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martedì, Aprile 7, 2026

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Eritrea, an out cry which has been given deaf ears and blind eyes

Special for Africa ExPress
The refugees from Negad detention centre Djibouti
Nairobi, 21 January 2014

The detained people in Negad refugees camp in Djibouti (the majority of them are from Eritrea) wrote this appeal to Africa ExPress. The people detained in the camp (120 refugees) escaped from one of the most terrible and authoritarian regime in the world, described by many organizations as an hell. This message that we publish is coming from inside the prison and has been sent to us under very difficult and eventful means. The people who sent us this story asked us to share widely.
Africa ExPress

Divampa la guerra per bande nella Repubblica Centrafricana: gang cristiane linciano e bruciano due musulmani

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Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 20 gennaio 2014
Mentre a Bangui oggi il parlamento provvisorio sceglie il nuovo presidente, la violenza non accenna a diminuire nella Repubblica Centrafricana. Ieri gang cristiane sono andate a caccia di musulmani: un paio di fedeli di Allah sono stati linciati in strada e i loro corpi bruciati sul selciato insegno di disprezzo.

La draconiana legge antigay varata in Nigeria mette tutti d’accordo: cristiani e musulmani

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Nostro Servizio Particolare
Cornelia I. Toelgyes
19 gennaio 2014
La Nigeria è una confederazione di 36 stati; i cristiani rappresentano il 40 per cento della popolazione, i musulmani il 50 per cento, mentre gli animisti il 10 per cento. Molto spesso i vari gruppi religiosi sono in lotta tra loro. Migliaia di morti ogni anno (vedi anche nostri articoli su africa-express.info: Boko Haram e altre guerre di religione), ma questa volta sono tutti – o quasi – d’accordo: il 90 per cento della popolazione nigeriana – secondo un sondaggio – è contraria alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Forte dell’opinione pubblica, il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha firmato le nuove draconiane norme anti-gay nei giorni scorsi. “Questa legge è in linea con ciò che il nostro popolo ha espresso. Rappresenta i nostri credo religiosi, i nostri valori e la nostra cultura”, conferma Reuben Abati, portavoce del presidente.gay con magliette

La corruzione sfrenata è endemica nel Paese, ma il presidente non ci pensa neanche a varare una legge che possa severamente punirla. No, la priorità sono le norme per colpire gli omosessuali, mentre il Paese è governato da una classe politica rapace quanto imbelle.

Amensty Internatonal ed altri gruppi che operano nella difesa dei diritti umani hanno subito preso posizione. E’ una legge discriminante che porta conseguenze catastrofiche per gay, lesbiche, bisessuali, trans. La legge prevede fino a 14 anni di detenzione per coloro che contraggono unioni dello stesso sesso anche all’estero e 10 anni per coloro che sono iscritti ad associazioni gay o mostrano la loro “diversità” in pubblico.

Anche il segretario generale dell’ONU Ban-Ki-Moon ha espresso le sue preoccupazioni a proposito delle leggi anti-gay nigeriane e sottolinea che la minoranza dei cittadini con preferenze sessuali diverse sono a rischio di non poter usufruire dei diritti civili essenziali.

La polizia dello stato del Bauchi ha già arrestato 11 uomini gay nelle ultime settimane, come confermato dal capo della commissione per la Sharia, Mustapha Baba Ilea, il quale però sottolinea (bontà sua) che nessuno di questi 11 uomini è stato torturato o picchiato.Goodluck Jonathan sul podio

Mentre Dorothy Aken’Ova, direttore esecutivo dell’International Centre for Reproductive Health and Sexual Rights, centro che, tra l’altro, da anche assistenza legale agli omosessuali, riferisce che durante il periodo di Natale la polizia ha arrestato quattro uomini, torturandoli, per estorcere nomi di altri, appartenenti a gruppi ed organizzazioni gay.

Non ha dato dettagli sulle torture subite dai detenuti, ma aggiunge che nel frattempo ne sono stati arrestati altri 38 e altri 168 sono ricercati.

La Nigeria è un paese con una forte incidenza di AIDS. I più colpiti sono i cittadini con preferenze sessuali diverse. Con la nuova legge i sieropositivi potrebbero non poter più accedere alle cure essenziali, alla prevenzione, senza essere segnalati.

Siamo tornati al periodo dell’Inquisizione in molti paesi africani. Inquisizione in chiave moderna, i risultati saranno forse anche peggiori.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter @cotoelgyes

Il presidente ugandese Yoweri Museveni si rifiuta di promulgare la legge anti gay

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Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 18 gennaio 2014
Il presidente ugandese Yoweri Museveni si è rifiutato di promulgare la legge anti gay e con una lettera molto dura di otto pagine, ha criticato la presidente del parlamento Rebecca Kadaga (fondamentalista cristiana e attivista antigay) per averla dichiarata approvata nel dicembre scorso, nonostante la draconiana norma non avesse raggiunto il quorum. La missiva, che data 28 dicembre 2013, è stata resa nota solo oggi dai giornali ugandesi.

Una radio (solitamente ben informata) annuncia in Sud Sudan: firmato il cessato il fuoco tra governativi e ribelli

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Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 18 gennaio 2014
Secondo l’emittente indipendente che si occupa di Sudan e Sud Sudan, Radio Tamazuj, il governo del Sud Sudan guidato da Salva Kiir e le forze di opposizione del vicepresidente licenziato nel luglio scorso, Riek Machar hanno accettato un cessate il fuoco durante i negoziati di Addis Abeba. Il network, che trasmette in onde corte ed è captabile nei due Paesi sostiene di aver ricevuto l’informazione da fonti credibili sia a Juba che nella capitale etiopica.

South Sudan, when Elephants Fight the Grass Suffers. It is now 32 days since the political tensions in South Sudan have erupted into open conflict causing over 100,000 deaths

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Our Special Correspondent
Saba Makeda
Addis Abeba, 18 January 2014
It is now 32 days since the political tensions in South Sudan have erupted into open conflict causing over 100,000 deaths and the displacement of hundred of thousands of people both within South Sudan as well across to neighbouring countries

Overwhelmed by the wind Briatore’s jet breaks its moorings off track and ends up in Malindi

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Special for Africa ExPress
Robert Nyagah
Malindi, 17th Jenuary 2014
Two Italian pilots escaped without injuries when the Italian billionaire Flavio Briatore’s luxurious private jet was pushed by winds and landed in a shallow trench causing panic at the Malindi Airport hanger where it had been parked. The luxurious jet registration number OE 1FB was parked at the apron when it slipped from wheels’ blocks on its own and landed in a drainage trench on January 16, 2013 at in the 2.00PM.

L’Uganda manda truppe in Sud Sudan in appoggio del governo

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
17 gennaio 2014
Non poteva restare una guerra civile tra le mura di casa quella scoppiata in Sud Sudan tra il presidente Salva Kiir Mayardit e il suo vice defenestrato nel luglio scorso Riek Machar Teny. Accanto ai contendenti, i cui eserciti se la stanno dando di santa ragione, stanno scendendo in campo truppe straniere. L’Uganda ieri ha ammesso che un battaglione del suo esercito è sceso a dare man forte ai governativi.

Navi libiche contro i migranti. Paga l’Italia

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Antonio Mazzeo
15 gennaio 2014
Sei milioni e mezzo di euro in nove mesi per addestrare gli uomini della Guardia costiera libica a contrastare le imbarcazioni di migranti in fuga dal continente africano. È quanto è stato stanziato dal governo Letta con i due decreti approvati, rispettivamente, il 5 dicembre 2013 e il 10 gennaio 2014, e che hanno consentito di prorogare la partecipazione delle forze armate e di polizia italiane in missioni operative all’estero.

Israele e gli immigrati africani: memoria corta, sindrome di Stoccolma o nazionalismo sfrenato ?

Nostro Servizio Particolare
Cornelia I. Toelgyes
Ricordo le parole di Ran Cohen, giovane medico israeliano di Physicians for Human Rights-Israel, durante il convegno “Migramed 2012”: “Non sono qui per parlare del mio governo, voglio dare testimonianza delle sofferenze dei sopravvissuti al lager Sinai, quelli che ce l’hanno fatta ad arrivare in Israele. Cerchiamo di assisterli. I fondi sono pochi, facciamo quello che possiamo. Non basta.”