Altra vittima della guerra in Ucraina: l’Africa se ne va verso Oriente, non sopporta più la politica euro-atlantica e non condanna la Russia

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Speciale per Africa ExPress
Celestino Victor Mussomar*
Aprile 2022

L’invasione russa dell’Ucraina ha lasciato il mondo in una posizione di incertezza riguardo al futuro della geopolitica mondiale. All’interno della complessità, la mancanza di un “virtuoso” governo mondiale o di un costituzionalismo mondiale, come mostra Luigi Ferrajoli, accresce le incertezze della geopolitica internazionale incastonate in una crisi ecologica senza precedenti nella storia.

Nel contesto della pandemia, la visione eurocentrica ha sostenuto l’Africa come cavia e terreno per esperimenti con il vaccino contro il COVID-19, mentre il virus ha colpito e infettato principalmente l’Occidente.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS

Questo fatto ha portato il direttore generale dell’OMS Thedros Adhanom Ghebreyesus a una posizione contraria a questa visione afro-pessimista. Secondo Ghebreyesus la guerra in Ucraina è giusta a priori, ma sembra che ci sia una mentalità che sviluppa le disuguaglianze tra le persone.

Secondo lui, sembra che ci siano persone di prima e seconda categoria dato che ci sono ancora guerre: in Somalia, Congo, Mali, Yemen e in altri luoghi del mondo, che sembra non creino preoccupazioni, come sta invece accadendo per l’Ucraina.

Nell’opinione mondiale non c’è la medesima considerazione dell’uguaglianza fra uomini rispetto ai diritti della persona. Questa tesi è stata ripresa anche da Papa Francesco, nella recente benedizione Urbi et Orbi dove afferma che la crisi in Ucraina deve incoraggiarci, “il conflitto in Europa ci rende più preoccupati anche di fronte ad altre situazioni di tensione, sofferenza e angosce, che toccano troppe regioni del mondo e che non possiamo e non vogliamo dimenticare».

Nel mondo dovrebbero essere trattati tutti allo stesso modo. Non possono esserci guerre di serie A e guerre di serie B e rispettivi individui privilegiati o meno.

La critica di Ghebreyesus è incorniciata dal generale malcontento degli africani nei confronti della visione del mondo odierna che sembra ancora voler perpetuare la loro esclusione dai destini del mondo. Questa mentalità si ritrova nel libro di Henry Kissinger, che nella sua voluminosa opera intitolata “Ordine mondiale”, pubblicata nel 2014, non assegna alcun ruolo agli africani in questo ipotetico assetto.

Quando si parla di Africa, si considera solo che è il continente da cui esplorare le risorse naturali, dimenticando che essa è un continente con persone che hanno dignità e personalità culturale come altri popoli del mondo. E gli africani sarebbero visti come persone di serie B.

Da un punto di vista geopolitico, la Russia è un alleato storico di molti Stati africani e non può stupire la posizione unanime di questo Continente sulla Guerra in Ucraina.

Gas dall’Africa

L’Europa ha sempre considerato gli africani come i “dannati della terra” sulla scia di Franz Fanon e, sulla base della visione hegeliana, ha escluso l’Africa dai processi storici del mondo. Ancora oggi è generalizzata la visione hegeliana nei confronti degli africani. L’Africa è stufa di questa mentalità euro-atlantica.

Per questo ha votato contro la risoluzione delle Nazioni Unite che condanna l’invasione russa dell’Ucraina. Questa decisione ha chiarito il desiderio degli Stati africani di dialogare con gli altri su un piano di parità.

Ma non si può nemmeno non constatare che in questi anni l’Africa, avendo vissuto la drammatica esperienza della Libia, è ora protesa verso Oriente. Potremmo dire con Paul Ricoeur che il mondo euro-atlantico soffre di una crisi di memoria storica o in modo radicale concordare con Achille Mbembe che l’Europa è diventato una sorta di archivio della sua storia passata.

Il mondo euro-atlantico deve abbandonare la mentalità “universalistica” e di esportazione della democrazia coltivando l’ipocrisia dell’imperialismo dei Diritti Umani (anche perché tale mondo è il primo a non rispettarli!) per passare viceversa alla mentalità della “pluriversità” (Raimon Panikkar) e sapere che gli altri esistono.

L’attuale crisi ucraina si fa sentire maggiormente in Europa perché dopo la Seconda Guerra mondiale il Vecchio Continente ha spostato il terreno dei conflitti nelle cosiddette periferie del mondo. Non ci sono più stati combattimenti per oltre mezzo secolo, a esclusione della Jugoslavia nel 1999 che ha rappresentato il primo sintomo di ritorno della guerra anche in Europa con l’avvallo di Bruxelles.

L’Europa avverte la minaccia di un ritorno alla guerra nel suo mondo euro-atlantico. Anche gli Stati Uniti, con l’eccezione della guerra civile americana nel secolo XIX, non hanno mai combattuto sul proprio suolo un conflitto armato internazionale.

L’altra minaccia per il mondo euro-atlantico rappresentata dall’attuale guerra è legata al fatto che per la prima volta le grandi potenze potrebbero entrare in un conflitto diretto dopo la crisi dei missili di Cuba del 1962.

Dopo una serie di minacce da parte degli USA e dei suoi alleati verso la Corea del Nord, la stessa Cina nel caso di Taiwan e Hong Kong, e dell’abbandono degli Stati Uniti in Afghanistan, la presente situazione in Ucraina ha messo in luce la fragilità del sistema occidentale.

Questo sistema caratterizzato dall’imperium (dominio) sugli altri con la forza della minaccia non è oggi più sostenibile. Le continue invasioni ingiustificate della fine del XX e inizio XXI secolo criticate dal filosofo Noam Chomsky e da altri pensatori, da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, come quella dell’Afghanistan, dell’Iraq e della Libia hanno contribuito alla perdita di credibilità degli USA e dei suoi alleati.

L’attuale geopolitica si è rivolta verso Est, cioè verso la Cina e i suoi alleati storici e naturalmente la Russia. La guerra batteriologica segnata da numerosi avvelenamenti tra spie russe e il mondo euro-atlantico, adesso è conflagrata in un conflitto armato reale.

Il mondo euro-atlantico, che ha sempre inteso essere protagonista dei destini dell’umanità, si trova impreparato a causa di un’involuzione culturale interna, perché la visione democratica dell’Occidente è incompatibile con lo spirito di dominio con cui l’Occidente stesso si impone agli altri popoli.

E la democrazia è solo la storia di una ideologia come ha affermato Luciano Canfora. Tutto questo ruota all’interno dell’impero euro-atlantico e soprattutto di quello americano che è iniziato a configurarsi come potenza economica e finanziaria già alla fine della prima guerra mondiale. Oggi però sembra in declino come ci racconta Joseph S. Nye.

Costruita sui valori di libertà e di uguaglianza esclusivista, la stessa America è segnata da continue violazioni dei diritti umani all’interno di una logica di razzismo in cui le persone di origine africana o autoctona sono segregate all’interno della stessa democrazia che si autoproclama protettrice di libertà ed uguaglianza.

D’altronde, la libertà, l’uguaglianza e la fraternità della Rivoluzione francese sono diventate utopie irrealizzabili. La guerra in Ucraina appare come il punto più alto di un sistema insostenibile di una cultura che richiede un cambio di paradigma dove la dialettica “Noi” contro “Altri” è diventata improponibile.

Per l’Africa la soluzione non dovrebbe essere tra Oriente e Occidente, ma l’umanesimo africano dove “l’uomo è la medicina di un altro uomo”.

Celestino Victor Mussomar
celestinovictor@gmail.com
©️ RIPRODUZIONE RISERVATA

*Docente presso Università Eduardo Mondlane-Mozambico. È dottore di
ricerca in Storia e Scienze filosofiche Sociali presso l’Università degli Studi di
Roma Tor Vergata e ha un secondo dottorato (Ph.D.) in Filosofia presso il
Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. È membro della Società Italiana di
Teoria Critica-SITC e membro fondatore del Centro di Studi africani in Italia.

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1 COMMENT

  1. Abbastanza d’accordo sulla questione dei popoli e delle relative guerre vergognosamente di seria A e di serie B, veramente ridicola l’analisi di una Africa rivolta verso Oriente in virtù di ricevere la parità e la dignità di persone. La parità e la dignità che non hanno ricevuto da imperfette, se non pessime, democrazie le potranno finalmente ricevere da autocrazie come Russia e Cina. Le catene hanno assunto forme nuove e bisogna fare veramente molta attenzione a chi mettere in mano le chiavi dei catenacci …

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