infatti rischia di alienarsi le residue simpatie della popolazione somala.

 Africa ExPress

Bomba al Nasa Hablood 2

Kenya: 5 morti a Nairobi e Homa Bay e rinvio della conclusione delle elezioni

francoDal nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 28 ottobre 2017

Nella serata e lungo la notte di ieri, centinaia di sostenitori del NASA si sono lasciati andare a violente, distruzioni e saccheggi in varie zone dell’hinterland della capitale, incendiando esercizi commerciali e trasformando gli abitati dei quartieri di Kawangware e Waitaka in Dagoretti, in giganteschi roghi. La polizia, se pur tardivamente, ha reagito, sparando sui dimostranti e provocando tre morti e numerosi feriti, ma senza riuscire a impedire l’imponente distruzione di proprietà private.

A Homa Bay, un folto gruppo di dimostranti ha preso d’assalto la casa di James Rege, un esponente dell’alleanza Jubilee di Uhuru Kenyatta. La polizia ha respinto gli aggressori con le armi causando altre due vittime e un numero imprecisato di feriti. Alla follia distruttiva non sono scampati neppure i bambini. Tre di loro, all’uscita dalla Ndurarura Primari School, stavano dirigendosi verso casa, quando si sono trovati nel mezzo di una manifestazione e nel trambusto hanno riportato diverse ferite non gravi. I piccoli, impossibilitati dai disordini a raggiungere le rispettive abitazioni, sono stati accolti in una stazione di polizia.    

Kenya, disordini durante elezioni
Kenya, disordini durante elezioni

Nel tardo pomeriggio di ieri, Wafula Chebukati, il presidente della Commissione (IEBC) aveva annunciato che il completamente del voto, al quale non era stato possibile attendere giovedì scorso nei seggi di Migori, Syaia, Kisumu, Homa Bay, Kibera, con la successiva aggiunta di Fafi e Tukana Central; è stato rinviato a data da destinarsi. L’operazione avrebbe dovuto tenersi oggi, sabato, con l’assicurazione che sarebbe stata garantita la necessaria sicurezza affinché l’accesso alle urne fosse privo di pericoli, ma così non è stato e ancora una volta, il Kenya deve prolungare l’estenuante attesa di sapere che ne sarà del suo futuro.

La decisione di Chebukati sarebbe dovuta alle minacce rivolte dai sostenitori del NASA al personale IEBC che doveva attendere alle operazioni di voto nei seggi menzionati. Minacce che mettevano a serio rischio la loro incolumità, costringendo gli addetti ad abbandonare i siti cui erano assegnati, per rifugiarsi nelle stazioni di polizia. Ma dov’era, allora, la protezione delle forze di sicurezza che era stata promessa? Senza che il diritto di voto sia garantito anche nei seggi delle località in cui non si era votato, le elezioni tenute il 26 scorso non potranno considerarsi valide ed è a questo punto impossibile prevedere ciò che avverrà nei giorni a seguire.

Intanto, in un’intervista rilasciata questa mattina all’emittente americana CNN, Raila Odinga, leader del NASA, ha reiterato che il suo movimento, di resistenza pacifica (ma quanto c’è di pacifico nei fatti sopra descritti?) non riconoscerà mai Uhuru Kenyatta come presidente del Kenya ed userà ogni necessaria misura affinché il voto venga ripetuto entro 90 giorni. Insomma, un’altra giornata che si conclude con distruzioni e perdite di vite umane, senza l’apertura di un minimo spiraglio che autorizzi anche la più tiepida speranza. Tutto questo mentre il Kenya si appresta a ricevere i turisti della sua più attiva stagione dell’anno.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
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Mogadiscio: terroristi attaccano un hotel con un autobomba e si barricano dentro

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L’hotel Nasahablood devastato dall'esplosione
Auto distrutte davanti all’hotel Nasahablood devastato dall’esplosione

Africa ExPress
Mogadiscio, 28 ottobre 2017

Un’autobomba condotta da un kamikaze è esplosa davanti a un albergo di Mogadiscio, il Nashablod 2. Il bilancio è di 13 morti e una ventina di feriti ma è ancora provvisorio perché i terroristi, un commando legato al gruppo fondamentalista Al Shebab, dopo aver fatto esplodere l’auto che avevano imbottito di tritolo, si sono asserragliati all’interno del palazzo con una cinquantina di ostaggi.

Subito dopo un altro veicolo, un minibus anch’esso carico di esplosivo è esploso poco lontano, nei pressi del parlamento. Per fortuna in questo secondo caso i morti sono stati “solo” due.

Il Nasablood 2 (il cui nome significa “Tette enormi”) appartiene ad Abdulkadir Eno, un uomo d’affari che opera anche in Europa. E molto frequentato dai politici locali perché è vicino al parlamento, a differenza dell’originario Nasablood, che invece si trova sulla piazza cosiddetta del Quarto Chilometro.

Proprio oggi doveva tenersi una riunione dei presidenti dei vari Stati che compongono la Federazione Somala. Era prevista la partecipazione del Capo dello Stato, Mohamed Abdullahi Farmajo che al momento dell’attentato non era ancora arrivato. E probabilmente era proprio Farmajo l0bbiettivo dell’attacco.

L’attentato avviene a pochi giorni di distanza da quello che ha causato la morte probabilmente di 400 persone. Finora sono stati recuperati 358 corpi ma ci sono altri 52 dispersi.

Africa ExPress

Corte francese condanna a 3 anni il rampollo del dittatore della Guinea Equatoriale

andrea-spinelli-barrile82Speciale per Africa Express
Andrea Spinelli Barrile
Roma, 27 ottobre 2017

La 34esima camera del Tribunale Penale di Parigi ha condannato oggi, 27 ottobre 2017, Teodorin Nguema Obiang Mangue, 48 anni, vicepresidente della Guinea Equatoriale ed erede al trono della Repubblica meno pubblica di tutto il continente africano: il rampollo della famiglia Obiang, alla sbarra nell’ambito del processo “Bien Mal Acquis” e accusato di riciclaggio di beni, appropriazione indebita, abuso di fiducia e corruzione, è stato condannato a 3 anni di carcere, ad un’ammenda di 30 milioni di euro e al sequestro di ogni sua proprietà su territorio francese.

La pena, sia detentiva che pecuniaria, resta sospesa in quanto l’imputato non era presente al processo, ed anzi a dire il vero non ha mai ritenuto importante presentarsi in Aula a Parigi.

teodorin-nguema

Si tratta di un processo storico per la Francia, per la Guinea Equatoriale, per l’Unione Europea: per la prima volta un capo di stato straniero viene riconosciuto colpevole di appropriazione indebita e corruzione nel proprio paese e condannato per aver commesso riciclaggio e falso in un paese terzo. La giustizia francese ha ritenuto che Teddy Nguema abbia costruito il proprio lussuosissimo patrimonio francese attingendo a piene mani da risorse non sue: corruzione e appropriazione indebita di beni pubblici e privati in Guinea Equatoriale, riciclaggio e falso in Francia, dove ha ripulito i soldi sporchi acquistando quadri, automobili di lusso, immobili pregiati: l’intero palazzo di Avenue Foch dove si trova l’ambasciata della Guinea Equatoriale a Parigi venne sequestrato con un blitz spettacolare dei magistrati francesi, che scoprirono essere tutto di proprietà di una società direttamente riconducibile al corrotto vice-monarca africano.

Per questo Nguema è stato condannato anche al pagamento di 10.000 euro per danni non pecuniari e di altri 41.080 euro per danni materiali a Trasparency International France, costituitasi parte civile al processo, mentre alla Cored, la coalizione di partiti di opposizione contro la dittatura nguemista, non è stato riconosciuto alcun indennizzo ed il giudice ha rigettato la richiesta di costituzione di parte civile mentre ha confermato il sequestro di tutti i beni, già nelle mani degli inquirenti francesi.

Non si tratta tuttavia di una fine ma di un nuovo inizio: il rampollo di casa Obiang ha accolto la notizia della sua condanna in contumacia come un qualunque mafioso mentre si trova in vacanza a Singapore e si è tenuto bene alla larga dal tribunale dove si celebrava il processo . Con un video postato su Snapchat infatti Teodorin Nguema si è messo in bella mostra davanti a tutto il mondo nei suoi splendidi ed opulenti 48 anni mentre girava i negozi più alla moda di Singapore prodigandosi in acquisti di lusso e di dubbio gusto.

Inoltre il giudice, nella lettura del dispositivo della sentenza, ha sottolineato alcuni aspetti, non riportati da nessun giornale ma che sono di grande interesse pubblico: affermando di avere tenuto in grande considerazione il danno arrecato da Nguema al popolo della Guinea Equatoriale, il giudice ha sottolineato il ruolo di primo piano svolto da SBGE (La Société Générale Des Banques en Guinée Equatoriale, banca locale ma facente parte del gruppo francese Société Générale, settimo gruppo bancario europeo per capitalizzazione e tra i principali gruppi bancari francesi), che aveva creato un clima di “tollereanza […] un senso di protezione” che ha favorito operazioni bancarie poco trasparenti e comportamenti criminali. Qui trovi tutte le informazioni necessarie sulla posizione del gruppo bancario francese.

Insomma, la sfida è appena cominciata.

Andrea Spinelli Barrile
aspinellibarrile@gmail.com
Twitter: @spinellibarrile

Kenya al voto: il bilancio, tre morti, dieci feriti e 600 milioni di euro spesi

franco nofori francobolloDal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 26 ottobre 2017

Pochi minuti fa si sono chiusi i quarantacinquemila seggi elettorali in Kenya, alcuni dei quali non sono neppure stati aperti per l’ostruzionismo dei sostenitori del NASA. Mentre il paese attende la conferma ufficiale di un risultato – peraltro già conosciuto ancor prima di votare – è tempo di fare il solito drammatico bilancio: tre morti e nove feriti nelle regioni di Nyanza e Athi River, dove la polizia ha sparato contro i dimostranti, mentre le già anemiche casse dello Stato si sono alleggerite di quasi seicento milioni di euro.

elezioni in Kenya

Questione finalmente chiusa? Difficile crederlo. Raila Odinga, leader dell’Alleanza NASA, ha chiaramente detto che non riconosce queste elezioni e combatterà perché si ripetano entro 90 giorni da oggi. Intanto, Wafula Chebukati, presidente dell’IEBC (Commissione Elettorale) ha appena annunciato che limitatamente ai seggi di Homa Bay, Kisumu, Siaya e Migori, ai quali oggi non è stato possibile accedere, sarà consentito di votare dopodomani, 28 ottobre. La proclamazione del vincitore, Uhuru Kenyatta, dovrà di conseguenza essere rinviata fino all’acquisizione dei voti mancanti.

Ancora due giorni, quindi, di estenuante attesa per il paese che ormai da quasi sei mesi spera di riprendere i normali ritmi di vita, ma ciò che soprattutto preoccupa è che la proclamazione del vincitore, più che chiudere la partita, possa invece agire come un detonatore per far esplodere altre contestazioni ed altre violenze, giacché appare un perverso destino dell’Africa che il processo democratico, anziché conciliare gli animi, produca ad ogni consultazione elettorale effetti diametralmente opposti.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
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