Polveriera Sahel: nuovo attacco in Costa d’Avorio, sequestrati 2 cinesi in Niger

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
11 giugno 2021

Non si arrestano gli attacchi, anche se sporadici, dei terroristi del Sahel in Costa d’Avorio. L’ultimo risale a lunedì scorso, a Tougbo, nel nord-est del Paese, non lontano dalla frontiera con il Burkina Faso.

Un militare ivoriano è stato brutalmente ammazzato, ha fatto sapere Lassina Doumbia, capo di Stato maggiore delle forze armate ivoriane.

Solo due mesi fa, una altra aggressione, sempre perpetrata dai gruppi attivi nel Sahel. Allora avevano attaccato la base militare di Kafolo che si trova nella medesima regione. La stessa postazione aveva già subito un’aggressione nel giugno dello scorso anno.

Parco Nazionale Comoé, Burkina Faso

I terroristi attivi nel Burkina Faso, secondo alcuni esperti, potrebbero essere interessati a penetrare nel parco nazionale Comoé, nella zona nord-occidentale della Costa d’Avorio, confinante con il Ghana e Burkina Faso per trasformare la riserva in una sorta di “zona grigia” per organizzare più facilmente altri nuovi attacchi.

Le attività dei gruppi armati proseguono pure in Niger, dove tra sabato e domenica notte sono stati sequestrati due cittadini cinesi, tecnici della società Comeren, che gestisce miniere aurifere nell’ovest del Paese. Il fatto è accaduto nei pressi del villaggio di Mbanga, sul fiume Sirba – un affluente del Niger – zona ricca di oro, poco lontana dal confine con il Burkina Faso. In quell’area gli attacchi dei terroristi sono frequenti, ma è la prima volta che vengono presi di mira cittadini cinesi.

Al loro arrivo a Niamey, gli agenti della sicurezza avevano messo in guardia i tecnici di Pechino sui pericoli del luogo, considerata a alto rischio, dove nessuna vettura non autorizzata può circolare.

I cinesi presenti nella miniera al momento dell’aggressione erano tre. Il terzo cinese è riuscito a scappare e a nascondersi nei cespugli. E’ stato ritrovato poi sano e salvo da una pattuglia delle forze speciali. Finora il sequestro non è stato rivendicato da nessuno dei gruppi terroristi attivi nel Sahel.

I due asiatici si aggiungono al giornalista francese, Olivier Dubois, sequestrato l’8 aprile scorso a Gao in Mali, dove avrebbe dovuto intervistare un esponente Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani, raggruppamento terrorista molto attivo nel Sahel e che già in passato ha perpetrato sequestri eccellenti. Il leader di questa formazione è Iyad Ag Ghali, è una vecchia figura indipendentista touareg, contrabbandiere di sigarette e di cocaina, diventato capo jihadista e fondatore di Ansar Dine – in italiano: ausiliari della religione (islamica).

Intanto nelle mani dei terroristi ci sono ancora altri ostaggi occidentali: l’operatore umanitario statunitense Jeffery Woodke, in Niger dal 1992, rapito nell’ottobre 2016, e un tedesco, Joerg Lange, impiegato di una ONG tedesca, sequestrato nel 2018 a Inates, nella parte occidentale della ex colonia francese. Nell’ottobre 2019, l’ex presidente nigerino Mahamadou Issoufou, aveva spiegato che erano vivi.

Non si hanno, invece, più notizie anche del medico australiano Ken Elliott rapito insieme alla moglie Jocelyn a Djibo, Burkina Faso, nel 2016. La consorte è stata liberata pochi giorni dopo, l’ultraottantenne dottore invece, è ancora nelle mani dei miliziani di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), che, dopo il rilascio della donna hanno rivendicato la propria responsabilità.
E infine manca all’appello anche Gloria Cecilia Narvaez Argoti, una suora colombiana, portata via con la forza nel febbraio 2017 in Mali.

L’8 giugno scorso, giorno dell’insediamento del nuovo presidente del Mali, il colonnello golpista 38enne Assimi Goïta, si sono tenute contemporaneamente manifestazioni a Parigi e Bamako per la liberazione del giornalista francese.

Goïta, al suo secondo putsch in 9 mesi, poche ore dopo il giuramento ha nominato il primo ministro, Choguel Kokalla Maïga, un civile, come richiesto dall’Unione Africana a dalla CEDEAO (Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale).

Il nuovo premier, leader di Mouvement 5 Juin – Rassemblement des forces patriotiques, raggruppamento che lo scorso anno aveva mobilitato le contestazioni nelle piazze contro l’ex presidente Ibrahim Boubacar Keïta, ha promesso di formare il nuovo governo entro domenica prossima.

Pochi giorni dopo il secondo golpe, il presidente francese Emmanuel Macron aveva sospeso tutte le attività congiunte dei militari francesi con la controparte maliana. Proprio poche ore fa Parigi ha annunciato la fine dell’Opération Barkhane in tutto il Sahel, dove è presente con 5.100 uomini. “E’ arrivato il momento di una trasformazione radicale della presenza militare francese in tutta la regione e avviare un’alleanza antijihadista internazionale”.

La lotta contro i jihadisti continua con forze speciali in collaborazione con l’ Operazione Takuba, dove sono presenti francesi, forze africane (Force G5Sahel), europee e internazionali. Consultazioni in tal senso saranno avviate entro la fine del mese con i partner europei, gli Stati Uniti e G5 Sahel, è stato precisato durante la conferenza stampa odierna.

Il Burkina Faso è ancora sotto choc: è nemmeno passata una settimana dal terribile assalto di Solhan, nel nord, in prossimità di Mali e Niger, la cosiddetta zona dei “tre confini”. Durante l’attacco sono stati massacrati almeno 160 civili, tra questi anche 20 bambini. Si tratta della peggiore aggressione nel Paese dal 2015.

Nell’area di Solhan si trovano importanti giacimenti auriferi, molto ambiti dai gruppi armati, che, grazie al contrabbando del prezioso metallo, finanziano gran parte delle loro attività. Questa zona del Burkina Faso è fuori dal controllo delle autorità, anche se, durante una recente visita il ministro della Difesa di Ouagadougou, Chériff Moumina Sy, ha affermato il contrario.

Ieri, il capo di Stato burkinabé, Roch Marc Christian Kaboré, ha incontrato a Ouagadougou il suo omologo ghanese, nonché presidente di turno della CEDEAO, Nana Akufo-Addo. Durante una breve conferenza stampa congiunta, Kaboré ha rilanciato la necessità per gli africani di essere uniti nella lotta contro il terrorismo che sta destabilizzando l’Africa occidentale.

Cornelia I. Toelgyes
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@cotoelgyes
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Vicedirettore di Africa Express, giornalista pubblicista, ha abitato in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.