Ricatto del Mali alla Costa d’Avorio: “Volete i vostri soldati? Estradate rifugiati eccellenti che sono da voi”

Gli attacchi dei terroristi si susseguono in Mali. L'esercito e i suoi "ausiliari" accusati di violenze

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
11 settembre 2022

Grazie alla mediazione del Togo la scorsa settimana sono state liberate tre donne soldato che facevano parte del gruppo di 49 militari ivoriani arrestati all’aeroporto di Bamako a metà luglio. Per gli altri 46 “mercenari”, ancora imprigionati in Mali la situazione è meno rosea. I soldati dovevano essere impegnati nell’ambito delle operazioni di supporto logistico della missione ONU in Mali, MINUSMA, ma il governo di transizione ritiene che siano mercenari.

Militari della Costa d’Avorio detenuti in Mali

Ora per la loro liberazione il governo di Bamako pretende l’estradizione immediata di tutti politici maliani che si sono rifugiati in Costa d’Avorio. Richiesta che ha irritato non poco il governo ivoriano. Una fonte vicino alla presidenza di Yamoussoukro (capitale della Costa d’Avorio) ha risposto che la pretesa avanzata dal presidente Assimi Goïta è un ricatto e i soldati ancora in mano ai maliani sono ormai ostaggi del governo di transizione.

La Costa d’Avorio esclude categoricamente l’estradizione dei personaggi politici maliani. Si tratta del figlio dell’ex-presidente del Mali, Karim Keïta, l’ex primo ministro Boubou Cissé e l’ex ministro Tiéman Hubert Coulibaly, contro i quali la giustizia maliana ha spiccato, in alcuni casi, mandati di cattura internazionali.

Poco più di una settimana fa il presidente golpista del Mali, Assimi Goïta, ha ricevuto a Bamako il suo omologo del Burkina Faso, Henri Sandaogo Damiba, salito al potere con un colpo di Stato lo scorso gennaio. I colloqui tra i due capi di Stato si sono concentrati sulla cooperazione bilaterale e sulla sicurezza.

Durante l’incontro è stata toccata anche la questione dei militari ivoriani. Poi i due presidenti hanno parlato per lo più del problema sicurezza, inquanto entrambi i Paesi sono particolarmente esposti ai continui attacchi di gruppi armati affiliati ad Al-Qaeda, o da altri, fedeli allo stato islamico.

Per questo motivi i leader di Burkina Faso e Mali hanno deciso di rinforzare la cooperazione militare insieme al Niger, per poter controllare meglio la cosiddetta zona delle tre frontiere (Mali, Burkina Faso, Niger), particolarmente battuta dai terroristi.

Intanto, malgrado la presenza dei mercenari di Wagner, gli attacchi dei terroristi continuano senza sosta.

Martedì scorso miliziani del gruppo Stato Islamico nel Grande Sahara (EIGS) hanno preso in ostaggio la città di Talataye, che dista 150 chilometri da Gao e si trova nella zona delle tre frontiere.

Secondo quanto riferito da un combattente del Movimento per la salvezza di Azawad (MSA, movimento politico tuareg che riunisce diverse sigle che hanno firmato il trattato di pace del 2015), centinaia di uomini armati sarebbero arrivati in sella alle loro moto nella città. Gli scontri si sarebbero protratti per diverse ore, poi l’abitato sarebbe caduto in mano ai terroristi dell’EIGS per alcuni giorni.

Finora Talataye è sempre stata nelle mani del raggruppamento jihadista rivale, Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani (JNIM), in particolare Ansar Dine e  Katiba Macina, che fanno parte di JNIM.

Secondo alcune fonti, sembra che EIGS abbia lanciato l’offensiva in due parti distinte a Talataye: a ovest contro i jihadisti del Jnim, mentre a est contro i tuareg (MSA), che negli ultimi mesi hanno cercato di proteggere la popolazione della zona.

Da marzo EIGS sta guadagnando terreno nel nord-est del Mali, e la missione MINUSMA ritiene che abbia preso il controllo di tre zone su quattro nella regione di Ménaka. E proprio a giugno i militari francesi dell’Opération Berkhane hanno consegnato la loro base di Menaka alle forze armate maliane (FAMa), dove poco dopo si sono insediati i mercenari russi del gruppo Wagner. https://www.africa-express.info/2022/06/18/i-francesi-lasciano-la-loro-base-di-menaka-in-mali-immediatamente-occupata-dei-mercenari-russi/.

RFI ha riferito che nessun altro gruppo tuareg, come GAITA (Gruppo di autodifesa tuareg Imgad e alleati) e nemmeno CMA (coalizione dei movimenti per l’Azawad) avrebbe partecipato insieme a MSA alla difesa della popolazione. Tantomeno i militari di FAMa e i loro alleati, i mercenari russi del gruppo Wagner.

Per fortuna gran parte dei residenti sono riusciti a fuggire, eppure, una volta terminato l’attacco, sono stati trovati una trentina di corpi, tra questi anche alcuni bambini. Inoltre tutti i negozi sono stati saccheggiati e alcune case bruciate. Un notabile del luogo ha riferito: “Non c’è più nulla da mangiare. Hanno portato via qualunque cosa”.

I responsabili civili della zona hanno chiesto aiuto alle ONG e al governo. Una situazione che sta peggiorando di giorno in giorno: dall’inizio dell’offensiva di EIGS nella zona (marzo di quest’anno), secondo l’ONU, oltre 50 mila persone hanno lasciato le loro case e si sono rifugiate a Menaka, senza contare i migliaia di sfollati che hanno scelto Gao o Kidal per mettersi al sicuro dai terroristi.

Intanto la scorsa settimana il villaggio di Nia-Ouro, situato vicino a Sofara, nella regione di Mopti, al centro del Mali, è stato oggetto di un’operazione anti-terrorista da parte di FAMa, in collaborazione con i mercenari russi e un gruppo di cacciatori tradizionali dozo.

Diverse fonti locali hanno riportato che alcune donne hanno subito aggressioni, sono state costrette a spogliarsi davanti ai contractor russi, altre hanno persino subito violenze sessuali.

Testimoni hanno inoltre riferito che il villaggio è stato saccheggiato: i dozo avrebbero caricato su carretti e pick-up bestiame, cereali, mobili, motociclette; mentre gioielli e oro sarebbero stati invece rubati dai russi.

Mercenari del gruppo Wagner in Mali

La maggior parte degli abitanti sono ormai fuggiti, il villaggio è praticamente deserto. Gli uomini se ne sono andati domenica scorsa, ancor prima dell’arrivo dei militari e i loro alleati.

Martedì scorso i militari hanno rilasciato un comunicato dove hanno sottolineato di aver neutralizzato due jihadisti e di aver fermato alcune persone sospette di far parte di gruppi armati. L’esercito ritiene che Nia-Ouro sia un covo di terroristi. Nessun accenno sulle violenze subite dalle donne, anzi nella comunicazione ufficiale l’esercito denuncia “propaganda e disinformazione dei terroristi e dei loro complici” .

Secondo fonti ONU, MINUSMA avrebbe già aperto un’indagine sulle accuse di abusi commessi a Nia-Ouro, ma le autorità hanno rifiutato l’accesso all’area.

Dall’inizio dell’anno si sono moltiplicate le accuse di abusi contro l’esercito maliano e i suoi ausiliari e le autorità promettono sistematicamente l’apertura di indagini indipendenti, ma rifiutano l’accesso alle aree interessate alla missione dell’ONU.

 

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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