Libere dopo 644 giorni le due cooperanti di MSF prigioniere in Somalia

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi 17, luglio 2013

Dopo 644 giorni è finito l’incubo di Montserrat Serra Ridao e Blanca Thiebaut è finito: le due cooperanti spagnole di Médecins Sans Frontières rapite in Kenya a Dadaab il 13 ottobre 2011 da miliziani Somali, sono state rilasciate ieri. Le due donne sono già rientrate a Madrid. MSF nell’annunciare il loro rilascio ha duramente criticato l’attacco contro i volontari che a Dadaab, nel nord est dei Kenya ai confini con la Somalia, aiutano migliaia di rifugiati scappati dall’ex colonia italiana. Per il rilascio delle due donne era stato chiesto un riscatto di 5 milioni di dollari. Le lunghe trattative hanno sicuramente sfiancato i rapitori ma hanno anche distrutto psicologicamente e fisicamente Monserrat e Blanca.

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La prima, catalana di Gerona, 42 anni, la seconda, madrilena, 32, lavoravano nel campo profughi di Ifo, uno dei tre intorno a Dadaab (tutti assieme formano il più grande agglomerato per rifugiati del mondo). Di loro non si avevano notizie da tempo. Le ultime, violando un incomprensibile silenzio stampa il cui fine è solo quello di prolungare le trattative per abbassare le pretese dei rapitori, le aveva date nel dicembre scorso Africa Express. Si confermava che le sue donne erano vive, avevano dovuto sopportare diverse peripezie e il riscatto chiesto era di cinque milioni di dollari.

NUOVO OSPEDALE
Monserrat ha una lunga esperienza nella cooperazione e nell’assistenza umanitaria. Entrambe le cooperanti al momento del sequestro erano impegnate a dirigere la costruzione di un nuovo centro ospedaliero dove, tra l’altro lavorava il medico italiano Mauro D’Ascanio, che, a sua volta, era stato rapito in Sudan nel 2009.

Le due donne, immediatamente dopo il sequestro erano state portate in Somalia (Dadaab dista più o meno cento chilometri dal confine) e subito dopo vendute a un altro gruppo che sperava di ricavare un buon riscatto. In questi mesi sono passate di mano almeno tre volte. La loro vita non è mai stata in pericolo (per i somali gli ostaggi hanno un valore finché sono vivi) ma le sofferenze che hanno passato in questi mesi sono indicibili.

PIRATI “ESPERTI” IN RAPIMENTI
Il gruppo che le ha catturate a Dadaab era formato da tre pirati “esperti” in rapimenti. Tre criminali comuni arrivati dalla costa che, evidentemente, nel campo profughi avevano dei basisti. Hanno sparato contro la macchina su cui viaggiavano le due donne ferendo gravemente l’autista e costringendolo a fermarsi.

La foto che pubblichiamo in esclusiva è stata scattata durante la loro prigionia le ritrae in abiti somali. Non ci sono velette che coprano il viso, né altri indizi che possano ricondurre ad abiti di foggia integralista. E’ stata scattata nella casa della loro prigione a El Bur, nel centro della Somalia, dove le donne erano state tenute fino a metà dicembre. Il gruppo che le aveva in mano era formato da gente del clan duduble e soleiman. Prima di Capodanno però le due donne sono state spostate in un villaggio vicino a El Dehere, in prossimità della costa.

E’ una zona inaccessibile perché brulica di pirati e loro complici, sotto il controllo di duduble e waesle, due clan non particolarmente legati tre loro, ma in questo caso uniti dal business comune: il riscatto chiesto per la liberazione delle due donne.

STRANIERI EVACUATI
Le trattative sono cominciate pochi giorni dopo il rapimento ma è politica di MSF non pagare mai riscatti, come sostengono i suoi dirigenti. Si sono quindi presto arenate. Monserrat e Blanca non erano protette da nessuna sicurezza privata, come invece è comune accortezza in Kenya.

Infatti il direttore operativo di MSF a Nairobi, Raquel Arroyo, subito dopo il rapimento aveva dichiarato di “non considerare gli uomini della sicurezza privata un incremento della sicurezza generale”. Può essere: tutte le valutazioni sono legittime.

Massimo A. Alberizzi
twitter @malberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi