Nelle montagne del Puntland, la resistenza somala contro lo Stato Islamico

Un servizio della BBC esplora la nuova frontiera del jihadismo nel Corno d'Africa

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Speciale Per Africa ExPress
Davide Banfi*
11 aprile 2026

Attraverso immagini sul campo e interviste esclusive, il servizio della BBC che postiamo qui sotto esplora la nuova frontiera del jihadismo in Somalia, mostrando come la provincia somala dello Stato Islamico stia cercando di consolidare la sua presenza nelle montagne del Puntland e come le forze locali e le comunitร  dei villaggi affrontino la minaccia quotidiana.

A nord-est del Corno dโ€™Africa, nel Puntland, Stato federale semiautonomo della Somalia, opera una delle cellule africane dello stato islamico: la cosiddetta provincia somala dellโ€™ISIS.

Dopo le sconfitte subite tra il 2017 e il 2019 in Iraq e Siria, lโ€™organizzazione ha cercato nuove aree di influenza per portare avanti il progetto di un califfato globale, trovando nel continente africano uno dei suoi principali spazi di espansione.

Oggi alcune delle sue ramificazioni piรน attive operano nella zona del Sahel tra Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria e piรน a sud nellโ€™Africa subsahariana, tra la Repubblica Democratica del Congo, Uganda, il Mozambico e la stessa Somalia.

Il reportage della BBC si inserisce in un contesto giร  segnato dallโ€™insurrezione di Al-Shebab, il gruppo jihadista somalo legato ad Al-Qaeda. Il documentario mostra perรฒ come anche lo Stato Islamico stia tentando di ritagliarsi uno spazio nel Paese. La sua presenza risale al 2015, quando una fazione di combattenti di Al-Shebab disertรฒ lโ€™organizzazione, giurando fedeltร  allโ€™ISIS e dando vita alla provincia somala del gruppo, guidata dal predicatore Abdul Qadir Mumin.

Instabilitร 

Da quasi un decennio la presenza dello stato islamico ha contribuito ad aggravare lโ€™instabilitร  della Somalia, un Paese segnato da una guerra civile che dura dal 1991, anno della caduta del regime di Siad Barre.

Da allora il conflitto si รจ frammentato in molteplici fronti e attori armati. Negli ultimi anni, mentre le forze di sicurezza somale concentravano gran parte dei loro sforzi contro lโ€™insurrezione di Al-Shebab, nuove cellule jihadiste legate all’ISIS hanno iniziato a stabilirsi nel nord del Paese, in particolare a nord est, nel Puntland.

In questo contesto la Somalia appare sempre piรน come una sorta di scacchiera violenta, dove milizie jihadiste, forze governative e gruppi armati locali si confrontano su piรน fronti contemporaneamente. Una situazione che rende la vita dei civili profondamente instabile e imprevedibile.

Ampliamento rete

Con il passare degli anni la filiale somala dellโ€™ISIS ha progressivamente ampliato la propria rete, riuscendo ad arruolare combattenti provenienti sia dallโ€™estero sia dalle file di Al-Shebab. Una presenza che ha contribuito a trasformare le montagne di Cal Miskaad, nel Puntland, in uno dei principali centri operativi del gruppo nella regione. In questโ€™area, secondo quanto mostrato anche nel documentario della BBC, sorgono campi di addestramento e basi logistiche da cui lโ€™organizzazione produce e diffonde materiale di propaganda.

Nei primi mesi del 2025 le forze autonome del Puntland hanno lanciato una serie di operazioni nella regione di Bari, riuscendo a scacciare i militanti jihadisti sia dal territorio regionale sia dalla cittร  portuale di Bosaso. Nonostante questi successi, il gruppo mantiene ancora la propria presenza in piccole cittร , villaggi remoti e nelle aree montuose difficili da controllare.

Miliziani dettano legge

Proprio tra questi villaggi c’รจ ancheย Dardar, che conta poco piรน di 600 abitanti. Questo centro abitato รจ stato messo a soqquadro dalle milizie dellโ€™ISIS, che in poco tempo hanno preso il controllo, dettando le proprie direttive. Ne parla lโ€™imam locale Said Mohamud Ibrahim, testimone dellโ€™affissione delle nuove regole su una lavagna, dove venivano elencate le norme di comportamento che gli abitanti di Dardar avrebbero dovuto seguire durante lโ€™occupazione dei terroristi.

Miliziani dell’ISIS in Puntland

Tra le regole imposte figuravano il divieto per uomini e donne di incontrarsi in pubblico, interdizione per gli uomini di indossare pantaloni lunghi fino alle caviglie o di portare acconciature considerate โ€œalla modaโ€. Alle donne veniva invece imposto di indossare un tipo specifico di hijab, accompagnato da guanti e calze per coprire mani e caviglie, inoltre, anche la musica era vietata.

Nellโ€™intervista realizzata dalla BBC, lo stesso imam racconta che i miliziani si erano autoproclamati guide spirituali del villaggio, intimandogli di lasciare la moschea e di attenersi alle loro istruzioni. โ€œHo capito bene il significato reale: o mi avrebbero decapitato o mi avrebbero rapitoโ€, ha affermato Said Mohamud Ibrahim.

Nonostante la presenza dei miliziani sia progressivamente diminuita, grazie al coraggio delle forze del Puntland, che difendono con determinazione il loro territorio, la minaccia rimane attiva, soprattutto tra le montagne e le alture, dove i miliziani si nascondono in caverne e rifugi isolati.

Forze del Puntland

Tra i militari regolari cโ€™รจ anche Muna Ali Dahir, 32 anni, una delle poche donne presenti, che pur avendo giร  combattuto in passato, resta alla base pronta a fronteggiare eventuali perdite. Nei momenti di quiete tra una battaglia e lโ€™altra, Dahir telefona alla sua famiglia: ha otto figli, ma li ha visti solo due volte nellโ€™ultimo anno. Nonostante la lontananza e il dolore, la sua motivazione resta intatta: โ€œTutto questo mi fa capire che sto facendo la cosa giustaโ€.

Non possiamo prevedere come si concluderร  il conflitto, ma la lotta contro lo stato islamico in Puntland continua senza tregua, dimostrando la resilienza del gruppo, capace di riorganizzarsi nonostante le perdite, e la determinazione delle forze locali nel difendere il loro territorio e proteggere la popolazione.

Davide Banfi
davidebanfi02@gmail.com
ยฉ RIPRODUZIONE RISERVATA

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