I misteriosi motivi dietro la liberazione del giornalista francese e dell’operatore umanitario americano in Niger

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
27 marzo 2023

Il rilascio di Olivier Dubois, giornalista, rapito in Mali nel maggio 2021 da Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani (JNIM), ha avuto molta risonanza mediatica, mentre la liberazione di Jeff Woodke, un operatore umanitario  statunitense, sparito nel nulla nell’ottobre 2016, è passato in secondo piano.

Il giornalista francese freelance, Olivier Dubois, (a destra) e l’operatore umanitario statunitense, Jeffrey Woodke, ostaggi liberati in Niger

Woodke è stato sempre molto apprezzato in tutto il Paese, fatto confermato anche dall’allora presidente Mahamadou Issoufou che, durante una intervista rilasciata nel 2019, aveva specificato di aver ricevuto notizia secondo cui l’operatore umanitario era vivo e in buone condizioni di salute. “Faremo tutto il possibile per creare le condizioni affinchè possa essere liberato quanto prima”, aveva poi aggiunto Issoufou.

Le condizioni per la sua liberazione si sono poi presentate anni dopo, nel marzo 2023. Lunedì scorso la notizia del suo rilascio è stata resa nota in un breve comunicato da fonti ufficiali di Washington, pochi giorni dopo la visita a Niamey del segretario di Stato statunitense Antony Blinken.

Ovviamente Washington ha precisato che non è stato pagato alcun riscatto o un cosiddetto quid pro quo. Ma sta di fatto che Blinken, durante la sua visita a Niamey ha promesso 150 milioni di aiuti umanitari per tutto il Sahel. Il segretario di Stato ha sottolineato: “Contribuiranno a fornire un sostegno salvavita a rifugiati, richiedenti asilo e altre persone colpite dai conflitti e dall’insicurezza alimentare nella regione”.

Gli aiuti saranno destinati a Niger, Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritania e ai rifugiati saheliani in Libia. Alcuni dei Paesi destinatari sono attualmente in relazioni più che cordiali con la Russia.

Antony Blinken, segretario di Stato statunitense in Niger

La liberazione degli ostaggi occidentali era nell’aria da giorni, come lo hanno confermato durante un loro intervento a TV24, Wassim Nasr e Serge Daniel, due giornalisti ben informati delle questioni del terrorismo nel Sahel.

In particolare per quanto riguarda Dubois, le trattative per il suo rilascio hanno subito una brusca battuta d’arresto tempo fa, a causa delle pessime relazioni che si sono create tra Bamako e Parigi.

E’ stato necessario ricreare tutti canali con i terroristi e, grazie al governo nigerino, i negoziati sono stati riattivati e si parla sempre più spesso di un mediatore noto nella regione di Kidal (Mali), che avrebbe svolto un ruolo centrale tra i jihadisti e le autorità di Niamey..

Serge Daniel ha anche ricordato che il capo di Stato maggiore nigerino, Salifou Mody, è stato ricevuto pochi giorni prima della liberazione dei due, da Assimi Goïta, presidente della giunta militare di transizione del Mali, e questo malgrado le relazioni non proprio ottimali tra i due governi, visto che il Niger gode della massima fiducia dell’Occidente, mentre Bamako è sempre più vicino alla Russia.

Formalmente l’alto ufficiale nigerino si è recato a Bamako per parlare dei problemi di sicurezza tra i due Paesi, specie tra i confini comuni; non si esclude però che durante i colloqui sia stata menzionata molto discretamente anche la sorte del giornalista francese.

Molto probabilmente non conosceremo mai le condizioni stipulate per il rilascio degli ostaggi, se è stato pagato un riscatto, se sono stati liberati dei prigionieri o se sono state fatte altre concessioni. Ma sta di fatto che il Niger non è alle prime armi in questo tipo di trattative.

Dal febbraio 2022 sono in corso colloqui con i gruppi terroristi e Niamey. Un primo successo è stato ottenuto ad agosto con il rilascio di una suora americana, Suellen Tennyson. Fonti vicine al caso hanno assicurato a RFI che non è stato pagato alcun riscatto, in contropartita pare sia stato rilasciato un miliziano di un gruppo armato.

Va ricordato che in mano ai jihadisti si trovano ancora anche tre italiani testimoni Geova: Rocco Antonio Langone, la moglie Maria Donata Caivano, il 43enne Giovanni, figlio della coppia e il loro autista, un cittadino togolese. Sono stati rapiti nel maggio dello scorso anno da uomini armati dalla loro casa vicino a Koutiala (regione di Sikasso) nel sud del Paese.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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