21.9 C
Nairobi
venerdì, Aprile 10, 2026

La notte infinita del Medio Oriente

Speciale per Africa ExPress Fabrizio Cassinelli 8 aprile 2026 È...
Home Blog Page 463

L’aviazione keniota martella le basi degli shebab in Somalia

0

Dal Nostro Corrispondente
Arturo Rufus
Nairobi, 06 aprile 2015

Vendetta dei kenioti che il giorno di Pasqua e stamattina hanno lanciato una serie di bombardamenti aerei contro le basi degli shebab in Somalia nella regione del Gedo e del basso Juba. Un comunicato riservato interno racconta che sarebbero stati uccisi 300 miliziani nel campo di addestramento Sheikh Ismail, uno delle più importanti basi degli islamici. “Abbiano lanciato un’operazione di rappresaglia contro i mandanti della strage di Garissa – ha spiegato un ufficiale del KDF (Kenya Defence Forces, l’esercito keniota) ad Africa ExPress -. L’attacco aereo è il più importante e potente mai lanciato dalla nostra aeronautica”.

[embedplusvideo height=”311″ width=”500″ editlink=”http://bit.ly/19YPrWB” standard=”http://www.youtube.com/v/jJ0dYkVwVPY?fs=1&vq=hd720″ vars=”ytid=jJ0dYkVwVPY&width=500&height=311&start=&stop=&rs=w&hd=1&autoplay=0&react=1&chapters=&notes=” id=”ep9957″ /]

“Abbiamo colpito le basi di Gondodwe, Sheikh Ismail e il campo di Bardere sede di un centro medico e dove vengono coordinate le operazioni contro il Kenya. Gli obiettivi sono stati completamente distrutti. Non possiamo verificare il numero di miliziani che vengono addestrati in questi campi, ma in media, ogni insediamento ne ospita un centinaio”, ha aggiunto un comunicato. Colpiti, tra l’altro, due villaggi del basso Juba, Anole and Kuday.

Resta un dubbio però: perché l’aviazione keniota non ha martellato le postazioni shebab prima del massacro al campus universitario di Garissa che ha provocato 147 morti? Se l’intelligence keniota sapeva esattamente dove sono i campi perché non li ha distrutti bombardandoli tempo fa e comunque prima del 2 aprile, giorno del micidiale attentato?

aerei kenioti

Intanto il governo keniota ha espresso alle Nazioni Unite la volontà di chiudere il campo profughi di Dadaab a un’ottantina di chilometri da Garissa in direzione del confine con la Somalia. Che il campo sia incontrollabile e al suo interno alberghino cellule terroristiche è innegabile ma che la maggior parte della gente sia in fuga dalla guerra in Somalia che se torna in patria rischia di essere ammazzata è altrettanto vero.

A Dadaab il 13 ottobre 2011 furono rapite due ragazze spagnole che lavoravano per Medici Senza Frontiere, rilasciate un paio d’anni dopo.

soldati su camionetta

Le truppe keniote hanno invaso la Somalia nel 2011, ufficialmente per combattere i terroristi. Occorre tener presente che al confine tra l’ex colonia britannica e l’ex colonia italiana sono stati trovati ricchi giacimenti di petrolio. Non è escluso che alla base della guerra tra i due Paesi  ci sia un interesse economico. Anzi è certo.

Retate comunque anche a Nairobi, specialmente nel quertiere di Eastliegh, abitato soprattitto da somali dove l’intelligence keniota temano ci siano cellule terroristiche pronti a colèpire la capitale in qualunque momento.

Arturo Rufus
arturo.rufus7@gmail.com
#GarissaAttack

Kenya, sventato un altro attentato. Ecco chi sono gli autori del massacro di Garissa

Dal Nostro Corrispondente
Arturo Rufus
Nairobi, 3 aprile 2015

Erano sette i militanti islamici che hanno attaccato ieri l’università di Garissa e ammazzato a sangue freddo 147 tra studenti e professori inermi e innocenti: quattro sono stati ammazzati dagli uomini del reparto speciale antiterrorismo (la Recce Company, agenti addestrati in Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele) e sei arrestati, tra i quali tre che stavano passando i confine per rientrare in Somalia. Questi ultimi potrebbero essere essenziali nel ricostruire l’assalto e soprattutto per individuare i reali mandanti della mattanza.

corpi ammassati

Le forze di sicurezza intervenute subito dopo l’assalto, hanno dovuto mettere in salvo più di 600 studenti bloccati nelle loro camere. Un rapporto dell’intelligence militare spiega: “Portare fuori i ragazzi è stata un’operazione difficile e delicata.  Erano isterici e terrorizzati in completo stato di shock. Alcuni erano impietriti, non riuscivano a muoversi e a obbedire ai nostri ordini per mettersi in salvo. Alcuni degli agenti impiegati nell’operazione erano stati addestrati a operare in queste complicate situazioni e si sono quindi comportati benissimo”.

Intanto emerge qualcosa di più anche sugli autori del criminale gesto. Fanno parte di un gruppo Al Muhajiroun, creato da Al Qaeda un paio di mesi fa e affiliato a Harakat al-Shabaab al-Mujahideen, il nome completo degli shebab somali. Al Muhajiroun è guidato da Mohamed Kuno, leader degli integralisti nella regione del Juba nel mezzogiorno dell’ex colonia italiana, sulla testa del quale è stata messa una taglia di 20 milioni di scellini (200 mila euro). Al Muhajiroun  è una sorta di branca operativa collaterale il cui compito è quello di organizzare attentati in Kenya e Tanzania. Fino all’attacco a Garissa il gruppo si era limitato a lanciare minacce, come questo messaggio postato su internet: “Una scintilla si è accesa in tutta l’Africa orientale, e la sua intensità illuminerà tutta la regione fino a quando i miscredenti non saranno morti.” Un secondo su twitter invece prometteva: “Chiediamo ai nostri fratelli africani di aspettare”.

Però nei giorni scorsi in Kenya sono stati sventati due attentati apparentemente organizzati da Al Muhajiroun. Il primo contro il centro commerciale Village Market, di cui Africa ExPress ha già parlato (Strage di Garissa annunciata. Nairobi, 13 marzo: gli shebab volevano far esplodere un centro commerciale http://www.africa-express.info/2015/04/03/sventato-attacco-un-centro-commerciale-di-nairobi-arrestati-due-terroristi-somali/) il secondo era stato pianificato contro il centro commerciale di Nyali, uno dei sobborghi di Mombasa, per le vacanze di Pasqua.

Most Wanted 2

Gli investigatori nei giorni scorsi, e comunque prima dell’assalto all’università di Garissa, avevano fatto circolare un dispaccio:  “Al- shebab, in collaborazione con complici locali hanno messo  punto un piano per colpire con una attacco terroristico Nakumatt (la catena di supermercati del Kenya, ndr)  a Nyali, durante le vacanze di Pasqua. Il gruppo sembra che abbia fatto alcune ricognizioni nel cenro commerciale il 21 marzo utilizzando due veicoli: una Toyota Premio targata KBX 181K e una Toyota Mark II targata KBR 936A. Cercate queste due auto: occorre fermare gli occupanti per interrogarli. Africa ExPress non ha pubblicato nulla di questa storia finché la notizia confermata quando le due auto sono state rintracciate.

Arturo Rufus
arturo.rufus7@gmail.com
#GarissaAttack

Odiata da Mugabe, espulsa anche dal partito al potere l’ex vicepresidente dello Zimbabwe

1

Speciale per Africa-ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 3 aprile 2015

Joyce Mujuru, ex vice-presidente dello Zimbabwe, è stata espulsa dal partito al potere, lo Zanu-PF. La signora è stata una delle donne più potenti del suo Paese, finché il 91enne presidente Robert Mugabe, al potere da ben trentacinque anni, non l’ha silurata, con l’accusa di tramare contro di lui, di volerlo addirittura uccidere.
(http://www.africa-express.info/2014/12/05/mi-vuole-uccidere-e-mugabe-cosi-silura-la-sua-vicepresidente/). Lo scorso dicembre ha perso la vice-presidenza e da dirigente del partito si è ritrovata a farne parte come semplice membro.

 In un comunicato stampa, Simon Khaya Moyo, portavoce dello Zanu-PF ha spiegato: Joyce Mujuru è stata espulsa dai membri dell’ufficio politico del nostro partito giovedì, 2 aprile 2015. Riteniamo che manchi delle qualità morali ed etiche per farne parte”.

MUGABE E JOICE

Le accuse (una decina) rivolte alla ex vice-presidente sono gravissime: Complotto contro il presidente per rimuoverlo dal suo incarico, presunta corruzione, discreditando così il partito., accuse che la 59enne ex combattente, soprannominata “sanguisuga” ha sempre negato.

Negli anni Settanta era uno dei capi della guerriglia che combatteva contro la minoranza bianca. Dall’indipendenza nel 1980 è sempre stata una figura presente nei governi presieduti da Mugabe.

Joice

L’anziano presidente ha nominato a dicembre 2014 come successore della Mujuru un suo fedelissimo, Emmerson Mnangagwa, che ha condiviso con lui anni di galera, il periodo della guerriglia e  della gloria poi.  Per ora non ha reso pubblico il nome del suo “erede politico”.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Strage di Garissa annunciata. Nairobi, 13 marzo: gli shebab volevano far esplodere un centro commerciale

1

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 3 aprile 2015

Venti giorni prima del micidiale attacco all’università di Garissa (147 studenti uccisi, un numero imprecisato, ma ingente di feriti) c’era stata un’avvisaglia assai preoccupante in Kenya. La polizia, su segnalazione dell’intelligence, aveva bloccato un’auto con bordo jihadisti somali, il cui compito era quello di far esplodere il più bello, elegante e prestigioso centro commerciale di Nairobi.

Strada che da Garissa porta a Nairobi, 13 marzo pomeriggio. Un’auto un po’ scassata viene fermata dalla polizia poco dopo la cittadina di Thika, famosa per le distese coltivate ad ananas di proprietà della Del Monte. Gli agenti circondano la vettura con molte precauzioni. Sanno che le due persone a bordo sono due aspiranti terroristi suicidi. Assieme a loro sull’auto c’è un arsenale: materiale esplosivo, munizioni e dispositivi elettronici utilizzati per far detonare ordigni al plastico.

kenyan army

La notizia viene tenuta riservata per evitare di provocare panico tra la gente, ma si viene a sapere che i due stavano progettando di fare esplodere la loro auto imbottita con esplosivi combinati (C4 e tritolo) di uso militare al Village Market, un complesso di negozi e centri di ricreazione prestigiosi, poco lontano dal compound delle Nazioni Unite, dove lavorano 5000 persone, la maggior parte delle quali straniere. Sarebbe stata una tragedia perché la bomba avrebbe prodotto uno scoppio quaranta volte superiore a quello di una auto-bomba devastante.

L’operazione antiterrorismo andata a buon fine il 13 marzo è stata condotta dalle tre agenzie di sicurezza dell’ex colonia britannica, i servizi di controspionaggio, la polizia antiterrorismo e l’intelligence militare. Nel settembre 2013 i militanti somali shebab (il nome completo è Harakat al-Shabaab al-Mujahideen) avevano messo a ferro e fuoco e distrutto il Westgate, il centro commerciale più moderno ed elegante di Nairobi. Ora stavano cercando di far fare la stessa fine a quello che ha preso il suo posto, il Village Market appunto.

food court A

Secondo un rapporto di intelligence gli esplosivi di grande potenziale C4 e tritolo recuperati dai servizi di sicurezza che i due terroristi intendevano utilizzare è simile a quello sequestrato da una cellula sovversiva formata da cittadini iraniani, arrestati qualche tempo fa in Kenya e ora detenuti in un carcere quaggiù. Alcuni documenti declassificati rivelano che gli iraniani avevano intenzione di utilizzare la stessa miscela per “attacchi contro Israele, Stati Uniti, Regno Unito e Arabia Saudita”.

I due terroristi arrestati il 13 marzo appartenevano al gruppo shebab comandato da Adan Garar, ucciso nel tardo pomeriggio del 12 marzo da un drone americano all’attacco nella regione del Gedo, nel sud della Somalia ai confini con il Kenya. Adan Garar è stato indicato come uno degli organizzatori dell’attacco contro il Westgate del 2013, nel quale morirono 67 persone, almeno secondo il bilancio ufficiale.

Nei giorni scorsi il Pentagono ha confermato la morte di Garar, ucciso mentre si trovava nella sua auto nel villaggio Aqab-buul vicino la città di Diinsoor una delle roccaforti degli shebab in Somalia. Un portavoce l’ha descritto come un “personaggio chiave” nell’organizzazione degli shebab di cui era coordinatore delle operazioni esterne per perseguire gli obiettivi di Al Qaeda, cioè colpire gli interessi dell’Occidente e i suoi cittadini.

 Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

Nella foto in alto  militari kenioti , in basso  una veduta del Village Market di qualche tempo fa e prima della ristrutturazione che l’ha reso ancora più bello ed elegante 

Kenya: shebab attaccano università e massacrano studenti, 147 morti, 150 feriti

2

Dal Nostro Corrispondente
Arturo Rufus
Nairobi, 2 aprile 2015

Centoquarantasette studenti morti, oltre 150 feriti, decine di ragazzi e ragazze presi in ostaggio dai terroristi somali shebab, filiale di Al Qaeda nel Corno d’Africa. Circola la voce che qualcuno sia stato decapitato, ma non ci sono notizie sicure in proposito. Questo, comunque, è il bilancio finale dell’attacco al campus dell’universitá di Garissa, in Kenya. I terroristi che hanno assalito il campus si erano asserragliati in un edificio che ospita i dormitori degli studenti. I quattro assalitori, come ha assicurato il ministro degli interni keniota, Joseph Nkaissery, sono stati uccisi. In realtà hanno fatto saltare le cinture esplosive che avevano serrate in vita.

[embedplusvideo height=”472″ width=”590″ editlink=”http://bit.ly/1anFNOy” standard=”http://www.youtube.com/v/C7PJ-XjySZw?fs=1&vq=hd720″ vars=”ytid=C7PJ-XjySZw&width=590&height=472&start=&stop=&rs=w&hd=1&autoplay=0&react=1&chapters=&notes=” id=”ep6676″ /]

Tutto è cominciato stamattina all’alba, quando cinque terroristi mascherati hanno assaltato il campus dell’università di Garissa, città keniota a quattrocento chilometri a est di Nairobi, a centottanta dal confine con la Somalia e a un centinaio da Dadaab, uno dei campi profughi più grandi del mondo dove sono stipati almeno 350 mila profughi. Il commando suicida si è barricato all’interno di uno degli edifici del college e – secondo quanto dichiarato ad Africa ExPress dal vice capo della polizia Joseph Boinnet – ha catturato parecchi ostaggi, studenti e professori.

Entrata università con polizia

I terroristi si sono presentati davanti ai cancelli del campus alle 5:30, mentre tutti dormivano, sparando all’impazzata. Due poliziotti che erano di guardia al cancello principale sono stati uccisi sul colpo a sangue freddo. Immediatamente è scoppiata una battaglia tra gli altri agenti e gli intrusi che si sono diretti e rifugiati verso uno degli edifici che ospitano le camere degli studenti. Secondo notizie assolutamente non confermate, gli assalitori avrebbero diviso gli studenti musulmani da quelli cristiani: i primi sarebbero stati lasciati andare, i secondo sarebbero invece stati trattenuti. Secondo la Reuters, l’informazione è stata fornita dal portavoce degli shebab Sheikh Abdiasis Abu Musab.

[embedplusvideo height=”361″ width=”590″ editlink=”http://bit.ly/1anBYsK” standard=”http://www.youtube.com/v/4kdAS7ybFPc?fs=1&vq=hd720″ vars=”ytid=4kdAS7ybFPc&width=590&height=361&start=&stop=&rs=w&hd=1&autoplay=0&react=1&chapters=&notes=” id=”ep5444″ /]

La polizia e l’esercito (KDF, Kenya Defence Force) hanno circondato il campus anche con blidati, mentre il ministero degli Interni ha diffuso le fotografie dei due mandanti dell’attacco, due vecchie conoscenze dell’intelligence kenyota: Mohamed Mohamud e Dulyadin Gamadheere, più conosciuti come Mohammed Kuno e Mohammed Iman.

72virgins-300x270

Il primo è il responsabile per le azioni terroriste in Kenya, accusato di aver sterminato i passeggeri di un autobus che da Garissa andava a Nairobi. E’ stato annunciato il coprifuoco dalle 18:30 alle 6:30 nelle regioni di Garissa, Tana River, Wajir, Mandera, tutte confinanti con la Somalia.

Wanted Ahmed Iman

Un professore che per motivi di sicurezza ha chiesto di non rivelare il suo nome, ha raccontato che nelle scorse settimane l’università ha ricevuto diverse minacce:  “Abbiamo avvisato la polizia – si è lamentato – che non ha preso le misure di sicurezza necessarie, come invece è stato fatto a Nairobi”.

soldato sdraiato

All’università di Garissa sono iscritti 815 studenti, molti dei quali vivono nel campus perché vengono da altre zone del Kenya. 280 sono stati individuati. Ora si sta cercando di capire quali sono intrappolati nelle mani degli shebab.

Arturo Rufus
arturo.rufus7@gmail.com
#GarissaAttack

 

Nella penultima foto in basso i due ricercati: Mohammed Iman a sinistra e Mohammed Kuno a destra

Due attentati a Garissa (Kenya): almeno otto morti e una ventina di feriti

http://www.africa-express.info/2013/04/19/due-attentati-a-garissa-kenya-almeno-otto-morti-e-una-ventina-di-feriti/

Kenya, assalto degli shebab che si barricano con ostaggi nell’università di Garissa. Ad ora 15 morti.

2

Dal Nostro Corrispondente
Arturo Rufus
Nairobi, 2 aprile 2015

All’alba di questa mattina cinque terroristi mascherati hanno assalito il campus dell’università di Garissa, città keniota a 400 chilometri a est di Nairobi e a una quarantina di chilometri dal confine con la Somalia. Ora sono barricati all’interno di uno degli edifici e – secondo quanto dichiarato ad Africa ExPress dal vice capo della polizia Joseph Boinnet – stanno tenendo sequestrati parecchi ostaggi, studenti e professori.

Il commando si è presentato davanti ai cancelli del campus alle 5:30, mentre tutti dormivano, sparando all’impazzata. Hanno ucciso sul colpo due delle guardie e ingaggiato uno scontro a fuoco con le altre. Mentre arrivavano i rinforzi gli attaccanti si sono ritirati in uno degli edifici portando con loro gli ostaggi.

Entrata università con polizia

Mentre scrivo sono da poco passate le 11 in Kenya, e lo stringer di Africa ExPress che ho sentito poco fa racconta che si sentono sporadici colpi di arma da fuoco, mentre l’edificio con asserragliati i terroristi è circondato dalle forze dell’ordine. Un professore –  che per motivi di sicurezza ha chiesto di non rivelare il suo nome – ha raccontato che nelle scorse settimane l’università aveva ricevuto diverse minacce. “Abbiamo avvisato la polizia – si è lamentato – che non ha preso le misure di sicurezza necessarie, come invece è stato fatto a Nairobi”.

Anche se ancora nessuno ha rivendicato l’attacco, tutto lascia pensare che gli autori siano shebab somali. Garissa è stata spesso teatro di attentati: è’ nella zona somala del Kenya e i terroristi si infiltrano facilmente nella popolazione locale.

All’università  sono iscritti più o meno 700 studenti, molti dei quali vivono nel campus perché provenienti da tutto il  Kenya.

Aggiornamento delle 0re 15,15: per ora i morti sono almeno quindici, e i feriti sessantacinque. Un numero imprecisato di studenti rimangono in mano ai shebab: per ora ne mancano 536  all’appello, su un totale di 815 iscritti all’università di Garissa.

Ali Mohamud Rage, portavoce dei ribelli, ha dichiarato telefonicamente ai reporter della France Presse: “abbiamo suddiviso gli studenti in musulmani e non-musulmani. E’ una rivendicazione per la presenza delle truppe keniote in Somalia. Gli ostaggi sono tutti cristiani”.

Arturo  Rufus
arturo.rufus7@gmail.com

 

Violenza senza fine in Centrafrica: distrutte dai cristiani 417 moschee

1

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 1° aprile 2015

La missione dell’ONU nella Repubblica Centrafricana, MINUSCA United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic), fortemente voluta da Ban Ki-moon, Segretario generale dell’ONU, sta per arrivare alla fine del suo mandato che scade infatti il prossimo 30 aprile 2015. (http://www.africa-express.info/2014/09/18/passa-allonu-la-gestione-della-missione-centrafrica/). Informazioni riguardo il suo eventuale rinnovo e mandato non sono ancora stati resi noti ufficialmente.

UOMO A TERRA

Il Paese è ancora sconvolto dal caos più totale, ha raccontato in una conferenza stampa l’ambasciatore americano all’ONU, Samantha Power di ritorno dall’ex colonia francese che ha visitato per due giorni, il 10 e l’11 marzo, assieme  a una delegazione del Consiglio di Sicurezza. Il quadro descritto dalla Power è terrificante: “Un tempo c’erano 436 moschee. Le bande armate degli anti-balaka (prevalentemente cristiani) ne hanno distrutte 417. I residenti dell’unico quartiere musulmano ancora esistente a Bangui, la capitale del Centrafrica, è a dir poco desolante. Gli abitanti sono impauriti, terrorizzati, denutriti, necessitano di cure mediche La paura di uscire di casa è tale che le donne incinte preferiscono partorire  nel proprio letto, piuttosto che recarsi all’ ospedale. L’assenza di sicurezza si percepisce ovunque”.

Le truppe dell’Unione Europea hanno già lasciato l’ex colonia francese, il loro mandato è scaduto il 15 marzo 2015. La Francia ha annunciato recentemente che ridurrà drasticamente il suo contingente. Entro la fine dell’anno resteranno solo cinquecento soldati francesi contro i duemila presenti attualmente. La MINUSCA conta 11.820 uomini, tra militari e forze di polizia, ma secondo la Power, già ora il venti per cento dei caschi blu ha lasciato il Paese.

L’ambasciatore USA ha sottolineato: “Bisogna disarmare i gruppi in conflitto tra loro. I caschi blu hanno evitato che questa guerra civile/religiosa si trasformasse in catastrofe”.

Su una popolazione di 4,7 milioni di abitanti, quasi 900.000 persone (tra sfollati e rifugiati) hanno dovuto lasciare le loro case. Oltre cinquemila persone hanno perso la vita.

soldato punta mitra

Il Consiglio di Sicurezza ha espresso parere favorevole per l’invio di altri mille soldati nel Paese.
Intanto il vice-ministro alla difesa dello Zambia, Christopher Mulenga, ha annunciato durante una conferenza stampa a Lusaka, capitale dello Zambia, che il Paese avrebbe mandato cinquecento militari il prossimo aprile. Il governo zambiano ha ottenuto un consistente finanziamento dagli USA: l’equipaggiamento per le proprie truppe per il controvalore di un milione di dollari. Faranno parte del contingente di pace (non si sa però ancora bene quale).

Anche i ministri degli esteri dell’Unione Europea hanno approvato il 16 marzo 2015 una nuova missione nella Repubblica Centrafricana nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC). L’EUMAM CAR (EU Military Advisory Mission in the Central African Republic). Sarà guidata dal francese, Dominique Laugel, e sarà composta da sessanta uomini. Durata dodici mesi.

carro afollati

EUMAM CAR non avrà poteri esecutivi. Scopo della missione è quello di assistere e di consigliare le autorità militari del CAR sulle urgenti riforme da effettuare per trasformare le forze armate della ex-colonia francese (FACA) in un esercito professionale, controllato democraticamente, dove sono rappresentate tutte le etnie, in grado di sostenere i caschi blu del corpo di pace. Fedrica Mogherini, commissario per gli affari esteri e sicurezza ha sottolineato: “L’Europa continuerà dare il proprio supporto alla Repubblica Centrafricana per quanto concerne la stabilità e la sicurezza”.

In un comunicato stampa del 23 marzo 2015 la FAO ha evidenziato la necessità di sostenere gli agricoltori del Paese con sementi e attrezzature supplementari. Un milione e mezzo di persone vivono in totale insicurezza alimentare.

Jean-Alexandre Scaglia, rappresentante dell’agenzia dell’ONU in Centrafrica, ha spiegato: “Il prolungarsi del conflitto ha ridotto una parte della popolazione alla povertà estrema. L’agricoltura rappresenta, specialmente allo stato attuale, la più importante fonte di guadagno. Per il momento assistiamo oltre 86.400 famiglie, avremmo bisogno di altri 6,2 milioni di dollari per sostenere ulteriori 63.600 famiglie  durante la prossima grande semina, che è prevista per aprile. Senza questo sostegno, la già grave emergenza alimentare, aumenterà e di conseguenza ci saranno altri sfollati, altri profughi.

Una crisi umanitaria di dimensioni quasi catastrofiche. La gente muore perché in balia delle bande armate anti-balaka (come già detto cristiani) ed ex-Séléka (prevalentemente musulmani). Spesso si muore per fame. Una delle peggiori armi in guerra. La fame non aspetta. Uccide. Le prossime elezioni sono previste verso la fine dell’estate.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Nigeria: Buhari batte Jonathan, ed è presidente

0

Dalla Nostra Corrispondente
Blessing Akele
Benin City, 31 marzo 2015

Il candidato dell’opposizione Muhammud Buhari ha vinto le elezioni in Nigeria. Il presidente uscente, Goodluck Jonathan, ha ammesso la sconfitta e ha telefonato al vincitore per congratularsi. In base alle sue dichiarazioni, Jonathan dovrebbe tener fede alla promessa di non creare problemi per il voto che gli ha dato torto.

LOGO 400pixel

Anche se i risultati non sono ancora ufficiali, il sentimento che prevale a Sud è di delusione.  E, al di là delle reazioni ufficiali di non belligeranza e accettazione pacifica dei risultati, regna una certa preoccupazione. La speranza è che Jonathan accetti realmente l’esito negativo per il suo partito per il bene della nazione. Stasera per altro ha dichiarato, ammonendo i suoi sostenitori e restare calmi: “La mia presidenza non merita il sangue dei nigeriani”

Muhammadu Boharijpeg

In realtà, per la gente comune, che abbia vinto l’uno o l’altro poco cambierà per il futuro. Nessuno dei due intende realmente combattere il cancro della Nigeria: la corruzione. Un cancro che ne genera uno forse peggiore: la povertà cronica.

Blessing Akele
blessing.akele@yahoo.com
twitter @BlessingAkele
#BringBackOursGirls

Like Germanwings, a Plane Crashed in Africa due to Pilot’s Insanity. The Iata didn’t React

Questo articolo si può leggere anche in italiano qui
Our Special Correspondent
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 30th March 2015

There are many similarities between the Germanwings’s plane crash provoked by the German Andreas Lubitz, co-pilot of the Airbus A320, flight 4u 9525 from Barcelona to Dusseldorf on 24th March 2015, where 150 people were killed, and the Mozambique airlanes’ plane crash on 29th November 2013. The plane was piloted by Herminio Dos Santos Fernandes , LAM (Linhas Aéreas de Moçambique) and was on the way from Maputo to Luanda (Angola). Both planes were deliberately crashed.

rottami

The 22th December 2013,  the head of the Civil Aviation Institute, Joao Abreu, told  Herminio dos Santos Fernandes, had a “clear intention” to crash. The inquiries were conducted by Namibians, Brazilians, Mozambiques and Americans. The plane crashed in Namibia.

During a news conference Abreu said: “Dos Santos Fernandes locked himself in the cockpit, and did not allow his co-pilot back inside until moments before the plane hit the ground”. Abreu did not explain the reason for the behaviour of the pilot, but he said that, according to the registration of the black  box,  the co-pilot was punching against the door and was screaming several times.

LAM’s plane was quite new, it’s first flight was in November 2012; during the crash 32 people died, including the four crew members.

SEDILI DISTRUTTI

For security reasons LAM cannot fly in Europe, but LAM  is a IATA member, International Air Transport Association, and the management of IATA was informed about the reasons of that crash. So why, since December 2013, has nobody from IATA proposed a new regulation: two people in the cockpit at all times? This procedure now, after the Germanwings crash, should be accepted as soon as possible by all companies.

Maybe somebody thought that the LAM crash was a typical story from the “Wild Africa” that could never happen  in the civilized Europe and especially in the super efficient Germany.

The question that now we pose is: Somebody after the crash of the Mozambican plane in Namibia asked to improve the security rules to prevent that an insane pilot to provoke another catastrophe like that of Germanwings?

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

Questo articolo si può leggere anche in italiano qui

Come Germanwings un aereo in Africa schiantato dal pilota depresso. E nessuno aveva fatto nulla

2

It is possible to read this article in English here

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 30 marzo 2015

Impressionanti le analogie tra l’incidente provocato dal pilota tedesco Andreas Lubitz all’Airbus A320 della Germanwings – che viaggiava tra Barcellona e Düsseldorf il 24 marzo scorso e che ha provocato la morte 150 persone – e quello causato il 29 novembre 2013 dal pilota Herminio Dos Santos Fernandes ad un aereo di linea mozambicano della LAM (Linhas Aéreas de Moçambique) in viaggio tra Maputo e Luanda, la capitale dell’Angola. Entrambi gli schianti sono stati intenzionali.

Il 22 dicembre successivo dopo un’accurata indagine, cui hanno partecipato investigatori mozambicani, angolani, brasiliani e americani, oltre che namibiani (l’aereo si è schiantato sui cieli della Namiba)  il capo della Civil Aviation Mozambicana, Joao Abreu, aveva rivelato che il pilota Herminio Dos Santos Fernandes si era schiantato deliberatamente.

rottami

Dos Santos, lasciato solo nella cabina di pilotaggio per un attimo, si era chiuso dentro e non aveva permesso al suo copilota di rientrare, nonostante le proteste del collega. Il copilota era riuscito a tornare nella cabina solo pochi secondi prima dello schianto al suolo.

Abreu, durante una conferenza stampa in dicembre aveva raccontato che le urla del copilota che chiede di entrare si sentono chiaramente dalla registrazione analizzata dai tecnici e contenuta nella scatola nera. Non aveva però spiegato il perché di questo comportamento del pilota.

Nello schianto dell’aereo della LAM, nuovo perché era entrato in servizio nel novembre 2012, persero la vita 32 persone, compresi quattro membri dell’equipaggio.

SEDILI DISTRUTTI

Anche se la LAM non può viaggiare in Europa per motivi di sicurezza, è membro della IATA, International Air Trensport Association, l’organizzazione che riunisce la maggior parte delle compagnie. Il rapporto dell’incidente dell’aereo mozambicano deve essere finito  sui tavoli dei dirigenti della IATA. Perchpè da allora nessuno ha proposto quello che viene proposto ora e cioè che nella cabina di pilotaggio ci siano sempre almeno due membri dell’equipaggio?

Probabilmente perché qualcuno ha pensato che una cosa del genere potesse accadere solo nella “Wild Africa”, nell’Africa Selvaggia, e mai nella civilizzata Europa e tanto meno nella efficiente Germania. La domanda che ora ci si pone è: a qualcuno dopo l’incidente dell’aereo mozambicano era venuto in mente di chiedere misure di sicurezza per impedire che un pilota non del tutto sano di mente potesse provocare un’altra catastrofe?

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmai.com
Twitter @malberizzi

It is possible to read this article in English here

Aereo mozambicano con 34 persone a bordo si schianta in Namibia: nessun sopravvissuto – 29 novembre 2013
http://www.africa-express.info/2013/11/30/aereo-mozambicano-con-34-persone-bordo-si-schianta-namibia-nessun-sopravvissuto/

Il pilota dell’aereo mozambicano precipitato il 29 novembre in Namibia si è schiantato deliberatamente – 22 dicembre 2013
http://www.africa-express.info/2013/12/22/il-pilota-dellaereo-mozambicano-precipitato-il-29-novembre-namibia-si-e-schiantato-deliberatamente/