Chi ha tradito il giornalista francese, rapito da un gruppo jihadista in Mali?

Africa ExPress
6 maggio 2021

Spuntano alcuni dettagli sul rapimento del giornalista freelance francese Olivier Dubois, in mano ai jihadisti del Sahel dall’8 aprile scorso. Ed emerge chiaramente che il reporter è stato tradito da qualcuno di cui si fidava e aveva affidato la sua vita.

Serge Daniel, autorevole e apprezzato giornalista beninois che vive in Mali, collaboratore di importanti testate, compresa Africa ExPress, ha rilasciato alcune precisazioni anche su Radio France Internationale (RFI) sul sequestro del collega.

Olivier Dubois, giornalista francese rapito in Mali

Dubois aveva un appuntamento con Abdallah Ag Albakaye, un importante esponente del gruppo terrorista Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani nella regione l’8 aprile scorso. L’incontro è organizzato da un intermediario locale, un certo Souleymane, che accoglie il giornalista all’aeroporto di Goa (città nel nord della ex colonia francese).

Subito dopo i due vanno in albergo, dove Dubois deposita tutti bagagli e lascia lì i suoi strumenti di lavoro, compreso il computer portatile. Poi insieme si recano all’appuntamento con l’esponente jihadista nel centro di Gao.

Il giornalista fa appena in tempo a sussurrare al suo intermediario: “Se fra 45 minuti non mi vedi, avvisa la mia famiglia e i militari di Opération Barkhane” (il contingente francese presente in tutto il Sahel con oltre 5.000 uomini).

Ora, dopo la messa in onda del video in cui Duboi implora chi può di intercedere per la sua liberazione,  ci si chiede chi lo ha tradito. Nel frattempo Souleyman è nelle mani degli inquirenti. Il ministero degli Esteri di Parigi ha confermato il sequestro del connazionale in Mali e la Procura Nazionale Antiterrorista (PNAT) ha aperto un fascicolo d’inchiesta preliminare, notizia confermata anche da Le Monde.

Dubois è apparso in un video di 21 secondi, che circola su diversi social network dal 4 maggio, nel quale il giornalista – scriveva soprattutto per le testate francesi Libération e Le Point – chiede alla famiglia, agli amici e alle autorità francesi di fare di tutto affinché possa essere liberato quanto prima.

Il freelance conosceva bene il Mali, dove viveva da 5 anni, ma già ben prima di trasferirsi a Bamako con tutta la famiglia si era occupato del Sahel. Anche stavolta aveva preparato e organizzato il suo reportage nei minimi dettagli, senza lasciare nulla al caso.

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