Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
22 febbraio 2026
Via i migranti dagli States. Il presidente Donald Trump non demorde, è alla continua ricerca di Paesi terzi pronti a “accogliere” richiedenti asilo “non graditi” negli USA.
A gennaio il governo del Camerun ha siglato un accordo segreto con gli USA, volto ad “ospitare” africani deportati dall’amministrazione di Washington. Nessun dettaglio del recente trattato è stato reso noto.

Anche il 92enne Paul Biya, il più anziano leader africano, rieletto pochi mesi fa per un ottavo mandato, non ha saputo resistere allo “charme” di Trump, come del resto altri suoi omologhi del Sud Sudan, Ghana, Ruanda, Guinea Equatoriale e eSwatini (ex Swatziland), l’unica monarchia assoluta del continente.
Nelle ultime settimane sono stati deportati 17 richiedenti asilo – tra loro un apolide e una donna – dagli Stati Uniti a Yaoundé. I “non graditi” da Trump sono sono originari da 9 Paesi del continente: Angola, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Ghana, Kenya, Marocco, Senegal, Sierra Leone e Zimbabwe.
Sbattuti in galera
Senza alcuna base legale, le autorità camerunensi hanno sbattuto in galera i poveracci appena atterrati a Yaoundé.
I deportati hanno riferito che, pur non avendo ottenuto diritto di asilo negli USA, il Tribunale aveva disposto il divieto di espulsione nel proprio Paese di origine per timore di persecuzioni o torture.

E, come sottolinea Human Rights Watch (HRW) in un suo recente rapporto, l’amministrazione Trump ha aggirato queste protezioni, spedendoli in un Paese terzo, che secondo molte ONG potrebbe anche espellerli. Secondo l’organizzazione l’organizzazione umanitaria, le espulsioni degli Stati Uniti di richiedenti asilo verso Paesi africani nell’ambito di “accordi opachi”, violano il diritto internazionale e devono essere respinte.
Due dei deportati sono già ritornati nel loro Paese di origine, mentre gli altri 15 si trovano ancora in una prigione a Yaoundé. Eppure il Camerun ha siglato la Convenzione sui rifugiati del 1951 e dovrebbe applicare una legislazione nazionale che tutela i rifugiati.
Marocchina terrorizzata
Tra coloro che sono già arrivati nella propria patria, c’è anche l’unica donna vittima dell’amministrazione Trump. E’ tornata in Marocco, dove rischia fino a tre anni di galera perché omosessuale, fatto considerato illegale nel Regno.
La giovane è terrorizzata, ha paura di essere rintracciata soprattutto dai familiari. L’avevano picchiata e malmenata dopo aver scoperto che era lesbica. Alcuni anni fa ha lasciato il Marocco, fuggendo dapprima in Brasile con un visto turistico. Da lì ha attraversato ben 6 Paesi prima di approdata finalmente negli USA all’inizio del 2025. Ma invece di essere accolta, è stata subito spedita in galera per poi essere deportata in Camerun.
Mano lunga di Washington
Il governo di Biya ha arrestato anche alcuni giornalisti che hanno denunciato la deportazione dei rifugiati dagli USA. Un freelance in missione per AP è stato schiaffeggiato dalla polizia e trattenuto brevemente nella capitale insieme ad altri tre giornalisti e un avvocato.
Secondo quanto riportato da più fonti, la polizia avrebbe sequestrato anche le loro attrezzature, perchè avevano tentato di filmare la struttura che ospita i deportati.
Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
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Fotocredit: The Eastern Uptodates
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