Eredi dei prigionieri di guerra in Sudafrica: “Ridateci il sacrario di Zonderwater”

Aperto contrasto tra Consolato di Johannesburg e l’Associazione Block

Cimitero militare italiano a Zanderwater
Cimitero militare italiano a Zanderwater

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 7 gennaio 2022

“Rivogliamo il ruolo di custodi morali di Zonderwater”scrivono nella petizione – che ha raccolto oltre 500 firme. L’associazione dei discendenti dei prigionieri di guerra del Secondo conflitto mondiale è in aperto contrasto con il Consolato di Johannesburg, in Sudafrica. Attraverso la petizione online, per riavere la gestione del Cimitero Militare Italiano – dove riposano 277 salme – chiamano in causa anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

La versione dell’Associazione Zonderwater

“Con l’arrivo della nuova Console Generale la situazione è stata sconvolta – si legge su Avaaz -. Per motivi a noi sconosciuti l’Associazione Zonderwater Block ex Pow è stata estromessa da qualsiasi attività riguardante il cimitero. Il nostro presidente che curava personalmente una miriade di attività critiche fra cui visite ordinarie e straordinarie è stato privato delle chiavi. La struttura è chiusa e le visite di cittadini locali e di persone provenienti dall’Italia sospese”.

Cimitero militare italiano a Zanderwater
Cimitero militare italiano a Zanderwater

La versione del Consolato

D’altro avviso Emanuela Curnis, Console Generale a Johannerburg, che Africa ExPress ha intervistato sul caso. “Rimanere custode morale del luogo è un ruolo che l’Associazione si è auto-assegnata da tempo, senza consultarsi con terzi”. Secondo la Console, nel corso degli anni, senza mai informare le Autorità italiane, il presidente dell’Associazione, Emilio Coccia, ha sostituito le serrature senza darne mai copia al Consolato Generale. La sede consolare, responsabile del Cimitero Militare Italiano, non poteva accedere al sito in maniera autonoma, nemmeno in caso di emergenza.

“Senza alcuna comunicazione, l’Associazione ha svuotato il Museo situato all’interno del sito di tutti i cimeli privando la comunità italiana di un patrimonio comune. Nonostante le richieste degli ultimi nove mesi, l’Associazione non ha ancora riportato i cimeli”.

C’è poi la questione della ditta WT Memorials, del sig. Coccia, che su incarico del Consolato, assicurava la manutenzione del Cimitero militare. È inesistente, non ha dipendenti e non ha fatto o ha eseguito male quanto asserisce di aver effettuato presso il cimitero. E non è in grado di fornire fatture per beni acquistati e servizi resi. WT Memorials riceveva fondi pubblici italiani e attualmente è in corso un’indagine della magistratura italiana.

“Continueremo anche a mantenere viva la memoria dei nostri ex prigionieri di guerra” – afferma Emanuela Curnis -. “Come segnalato in molteplici occasioni, ci farebbe piacere poter contare sulla collaborazione dell’Associazione Zonderwater Block. Auspichiamo pertanto che l’Associazione assuma atteggiamenti collaborativi”.

Il Sacrario militare italiano di Zonderwater
Il Sacrario militare italiano di Zonderwater

Un campo di concentramento pluri premiato

Zonderwater, una quarantina di chilometri a est di Pretoria, è stato il campo di concentramento di prigionieri di guerra italiani più grande del mondo. Arrivavano dalle colonie italiane, dall’Egitto e dall’India. Tra il 1941 e il 1947 ha ospitato oltre 100 mila militari italiani, quanto una città di media grandezza. Ma, dal 1943, è stato un campo di internamento molto particolare grazie alla visione illuminata del comandante sudafricano, il col. Hendrik Fredrik Prinsloo. Forse perché, durante la Guerra anglo-boera,  all’età di 12 anni Prinsloo aveva vissuto l’esperienza di un campo di concentramento britannico.

Grazie al suo intervento visionario, con il coinvolgimento dei prigionieri, il col. Prinsloo è riuscito rivoluzionare la gestione del campo di concentramento valorizzando le persone. Con la costruzione di una scuola e docenti scelti tra i prigionieri l’analfabetismo dei detenuti è sceso dal 30 al 2 per cento. È nata una biblioteca con 10 mila volumi, un ospedale militare con circa 2.000 posti letto; 24 campi da football e un campionato con 28 squadre. Quando, nel 1947, il campo è stato chiuso, 828 persone hanno chiesto – e ottenuto – la cittadinanza sudafricana. Un grande lavoro quello del col. H.F. Prinsloo, premiato con onorificenze ONU e della Repubblica Italiana.

Un aggiornamento

Qualche giorno dopo la pubblicazione dell’articolo è arrivata anche la risposta di Emilio Coccia, presidente dell’associazione Zonderwater Block. “Abbiamo affidato tutto ai nostri avvocati, sia in Sudafrica che in Italia. La petizione è stata generata in Italia dal Gruppo Zonderwater Block. Non ha nulla a che fare con WT Memorials o con i lavori di minuto mantenimento del Cimitero. La versione della console Curnis non è trasparente. È tendenziosa e va contro quanto è andato del tutto bene, per vent’anni, ai cinque precedenti consoli generali nonché a Onorcaduti”.

“Agli inizi del 2021, all’Associazione venne intimato di consegnare tutte le chiavi. Non solo del Cimitero, ma anche del museo e della biblioteca” – afferma Coccia -. “Il contenuto di questi edifici fu creato dall’Associazione nell’ultimo trentennio e di cui l’Associazione è per Legge il solo ente responsabile”.

Nel 2021 il luogo è stato aperto al pubblico il 7 novembre – per la Cerimonia commemorativa annuale – ed il 22 dicembre, per due ore. Dall’anno 2000, quando per motivi di sicurezza furono installate solide cancellate e recinti elettrici, la zona cimiteriale venne chiusa al pubblico. Grazie alla presenza della nostra squadra di manutenzione, il Cimitero fu aperto ai visitatori quasi ogni giorno e il museo almeno due volte per settimana” – conclude -.

(Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2022)

Sandro Pintus
sandro.p@catpress.com
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Il Consolato di Johannesburg sul Sacrario Zonderwater: “Mai estromessi gli ex Pow”

 

Giornalista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90 in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.