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Estradato dal Kenya in Somalia il giornalista shebab accusato di ammazzare i colleghi

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shebabAfrica ExPress
Mogadiscio, 14 dicembre 2014

Hassan Hanafi Haji, un giornalista somalo accusato di essere uno dei capi degli shebab e di avere ordinato l’omicidio di alcuni dei suoi colleghi, è stato estradato da Nairobi a Mogadiscio. “Sarà sottoposto a un regolare processo”, ha dichiarato trionfante il ministro dell’informazione dell’ex colonia italiana, Mustafa Duhulow. Conoscendo la situazione caotica della Somalia, le difficoltà a far funzionare l’amministrazione, i rapporti tra i clan è francamente difficile sostenere che Hanafi avrà un processo equo.

Hassan-Hanafi1D’altro canto le accuse contro Hanafi sono pesantissime. Avrebbe cominciato a ordinare l’eliminazione dei suoi colleghi, che conosceva benissimo, già nel 2007.

Hanafi è stato arrestato a Nairobi, nel quartiere somalo di Eastleigh, il 12 Agosto scorso. Era giunto in Kenya qualche giorno prima, per curare le gravi ferite riportate quando un colpo di mortaio  aveva centrato la casa in cui abitava a Mogadisco.

Africa ExPress

 

Nigeria, tra bombe e attentati il partito d’opposizione sceglie il suo candidato alla presidenza

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 13 dicembre 2014

In questi giorni si sono svolte a Lagos, Nigeria, le primarie per scegliere il candidato presidente del maggiore partito all’opposizione l’All progressives congress (APC), nato solo poco tempo fa, per contrastare quello al potere, People’s Democratic Party (PDP), dell’attuale presidente,  Goodluck Jonathan. Jonathan è diventato presidente la prima volta nel 2010, subentrato a Umaru Yar Adua, morto di tumore, e comunque ha vinto le elezioni del 2011.

Muhammadu BuhariInizialmente gli aspiranti alla candidatura erano cinque, ma due i favoriti sin dall’inizio: l’ex-vicepresidente Atiku Abubakar, che ha abbandonato il vecchio PDP per unirsi al APC, e Muhammadu Buhari, generale in pensione  ed ex-presidente della Nigeria dal 1° gennaio 1984 all’agosto del 1985, andato al potere con un  colpo di Stato.

Il vincitore delle primarie è stato reso noto ieri,  Buhari, di etnia Fulani, musulmano, nato nell’emirato di Daura, nello Stato di Katsina, nel estremo nord della Paese, al confine con il Niger. Si è candidato più volte come presidente nelle  elezioni del 2003, 2007 e 2011. I più anziani lo ricordano come un leader molto autoritario. Dai cristiani del sud viene considerato come un musulmano un po’ troppo radicale.

Ma lui non demorde. Eccolo di nuovo in primo piano sulla scena politica nigeriana. Naturalmente ha accettato la sua candidature quale sfidante di Jonathan. Durante il suo discorso di apertura alla campagna elettorale ha chiesto al popolo nigeriano: “Siate uniti perché dobbiamo riscattare la Nigeria, ricostruirla. Mi rivolgo a tutti i nigeriani, cattolici e musulmani”.

Mentre tutto ciò succede nel sud del colosso d’Africa, nel nord e nel centro i sanguinari militanti del gruppo jihadista Boko Haram continuano ad ammazzare la gente comune. Mercoledì, 10 dicembre al mercato tessile di Kantin Kwari, il più grande di Kano, si sono nuovamente fatte esplodere due kamikaze donne, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre sette. Il 28 novembre sono morte, sempre a Kano, oltre cento persone dopo un attacco kamikaze vicino alla moschea.

Aboubakar AtikuSolo poche ore dopo, nel pomeriggio di mercoledì, è stata arrestata una ragazzina di soli 13 anni in un ospedale che dista 20 chilometri dal precedente attentato. Portava una cintura carica di esplosivo. Era in compagnia di un uomo. Si erano recati nella clinica chiedendo una visita medica. “Ci siamo subito insospettiti – hanno dichiarato un’infermiera e un addetto alla sicurezza che hanno chiesto di mantenere l’anonimato ai reporter del Vanguard  – e abbiamo allertato le forze dell’ordine che li hanno arrestati”.

Ovviamente le generalità della ragazzina e dell’uomo non sono state rese note dalle autorità.  Sempre più spesso donne-bambine, ben addestrate vengono usate dai Boko Haram come kamikaze. Quale genitore manderebbe a morire la propria figlia? Ci si chiede se queste ragazzine non potrebbero essere state rapite dai terroristi.

goodluck Jonathan 3Giovedì, 11 dicembre un altro attentato bomba. Questa volta a Jos, capitale del Plateau State, in una stazione per autobus, la stessa dove hanno trovato la morte oltre cento persone nel maggio di quest’anno, sempre per un attentato riconducibile come quest’ultimo ai sanguinari terroristi del gruppo Boko Haram. “Una duplice esplosione ha causato la morte di ben trentun persone”, ha dichiarato Pam Ayuba, portavoce del governatore del Plateau State, Jonah Jang.

Mentre un residente di Jos, Muhammed Wase, ha riferito ai giornalisti del “The Guardian”: “Dopo l’esplosione della prima bomba, sono corso ad avvisare la polizia. Quando sono tornato, c’erano due corpi per terra. Non ci hanno aiutato a rimuoverli. Il governo non fa nulla per noi persone semplici e comuni”. Subito dopo questo attentato, molti giovani hanno eretto dei posti di blocco. Controllano chiunque voglia passare. “La gente ha paura, è arrabbiata, non ce la fa più. Questa non è vita”, ha riferito  Muhammed Tanko, un giornalista locale.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter @cotoelgyes

Mugabe nomina due vicepresidenti, salgono le quotazioni della moglie Grace

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes


Quartu Sant’Elena, 12 dicembre 2014

Tutto si svolge secondo il copione in Zimbabwe: la moglie di Robert Mugabe, Grace, aveva accusato solo pochi giorni fa la vicepresMugabe con decorazioniidente Joyce Mujuru di aver complottato contro il marito, il presidente, anzi, di averlo addirittura voluto uccidere e subito l’anziano leader, che detiene il potere da 34 anni, la caccia. Al suo posto nomina due vice-presidenti, suoi fedelissimi: Em

Emmerson Mnangagwa per anni è stato il rivale politico della signora Mujuru. Nel 2004 Mugabe lo aveva accusato di aver voluto attuare un colpo di Stato.

E’ stato per questo messo in un cantuccio, ma è sempre rimasto fedele al presidente.

Emmerson-Mnangagwa richest politician in zimbabweIl secondo occuperà anche la carica di vice-presidente del partito al governo, ZANU-PF. Presteranno giuramento oggi.

Mugabe ha cacciato e sostituito anche altri 8 ministri. La moglie del presidente, Grace Mugabe, è stata, invece, nominata settimana scorsa presidente della lega delle donne del ZANU-PF.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

Phelekezela-MphokoNelle foto dall’alto Robert Mugabe, Emmerson Mnangagwa e Phelekezela Mphoko

Zambia, rissa nel partito al potere, che rischia così di perdere le elezioni

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Speciale Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 10.12.2014

Dopo la morte del presidente dello Zambia Edward Sata, alla fine di ottobre di quest’anno, è stato nominato il suo vice,  Guy Scott, di origini scozzesi, quale presidente ad interim fino alle prossime elezioni, che dovrebbero svolgersi a gennaio 2015. Scott non potrà mai essere eletto presidente. Pur essendo nato nel Paese, i suoi genitori sono scozzesi e per la Costituzioni bisogna essere cittadini dello Zambia da almeno due generazioni.

Guy ScotMalgrado ciò, il partito al potere, il Patriotic Front (PF) si è subito scisso in due. Da un lato vediamo Scott con i suoi fedelissimi, dall’altro la fazione del ministro della Difesa, Edgar Lungu, che durante la prolungata assenza per il ricovero in un ospedale londinese del defunto presidente Sata, ne ha fatto le veci

Edgar LunguPochi giorni dopo i funerali, Scott ha silurato Lungu come segretario generale del partito, sostituendolo con la signora Bridget Atanga. Dopo le proteste da parte degli amici e sostenitori di Lungu all’interno del PF, Scott ha dovuto fare marcia indietro e Lungu ha estromesso dal partito la signora insieme al suo vice, Anthony Kasolo. La scissione è ormai netta: ognuna delle due fazione ha scelto il proprio candidato per le prossime presidenziali: quella di Scott, Miles Sampa, un nipote del defunto presidente Sata, mentre gli amici del segretario generale del PF hanno proposto come candidato proprio Lungu.

Neo Simutanyi, un analista politico, ha confessato ai reporter di AFP che se la situazione attuale permane con risse intestine, il partito, rischia di perdere le elezioni. Mentre Lungu stesso ha dichiarato: “Scott mi odia per un verso o per l’altro. Sembra che voglia la morte del nostro partito”.

Lo Zambia è il secondo produttore di rame dell’Africa. Le miniere vengono gestite da quattro società: First Quantum Minerals Ltd. (FM),Glencore Plc (GLEN)Vedanta Resources Plc (VED) and Barrick Gold Corp. (ABX).

Nel suo programma Lungu desidera proseguire la strada intrapresa dal defunto presidente: aiutare i poveri, ridurre la povertà in tutto il Paese, costruire nuove strade,nuovi  progetti per i giovani

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

Nelle foto: in alto Guy Scott in basso Edgar Lungu

Altri droni italiani per i conflitti centrafricani

Antonio Mazzeo
7 dicembre 2014

Prima l’Iraq e l’Afghanistan, poi la Libia, la Somalia, il Kuwait e la guerra ai migranti nel Mediterraneo. Adesso l’Africa sub-sahariana. Secondo quanto rivelato da RID, rivista italiana specializzata sulle tematiche della difesa, l’Aeronautica militare si appresta a dispiegare i velivoli senza pilota “Predator” del 32° Stormo di Amendola (Foggia) in un Paese appartenente alla fascia dell’Africa Centrale, per sostenere le operazioni occidentali contro le diverse milizie ribelli islamico radicali.

Non è certo ancora dove i droni-spia italiani saranno rischierati, anche se è probabile che si tratti della martoriata Repubblica Centrafricana, dove da quest’estate opera un contingente di 50 uomini dell’8° Reggimento genio guastatori della Brigata paracadutisti “Folgore” di Legnago (Verona). Il personale italiano è integrato nella forza multinazionale dell’Unione Europea (EUFOR RCA) attivata a Bangui a giugno.

falco-evoSecondo quanto dichiarato dal Ministero della difesa, i parà nella RCA hanno il compito di “garantire il supporto della mobilità delle forze europee, la ricognizione e il mantenimento degli assi di comunicazione, la bonifica di residuati bellici e la realizzazione di lavori infrastrutturali in favore della popolazione e del governo locale”.

Nei mesi scorsi, i militari hanno contribuito alla “protezione” delle imprese impegnate alla costruzione di un ponte tra due quartieri della capitale, in una delle aree più “sensibili” per la presenza di oltre 20.000 sfollati. Gli italiani partecipano insieme a un contingente delle forze speciali spagnole pure alle attività di vigilanza dello scalo aereo di Bangui. “L’aeroporto è l’unico terminal internazionale in Centrafrica”, spiega il portavoce della Difesa. “I genieri della brigata Folgore hanno migliorato la viabilità, realizzato le aree di controllo degli autoveicoli, controllato oltre 800 mezzi al giorno e rinforzato i checkpoint a protezione dello scalo”.

La componente militare dell’Unione Europea nella Repubblica Centrafricana (EUFOR RCA) è costituita da 750 unità di diverse nazioni e comprende anche una forza di polizia. Le attività vengono svolte nel quadro della risoluzione Onu n. 2134 del 28 gennaio 2014 e della decisione del Consiglio Europeo del 10 febbraio successivo, che autorizzano un’operazione militare transitoria di stabilizzazione interna in vista del pieno dispiegamento della missione delle Nazioni Unite denominata “MINUSCA” (Missione Multidimensionale Integrata per la Stabilizzazione nella Repubblica Centrafricana).

Dal 2013 ad oggi, Bruxelles ha stanziato più di 360 milioni di euro per finanziare gli interventi a favore delle autorità governative locali. Altri 5,7 milioni sono stati concessi il mese scorso per estendere le attività di EUFOR RCA sino al 15 marzo 2015 e “sostenere lo sforzo per un’effettiva transizione alla missione internazionale sotto l’egida dell’Onu”.

droni-siciliaMINUSCA ha preso il via ufficialmente il 15 settembre con il trasferimento a Bangui di 6.500 caschi blu e 1.000 poliziotti, cui si sono aggiunti i reparti francesi schierati nella RCA con l’operazione “Sangaris” e i 5.250 militai del contingente dell’Unione Africana “MISCA”, provenienti principalmente da Burundi, Camerun, Gabon e Repubblica del Congo. Di contro, 850 soldati del Ciad, inquadrati in MISCA, hanno dovuto lasciare il Paese perché accusati di violazioni e violenze ai danni della popolazione locale.

Secondo gli accordi assunti internazionalmente, il governo di transizione della RCA dovrà fissare lo svolgimento di nuove elezioni politiche entro il febbraio 2015, mentre le Nazioni Unite garantiranno la presenza di un contingente di 12.000 effettivi con funzioni di ordine pubblico e “stabilizzazione”.

Stando a RID – Rivista italiana difesa anche il Ciad potrebbe essere uno dei candidati ad ospitare i “Predator” del 32° Stormo dell’Aeronautica militare italiana. “Un dispiegamento in Ciad, peraltro, permetterebbe anche di monitorare il vicino Niger e, soprattutto, il sud della Libia, aree estremamente sensibili anche per gli interessi italiani”, rivela RID. “A tal proposito, i Predator dell’Aeronautica potrebbero sostituire il Predator americano come del resto già accaduto a Gibuti”.

Drone lancia missileAd agosto, due droni italiani sono stati schierati nel piccolo paese del Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea “Atalanta” e a supporto delle forze governative somale in lotta contro le milizie islamico-radicali di Al Shabab.

In Ciad, invece, l’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America dispiega un velivolo “R” e un contingente di 80 uomini per monitorare le attività del gruppo “terroristico” nigeriano Boko Haram. Altri aerei senza pilota Usa con funzioni d’intelligence, ricerca e riconoscimento sono stati dispiegati pure in Niger, mentre al controllo di una vasta area sub sahariana che dal Corno d’Africa si estende sino alle regioni settentrionali della Nigeria concorrono i “Global Hawk” statunitensi della stazione aeronavale siciliana di Sigonella.

Antonio Mazzeo
a_mazzeo@yahoo.com

Come previsto lo SWAPO vince le elezioni in Namibia, eletto il nuovo presidente

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Speciale per Africa-Express
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 8 dicembre 2014

Il candidato del South West African People’s Organization (SWAPO), partito al potere da quando la Namibia ha ottenuto l’indipendenza dal Sud Africa nel 1990, ha trionfato nuovamente in questo ultimo round elettorale. Hage Gengob, il primo ministro uscente, è stato eletto presidente della Namibia, battendo senza problemi ben otto rivali. SWAPO si è aggiudicato anche le elezioni parlamentari con oltre l’80 percento dei voti. Il presidente uscente, Hifikepunye Pohamba, ha occupato questa posizione per due mandati, il massimo consentito dalla Costituzione.

Presidenteincoronato Haile geingobGengob si è aggiudicato il 87 percento dei voti, mentre al secondo posto si è piazzato McHenry Venaani, del partito Democratic Turnhalle Alliance (DTA) con solo il 5 percento. Al parlamento i “rivali” dello SWAPO si sono aggiudicati il 4,8  percento (DTA) e il 3,5 percento il partito Rally for Democracy and Progress (RDP). Secondo la commissione elettorale l’affluenza alle urne è stata del 71,8 percento degli aventi diritto al voto.

Gengob è un insegnante, laureatosi all’Università di Fordham, un istituto cattolico gestito da gesuiti a New York, in Belle Arti, ha conseguito successivamente un master in Relazioni Internazionali alla New School for Social Research di New York. E’ stato primo ministro per ben 12 anni, per 4 ministro del commercio e  dell’industria. Nel 2012 è diventato nuovamente primo ministro del suo Paese. Da pochi giorni è stato dichiarato presidente della Namibia.

Osservatori dell’Unione Africana hanno confermato che le elezioni si sono svolte in modo pacifico e corretto.

Presidente Haile geingobLa Namibia conta 2,2 milioni di abitanti. E’ ricchissima di diamanti, che vengono estratti dalla NAMDEB Diamond Corp., una joint-ventures tra il governo, l’Anglo American Plc (AAL) e la De Beers, la più grande compagnia di diamanti al mondo. E’ il quinto produttore di uranio al mondo.  Ha molte miniere di zinco e oro.  Pesca, agricolture e turismo sono in forte espansione. SWAPO afferma di aver ridotto in modo incisivo la disoccupazione e spera che entro il 2030 la Namibia possa far parte della rosa dei Paesi industrializzati.

E’ ritenuto un Paese stabile dagli analisti, anche se poco prima delle elezioni SWAPO è stato accusato di espropri abusivi dagli avversari.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

Male Ebola survivors asked to abstain from sex

IRIN
Monrovia/Dakar, 5 December 2014

Male Ebola survivors in Liberia are being warned by local health authorities to abstain from sex for at least three months after being discharged from treatment centres, over fears the virus can still be passed on, even once the person has been given a clean bill of health. “When you survive from Ebola, you need to wait until after three months before you have sex,” a public service announcement tells radio listeners in Monrovia. “If you don’t wait, you will infect your wife and she will get Ebola.”

 The Ministry of Health and Social Welfare is spreading similar abstinence messages nationwide via TV spots, billboards and word of mouth. “I am glad the health workers have taken to the airways to educate people about this,” said Musu Tuan, a mother of four from Monrovia. “I think this is a serious situation and it could make the virus stay longer in the country.”

posterThere are now more than 500 Ebola survivors in Liberia, according to the Ministry of Health.

UNFOUNDED FEARS?

The World Health Organization (WHO) says that while no cases of the sexual transmission of the disease have ever been documented, studies done in the Democratic Republic of Congo and Uganda have shown that the Ebola virus can live in the semen of recovering men for at least 82 days after their first onset of symptoms.

“We really don’t know if they can transmit the virus as such,” said Pieter Desloovere, a communications officer for WHO in Liberia. “There is certainly no scientific evidence as of yet and we cannot say that male patients, who are being discharged, are infecting their wives. But we do know the virus can survive in the semen for a maximum of three months, and so our advice for men coming out of treatment centres is to abstain from sex for three months.”

Rape il punishebleIf abstinence is not possible, then WHO says men should use condoms. WHO also recommends that men “maintain good personal hygiene after masturbation”. They do not recommend isolating men for an additional 90 days, once their blood tests negative for the virus.

WHO experts say they still don’t know why the Ebola virus can live in semen longer than it can in one’s blood or saliva, or why it lives in only some men’s semen. There have been just four studies looking at the presence of the Ebola virus in the semen of male survivors since 1977. Of the 43 patients looked at, just three had the live virus in their semen.

BETTER SAFE THAN SORRY

A survivor from Monrovia, who requested anonymity, told IRIN that he is taking his doctor’s advice not to have sex for three months seriously. “Though I know it is a difficult rule, I have been abiding by it to save the lives of my family,” he said. “In fact, since I came back home, my wife and myself do not sleep in the same room. We do not bathe together, nor do I watch her undress herself. I do all these things not to be tempted to have sex with her,” he said.

liberia wash handsHis wife, who also declined to be named, said: “I know this is a hard decision, but life comes first, then sex. So I am patient for now,” she said. “After observing the three months, sex will come later.”

Thirty-five-year-old Sarah Jackson told IRIN she is also heeding the Ministry’s advice. “I am really scared of this news,” she said. “For me, though I am not married, since the outbreak, I have stopped having sex [because] I am scared of contracting the disease. I may not know the status of my other partners, so the right thing to do is to be on the safe side. For me, no sex for now.”

AN UPHILL BATTLE

But not all Liberians are happy about being told to abstain from sex. Joseph Saah, a district health officer at the Ministry of Health and Social Welfare, said it has been difficult to convince some men to stop having sex after they have recovered. “I tell the Ebola survivors. `If you really love your wife, you will abstain from sex for three months’,” he said. “I make them understand that nothing will happen to them if they abstain from sex for three months. But we see now that most of them are getting irresponsible. and with this, if we are not careful, we will have another serious outbreak.”

poster 2Saah told IRIN the Ministry is also urging the wives and girlfriends of men who are survivors not to agree to have sex with their partners during the three-month period after their recovery and that they should report any attempts by a survivor to have sex with them.

John Socree, a local businessman in Margibi County, said he is urging all Liberians to heed the Ministry’s advice.  “If it will help stop the spread of the virus in Liberia, our Ebola survivors need to adhere to the advice,” he told IRIN. “It is in the greatest interest of the people and the nation.”

ABSTINENCE NOT THE ANSWER

Despite the “potential” for the virus to spread via sexual intercourse, Médecins Sans Frontières (MSF) recommends safe sexual practices, over enforced abstinence, for the three months following recovery. “Discharged cured patients have won the battle against the virus, so the continued reduced presence of virus in the semen. does not mean that a survivor is contagious or still incubating after discharge,” said Laetitia Martin, a spokesperson for MSF in Liberia. “If the patient and their partner prefer to abstain during this time, that is their choice. But as long as condoms are correctly and systematically used there is no need for this.”

posterMalay Mulbah, 46, from New Kru Town on Bushrod Island, said using protection is the more realistic option.  “For me it is difficult to abstain from sex, so the best thing I am doing now is to protect myself from the virus,” she told IRIN. “I normally travel with my condoms everywhere I go.”

Using condoms, however, is just one safety measure. MSF says the focus should remain on the main modes of Ebola transmission, including unsafe funeral practices, caring for or coming into contact with an infected person and coming into contact with materials that have been soiled by a sick person’s bodily fluids. “This recommendation [to use condoms]. should by no means become a priority message, as to this day we have no documented cases of sexually transmitted Ebola,” Martin said. “If sexual intercourse with Ebola survivors was a major transmission route for the virus, it would make itself known to us, epidemiologically-speaking. So far it hasn’t.”

IRIN
The humanitarian news and analysis service
of the UN  Office  for the coordination of Humanitarian Affairs.
The opinion expressed do not necessarily reflect
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of the United Nations or its Member States

Finding Fela: presentato a Roma il film sulla vita di Fela Kuti

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Africa ExPress
10 dicembre 2014

E’ stato presentato
ieri sera a Roma il film Finding Fela,  che racconta la storia del musicista nigeriano Fela Anikulapo Kuti, scomparso prematuramente nel 1997, a 59 anni. Fela Kuti non è stato solo l’inventore dell’Afrobeat, ma l’uomo che attraverso la musica ha manifestato e gridato la sua indignazione contro le ingiustizie del mondo. L’Afrobeat è diventato un’espressione artistica di grande importanza politica e sociale con il quale Fela Kuti veicolava le sue rivoluzionarie opinioni contro le dittature che si sono succedute in Nigeria negli anni ’70 e ’80. La regia del film è  del premio Oscar Alex Gibney.

La sua influenza ha contribuito al processo democratico in Nigeria e promosso la politica panafricanista nel mondo. Il potere e la potenza del messaggio di Fela è attuale e si esprime oggi nei movimenti politici dei popoli oppressi per i quali la musica e il messaggio di Fela danno forza alla loro lotta per la libertà.

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The movie tells the story of Fela Anikulapo Kuti’s life, his music, his social and political importance. He created a new musical movement, Afrobeat, using that forum to express his revolutionary political opinions against the dictatorial Nigerian government of the 1970s and 1980s.

His influence helped bring a change towards democracy in Nigeria and promoted Pan Africanist politics to the world. The power and potency of Fela’s message is completely current today and is expressed in the political movements of oppressed people, embracing Fela’s music and message in their struggle for freedom. The movie has been directed by Oscar Awarded Alex Gibney. Official selection 2014 Sundance Film Festival.

Africa ExPress

Militari somali in Italia. Li addestra la Folgore

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Antonio Mazzeo
5 dicembre 2014

Un mese di training in Italia per fare la guerra ai miliziani al-Shebab in Corno d’Africa. Da qualche giorno, una trentina di militari somali sono ospiti a Livorno per partecipare a un “corso di scorta, protezione ravvicinata e anti-terrorismo” che li abiliterà a guardie del corpo dei leader di governo e delle forze armate del martoriato paese africano. Ad addestrare il personale somalo in alcuni poligoni della Toscana ci sono gli incursori del 9° Reggimento d’Assalto “Col Moschin”, reparto d’eccellenza della Brigata Folgore.

phpdv7zXaAM“Non è noto se siano già stati pianificati altri corsi da tenere in Italia riservati al personale delle forze armate e di polizia somale, anche se da tempo gira voce che Roma stia mettendo a punto una missione militare nazionale di addestramento e consulenza da schierare a Mogadiscio”, riporta il sito specializzato Analisi Difesa. Le attività in Italia rientrano nel programma di cooperazione militare rivolto alla Somalia, avviato dopo la firma a Roma, nel settembre 2013, di un Memorandum bilaterale nel settore Difesa e gli accordi messi a punto con la visita a Mogadiscio, il 10 ottobre 2014, del Capo di stato maggiore, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

I militari “ospiti” a Livorno avevano frequentato nei mesi scorsi i corsi di addestramento basico per la fanteria curati da EUTM Somalia (European Union Training Mission to contribute to the training of Somali National Security Forces), la missione addestrativa a favore delle forze di sicurezza somale che l’Unione europea ha attivato nell’aprile 2010 in collegamento con il Comando militare statunitense per il continente africano (US AFRICOM) ed AMISOM, la missione militare dell’Unione africana in Somalia.

Schierata inizialmente a Kampala, capitale dell’Uganda, EUTM Somalia avrebbe dovuto operare per non più di tre anni, ma nel gennaio 2013 il Consiglio Europeo ha deciso di estenderla sino al 31 marzo 2015, stanziando 11,6 milioni di euro e ampliandone i compiti alla “consulenza politico-strategica” e all’addestramento specializzato delle forze governative in “attività anti-insurrezione e anti-terrorismo e al combattimento in ambiente urbano”. Nella seconda metà del 2013 la missione Ue ha trasferito il suo quartier generale nell’aeroporto internazionale di Mogadiscio e dal gennaio 2014 tutte le attività sono condotte esclusivamente presso il Jazeera Training Camp, sito a una ventina di chilometri dalla capitale.

php77J4rCAMLa missione Ue vede schierati in Somalia 125 militari di 10 paesi (Italia, Germania, Svezia, Ungheria, Spagna, Belgio, Finlandia, Olanda, Portogallo e Serbia). Dal 15 febbraio il comando della missione è affidato al generale Massimo Mingiardi, vice comandante della Scuola di fanteria di Cesano ed ex comandante della brigata “Folgore”.

L’Italia fornisce oltre il 60% del personale EUTM: un’ottantina di militari provenienti dal 186° Reggimento della “Folgore” e alcuni addestratori specializzati dell’Esercito e dei Carabinieri. Secondo il cronogramma operativo, nel 2014 il team italiano seguirà la formazione di 1.850 militari somali, con una spesa che solo nei primi sei mesi dell’anno è stata di 7 milioni e 62.000 euro. L’Italia ha contribuito pure con 800 mila dollari al fondo fiduciario delle Nazioni Unite a sostegno dell’esercito somalo.

I corsi addestrativi EUTM hanno preso il via a fine febbraio. Le attività, della durata di 4 settimane, hanno il compito di formare i militari somali (Train the trainers) poi destinati ad addestrare le future reclute del Somali National Army (SNA). La missione europea ha pure organizzato corsi specialistici per ufficiali e sottufficiali dell’esercito somalo e per le forze di polizia. Particolare enfasi è data alle attività d’intelligence e di contrasto delle milizie armate al-Shabab, ritenute vicine ad al-Qaeda e, dei flussi migratori tra il Corno d’Africa e l’area mediterranea.

phppxpT0BAM“La nostra missione militare è una prova di impegno coraggioso e di amicizia col popolo somalo – ha dichiarato a fine giugno il viceministro Lapo Pistelli in visita a Mogadiscio -. L’Italia è a fianco del governo e dei Paesi della regione, impegnati a contrastare il terrorismo di Shabab. Da quest’area, quest’anno, vengono poi importanti flussi di migranti e richiedenti asilo: assieme all’Ue e in un dialogo costruttivo con il governo somalo vogliamo contrastare la tratta di esseri umani, garantire livelli adeguati di protezione e lavorare assieme sulle cause del sottosviluppo”.

Ad agosto, i parà della “Folgore”, insieme ad alcuni “consiglieri” militari statunitensi, hanno condotto un corso addestrativo al combattimento in ambiente urbano per 250 militari somali. “L’attività è volta a potenziare le capacità operative necessarie all’esercito somalo affinché possa sconfiggere i gruppi terroristi e garantire la sicurezza nazionale”, ha spiegato il generale Massimo Mingiardi. Il corso ha coinciso con l’addestramento fornito dalle forze armate statunitensi a due compagnie delle forze speciali somale nelle “attività contro insurrezione e anti terrorismo”.

Nonostante Usa e Ue abbiano intensificato il proprio impegno a favore delle forze armate somale, il generale Mingiardi ha chiesto a Bruxelles ulteriori risorse finanziarie e umane. “Aiutare la Somalia a ricostruire le sue forze armate è una missione importante e impegnativa – ha dichiarato recentemente ad Adnkronos -. Ma il vero problema è l’assenza dell’equipaggiamento. L’addestramento degli uomini non è la soluzione dei problemi, servono divise e strutture. I soldati cui facciamo i corsi, a volte, non hanno le uniformi. In Somalia non ci sono le caserme perché gli edifici sono stati bombardati. I soldati dormono per terra e non c’è acqua potabile. Di fronte a questa situazione è necessario che l’Europa intervenga, cambiando e ampliando l’obiettivo della missione. Servono soldi e altri soldati; sto ancora aspettando”.

phpsEPv26AMDal 22 settembre, due velivoli-spia a pilotaggio remoto “Predator” del 32° Stormo dell’Aeronautica militare, di stanza ad Amendola (Foggia), sono stati schierati a Gibuti nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione europea “Atalanta”. I “Predator” vengono impiegati tuttavia per altre attività di sorveglianza e ricognizione a terra, anche a favore delle forze governative somale in lotta contro le milizie vicine ad al Qaeda.

Il 3 ottobre ha preso il via in Somalia anche la missione di addestramento “MIADIT” dell’Arma dei Carabinieri. Una trentina d’istruttori dell’Arma sono impegnati in un percorso formativo di 12 settimane con 150 agenti della polizia somala. La missione, spiega il colonnello Paolo Pelosi, comandante di MIADIT, è “volta a favorire la stabilità e la sicurezza della Somalia e dell’intera regione del Corno d’Africa, accrescendo le capacità nel settore della sicurezza e del controllo del territorio da parte delle forze di Polizia somale”.

Antonio Mazzeo
a_mazzeo@yahoo.com

 

Zimbabwe: “Mi vuole uccidere”. E Mugabe così silura la sua vicepresidente

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Speciale per Africa-Express
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 5 dicembre 2014

L’anziano presidente
dello Zimbabwe, Robert Mugabe, non ha avuto mezzi termini durante il congresso del suo partito ZANU-PF: “Chi trama contro di me, chi vuole rovesciarmi, sia esso un alto ufficiale, un funzionario, un ministro, un vice-ministro, sarà licenziato, perseguitato penalmente. Non c’è posto né per la corruzione, né per i criminali nel mio governo”.

Il vicepresidente, la signora Joice Mujuru, non era presente al meeting. E’ stata fortemente criticata da Mugabe, il quale ha tenuto a precisare che ha precisato che non è più nella rosa dei favoriti per la sua successione.

Mugabe e WujuruIl Sunday Mail qualche giorno fa ha asserito che la signora Mujuru potrebbe essere coinvolta in un complotto contro il presidente Mugabe, al potere dal 1980. Naturalmente la vice-presidente rigetta le accuse. Dice di essere pronta a difendersi in tribunale.  La moglie di Mugabe, Grace, l’ha addirittura accusata di corruzione e di aver voluto assassinare il marito. La Mujuru è conosciuta come donna piena di ambizioni, una guerriera e non per niente è soprannominata “sanguisuga”. Sta di fatto che la sua carriera politica, almeno finché sarà presidente l’anziano leader, terminerà qui.

Sembra, lo si deduce dai fatti, che Mugabe voglia restare presidente fino alla fine dei suoi giorni, anzi cerca di proteggere anche gli interessi finanziari della sua famiglia. Infatti, durante il congresso del suo partito è stata formata una nuova squadra di fedelissimi, cui fa parte ora anche la moglie Grace.

Ad Harare circola insistente la voce che Mugabe stia preparando la moglie Grace, sua ex-segretaria e di 40 anni più giovane di lui, a prendere il suo posto. Quando il presidente vuole rovinare qualcuno, dice semplicemente: “Ha cercato di uccidermi”. Durante i trenta e passa anni del suo potere, ha accusato di questo reato: Joshua Nkomo, Edgar Tekere, Morgan Tsvangirai, Simba Makoni e ora Joice Mujuru. Lui è sempre riuscito a sopravvivere. Potrebbe presentarsi per le prossime elezioni nel 2018, più in forma che mai, anche se si dice che sia gravemente ammalato di cancro.

Un’analista, Pedzisai Ruhanya, di Zimbabwe Democracy Institute, un gruppo di ricerca, ha confessato all’Assoiciated Presse: “Chi sfida Mugabe è considerato un traditore”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

Nella foto a sinistra Robert Mugabe e a destra Joyce Mujuru