Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
21 giugno 2026
Qualche giorno fa, un gruppo di giovani, armati di coltelli, sono entrati nell’ospedale di Wanamahika di Butembo (Nord-Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo) e hanno portato via una bimba di 6 anni e la sua mamma. Entrambe erano ricoverate nel padiglione per malattie infettive, perché colpite da ebola.
Per fortuna, dopo diversi giorni di intense ricerche da parte delle autorità, la piccola è stata ritrovata. Le condizioni di madre e figlia, secondo quanto riportato dai medici, sarebbero stabili.

Il ceppo che caratterizza la 17esima epidemia di ebola, dichiarata lo scorso 15 maggio nella Repubblica Democratica del Congo, è particolarmente aggressivo. Si tratta del Bundibugyo, che prende il nome dall’ omonimo distretto ugandese, dove è stato identificato per la prima volta nel 2007 e finora non esiste nessun vaccino per questa variante della patologia. Al momento attuale l’immunizzazione è disponibile solamente per ebolavirus Zaire.
Attacchi ospedali
I centri che ospitano persone affette dalla temibile febbre emorragica sono spesso nell’occhio del ciclone di parenti e residenti. Il personale sanitario è disperato, perché oltre a dover lottare contro il virus, per cercare di salvare i malati, subiscono continuamente attacchi da parte di familiari o persone diffidenti.
La popolazione non si fida, perché spesso è stata lasciata sola per altre questioni sanitarie. Molti non credono che la malattia sia così grave e contagiosa. Inoltre tanti non vogliono essere ricoverati, vogliono morire a casa loro, le famiglie vogliono seguire i funerali tradizionali. Per arginare il problema, il governo ha annunciato che ora tutte le cure, non solo quelle per ebola, saranno gratuiti nella provincia di Ituri.
Funerali sicuri
Quando una persona muore di ebola, il virus resta attivo, la salma continua a contagiare gli altri. Dunque, secondo il protocollo imposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è vietato praticare funerari tradizionali. Durante questi riti, i familiari lavano e vestono il congiunto deceduto, vengono dunque in contatto con il sangue e altri liquidi corporei, con il forte rischio di infezione.
Alcune persone invece, hanno riferito di aver sentito che diverse ONG occidentali avrebbero inventato ebola per ottenere finanziamenti. Le dicerie popolari sono tante, non è sempre semplice convincere la gente a farsi curare e a rispettare i protocolli per fermare il virus.

La diffidenza ha creato seri problemi anche nelle passate epidemie di febbre emorragica. Le sabotaggi e aggressioni a ospedali e centri sanitari di oggi sono un déjà vu.
Secondo Marie-Roseline Belizaire, responsabile per le emergenze dell’OMS in Africa, l’epidemia resta grave e si sta evolvendo molto velocemente, malgrado tutti gli sforzi messi in campo.
Oltre al personale sanitario ci sono equipe incaricate alle disinfestazioni, altre, invece hanno il difficile compito di sensibilizzare la popolazione, mentre l’incarico più ingrato spetta agli addetti alle sepolture. Lavorano sotto grande pressione e spesso mettono a rischio la propria vita. Non di rado vengono mal accolti dai familiari con lanci di pietre, perché non accettano i sacchi mortuari, visti quasi come un sacrilegio.
80 persone guarite
In base ai dati ufficiali, i casi confermati sono ora 933, mentre le morti causati dal virus sono 245. Sono invece 80 le persone dichiarate guarite. In mezzo a tanto dolore ci sono dunque notizie positive. Ci si può salvare anche della variante Bundibugyo.
L’Ituri, nell’est del Congo-K, provincia dove è scoppiata l’epidemia, resta l’epicentro della patologia. L’80 per cento dei contagiati sono stati registrati in quella regione.
Gli esperti ritengono che l’epidemia potrebbe durare anche un anno, in quanto il picco dei contagi non è ancora stato raggiunto.
La ONG Medici senza Frontiere (MS) ha sottolineato che si tratta di un’emergenza sanitaria di grande portata, senza precedenti. E’ caratterizzata dall’assenza di un vaccino contro questo ceppo del virus, da risorse mediche limitate e da un contesto estremamente complesso, segnato da conflitti armati e dall’inaccessibilità di alcune zone.
Certo, i gruppi armati, come ADF (Alliance Democratic Forces, un’organizzazione islamista ugandese, presente anche nel Congo-K dal 1995), alleati allo stato islamico, e conosciuti per la loro violenza nei confronti dei civili non temono l’ebola. Continuano le loro incursioni a scapito dei residenti, che continuano a fuggire dalle zone colpite dai terroristi.
Referendum
E in mezzo al caos nell’est del Congo-K, il Parlamento e il Senato della RDC hanno approvato una proposta di legge relativa all’organizzazione di un referendum per la revisione della Costituzione. Il nuovo testo potrebbe aprire la strada a un terzo mandato per l’attuale presidente, Felix Tshisekedi, che però dovrà ancora promulgare la nuova legge.
L’attuale presidente, al suo secondo mandato, quando era all’opposizione aveva gridato allo scandalo allorché Kabila aveva espresso l’intenzione di apporre modifiche alla legge fondamentale dello Stato. Anzi, Tshisekedi ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia, ritenendo tale fatto una linea rossa invalicabile.

Intanto ci sono già stati violenti scontri nella capitale durante una manifestazione indetta dall’opposizione, che ha denunciato “un colpo di Stato costituzionale”.
Se si dovesse arrivare al referendum e se questo dovesse passare, di fatto azzererebbe il conteggio dei mandati presidenziali di Félix Tshisekedi.
La Conferenza episcopale congolese (CENCO) si è espressa contraria a una cambiamento della Costituzione. Durante una tavola rotonda di tre giorni sono stati ascoltati esperti di diversi orientamenti politici. Alla fine dei lavori, il segretario generale, monsignor Donatien Nshole, ha letto una dichiarazione, nella quale i vescovi affermano: “Non vediamo né la necessità, né l’urgenza, né l’opportunità di una modifica della Costituzione”.
Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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