Israele invia contingente di soldati ebrei di origini africane in Somaliland

Il Paese ex colonia britannica ha aperto un'ambasciata a Gerusalemme. Il suo presidente è stato ricevuto da Herzog e Netanyahu

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Africa ExPress
23 giugno 2026

Detto e fatto. Le promesse si mantengono. E in poco meno di sei mesi dal riconoscimento da parte di Israele come Stato indipendente, il Somaliland ha aperto la sua ambasciata a Gerusalemme. Mentre Tel Aviv, già a aprile, aveva nominato Michael Lotem come suo primo ambasciatore a Hargeisa.

L’inaugurazione della missione diplomatica, che si trova in un parco tecnologico a Gerusalemme Ovest, è coincisa con la visita ufficiale in Israele del presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi. In tale occasione è stato ricevuto dapprima dal presidente Isaac Herzog nel palazzo presidenziale della Città Santa e in seguito dal primo ministro Benjamin Netanyahu a Tel Aviv.

Visita storica del presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi in Israele con il suo omologo israeliano Isaac Herzog

Accordo di cooperazione strategica

Durante la visita del presidente del Somaliland, é stato siglato un accordo di cooperazione strategica con Tel Aviv. Di fatto entrambe le parti vorrebbero trasformare il riconoscimento diplomatico in un partenariato più ampio che abbracci i settori della sicurezza, del commercio e della strategia regionale.

Quando alla fine dello scorso anno lo Stato ebraico ha comunicato ufficialmente al Somaliland la decisione di riconoscere l’ex protettorato inglese, il governo della Somalia è insorto, ma non solo. Sono rimasti spiazzati anche molti altri Paesi del continente e del mondo arabo, non per ultimo l’Unione Africana stessa.

Militari etiopi-israeliani

Un alto funzionario somalo ha rivelato a Middle East Eye (MEE) che il governo di Netanyahu, non appena ripresa la guerra con l’Iran a fine febbraio, ha inviato un piccolo contingente di 50 soldati nel Somaliland.  Si tratta di militari di origini africane, per lo più etiopi. Non è chiaro se si tratti di falascia, cioè i componenti della tribù ebrea che vive in Etiopia e di cui un gran numero si è trasferito in Israele. Africa ExPress non ha potuto controllare la veridicità di questa rilevazione.

 

Pare che la Difesa israeliana abbia scelto questi soldati per non attirare l’attenzione su di sé. I militari neri si confondono più facilmente con la comunità locale.

Ovviamente il ministero degli Esteri israeliano ha bollato la notizia come una Fake news. Va sottolineato però, che in occasione della visita del presidente del Somaliland nello Stato ebraico, il ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato che Tel Aviv e Hargeisa collaborano in segreto da anni.

Secondo quanto riferito dalla CNN, il Somaliland avrebbe fornito a Israele un’ulteriore postazione militare, consentendo così agli aerei israeliani di disporre di un punto di scalo durante i voli a lungo raggio verso l’Iran.

Soldati di origine etiopica arruolati nelle IDF, le Forze Difesa Israeliane, Cioè l’esercito

Va ricordato che il Somaliland, ex colonia britannica, ha guadagnato l’indipendenza dal Regno Unito nel giugno 1960 (si chiamava Stato del Somaliland, indipendente dal 26 giugno al 1º luglio 1960) e dopo 5 giorni si è unito alla Somalia Italiana, indipendente dal 1° luglio.

Dopo lo scoppio della guerra civile somala il 30 dicembre 1990, e il conseguente collasso della Somalia, il 18 maggio 1991 il Paese si è ritirato dall’unione, proclamando la propria indipendenza, ma non è mai stato riconosciuto a livello internazionale come Stato indipendente.

La Somalia ex italiana (che fa parte della Lega Araba e dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica) è un Paese nel caos, il Somaliland è quasi del tutto pacificato. Il suo sviluppo è lento ma sicuro. Le elezioni si svolgono in modo democratico e trasparente. Gran parte della Somalia ex italiana è controllata dei miliziani islamisti, il governo centrale è debole e sopravvive perché è sostenuto dalle truppe dell’Unione Africana (AUSSOM).

Pochi mesi fa Bruxelles ha stanziato ulteriori 75 milioni di euro a favore della missione dell’UA, per contribuire al mantenimento della sicurezza e a proteggere i civili nelle zone colpite dai sanguinari miliziani Al-Shebab e da altri gruppi terroristi.

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